Valentina Renzopaoli

Decolla dal prossimo 1 gennaio il Reddito d’inclusione (ReI), lo strumento di contrasto
alla povertà che sostituisce il Sostegno all’inclusione attiva (Sia) e anche l’Asdi,
l’Assegno di disoccupazione.
Il reddito di inclusione sociale è composto da due parti: un assegno mensile e un
progetto personalizzato di reinserimento sociale e lavorativo.
L’assegno mensile dipende dalla dimensione del nucleo familiare. La misura consiste
in un assegno di importo variabile dai 190 fino ai 485 euro in caso di famiglie molto
numerose per una durata massima di 18 mesi e sarà necessario che trascorrano almeno
6 mesi dall’ultima erogazione prima di poterlo richiedere nuovamente.
La seconda componente del Rei è il progetto personalizzato per l’integrazione sociale
e lavorativa. Il progetto, che ha lo scopo di portare la famiglia a superare la situazione
di difficoltà, non riguarda solo la situazione lavorativa in senso stretto, ma può anche
riguardare la ricerca di una casa, la somministrazione di cure mediche e l’educazione dei figli.
Del progetto si occuperanno i comuni, che lo definiranno considerando la situazione
complessiva della famiglia, ne monitoreranno il rispetto da parte dei destinatari e
dovrà essere sottoscritto dalla famiglia entro 20 giorni dalla consegna. Se non fosse
accettato, il Rei potrebbe essere negato.

I requisiti


Beneficiarie della misura saranno le famiglie con un Isee non superiore ai 6mila euro,
un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla prima casa, non superiore ai 20
mila euro e un patrimonio mobiliare massimo tra i 6 mila e i 10 mila euro a seconda
del numero dei componenti del nucleo.
Priorità, almeno nella fase iniziale di introduzione, alle famiglie con figli minorenni o
disabili, donne in stato di gravidanza o disoccupati over 55.
Ma non potranno ottenere il Rei i proprietari di imbarcazioni, o auto e moto immatricolati
nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio.
Lo strumento dovrebbe coinvolgere circa 660 mila famiglie, di cui 560 mila con figli
minori. Sul tavolo il governo ha messo 1,7 miliardi di euro destinati a crescere ad
almeno 2 miliardi l’anno.

Come fare la domanda


Le domande potranno essere presentate dal primo dicembre.
Il Comune raccoglierà la richiesta, verificherà i requisiti di cittadinanza e residenza e
la invierà all’Inps entro 10 giorni lavorativi dalla ricezione. L’istituto, entro 5 giorni,
verificherà il possesso dei requisiti e, in caso di esito positivo, riconoscerà il beneficio.
Potranno accedere al beneficio i cittadini italiani, i cittadini comunitari, i familiari di
cittadini italiani o comunitari, non aventi la cittadinanza in uno Stato membro, titolari
del diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, i cittadini stranieri in
possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, i titolari di
protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria), che siano residenti in
Italia da almeno due anni al momento della presentazione della domanda.

Cos’è la Carta Rei


Lo strumento di accesso al beneficio sarà la carta Rei, dove verrà materialmente caricato
l’importo. Si tratta di una carta con cui sarà possibile acquistare una serie di beni,
utilizzabile anche come bancomat per prelevare fino alla metà dell’importo erogato
mensilmente. Contestualmente alla ricezione del sostegno, i beneficiari dovranno però
partecipare a un progetto di reinserimento sociale e nel mondo del lavoro.

Alleanza contro la povertà: “Bene ma non sufficiente”


Accoglie con soddisfazione l’introduzione del Rei anche quel network di associazioni,
sindacati ed enti locali che si definisce “Alleanza contro la povertà”. Tuttavia, giudica
non ancora sufficienti le risorse messe a disposizione. Secondo Roberto Rossini,
portavoce dell’Alleanza e presidente delle Acli, così com’è stato definito fino ad ora il
Rei “raggiungerà una minoranza di poveri, fornendo risposte inadeguate nell’importo
dei contributi economici e da verificare nei percorsi d’inclusione sociale”.
Ad oggi, secondo i calcoli dell’Alleanza, riceveranno il Rei solo 1,8 milioni di individui,
cioè il 38% del totale della popolazione in povertà assoluta: pertanto, il 62% dei
poveri ne rimarrà escluso. Il 41% dei minori in povertà assoluta non sarà raggiunto
dalla misura.
L’Alleanza, di cui fanno parte, tra le altre, Caritas, Comunità di Sant’Egidio,
Confcooperative, Save The Children e Cgil-Cisl-Uil, propone quindi di adottare un
Piano Nazionale contro la povertà 2018-2020, che prosegua il percorso iniziato con
l’introduzione del Rei fino al suo completamento. L’idea è di estendere gradualmente la
misura a tutti gli indigenti, con un impegno congiunto di Stato, Regioni e altri soggetti.
Alla conclusione del Piano, nel 2020, serviranno a regime circa 5,1 miliardi in più
rispetto ad oggi. “Solo con queste risorse e con servizi adeguati l’Italia sarà dotata
di una misura nazionale contro la povertà assoluta che possa dirsi universale, ovvero
rivolta a chiunque viva in tale condizione, continuamente monitorata, adeguata nei
contributi economici e nei percorsi di inclusione”.