Vittorio Emanuele Agostinelli

Inclusione, lavoro, opportunità. Si è tenuta a Madrid lo scorso 23 maggio la Conferenza internazionale dedicata al tema dell’Economia Sociale. La Conferenza ha visto la partecipazione di esponenti delle istituzioni nazionali di diversi Paesi membri, intervenuti per sviluppare a livello europeo un dibattito programmatico mirato che ha portato alla firma di una Dichiarazione, che costituisce un importante passo in avanti per la creazione di un mercato sociale europeo. Il protocollo, dal titolo “L’Economia Sociale un modello per il futuro dell’Unione Europea: l’imprenditorialità sociale e le altre organizzazioni dell’economia sociale”, si pone come piano d’azione finalizzato allo sviluppo economico-sociale e alla coesione di tutti i cittadini, in particolare dei soggetti svantaggiati e vulnerabili e vedrà il coinvolgimento degli attori dell’economia sociale che collaboreranno con le istituzioni pubbliche e le imprese for profit responsabili socialmente.

«L’Italia ha da sempre sostenuto il ruolo dell’economia sociale come fattore di crescita per l’Europa. Ne sono una testimonianza le oltre 12 mila cooperative sociali, cui si aggiungono le circa 1300 imprese sociali che occupano più di 540 mila addetti, coinvolgono 45 mila volontari e generano un valore della produzione che si attesta attorno ai 10 miliardi di euro annui», ha sottolineato il Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Luigi Bobba, intervenuto a Madrid in rappresentanza dell’Italia. «Proprio con l’obiettivo di valorizzare lo straordinario potenziale di crescita e occupazione insito nelle attività svolte nell’ambito dell’economia sociale l’Italia ha varato, nel giugno del 2016, la Riforma del Terzo Settore, che si appresta ad essere pienamente attuata con i decreti legislativi approvati dal Consiglio dei Ministri. La riforma italiana», prosegue il Sottosegretario, «si muove lungo le stesse linee guida della Social Business Iniziativa lanciata dalla Commissione Europea nel 2011 e le cui priorità rimangono ancora attuali, ovvero dare identità e visibilità alle organizzazioni che, a vario titolo, operano nel terzo settore, agevolare la costituzione e la diffusione dei soggetti operanti nell’ambito della c.d. economia sociale, favorendo anche l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati, e valorizzare le esperienze di volontariato e di lavoro delle persone che operano nell’ambito del Terzo Settore.

A questi si aggiunge il Servizio Civile Universale che riteniamo offra una importante opportunità di crescita civile e professionale ai nostri giovani, ma che riconosce anche il ruolo e il valore di alcune attività nel migliorare il benessere delle nostre comunità». Tra i punti programmatici del Documento firmato a Madrid, rientrano, tra gli altri, il pieno sostegno, da parte dei Paesi firmatari, non solo alle diverse forme dell’economia sociale ma anche alla creazione di un “mercato sociale”; un invito alla Commissione Europea di predisporre un piano d’azione europeo 2018-2020 per promuovere l’economia sociale in Europa.

Il protocollo di Madrid è stato sottoscritto da 11 Paesi: Spagna, Italia, Lussemburgo, Portogallo, Svezia, Slovenia, Romania, Grecia, Malta, Bulgaria e Cipro.

Lo scorso 17 Ottobre, 223 milioni di euro sono stati stanziati a supporto dell’economia sociale in Italia. È quanto previsto nella nuova misura - istituita con decreto del Ministro dello Sviluppo Economico (MISE) - per l’erogazione di finanziamenti agevolati a supporto dei programmi di investimento di imprese sociali, cooperative sociali e società cooperative con qualifica di ONLUS, in qualunque settore e su tutto il territorio nazionale. L’operazione si propone di sostenere un comparto dinamico che ad oggi in Italia occupa 540 mila unità, coinvolge 45 mila volontari e assicura 10 miliardi di euro di produzione annua, di cui bene ciano 5 milioni di persone. Della somma totale, 200 milioni di euro sono stati stanziati - attraverso il Plafond Fondo rotativo per il sostegno alle imprese - da Cassa depositi e prestiti (CDP), che allarga quindi il suo spettro di attività anche ad aree produttive legate al welfare. Ulteriori 23 milioni di euro, per la concessione di contributi in conto capitale, sono invece messi a disposizione dal MISE attraverso il Fondo per la crescita sostenibile. Con le risorse a disposizione si stima di attivare investimenti per un totale di circa 360 milioni di euro, con spese ammissibili comprese tra 200 mila e 10 milioni di euro. Inclusione, lavoro, opportunità.

“L’economia sociale di mercato” veniva definita per la prima volta nel 1990, dal Cancelliere tedesco Helmut Kohl in occasione della firma del Trattato sull’unione monetaria, economica e sociale tra le due Germanie, come l’ordine economico fondato su «proprietà privata, libera concorrenza, libera formazione dei prezzi, e circolazione fondamentalmente libera di lavoro, capitali, beni e servizi». A più di 25 anni dalla sua definizione l’economia - tutta - si conferma nella sua imperfezione. Quali certezze e quali incertezze nell’economia di oggi?

Ne abbiamo parlato con l’economista Prof. Antonino Galloni, attualmente sindaco e ettivo dell’INAIL ed autore del libro “L’economia imperfetta”.

- Ne “L’economia imperfetta” Lei da’ conto dei cambiamenti economici e geopolitici che stanno avendo un ruolo signi cativo nello scenario socio-culturale più recente...

Ed in e etti “il gioco” è sfuggito di mano agli USA che, avendo voluto scatenare la Cina in funzione antirussa e di contenimento dei salari, si sono poi visti costretti a ridimensionare le loro ambizioni di dominio di fronte ad un’avanzata dei BRICS imprevista; gli altri Paesi di più antica industrializzazione, soprattutto l’Europa, hanno insistito con le politiche de attive su salari e occupazione e il mondo sta andando in una direzione nuova dove la vecchia logica liberista del “mors tua vita mea” viene sostituita da win win (vinciamo insieme).

- L’Economia Sociale di mercato ha a ermato la sua capacità di contribuire in modo e cace alla soluzione dei nuovi problemi sociali ed ha consolidato attraverso gli strumenti micro nanziari la propria istituzionalizzazione rendendosi necessaria per dare stabilità e sostenibilità alla crescita economica.
In un quadro europeo come quello di oggi, quanto è importante il sostegno dello Stato alla economia sociale
e quanto incide in questo quadro la cosiddetta “Economia di prossimità”?

L’economia sociale di mercato risente sia della crescita evolutiva della società che domanda sempre più beni immateriali sia della crisi dello Stato, sempre meno presente ed efficace. In tale situazione è logico che molte attività partano o ripartano dal basso, secondo logiche di solidarietà e mutualità di livello umano superiore a quelle meramente commerciali.

- Nel suo libro analizza tre modelli alternativi: uno capitalistico e sostenibile, quello della cosiddetta decrescita felice per Lei non sostenibile e, addirittura, un modello non capitalistico, ma sostenibile. Cosa intende con queste definizioni e che effetto può avere la massimizzazione della produzione locale?

Il modello capitalistico sostenibile è quello espansivo, keynesiano che abbiamo abbandonato dopo gli anni ’70 e che, oggi, i BRICS ed il primo Trump vorrebbero ripristinare: ricordo solo che il suo limite è dato dal fatto che la crescita dei prodotti può rivelarsi meno ampia di quella degli investimenti e ciò spinge a ridurre l’interesse dei privati per l’economia reale; ma se quella finanziaria crolla, solo lo Stato – che oggi è in grave crisi – può intervenire. La decrescita è sostenibile solo se la riduzione della produzione è maggiore di quella demografica...diversamente non può essere felice: ma per esserlo deve scomparire tanta gente! Il modello non capitalistico, in fine, vede la piena risposta ai bisogni della società partendo dalla valorizzazione delle persone che, nell’economia locale, approntano tutti i beni materiali e immateriali richiesti senza guardare all’equilibrio tra costo e fatturato; ciò vuol dire che, laddove il capitalismo funziona (soprattutto nella manifattura) esso sopravvive, con le sue regole. Ma oggi, sappiamo che proprio dove il fatturato per addetto è maggiore la domanda di lavoro aggiuntivo è negativa.

- L’attività dell’Ente Nazionale per il Microcredito è fortemente dedicata all’inclusione sociale, riportando i non bancabili all’interno dell’economia attraverso lo strumento del microcredito. Il microcredito, che accompagna e finanzia i giovani e le PMI nell’economia reale, può essere uno strumento per dare equilibrio al mercato locale e nazionale?

Certamente il microcredito è uno strumento fondamentale. Non bisogna dimenticare due fenomeni: le banche sono sempre meno propense al credito perché pensano, erroneamente, di guadagnare di più dalla speculazione nanziaria e perché sono costrette a prestare denaro solo a chi ha un buon rating, ma chi, spesso ha un buon rating non vuole investire nell’economia reale; imprese, consumatori, famiglie si stanno organizzando con strumenti monetari, creditizi e finanziari alternativi.

- La Conferenza annuale del Network Europeo della Microfinanza, svoltasi a Venezia lo scorso Giugno, ha avuto come tema principale l’educazione finanziaria ed il suo alto impatto sociale.Come oggi si possono conciliare le politiche di promozione dell’educazione finanziaria e i modelli economici?

La questione rimanda alla finanza strumentale, in alternativa a quella speculativa (che è legittima, ma squilibratrice) e quella ultraspeculativa (dove ci si indebita sapendo che non ci sono prospettive di rientro e che, teoricamente è illegale); la finanza strumentale è quella che consente di trasformare adesso in moneta un asset che ha scadenza nel tempo. L’eticità della finanza non è data solo dalla immediata copertura degli impegni, ma dalla prospettiva ragionevole e fondata di realizzare un reddito vero e solvibile da un progetto che, oggi, non avrebbe possibilità di iniziare.

RECENSIONE “L’ECONOMIA IMPERFETTA”

Di fronte alla crisi, bisogna porsi due domande: e se la soluzione fosse un ritorno al passato? E se dovessimo, per la prima volta, abbandonare il capitalismo?
Il libro “l’economia imperfetta: catastrofe del capitalismo o rivincita del lavoro?”, curato dal Prof. Antonino Galloni, economista e dal 2015 sindaco effettivo dell’INAIL, o re un’approfondita analisi degli ultimi quarant’anni di esperienza economica dal punto di vista della sostenibilità dei modelli capitalistici e contro un sistema che riduce le piccole imprese, le famiglie e persino gli Stati a sudditi dei magnati della finanza. Nel volume si denuncia l’insostenibilità dell’attuale modello capitalistico “ultrafinanziario”, molto diverso dai precedenti per l’immane e incessante creazione e distruzione di ricchezza, di valori, di punti di riferimento.

Galloni evidenzia come il capitalismo ultrafinanziario sia talmente lontano dall’economia reale che l’economia reale stessa, pur priva di liquidità, può organizzarsi autonomamente ripartendo dal territorio, dall’economia locale, dalle capacità produttive e tecnologiche di ogni cittadino.