Vittorio Emanuele Agostinelli

Alla luce di molteplici statistiche e valutazioni che negli anni posizionavano l’Italia tra le ultime posizioni per alfabetizzazione finanziaria, con l’art 24-bis della Legge n. 15/2017 viene rivestita di rilevanza normativa l’educazione finanziaria. Il suo impatto e la sua efficacia verranno misurati dal lavoro di coordinamento e promozione assunto dal “Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria” varato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministero dell’Istruzione e con il Ministero dello Sviluppo Economico per l’attuazione della strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale.

Ne abbiamo parlato con Professor Domenico Siclari, Ordinario di Diritto dell’economia e dei mercati finanziari nell’Università di Roma “La Sapienza”, consigliere della Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli Affari Legislativi in materia creditizia e finanziaria.

Con l’inserimento dell’art. 24-bis nella Legge n. 15/2017 finalmente viene riconosciuta l’importanza dell’educazione finanziaria quale strumento per la tutela del consumatore e per un utilizzo più consapevole degli strumenti e dei servizi finanziari o erti dal mercato. Come si è arrivati all’azione normativa?

Secondo l’OCSE l’educazione finanziaria è “quel processo mediante il quale i consumatori/investitori migliorano le proprie cognizioni riguardo a prodotti, concetti e rischi in campo finanziario e, grazie a informazioni, istruzione e/o consigli imparziali, sviluppano le abilità e la fiducia nei propri mezzi necessarie ad acquisire maggiore consapevolezza delle opportunità e dei rischi nanziari, a fare scelte informate, a sapere dove rivolgersi per assistenza e a prendere altre iniziative e caci per migliorare il loro benessere finanziario” (OCSE, Recommendation on Principles and Good Practices for Financial Education and Awareness, 2005).

Recenti ricerche e indagini statistiche evidenziano come i cittadini italiani sono tra gli adulti meno preparati nel confronto internazionale: soltanto il 37 per cento di loro conosce almeno tre concetti di base tra in azione, tasso di interesse, capitalizzazione composta e diversificazione del rischio, percentuale nettamente inferiore alla media dell’Unione Europea, pari al 52 per cento, e alle altre economie avanzate (Standard & Poor’s Ratings Services Global Financial Literacy Survey, 2015).

La necessità di una forte policy pubblica e privata di educazione finanziaria si pone tanto più oggi, in presenza delle tendenze ad un continuo cambiamento nelle abitudini dei clienti, veicolato anche da un aumento nell’utilizzo dei canali remoti e da un’o erta alternativa alla clientela con nuove modalità (la consulenza a distanza, l’apertura dei conti via mobile, il cosiddetto instant lending sempre via mobile, i pagamenti e i prelievi con l’utilizzo dello smartphone). La digitalizzazione dell’o erta dei servizi bancari, con la migrazione verso canali evoluti e l’automazione delle filiali fisiche, se è sicuramente un’opportunità per la clientela, può tramutarsi anche in un rischio per le fasce di utenza poco consapevole.

L’Italia è tra i pochi Paesi sviluppati ove ancora mancava una strategia nazionale sull’educazione nanziaria. Una pluralità di indagini condotte a livello nazionale e internazionale hanno evidenziato le lacune in termini di conoscenze e competenze relative alla capacità di gestione del risparmio privato, collocandosi l’Italia, per grado di di usione di conoscenze nanziarie di base, ultimo tra i Paesi del G8.

L’efficienza, la competitività e la capacità di innovazione del sistema economico ricevono un forte impulso dalla presenza di un adeguato livello di educazione finanziaria, favorendo la ricostruzione di un rapporto virtuoso tra i risparmiatori e gli operatori finanziari ed essendo quindi strumentale ad assicurare e mantenere un elevato livello di fiducia nel sistema.

Quanto conta in un’economia globalizzante acquisire competenze finanziarie che rendono consapevoli i rischi e le opportunità del mercato?

La crisi dei mercati finanziari che si è protratta dal 2008 ha reso sempre più evidente il nesso sussistente tra tutela del risparmio ed educazione finanziaria: risulta insufficiente, seppur sempre necessaria, la trasparenza finanziaria resa obbligatoria per legge, in quanto informazioni eccessive e altamente tecniche o erte a chi non sa leggerle e soprattutto decodificarle non risolvono il problema della tutela degli investitori nei mercati finanziari. Occorre piuttosto una policy proattiva in questa direzione, rappresentata dall’insieme delle strategie di educazione finanziaria.

È questo il motivo per cui la diffusione dell’educazione finanziaria, mediante un’apposta strategia nazionale che coordini le diverse iniziative in materia che oggi sono numerose, ma frammentate ed eterogenee, diventa assolutamente necessaria per mettere gli utenti dei servizi bancari e finanziari in condizione di utilizzare in modo consapevole la massa di informazioni e dati pure disponibili sui mercati, risultando un tale utilizzo consapevole assolutamente di bene ciò anche per l’attività degli intermediari.

L’indagine sui programmi di educazione finanziaria nel triennio 2012-2014, elaborata con la collaborazione tra Banca d’Italia, Consob, Covip, Ivass, Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio e il Museo del Risparmio, ha analizzato un quadro fatto di iniziative frammentarie e con pochi partecipanti. Ci sarà un cambio di rotta in Italia con questa legge?

È proprio la situazione ricordata che ha indotto l’urgenza di un intervento legislativo di carattere sistematico, che potesse accogliere la prospettiva di valorizzare le iniziative già presenti, assicurando un adeguato coordinamento tra tutti gli attori coinvolti per aumentare il livello di alfabetizzazione finanziaria dell’intera popolazione, promovendo le sinergie instaurabili tra enti pubblici e operatori privati, in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale. Si è infatti giunti a poter registrare un consenso generale sulla necessità di incentivare il coordinamento dei numerosi soggetti interessati, mediante meccanismi a guida governativa, nell’ambito dei quali siano rappresentati tutti i soggetti attivi nel campo, secondo le migliori prassi internazionali, pure variegate. A livello legislativo, è stata quindi approvata in Parlamento la norma recata dall’art. 24-bis del decreto-legge 23 dicembre 2016, n. 237, recante “Disposizioni generali concernenti l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale”.

Tale disposto normativo mira ad assicurare l’efficacia, l’efficienza e la sistematicità delle azioni dei soggetti pubblici e privati in materia, riconoscendo l’importanza dell’educazione nanziaria quale strumento per la tutela del consumatore e per un utilizzo più consapevole degli strumenti e dei servizi finanziari o erti dal mercato. La norma prevede l’elaborazione di una Strategia annuale in materia e recepisce, fra l’altro, la definizione espressa dall’OCSE, intendendosi per educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, il processo attraverso il quale le persone migliorano la loro comprensione degli strumenti e dei prodotti finanziari e sviluppano le competenze necessarie ad acquisire una maggiore consapevolezza dei rischi e delle opportunità finanziarie.

Al fine di sviluppare un’azione nazionale di alfabetizzazione finanziaria mirata, efficace ed efficiente, si prevede poi anche il compito di promuovere, in un’ottica di sussidiarietà orizzontale, l’attività in materia svolta da soggetti privati, quali enti, associazioni e altri organismi non a carattere pubblico: le iniziative di coordinamento dovranno infatti fare leva e valorizzare le numerose iniziative già esistenti e attivate con successo dai diversi attori operanti a vario titolo nel settore.

Cosa prevede la strategia nazionale per l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale, annunciata nei mesi scorsi?

È possibile sin d’ora considerare alcune linee di indirizzo sulle immediate prospettive di implementazione della riforma appena varata. In primo luogo, va considerato che la legge stabilisce che il Comitato nazionale operi attraverso riunioni periodiche, prevedendo, ove necessario, la costituzione di specifici gruppi di ricerca cui possono partecipare accademici e esperti nella materia. Il Comitato ha il compito di individuare obiettivi misurabili, programmi e azioni da porre in essere, valorizzando le esperienze, le competenze e le iniziative maturate dai soggetti attivi sul territorio nazionale e favorendo la collaborazione tra i soggetti pubblici e privati. La legge, pertanto, o re l’indicazione di attuare un modello a rete, con al vertice il Comitato nazionale in funzione di indirizzo e di promozione, in attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale. Occorrerà poi far tesoro delle principali esperienze estere, fra cui, ad esempio, quella relativa all’evoluzione del Money Advice Service inglese.

Di recente, la mission di quest’organo, dopo alcuni anni di funzionamento, è stata rimeditata secondo talune direttive (cfr. “The Money Advice Service is dead - help for those in need must not die with it”, in The Independent, 18 March 2016), fra cui: i) evoluzione nella forma di un ente pubblico più snello, ma maggiormente efficiente e focalizzato su pochi, ma specifici obiettivi; ii) necessità di evitare il rischio (anche apparente, nella percezione del pubblico degli utenti) che il coinvolgimento dell’industria finanziaria possa generare un’attività sostanziale di “guidance rather than financial advice”.

L’Ente Nazionale per il Microcredito ha da sempre promosso un supporto accessorio ma fondamentale al finanziamento e l’avviamento di imprese attraverso servizi ausiliari e tutoring, puntando su un rapporto diretto con i propri clienti e sulla necessità di un’adeguata educazione finanziaria.
Quanto è importante incrementare l’alfabetizzazione finanziaria a livello europeo ed in particolare a livello italiano?

È certamente tempo di porre il tema dell’educazione finanziaria al centro dell’agenda politica del Paese, o rendo così una risposta seria e istituzionale alle esigenze dei cittadini di orientarsi in modo consapevole nella gestione del proprio risparmio.
Ciò effettuando scelte misurate sulla base di competenze divenute oramai imprescindibili, a fronte del progressivo ampliamento dell’o erta di servizi bancari e nanziari sempre più innovativi e complessi.

La stessa industria bancaria e finanziaria, nondimeno, potrà giovarsi di un livello più elevato di conoscenze e competenze da parte della clientela, sul quale tarare un’o erta più adeguata e profittevole, nel contesto generale di un mercato che diviene più evoluto e moderno.

L’educazione finanziaria nelle scuole sembra essere la prima novità operativa introdotta dalla nuova normativa. In che modo si agirà sui programmi di studio degli studenti?

Per quanto riguarda le iniziative volte al miglioramento delle conoscenze finanziarie della popolazione, va rilevato come tali azioni sono state, in effetti, finora principalmente focalizzate sul mondo della scuola e sull’incremento della consapevolezza economica dei più giovani, in una prospettiva di progressiva integrazione delle conoscenze di questi ultimi quali “futuri adulti”. Nonostante i possibili bene ci in un’ottica di medio-lungo periodo, tale approccio, ove adottato in via esclusiva, può presentare una serie di svantaggi, tra cui principalmente la mancata inclusione di larghe fasce della popolazione e l’assenza di un adeguato coordinamento strategico delle politiche e delle strategie volte al miglioramento di competenze e conoscenze minime necessarie ad una corretta gestione del risparmio individuale. Invero, lo sviluppo di competenze sulla gestione del risparmio privato risulta opportuno non soltanto per i giovani adulti e i soggetti in età scolare, ma anche per soggetti con età differente, alla luce delle concrete caratteristiche di vulnerabilità e dei possibili rischi derivanti da un sempre crescente gap tra conoscenze richieste e conoscenze possedute (si pensi, fra l’altro, alla necessità di promuovere le conoscenze in materia di risparmio previdenziale, essenziali per il futuro di un Paese come l’Italia).