Ivan Turatti | Fondatore OpenBizIdea

È relativamente semplice vedere l’impatto sociale del microcredito nei Paesi in Via di Sviluppo, ma come e quanto contribuisce al tessuto socio-economico di un Paese come l’Italia?
Quando si parla di microcredito, l’associazione immediata è al tema dell’accesso al credito a chi non ha garanzie,
in particolare per quelle persone che vorrebbero sviluppare un’idea imprenditoriale. Infatti uno dei cardini della legge italiana sul microcredito è proprio l’istituzione di un fondo di garanzia, che facilita l’accesso al credito, tutelando le banche che rilasciano il prestito e rendendo “bancabili” persone che altrimenti sarebbero ai margini del sistema creditizio.

I motivi per cui uno stato avvia politiche adatte a favorire il microcredito sono molteplici:

  • Benessere Sociale

  • Inclusione Finanziaria

  • Risparmio sulla spesa Pubblica

  • Aumento delle Entrate Statali

    Ma cosa vuole dire dal punto di vista “dell’impatto sociale” dare accesso al credito? Cosa succede quando ad una persona senza garanzie “bancarie”, senza possibilità di appoggiarsi a famigliari ed amici ma con tanta voglia di mettersi in gioco, viene data la possibilità di farlo?
    Certo il microcredito è stato sdoganato nella versione pensata per i Paesi in Via di Sviluppo, dove il livello di partenza e le motivazioni che ne stanno alla base sono altre, dove il parametri da monitorare per decretarne il successo e l’impatto sono diversi e per certi versi più facilmente riconoscibili anche senza avere a disposizione dati e statistiche.

    Ma in Paesi come l’Italia il microcredito è molto diverso, sia nelle motivazioni di chi lo richiede, che negli importi, ma anche nelle modalità di erogazione ed ancora di più nell’impatto che ha sulla vita delle persone e sul tessuto sociale del sistema paese.
    Inoltre è più difficile monitorarne l’impatto socio-economico, troppe variabili, troppo complicato andare indietro nel tempo o avere dati aggiornati, troppi i possibili effetti che sfuggono all’attenzione. Senza contare la polverizzazione degli interventi e le diverse zone grigie sia dal punto di vista operativo che, no a pochi anni fa, legislativo rendono ancora più complesso il monitoraggio.

    Perciò per rispondere a questa importante serie di quesiti, ho provato ad aggregare dati e statistiche di vari studi e ricerche riguardanti gli anni dal 2009 al 2014, sia in Italia che in altri Paesi dell’Unione Europea e del Nord America, insomma quei posti dove il microcredito funziona in maniera simile che nel nostro Paese.
    Nelle prossime pagine troverete un pro lo sociodemografico di chi accede al microcredito, una analisi dell’impatto che ciò ha sulla loro vita ed una ricerca del più ampio impatto indiretto che il sistema del microcredito ha su vari attori sociali e sull’intero sistema socio-economico.

    Insomma, proverò a guidarvi in una analisi delle più importanti variabili che compongono il percorso del microcredito ed a spiegare cosa succede nel sistema sociale ogni volta che una persona accede al sistema del microcredito.

    Profilo Socio-Demografico:

    Partiamo provando a capire chi sono in Italia le persone che si rivolgono al microcredito per dare vita ai propri progetti e quali benefici “individuali” ciò comporta su scala nazionale.
    Nelle varie ricerche consultate, ho notato che il metodo di partenza per calcolare la platea dei potenziali benefi
    ciari del microcredito, parte sempre dai dati sul livello di povertà, disoccupazione ed altre condizioni che tendenzialmente portano le persone verso una situazione di disagio economico accentuato o comunque le rendono non bancabili. Dato che viene tendenzialmente confermato dagli studi sui prestiti erogati.

    Aggregando i dati dei vari studi e trend nazionali ed internazionali, in particolari i dati forniti dallo studio e ettuato dal Politecnico di Milano e Tiresia per conto di PerMicro, quello fatto dal Banco di Napoli, quello di di ConfCoope- rative e quelli fatti dal Censis e dall’Ente Nazionale per il Microcredito, possiamo disegnare un pro lo piuttosto preciso dei bene ciari reali del microcredito.

    Si tratta tendenzialmente di giovani, in particolare donne, di cui molte immigrate. Spesso in prevalenza persone disoccupate o sottoccupate, spesso aspiranti imprenditori che cercano un modo per crearsi un futuro lavorativo migliore ed in linea con le proprie necessità personali ed economiche. Non sempre sono neo-imprenditori, in vari casi si tratta di professionisti o imprenditori già avviati, che stanno però attraversando un momento di di coltà. Una volta che accedono al microcredito, quello che succede nelle vite di queste persone è davvero interessante ed in questo lo studio di PerMicro sui dati 2009-2014, che tiene in considerazione 1127 prestiti erogati, seppur parziale poiché riguardanti un solo ente bancario, è molto chiaro:

    + BANCABILITÀ il 50% degli imprenditori ha avuto accesso a finanziamenti tradizionali dopo il prestito.

    + PROFITTO il 44% degli imprenditori ha migliorato la propria situazione economica.

    + COMPETENZE il 33% degli imprenditori ha acquisito nuove competenze imprenditoriali

    + SICUREZZA il 30% degli imprenditori dichiara di essere più sicuro di se stesso

    + NETWORK il 20% degli imprenditori ha ampliato il proprio network di conoscenze

    Questi dati sono importanti in quanto variabili chiavi per garantire la sostenibilità delle imprese nel lungo termine. Infatti cose come l’accesso alle linee di credito tradizionali, maggiori ussi di cassa, migliori competenze impren- ditoriali e gestionali, più sicurezza in se stessi ed un network professionale esteso, permettono alle persone che hanno bene ciato del microcredito di costruire aziende destinate a durare nel tempo.

    A dimostrazione di ciò, nello stesso studio, scopriamo che oltre l’80% delle imprese nanziate “sono ancora in essere”, cioè in attività, e con fatturato i aumento (il 77%) ed ampli margini di miglioramento (88%).
    In ne oltre il 50% degli imprenditori dichiara di avere sostanzialmente migliorato la propria situazione finanziaria personale e familiare, grazie all’accesso al microcredito. Questo dato, seppur come soprascritto “parziale” è in linea con i dati riscontrati da studi internazionali come quelli di FEMIP.

    Analisi dei Benefici Sociali

    Secondo l’Ente Nazionale per il Microcredito, tra il 2011 ed il 2014, sono state accettate 14,015 richieste di microcredito per imprese per un totale di 276.935.819€.
    Ora che abbiamo un quadro socio-demografico chiaro su chi sono le persone che accedono al microcredito, proviamo a vedere i bene ci che l’accesso al credito ha sull’ambiente sociale nel quale vivono ed operano questi
    individui.

    + Nuovi posti di Lavoro

    Dal 2011 al 2014 il microcredito produttivo ha creato oltre 34000 posti di lavoro
    Mediamente, secondo l’Ente Nazionale per il Microcredito, ogni operazione genera 2,43 posti di lavoro. Ciò vuole
    dire che le imprese che accedono al microcredito oltre all’imprenditore, tendenzialmente assumono almeno 1 altra persona full time ed una part-time.
    Queste persone sono in maggioranza sotto i 35 anni di età (oltre il 50%), in particolare donne (oltre il 30%), molte delle quali immigrate (oltre il 30%), in prevalenza disoccupate (oltre il 40%).
    Altro dato interessante, su queste nuove assunzioni è che l’85% dei nuovi assunti migliora la propria condizione
    contrattuale, rispetto ai lavori precedentemente avuti.
    In fine, quando il prestito viene erogato ad una impresa già in attività, l’erogazione del microcredito permette di salvare i posti di lavoro dei dipendenti. Per esempio, grazie ai prestiti PerMicro 1.650 lavoratori hanno mantenuto la propria posizione.

    + reddito per le Famiglie dei lavoratori

    Partendo dal dato dei 34,000 posti di lavoro creati grazie al Microcredito e moltiplicandoli per 3 (un arrotondamento per difetto del numero medio dei componenti di un nucleo famigliare secondo l’ISTAT), possiamo calcolare che i beneficiari indiretti di questi nuovi stipendi sono oltre 102,000.

    Per molti nuclei familiari (circa il 40% secondo l’ISTAT), il reddito creato da questi posti di lavoro, è l’unico su cui possono contare, ed ha perciò un ruolo determinante nel ridurre il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà nel nostro paese, specialmente considerando, come soprascritto, che sia le persone che richiedono il microcredito, che i dipendenti che vengono assunti provengono in maggioranza da situazioni di alto disagio eco- nomico- nanziario.

    +entrate e -spese per lo Stato

    Lo Stato italiano, fa da garante per il microcredito erogato, ma ne è anche indirettamente bene ciario. Infatti grazie alle imprese create ed i posti di lavoro nuovi e salvati, lo stato riduce sia costi amministrativi che di welfare ed aumenta le entrate scali. Prendiamo ad esempio il campione esaminato nel report di PerMicro, dove troviamo che le imprese a cui è stato concesso il microcredito hanno portato ad un aumento delle entrate statali di 12.437.260€ e ad una diminuzione della spesa pubblica pari a 3.010.582€.

    Il che ci porta ad una media di 11035€ ad impresa di entrate per lo Stato ed una diminuzione di 2671€ in spese amministrative e di welfare grazie ad ogni impresa nanziata da PerMicro. Estendendo le percentuali di PerMicro ai numeri dell’Ente Nazionale per il Microcredito, possiamo avere un quadro approssimativo dell’impatto complessivo che il sistema microcredito ha avuto sullo stato tra il 2011 ed il 2014, cioè:

    154,655,525 € di entrate scali 37,434,065 € di spesa pubblica

    Ricapitolando, possiamo sintetizzare quanto soprascritto, dicendo che: oltre 14000 giovani, tendenzialmente don- ne e spesso immigrate, in precedenza disoccupate o sottoccupate, hanno ricevuto in media circa 20,000€ per avviare o rilanciare la propria attività imprenditoriale. Queste persone, che non avrebbero avuto modo di accedere al sistema creditizio tradizionale, non si sono limitate a creare la propria impresa o reddito per loro stessi e le loro famiglie, ma hanno dato lavoro a 34000 persone, ampliando così l’impatto del proprio lavoro e del microcredito ricevuto alle circa 100,000 persone che compongono i nuclei familiari dei propri dipendenti.

    Inoltre queste imprese hanno aumentato le entrate dello stato per circa 154 milioni di euro e contribuito a diminu- ire la spesa pubblica di circa 38 milioni di euro.

    Tutto ciò senza andare a contare l’indotto che queste imprese generano, tra fornitori, consulenti ed operatori o il guadagno delle banche che erogano i prestiti o i bene ci indiretti dell’aumento del potenziale di spesa delle fa- miglie dei dipendenti.
    Insomma, un impatto di tutto rispetto, che sicuramente dal 2014 ad oggi è aumentato in qualità e quantità e diventerà sempre di più uno strumento fondamentale per la lotta alla povertà, per l’inclusione socio-economica e per l’aumento delle donne presenti nel tessuto economico-imprenditoriale italiano.

    Fonti

    Impatto Sociale del Microcredito in Italia | Laureanda: Francesca Russo | Università degli Studi di Padova - Dipartimento di Scienze Statistiche | http://tesi.cab.unipd. it/52648/1/Russo_Francesca.pdf 2015/2016

    Misurazione dell’impatto sociale di PerMicro | centro Tiresia del Politecnico di Milano | Irene Bengo, Mario Calderini, Debora Calo | http:// permicro.it/wp-content/uploads/2017/10/ Impatto-Sociale_PerMicro_ITA_short.pdf

    2017 (sul periodo 2009-2014)

    The impact of professional microcredit in France and in developed countries | http:// www.ilo.org/empent/areas/social-finance/ WCMS_206185/lang--en/index.htm

    2015 (sul periodo 2010 - 2015)

    Microcredito sociale ed imprenditoriale Dati ed analisi dell’evoluzione in Italia | https://www.fondazionedallefabbriche.it/ wp-content/uploads/2015/05/9%5E-Rap- porto-sul-microcredito-in-Italia.pdf

    2014

    Il microcredito in Italia e nel Mezzogiorno | Istituto Banco di Napoli e SRM https://www.sr-m.it/wp-content/uplo- ads/2015/11/bk-microcredito.pdf

    2015

    Crisi di Sistema e microcredito in Italia | CEN- SIS ed Ente Nazionale per il Microcredito http://www.nannimagazine.it/_resources/_ documents/Uploaded-Files/Crisi_di_siste- ma_e_microcredito_in_Italia.pdf

    2012