LA SFIDA CONTINUA: Politiche attive e microfinanza

di Emma Evangelista

Lei è Marcella Corsi, ordinaria di economia politica all’Università di Roma ‘La Sapienza’ e unica tra le cento donne del database 100esperte.it indicata come rappresentante di quella scienza che abbraccia la cultura della Microfinanza. Eclettica, solare, amante dei gatti che colleziona nelle fogge artistiche tra le più disparate anche nello studiolo dove riceve gli studenti dell’Ateneo, e che raccontano della personalità di una donna forte e determinata che quotidianamente, sulle orme del suo maestro, Paolo Sylos Labini, affronta, in modo funzionale e allo stesso tempo visionario ed espanso, le sfide di un mondo ancora riluttante alla presenza femminile quanto, al contempo, bisognoso di un supporto deciso da parte delle donne attive nelle politiche economiche, come rivelano le statistiche internazionali che vedono nella affidabilità e nella capacità manageriali femminili una risorsa inequivocabile.

Effettivamente la professoressa Corsi vanta anni di esperienza nel settore della microfinanza per cui è impegnata a livello internazionale anche sui tavoli del European Microfinance Network. All’attività da docente in campo economico la professoressa unisce la passione e la determinazione per la ricerca sulle tematiche di genere che coltiva attraverso la direzione di “Minerva” – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere (https://web.uniroma1.it/labminerva). Sollecitata a riflettere sulla attuale situazione del Paese, anche in contesti internazionali, riguardanti le attività e le opportunità delle donne nel mondo economico e finanziario, con particolare attenzione alle possibilità microcreditizie, ha tracciato un quadro d’insieme che abbraccia anche il bisogno di maggiori tutele per la situazione femminile nei contesti lavorativi e di potere.


Professoressa Corsi oggi qual è il vero potere delle Donne?

Oggi il potere delle donne riguarda varie sfere, in primis il lavoro perché le donne negli ultimi decenni hanno trovato il loro spazio nel mercato del lavoro, in parte insufficiente come dimostrano gli indicatori che anche l’Europa utilizza per fare monitoraggio dell’andamento occupazionale in nei diversi Paesi Europei. Parlo di indicatori quali il tasso di occupazione ma ovviamente anche il tasso di disoccupazione o il tasso di attività o il suo corrispettivo il tasso di inattività. Questo tipo di indicatori ci dimostrano che le donne hanno trovato uno spazio nel mercato del lavoro e soprattutto l’hanno trovato in anni recenti quando con la crisi le famiglie si sono viste depauperate dal punto di vista reddituale soprattutto a causa della perdita di lavoro maschile nei nuclei familiari e questo ha portato necessariamente le donne ad attivarsi. Restano però delle criticità essenziali, abbiamo in Italia un tasso di inattività altissimo, tra i più alti in Europa, abbiamo un tasso di disoccupazione ancora maggiore per le donne che per gli uomini, abbiamo un tasso di occupazione crescente ma ancora inferiore a quello maschile, tutti indicatori che ci dimostrano che bisogna ancora lavorare per la parità di genere nel mercato del lavoro.


In Italia i dati sulle migrazioni ci dicono che il maggior numero di donne immigrate che diventano regolari provengono dall’Europa dell’est e soprattutto, questo ci dà il segno di quanto all’Italia servono le migrazioni femminili. Cosa prevede per i prossimi anni? Cosa prevede a livello demografico? E soprattutto cosa prevede a livello occupazionale nel senso di un miglioramento delle posizioni lavorative di queste donne.

Ovviamente uno spazio per queste donne è stato ottenuto anche grazie alle immigrazioni che hanno avuto un ruolo fondamentale nel nostro paese soprattutto in settori a forte presenza femminile come i settori legati al lavoro di cura: molte delle famiglie italiane hanno avuto esperienza di ciò, avendo una baby-sitter Croata, avendo una badante Ucraina, avendo persone di assistenza ai nuclei familiari magari di provenienza dalla Romania. Si tratta di grandi comunità oramai pienamente installate nel nostro Paese, soprattutto composte da

INTERVISTA A MARCELLA CORSI

ordinaria di economia politica all’Università di roma La Sapienza

di Emma Evangelista

donne. Questo non è un fatto inusuale: le statistiche internazionali ci dicono che gran parte dei flussi migratori di questi anni è composto da donne; non a caso qualche anno fa le Nazioni Unite hanno dedicato un intero rapporto al tema donne e sviluppo, proprio confrontandosi col tema della mobilità delle donne a livello internazionale. Basta seguire delle interviste per quanto riguarda i fenomeni di regolarizzazione, per quanto riguarda l’inserimento delle famiglie migranti nel nostro paese, per vedere che spesso in queste interviste il volto delle persone intervistate è il volto di una donna, spesso e volentieri anche di una madre, perché ovviamente non dobbiamo mai dimenticare che il ruolo delle donne non si limita a sé stesse ma si estende ai nuclei familiari e ha un valore intergenerazionale. Quindi cosa si può prevedere per queste donne in un prossimo futuro? Devo essere onesta: i segnali non sono positivi, molte di queste donne stanno già lasciando il nostro Paese; c’è una vera crisi del Welfare nel nostro Paese sicuramente in parte dovuta alla crisi, ma anche in parte dovuta a determinate scelte per quanto riguarda ad esempio la mancanza di regolarizzazione negli anni più recenti per l’immigrazione cosiddetta clandestina o per meglio dire irregolare. Le donne migranti, quando possono, adesso lasciano il nostro Paese in cerca ovviamente di occupazioni migliori e soprattutto meglio retribuite, perché comunque il livello di retribuzione per le donne in generale è basso, italiane e straniere. Le donne si sa lavorano spesso e volentieri, questo ce lo dicono le statistiche ufficiali, con contratti di lavoro più deboli, che siano contratti di lavoro a tempo parziale (spesso involontario), che siano lavori di tipo temporaneo. E le donne tipicamente assunte (anche giovani donne laureate) in queste forme di lavoro più debole dal punto di vista contrattuale, di conseguenza ricevono salari mediamente bassi, che sono soprattutto incerti. E’ ovvio che cerchino la possibilità di spostarsi in altri Paesi che offrono condizioni migliori e soprattutto maggior certezza. Abbiamo parlato di donne dell’est, di rumene, di croate; ovviamente per alcune di queste donne la situazione è cambiata nel tempo perché parliamo di stati che adesso fanno parte dell’Unione Europea e per cui quindi valgono normative che riguardano la mobilità per tutti i lavoratori europei, senza bisogno di regolarizzazioni.

Le donne e la microfinanza, dall’inversione di tendenza dalla nascita del microcredito e alle declinazioni della microfinanza, qual è lo stato dell’arte nel mondo occidentale?

Quando parliamo di microfinanza, e in particolare di microcredito, trattiamo un tema molto caro a tutti noi che ci occupiamo di sviluppo, e puntiamo su forme alternative di finanza proprio per favorire l’inclusione sociale. Ho utilizzato il termine sviluppo non a caso perché non si tratta semplicemente di far crescere la nostra economia ma di far sviluppare la nostra società: sviluppo economico e sviluppo civile sono fortemente collegati, ce l’ha insegnato il mio maestro Paolo Sylos Labini già molti anni fa. La microfinanza in Europa è ancora poco utilizzata se ci confrontiamo con altre aree del mondo dove invece ha avuto un ruolo fondamentale dal punto di vista dello sviluppo economico e civile; in particolare, la microfinanza stenta a svilupparsi malgrado le occasioni che ci vengono dalla congiuntura. Intendo ad esempio che durante i tempi di crisi che abbiamo vissuto molto da vicino dopo la crisi finanziaria del 20072008 (ma che in parte ancora viviamo) la microfinanza è stata poco utilizzata per erogare credito. La microfinanza che cos’è in fin dei conti? Ne potremmo fare una lunga storia andando indietro fino ai Monti di Pietà che nascono sul territorio italiano quando l’Italia non esisteva, in città come Roma, come Napoli, con grandi esempi sparsi per tutto il territorio nazionale. La microfinanza ha una lunghissima storia ma la caratteristica che si porta dietro dalle origini è quella di fare attenzione ai bisogni del cliente, quindi di essere una finanza che si misura con le necessità specifiche del cliente, siano uomini e donne, o giovani e meno giovani. Il fatto di calibrare i bisogni finanziari di questi soggetti è la condizione necessaria per poter poi sviluppare dei prodotti che rispondono alle loro esigenze. Ed è proprio questa attenzione al cliente che ancora manca in Europa, in particolare per quanto riguarda le donne. Proprio di recente ho presentato ad una conferenza internazionale i dati più significativi che emergono da l’unica indagine europea che noi possediamo a livello comparativo, cioè quella gestita da diversi anni dalla Rete Europea per la Microfinanza e distribuita online quindi direttamente accessibile per tutti. Ecco, rispetto anche ad istituzioni che dichiarano di avere come missione fondamentale quella di servire le donne per rafforzare la loro posizione all’interno delle società, si stenta a coprire tra i clienti più del 40% di donne. Utilizzo questo dato come un esempio perché vuol dire che ancora siamo lontani dal cogliere pienamente quelle opportunità che il servire le donne offre per poi fare delle donne un volano di crescita e di sviluppo per l’intera società e per l’intera economia. Molto si può fare, e in parte è stato già fatto con fondi dedicati ad esempio all’imprenditoria femminile, ma molto si deve fare soprattutto per accrescere l’educazione finanziaria delle donne. I dati OCSE ce lo dicono chiaramente, in Italia uomini e donne italiani risultano deficitari dal punto di vista dell’educazione finanziaria se confrontati con gli altri grandi Paesi Europei, ma soprattutto le donne sono l’elemento su cui andare ad incardinare una vera educazione finanziaria che possa arrivare alle famiglie e coinvolgere anche i giovani. E’ sempre dai giovani che si deve partire per cambiare in qualche modo la cultura di un Paese.


L’Ente Nazionale per il Microcredito si occupa in Italia di sostenere lo sviluppo della microfinanza e di promuovere le attività per combattere l’esclusione sociale e finanziaria implementando quella che è stata definita la “via italiana alla microfinanza”, che riconosce un ruolo primario agli agenti territoriali che si occupano di implementare i servizi ausiliari non finanziari. Come può intervenire il “women empowerment” all’interno di questo processo e soprattutto come possono i servizi ausiliari essere maggiormente utili allo sviluppo dell’impresa femminile?

Quando parliamo di microfinanza non parliamo soltanto di dare accesso al credito per i beneficiari della microfinanza, ma soprattutto parliamo di un sistema di formazione dei clienti prima e dopo l’erogazione del credito; in questo ambito risultano fondamentali i servizi erogati dalle istituzioni di microfinanza (o da soggetti che collaborano con le istituzioni di microfinanza nella fornitura di questi servizi) per quanto riguarda l’efficienza nell’utilizzo del credito erogato. Questa è una questione fondamentale che si ricollega a quanto già detto per l’educazione finanziaria, e che si ricollega in particolare al ruolo che può avere l’Ente Nazionale per il Microcredito nell’interagire con le istituzioni di microfinanza, che si tratti di operatori bancari, di organizzazioni no profit e/o di istituzioni finanziarie non bancarie. Ecco l’Ente Nazionale, attraverso l’elenco dei fornitori di servizi ausiliari alla microfinanza, ha un ruolo fondamentale per scardinare certi meccanismi che impediscono, o perlomeno non favoriscono, l’accesso delle donne al microcredito, e quindi il pieno utilizzo di questo strumento anche per lo sviluppo delle capacità delle donne, per l’utilizzo dei talenti e delle competenze che le donne notoriamente hanno, come ci mostrano le indagini che si occupano di istruzione (ad es. i dati dell’OCSE). Ecco l’erogazione dei servizi ausiliari è la vera caratteristica della microfinanza che in Europa aspetta una piena attuazione. Non si può lasciare i clienti soli nel gestire pratiche amministrative spesso molto complesse, che siano pratiche bancarie di accesso e utilizzo del credito e/o pratiche per istituire una nuova attività (una microimpresa, una piccola bottega nel campo della ristorazione, un asilo nido o altro). Ma non si possono lasciare soli questi soggetti neanche nell’affrontare le difficoltà operative del portare avanti, ad esempio, una microimpresa, dalla fase di costruzione di un business plan che spesso è fondamentale per poter avere accesso al microcredito, alla gestione amministrativa di un’impresa, che può riguardare la gestione delle fatture così come la rendicontazione fiscale dovuta nei confronti dello Stato. Tutto questo per dire che i servizi ausiliari devono coprire la vita del microcredito, prima e dopo l’erogazione del credito, visto che stiamo parlando di forme di finanza che, per loro natura, seguono i clienti in tutte le loro esigenze, anche nella vita operativa di eventuali aziende. Questo perché non è importante soltanto farle nascere queste aziende ma è importante farle durare nel tempo, e dare alle persone che l’hanno create una vera occasione di inclusione sociale nel nostro Paese.


Se non è paritaria non è Democrazia! Parliamo delle donne invisibili, parliamo delle donne che si avvicinano alla politica e quindi a tutto quello che è il processo decisionale.

Spero di aver sottolineato con sufficiente chiarezza il ruolo che la microfinanza può avere dal punto di vista del rafforzamento sociale delle donne in Italia e in generale nei paesi sviluppati; per i Paesi in via di sviluppo c’è un’ampia letteratura al riguardo e non credo di poter aggiungere nulla in questa intervista. Vorrei però chiudere con un aspetto che mi sta molto a cuore: quando parliamo di inclusione delle donne all’interno delle nostre società dobbiamo anche riconoscere che molte donne sono oggettivamente invisibili nell’ambito del lavoro che svolgono quotidianamente.
Anche questo è un tema ampiamente riconosciuto: riguarda il lavoro non retribuito delle donne, sia nell’area domestica sia nel lavoro di cura, e quando parliamo di lavoro di cura non parliamo soltanto di cura nei confronti dei bambini ma parliamo di lavoro di cura anche (e sempre di più) nei confronti delle persone più anziane che convivono nei nuclei familiari - con tutte le problematiche per quanto riguarda le donne un po’ più mature soggette a un doppio lavoro di cura verso i figli da un lato e i propri genitori dall’altro (si parla in questi casi di ‘generazione sandwich’). Tutto questo lavoro - tanto - può essere quantificato perché esistono degli strumenti (in particolare i bilanci di genere), che permettono di misurare il reddito che viene creato in modo invisibile. Questo lavoro/reddito ha bisogno di essere riconosciuto e contabilizzato nei nostri indicatori macroeconomici, in primis nel prodotto interno lordo. Ma ci vuole anche un cambiamento importante in quelle che sono le norme sociali e mi riferisco in particolare alla divisione sessuale del lavoro all’interno dei nuclei familiari. Non si potrà mai avere un vero rafforzamento della posizione delle donne nella nostra società, fintanto che queste problematiche non vengono condivise anche dagli uomini. Non che non ci siano uomini sensibili a questo tema ovviamente, ma troppo spesso partecipiamo a dibattiti su questi temi in platee di sole donne. Ecco, credo che sia importante riconoscere, una volta per tutte, che il rafforzamento del ruolo delle donne nella società è un beneficio per tutti, uomini, donne, giovani, anziani, perché è soltanto attraverso una vera equità di genere e un pieno riconoscimento delle competenze di tutti - in primis delle donne che troppo spesso si trovano a non vedere le proprie competenze riconosciute - che noi potremmo produrre, perdonatemi la frase fatta, ‘un futuro migliore per tutti noi’.

Biografia Marcella Corsi - Marcella Corsi ha conseguito un Ph.D in Economics presso l’Università di Manchester (Gran Bretagna), ha lavorato come ricercatrice presso il WZB di Berlino e l’Istituto nazionale per lo studio della congiuntura (ISCO), e come professore associato presso la LUISS G. Carli.
Nell’ambito della sua attività di ricerca si è occupata di analisi congiunturale in ambito reale (mercato del lavoro, consumi ed investimenti, ecc.), di progresso tecnico, di innovazioni nel settore pubblico, e, negli anni più recenti, di temi legati alla valutazione della ricerca economica, e all’economia di genere.
È tra i fondatori dell’associazione Economia Civile (http://www.economiacivile.it) e della rivista on-line inGenere.it (www.ingenere.it). Ha svolto attività di consulenza per diverse istituzioni internazionali (Commissione europea, Parlamento europeo, OCSE) ed è membro associato del Centro europeo di ricerca sulla microfinanza (CERMi) di Bruxelles (http://www.cermi.eu/team/associate-researchers#corsi). Dal marzo 2017 dirige la International Review of Sociology e presiede “Minerva” – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere (https://web.uniroma1.it/labminerva). È sposata e ha due figli.
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