OPINIONI

REINVENTARSI NEL MONDO DEL BUSINESS

di Elisa Pandolfi

Sono Miriam Bruera e sono una business coach al femminile.

Ho creato la mia attività Pink Factory per aiutare le donne a far nascere e poi fiorire e sviluppare le loro piccole o grandi imprese.

Dopo essere risultata vincitrice del bando fondo futuro ho deciso di fare il secondo step e di portare al livello successivo la mia impresa e ho dato vita insieme ad un’altra coach Carolina Sassi alla Pink Factory Academy.

Si tratta di un percorso formativo della durata di un anno accademico suddiviso in 10 moduli pensato proprio per le donne che hanno già una loro attività e vogliono farla ulteriormente crescere oppure hanno un’idea imprenditoriale nel cassetto e decidono di realizzarla concretamente. In questo percorso due coach accompagnano le donne dalla loro idea alla realizzazione concreta del loro progetto imprenditoriale, sostanzialmente Pink Factory Academy aiuta le donne a realizzare il loro sogno di impresa attraverso lezioni frontali, attraverso esercitazioni pratiche, l’intervento di esperti e attraverso il supporto di un gruppo di pari. Si tratta di un corso dal vivo quindi non è un corso online ma un’accademia fisica che ha sede qui a Roma in partenza a settembre 2019. Si tratta di un progetto di grande respiro per dare un contributo effettivo e concreto allo sviluppo imprenditoriale femminile del nostro Paese. Le donne hanno tantissime potenzialità molte di queste non vengono ancora utilizzate, quindi Pink Academy nasce proprio per permettere alle donne di sviluppare tutto il loro potenziale dando anche un contributo concreto al miglioramento della società in cui viviamo, un miglioramento in termini di benessere ma anche in termini economici perché le imprese delle donne possono contribuire effettivamente anche alla crescita economica del nostro Paese.

Consiglierei a tutte le donne di rivolgersi alla microcredito per avere un aiuto concreto per realizzare i propri sogni perché a volte abbiamo una buona idea ma in quel momento non abbiamo tutte le risorse finanziarie per realizzarla. Partecipare a un bando per richiedere il microcredito vuol dire decidere di investire su se stesse, credere così tanto in una propria idea da riuscire a pensare di poterci investire dei soldi per poterla concretamente realizzare.

Quindi assolutamente fate la domanda per richiedere il microcredito perché questo vi farà anche crescere come persone perché investire su se stessi vuol dire portare la propria persona a concepire il fatto di avere una vita più ampia più grande che ci permette di avere un impatto maggiore, non stiamo facendo qualcosa solo per noi ma stiamo realizzando un progetto vero e proprio che avrà poi un impatto sulla società in cui viviamo.

INTERVISTA A MIRIAM BRUERA

Direttore Generale del centro nazionale opere Salesiane - formazione e aggiornamento Professionale

Nella mia vita ho cambiato tanti lavori, all’inizio lavoravo per avere uno stipendio, quindi la mia problematica era quella di riuscire ad arrivare a fine mese come per tante persone oggi. Ero arrivata però ad un certo punto a una sorta di blocco perché avevo due lavori correvo sempre da un posto all’altro e non mi sentivo più realizzata, sentivo che nella mia vita mancava qualcosa...

Avevo capito che non volevo più lavorare soltanto per avere uno stipendio ma volevo dare il mio personale contributo mettendo le mie capacità al servizio degli altri. Infatti tutte le attività che ho svolto in tanti settori diversi avevo sempre un pallino, un chiodo fisso che era quello di capire come dall’interno potevo dare il mio contributo alla crescita e allo sviluppo di queste attività volevo metterci del mio non mi accontentavo semplicemente di avere un lavoro.

Ad un certo punto ho deciso di rivolgermi ad un coach per superare questo momento di blocco, sentivo che volevo fare qualcosa in più per me stessa e per gli altri, rivolgendomi ad un coach mi sono resa conto che quello che mi mancava era proprio un metodo, perché fin da quando ero ragazza ho sempre aiutato le persone intorno a me a raggiungere maggiori risultati, ma non avevo ancora gli strumenti che può avere un coach.

Che cosa fa un coach?

Un coach aiuta le persone a realizzare i propri obiettivi stabilendo un piano d’azione con delle tappe intermedie che portano la persona dalla situazione presente alla situazione desiderata passando attraverso degli obiettivi intermedi prima di arrivare a raggiungere l’obiettivo finale. Mi sono così appassionata al coaching che ho deciso dopo averlo testato in prima persona e dopo aver visto che era effettivamente efficace, di frequentare la scuola per diventare coach professionista. Ho frequentato la scuola di coaching umanistico perché non è importante soltanto raggiungere degli obiettivi ma è importante che gli obiettivi che raggiungiamo ci rendano realmente felici.

Quindi mi sono poi specializzata in coaching aziendale facendo un seminario in corporate coaching e mi sono iscritta all’associazione Italiana coach professionisti.

Ho deciso di dedicare la mia vita interamente al coaching e quindi ho aperto la mia attività che si chiama Pink Factory e ho deciso di specializzarmi in business coaching per l’imprenditoria femminile.

Perché ho fatto questa scelta così di nicchia? Così specifica?

Perché la parità dei diritti tra uomo e donna esiste sulla carta ma esistono ancora tante differenze, se noi pensiamo al numero di imprese create e gestite dalle donne in Italia è ancora un numero nettamente inferiore rispetto alle imprese gestite e create dagli uomini. Quindi per far sì che nel nostro Paese ma in generale nel mondo intero questa parità non sia solo sulla carta ma sia effettiva e soprattutto affinché le donne possano sentirsi libere di usare le loro capacità e le loro potenzialità per creare delle attività che siano su misura per loro stesse ma anche utili per le persone che vivono intorno a loro ho deciso di dare il mio contributo allo sviluppo imprenditoriale femminile, perchè non basta solo essere bravi a fare qualcosa per aprire un’impresa e quindi ho messo insieme tutti gli strumenti le metodologie le esperienze che avevo appreso sul campo in tanti anni messi al servizio in settori diversi per creare appunto questa metodologia specifica che unisce coaching e formazione, per cui andiamo ad esplorare le potenzialità di ogni persona ma andiamo anche ad acquisire degli strumenti concreti che permettono di trasformare questi punti di forza in un progetto imprenditoriale vero e proprio. In questo modo si risparmia tempo ed errori e si riesce ad arrivare con un progetto concreto che può essere subito messo in campo.

Ho deciso di scrivere un libro “Crea la tua impresa al femminile” perchè mi ero resa conto che esistono tanti libri specialistici per quanto riguarda il business, quindi ci sono libri che parlano di personal branding libri che parlano di business plan, libri che parlano di marketing e di comunicazione ma non ho trovato un libro che raccontasse tutto il viaggio imprenditoriale, perché spesso si parla di fare il salto, il salto da dipendente a imprenditore, salto da un’attività in proprio a un’attività imprenditoriale più ampia.. Però in realtà nessuno racconta che cosa accade dopo il salto! Quindi le persone si trovano a fare questo salto e poi in realtà si rendono conto che il viaggio è appena iniziato, che la difficoltà non era quella di decidere di lasciare il lavoro per poter aprire una propria attività, la difficoltà è quella di riuscire a rendere l’attività economicamente sostenibile.

Nel libro ho riassunto tutto quello che ho imparato sul campo in questi anni per permettere alle donne che stanno pensando di avviare il loro progetto di impresa di capire che cosa gli aspetta dopo aver aperto l’impresa. Perchè il difficile non è partire, il difficile è continuare e riuscire a creare un’attività che riesca a sostenersi con le proprie gambe, e non solo che riesca poi nel tempo a crescere e a svilupparsi. Quindi nel libro ci sono dei capitoli e alla fine di ogni capitolo ci sono degli esercizi di coaching da mettere subito in pratica per riuscire ad acquisire le competenze che sono spiegate nella teoria. Proprio perché non basta leggere un concetto per poterlo apprendere, bisogna sperimentarlo nella propria vita, quindi si tratta di un vero e proprio viaggio con degli esercizi che permettono di acquisire subito le competenze di cui si parla del libro.

Io inoltre il mercoledì sera in web radio “limite sintonia” dalle 20 alle 21,30 tengo la rubrica The Pink Coach.

In questa rubrica intervisto delle imprenditrici e con le ospiti di ogni puntata trattiamo degli argomenti che possono essere utili e interessanti per le donne che hanno già un’azienda o stanno pensando di avviare la loro attività imprenditoriale.

Partiamo dalle storie, perchè le storie di queste imprenditrici sono sicuramente d’ispirazione per le altre donne e poi diamo sempre dei piccoli strumenti pratici da utilizzare subito, quindi ogni ospite da alla fine della puntata un piccolo esercizio che le ascoltatrici possono mettere in pratica e poi sono a disposizione per le ascoltatrice del programma che mi scrivono dei messaggi e io rispondo in diretta alle domande.

Le domande riguardano i temi più diversi e soprattutto riguardano il tema del conciliare la vita personale con quella professionale, riguardano il tema di sentirsi più sicure di se stesse quindi di superare le paure per cui ci sono tematiche che riguardano il lavoro in senso stretto e ci sono poi tematiche che invece sono trasversali che riguardano la vita di ognuno di noi perché non c’è una separazione tra la donna e la professionista o l’imprenditrice, noi siamo un essere umano a 360°gradi, quindi è fondamentale riuscire ad acquisire delle competenze personali che poi noi possiamo trasferire anche nello sviluppo della nostra impresa.

Sostanzialmente crescita personale e crescita professionale vanno parallelamente, quindi se noi ci sentiamo più sicure di noi stesse se riusciamo a superare i nostri limiti e le nostre paure riusciamo anche ad avere quella sicurezza quel coraggio che ci permette poi di passare all’azione e di fare un passo in avanti anche nella nostra crescita professionale. Quindi in questa rubrica ci sono proprio dei consigli pratici delle storie delle esperienze delle strategie che possono essere subito applicate nella vita di tutti i giorni.

L ’importante è

non sognare e basta

ma fare dei passi concreti

per realizzare quel sogno.

Spesso le donne che si rivolgono a me hanno un’idea, hanno un sogno, però mi dicono: “Ma forse per me è troppo tardi”...

Ecco questa frase dobbiamo proprio cancellarla dal nostro vocabolario, non esiste il “troppo tardi” nella vita, perché ognuno di noi non importa quale sia la nostra storia fino ad oggi ma si ha sempre il diritto a una seconda possibilità, possiamo sempre ripartire in qualunque momento e in qualunque età.

L ’importante è far seguire ai sogni delle azioni concrete, in questo il coach può essere di grande supporto perché ci aiuta a trasformare quel sogno in un obiettivo concreto che può essere raggiunto un passo alla volta.

COME CAMBIA IL RUOLO DELL'IMPRENDITORE CON LA RIVOLUZIONE DIGITALE

Guardando l’evoluzione della storia industriale italiana, caratterizzata da sempre da una crescita a forte connotazione maschile, si nota subito che l’imprenditoria femminile nel nostro Paese è un fenomeno relativamente recente. Per molto tempo le donne hanno giocato un ruolo marginale nel tessuto imprenditoriale del nostro Paese a causa di una società dove la divisione dei compiti all’interno della famiglia tra uomo e donna era netta e l’accesso al mondo del lavoro per le donne era decisamente ostacolato da fattori culturali. A dispetto di quanto può sembrare però, in quegli anni le donne hanno avuto la capacità di gettare le basi di quelle che sarebbero state le loro abilità future dando prova della loro capacità di una oculata gestione delle economie della famiglia.

Nonostante le condizioni di svantaggio in cui sono state relegate negli anni passati, esse hanno trovato le energie e le motivazioni per far emergere le proprie iniziative e portarle al successo. Col passare del tempo, un numero sempre crescente di donne ha scelto di orientarsi verso il mondo dell’imprenditoria grazie ai benefici che offre nel bilanciamento tra lavoro e vita privata. Una propria impresa rappresenta per molte donne un modo alternativo per prendere il controllo della propria carriera e al tempo stesso continuare ad occuparsi della famiglia e dell’educazione dei figli grazie alla maggiore flessibilità e autonomia rispetto al lavoro dipendente. Un ulteriore fattore che ha sostenuto la spinta all’imprenditorialità femminile è stato la necessità di cercare di liberarsi dal divario salariale e di opportunità rispetto agli uomini. Sfavorite nelle attività economiche e sottovalutate dal mondo del lavoro, le donne hanno sviluppato una maggiore determinazione a rischiare con una carriera da imprenditrici per realizzare i propri obiettivi ed avere successo nel mondo degli affari. Soprattutto oggi, con il grande potenziale che le nuove tecnologie offrono alle “imprenditrici digitali” per sfruttare nuove opportunità, per eliminare limiti e confini geografici, per cambiare di fatto il modo di lavorare, di vivere e di stare insieme.

Ciò che ci fa capire meglio il fenomeno e come si è evoluto il ruolo della donna nel tessuto economico del Paese, è la frequentazione femminile delle università. Nel 1913 la percentuale delle iscritte era solo del 5,8% e per vedere una percentuale a due cifre son dovuti passare alcuni decenni. Solo se andiamo al 1950, possiamo osservare una prima percentuale del 26,3%. Le facoltà più frequentate erano quelle che preparavano all’insegnamento e raramente facoltà scientifiche. Solo lentamente si è cominciato ad assistere ad una inversione di tendenza, dove le donne hanno iniziato ad acquisire maggiore consapevolezza e autonomia ed hanno iniziato a prendere in mano le redini del proprio futuro. Dati ISTAT del 2008 ad esempio, fotografano una crescita del 17% annuo nelle immatricolazioni di donne ai corsi di studi di natura scientifica. Oggi, l’Osservatorio Talents Venture, mettendo insieme più fonti attualmente disponibili ha rilevato che nell’anno accademico 2017/2018 il 17,71% del totale delle donne iscritte alle università frequenta un corso STEM. Uno dei valori più alti dal 2008. Il percorso è iniziato ma non è ancora sufficiente se analizziamo le cifre totali delle donne che scelgono un percorso di studio STEM, ovvero facoltà scientifiche, tecnologiche, matematiche e ingegneristiche. Proprio questa situazione ha spinto il MIUR ad investire risorse per incoraggiare le diplomate a iscriversi, con copertura parziale o totale delle tasse, a un corso scientifico. Tra l’altro questo rilevante gap non affliggerebbe solo l’Italia, ma anche gli altri Paesi europei. Negli anni, tuttavia, la consapevolezza riguardo a questa problematica sta crescendo e molti Paesi stanno correndo ai ripari. Ad ogni modo, le statistiche sono incoraggianti, oggi le donne Italiane che guidano le imprese sono un gruppo sempre più diversificato di donne istruite e la maggior parte di loro ha una formazione universitaria.

Sandro Zilli

Business Developer, Business Coach, Chief Digital Officer membro AIDR


Fortunatamente, anche le università si stanno rendendo conto della loro responsabilità sociale mettendo in campo molte iniziative con il fine di coltivare e sostenere l’imprenditoria.

Sempre più spesso i campus universitari sono i luoghi dove prosperano le nuove idee di startup e si aprono grandi opportunità. Ciò accade perché proprio all’interno delle università si moltiplicano gli eventi su questi temi, si strutturano programmi specifici per l’accesso ai finanziamenti, si offrono attività di tutoraggio e visibilità sulle reti di investitori per aiutare le donne a sostenere le loro imprese nascenti. Questo modello è stato importato dall’estero e principalmente dagli Stati Uniti dove gli investitori si rivolgono costantemente alle migliori università per trovare il prossimo “founder disruptive”.

Quindi è proprio durante il percorso di studi che le nostre future imprenditrici hanno bisogno di essere sostenute, perché gettano le basi del loro futuro successo.

QUALCHE DATO SULL'IMPRENDITORIA FEMMINILE

Dopo questa breve premessa che ci ha fatto di inquadrare il fenomeno nella sua globalità, diamo un’occhiata agli attuali indicatori per capire a che punto siamo e in che direzione ci stiamo muovendo. Osservando le statistiche di oggi, emergono dati incoraggianti che evidenziano il ruolo della donna come parte attiva e determinante nel tessuto imprenditoriale italiano. Nel 2018 le aziende guidate dalle imprenditrici risultano oltre un milione e trecento mila, secondo l’Osservatorio

per l’Imprenditorialità femminile di Unioncamere ed Infocamere, circa 6.000 in più rispetto al 2017 e rappresentano il 21,93% del totale delle imprese iscritte al Registro delle Camere di commercio, registrando di anno in anno una crescita dell’1,1%.

Da questi dati emergono alcuni spunti molto interessanti che ci danno una fotografia esatta per definire lo stato del fenomeno e le prospettive, per capire tendenze e peculiarità, in pratica di come le donne imprenditrici si stanno facendo valere.

Da un punto di vista territoriale, la regione che ha fatto registrare la maggiore crescita d’imprese al femminile è il Lazio, che nel 2018 ha registrato un aumento di circa 1900 unità rispetto al 2017. Seguono poi la regione Campania con un aumento di 1.417 aziende e la Lombardia con progresso di 1.380 attività. Nel complesso, le imprese femminili aumentano in 15 regioni su 20. Altri dati, sempre molto interessanti, sono quelli che ci indicano le aree con una maggiore presenza di aziende guidate da imprenditrici. Ad esempio, la Lombardia è al primo posto, mentre Lazio e Campania seguono in seconda e terza posizione. Il Molise, la Basilicata e l’Abruzzo sono invece i territori che vedono la miglior percentuale di donne imprenditrici rispetto alle imprese guidate dagli uomini. Un altro dato ulteriormente significativo è quello della componente del numero di imprese al femminile registrate nelle province italiane che vede affermare le città di Roma, Milano, Napoli e Torino ai primi posti. Oltre a ciò, i dati di Unioncamere ci evidenziano che l’interesse per l’imprenditoria riguarda anche le donne under 35. Infatti, sono 154mila le giovani donne alla guida di una impresa in Italia, una ogni 12 aziende femminili.

Per quanto riguarda i settori che vedono maggiormente coinvolte le imprenditrici, viene confermato il trend di riduzione del numero di imprese commerciali e agricole (settori in cui le imprese femminili sono più numerose) e viene rafforzata l’espansione verso settori tradizionalmente legati alla presenza maschile: Attività professionali, scientifiche e tecniche (quasi 1.500 imprese femminili in più) e terziario avanzato (+1.453). Al di là delle classifiche, i risultati del 2018 in sostanza ci mostrano un trend confortante con la costante crescita della presenza femminile nel tessuto imprenditoriale italiano ed evidenziano che il fenomeno è diffuso. Basti pensare che, se nel nostro Paese il 21,86% delle imprese è guidato da donne, negli Stati Uniti questa percentuale sale addirittura al 45%. Segno che la propensione delle donne a “mettersi in proprio” è una tendenza destinata a crescere.

I dati dunque, ci regalano una iniezione di ottimismo e di speranza per il futuro soprattutto per la rilevanza del contributo che le donne possono fornire alla crescita economica a livello internazionale: secondo stime dell’International Labour Organization (ILO), il potenziale produttivo sottoutilizzato riferito alle donne è del 50%, contro il più ridotto 22% degli uomini. Le donne rappresentano quindi una grande risorsa che non possiamo più permetterci di sottovalutare e che potrebbe fare la differenza per lo sviluppo del nostro Paese.

L'IMPRENDITORIA FEMMINILE SI FA SPAZIO NEL DIGITALE

All’interno del quadro macroscopico dell’imprenditoria femminile andiamo a vedere in dettaglio se e come la trasformazione digitale può imprimere una svolta a questo scenario.

Se guardiamo esclusivamente al rapporto pubblicato dal Ministero dello Sviluppo Economico (Mise) a gennaio 2019 sulle startup innovative, emerge un leggero ritardo nell’affermarsi della leadership femminile nelle nuove imprese. Su 9.758 nuove startup, quelle dove le quote societarie sono detenute in maggioranza da donne risultano essere il 13,3% del totale rispetto al 22,2% osservato nel campione di tutte le nuove società di capitali. Considerando invece le startup innovative che hanno almeno una donna nella compagine sociale si sale al 43,1% del totale, dato molto promettente se comparato con il 47,7% delle altre nuove società di capitali. Insomma, ad oggi le startup innovative iniziano a parlare al femminile e sempre più studi dimostrano la correlazione positiva tra i risultati aziendali e la leadership femminile.

Un fattore da tenere in considerazione è che il mondo digitale è libero da pregiudizi e non fa differenze di genere, garantendo alle donne le stesse opportunità degli uomini nel fare impresa e nel competere, anche in settori tradizionalmente considerati maschili.

Anche i dati di una ricerca Ipsos per conto di eBay evidenziano come le donne possono trovare maggiori opportunità e facilità di ingresso in alcuni business basati sul digitale come ad esempio l’e-Commerce. Sebbene la maggioranza delle donne intervistate (53%), ritiene che il maggior beneficio di chi ha un’attività online sia quello di conciliare più facilmente la vita familiare con quella lavorativa, c’è un 25% che vede l’online come un’opportunità per operare facilmente
in qualunque settore e veder riconosciuta la propria professionalità. A supportare ulteriormente la crescita dell’imprenditoria femminile nel digitale interviene anche il servizio “Amazon business” che facilita il commercio online per mezzo della propria piattaforma.

Grazie ad esso è possibile avviare iniziative di business senza grandi investimenti in infrastrutture e avvantaggiarsi di servizi aggiuntivi come: vendita dei propri prodotti su larga scala in tutta Europa; automatizzazione nella generazione delle fatture; creazione di promozioni specifiche basate su quantità di prodotti acquistati; possibilità di immagazzinare i propri prodotti nei centri di distribuzione Amazon in Europa; supporto per la delivery e l’assistenza al cliente e molto altro ancora. Anche Facebook è scesa in campo per dare maggiore slancio all’imprenditoria femminile in ambito digital con l’iniziativa “#SheMeansBusiness”. Questo progetto globale nasce per ispirare tutte le donne che sognano di avviare un’attività imprenditoriale e per aiutarle a sviluppare il proprio business fornendo loro competenze digitali con particolare focus sugli strumenti offerti da Facebook e Instagram. Secondo l’indagine Future of Business Survey commissionata dal gigante dei social media, il 39% delle PMI con una pagina Facebook è di proprietà di una donna; ulteriore segnale che sono molte le donne italiane con un’idea imprenditoriale valida.

Indubbiamente esistono delle best practice che hanno fatto la storia dell’imprenditoria digitale femminile. L ’ultimo studio di SEMrush, piattaforma per la gestione della visibilità online, ci rivela che tra le prime 10 imprenditrici italiane più cercate online spiccano note influencer, blogger e youtuber affermatesi online nel mondo della moda e del food (come Chiara Ferragni e Sonia Peronaci) accanto a personalità femminili leader di storiche industrie italiane (come Emma Marcegaglia e Miuccia Prada) a dimostrazione del fatto che il digital è una grande opportunità per chi sa cavalcarla.

NUOVE TECNOLOGIE E ACCESSO AL CREDITO: LA MOSSA GIUSTA PER MOLTE DONNE

In generale le ragioni che spingono una donna a fondare un’impresa e ad intraprendere la carriera di imprenditrice sono molteplici: maggiore flessibilità rispetto all’occupazione di un lavoro normale, maggiore libertà e controllo sul proprio tempo con la possibilità di lavorare da casa, l’essere al di fuori di una struttura gerarchica e formale di lavoro e molto altro ancora. In pratica motivazioni che consentono alle donne di eliminare quegli ostacoli che impediscono un’armonia ideale tra lavoro e famiglia. Ma ci sono anche ragioni molto più profonde alla base di una decisione come quella di aprire una propria impresa e cioè un “sogno” in cui riversare tutta la propria voglia di fare, la propria creatività, la propria passione e le proprie capacità.

Agevolare la creazione di nuove imprese al femminile diventa una necessità per il nostro Paese se veramente si vuole realizzare un equilibrio tra uomini e donne che iniziano un’attività.

Affinché ciò avvenga sarà necessario lavorare non solo con le consuete leve delle politiche pubbliche per favorire la presenza femminile nelle attività economiche, ma con una serie di iniziative mirate, volte ad accelerare il cambiamento culturale e sostenere l’imprenditoria delle donne.

Uno supporto molto efficace può venire da investimenti in misure agevolative che favoriscano la diffusione delle nuove tecnologie abilitanti la trasformazione digitale, oppure in spazi di co-working dedicati alle donne imprenditrici con servizi accessori per le neo mamme ma soprattutto agevolazioni per l’accesso al credito con schemi di microfinanza innovativi. La sfida insomma è promuovere tutte le iniziative che siano ritenute idonee al raggiungimento dello scopo sociale ma che siano di facile introduzione e con costi limitati per l’amministrazione pubblica.

Volendo schematizzare la ricetta per sostenere e incentivare la creazione di nuove imprese o, per usare un termine molto utilizzato negli ultimi tempi “startup femminili”, tre sono gli ingredienti per il successo:

1 Il progetto

2 Le nuove tecnologie abilitanti la trasformazione digitale

3 L ’accesso al credito Facciamo qualche considerazione utile a capire il significato di questi tre punti rispetto all’intero contesto imprenditoriale.

Facciamo qualche considerazione utile a capire il significato di questi tre punti rispetto all’intero contesto imprenditoriale.

1 - IL PROGETTO

Come già accennato, molte donne sognano di realizzare un progetto imprenditoriale in cui riversare la propria passione. Ma un sogno senza un progetto e un piano concreto accompagnato da una chiara visione imprenditoriale, porta certamente a difficoltà e fallimenti.

Si verificherebbero perdite di tempo e di denaro, spreco di opportunità, ma soprattutto la cosa più grave, la perdita della fiducia in ciò che si sta facendo dovuta alla mancanza di risultati. Per usare una nota citazione di Walt Disney: “La differenza tra un sogno e un obiettivo è una data”. Per trasformare un’idea in realtà, occorre lavorarci, individuare un piano per la sua realizzazione con obiettivi specifici e tempi certi. L ’ideale sarebbe rendere disponibile un modello che consenta l’avviamento del progetto imprenditoriale e che possa aiutare le donne che hanno abbracciato l’imprenditorialità a mettere a fuoco il proprio modello di business. In pratica una forma di “mentorship” che ispiri le future imprenditrici, attraverso il confronto semplice ed immediato con professionisti dell’ecosistema come esperti di tecnologia, business model, marketing, etc, e le accompagni verso gli obiettivi che si sono poste.

In tale ottica operano già diverse organizzazioni come ad esempio, l’Associazione Italian Digital Revolution (AIDR) che offre un programma di mentoring allo scopo promuovere le competenze digitali per le donne. L ’obiettivo è quello di aiutare le giovani imprenditrici nel lancio di startup innovative mettendo a disposizione le esperienze e le professionalità degli associati e permettendo loro di condividere con la comunità di AIDR (associati e partner) le sfide sulle quali stanno lavorando. Lo scopo ultimo del programma è aiutare chi si vuole mettere in gioco attraverso la corretta definizione del progetto, alimentando il networking e generando sinergie ed opportunità con startupper, potenziali clienti, manager, partner commerciali, investitori privati ed istituzionali.

2 - LE TECNOLOGIE ABILITANTI

La trasformazione digitale offre nuove opportunità per stimolare l’obiettivo di uguaglianza di genere. Grazie alle tecnologie abilitanti quali intelligenza artificiale, big data, cloud computing, robotica, mobile e molto altro ancora, sarà possibile favorire la partecipazione femminile alla vita economica e la loro autonomia in almeno tre diversi modi.

In primo luogo, le tecnologie mobile e digitali permettono alle donne di aggirare alcune delle tradizionali barriere culturali e di mobilità come ad esempio: lavorare in modo flessibile e distante, accedere a nuovi mercati senza spostarsi, acquisire nuovi clienti e interagire meglio con quelli esistenti, ricevere formazione oppure fornire mentoring da remoto. In sintesi, la digital transformation offre loro la possibilità di migliorare l’autonomia finanziaria perché non sono necessari grandi investimenti per avviare e far crescere la loro attività.

In secondo luogo, molte donne possiedono capacità sociali superiori (soft skills), che possono avvantaggiarle sui mercati del lavoro nell’era digitale. Tali skills sociali sono spesso una caratteristica della leadership femminile e includono, ad esempio, un maggiore senso di responsabilità nei confronti della comunità, una maggiore empatia, una comunicazione più efficace e una maggiore disponibilità ad adattarsi alle mutevoli circostanze.

Infine, l’integrazione tra le competenze sociali femminili e le hard skills derivanti dall’alfabetizzazione digitale avanzata, diventa un requisito fondamentale nell’era digitale. La capacità di riunire queste competenze sarà il fattore distintivo che permetterà alle donne di farsi spazio in un tipo di impresa più remunerativo. Di fatto, oggi sono disponibili tecnologie rivoluzionarie (Internet, Cloud, Intelligenza artificiale, blockchain, e-commerce e altro ancora) che le giovani imprese possono sfruttare per introdurre nuovi modelli di business e creare soluzioni aderenti ai bisogni dei clienti. Tali tecnologie creano le condizioni ideali per l’innovazione consentendo alle imprenditrici di concentrarsi esclusivamente sull’identificazione dei problemi del cliente e sulla creazione di soluzioni senza dover costruire le basi tecnologiche essenziali. Creare un’innovazione da zero richiederebbe grandi capitali oltre a lunghi ed incerti tempi di sviluppo che le neonate startup non possono permettersi. La trasformazione verso il digitale può accelerare la crescita delle piccole e medie aziende aiutandole concretamente con gli strumenti necessari ad avere successo, indipendentemente dalla dimensione, dalle competenze, il settore industriale o la collocazione geografica.

3 - L’ACCESSO AL CREDITO

Ogni buon progetto imprenditoriale ha bisogno prima di tutto di una valida strategia finanziaria con la quale far fronte alle varie voci di spesa previste nel business plan. Nel definire le tipologie di finanziamenti più idonei, la neo imprenditrice deve considerare che la struttura finanziaria deve adattarsi alle varie fasi di vita dell’impresa e che andrà adeguata alle esigenze del momento con un giusto mix tra capitale proprio e capitale di debito. In pratica a seconda del fabbisogno finanziario esistono diverse categorie di potenziali finanziatori e di investitori di capitali di rischio che intervengono con forme e tempi differenti.

Purtroppo, la crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha rappresentato un grande ostacolo al reperimento delle risorse necessarie e all’accesso al credito. Una grande opportunità per le giovani imprenditrici è quella proposta dall’Ente Nazionale per il Microcredito che opera a sostegno dell’imprenditorialità attraverso un’offerta integrata di servizi finanziari e di supporto. Tale tipologia di intervento risulta fondamentale per l’avvio di una startup se si pensa che in molti casi i capitali necessari per partire sono piuttosto contenuti. Pur riconoscendo che la startup nella sua fase iniziale presenta un grado di rischio molto alto a causa dell’incertezza sugli esiti del progetto e all’assenza di garanzie, le sostiene con lo strumento finanziario del microcredito, che offre la possibilità di ottenere finanziamenti dai 25mila ai 35mila euro.

Anche nel caso delle imprese già avviate, lo strumento del microcredito può essere un valido supporto per accedere a risorse aggiuntive quando si deve fare un investimento non pianificato oppure in caso di un’inaspettata carenza di cash-flow.

Oltre a tutto ciò, l’Ente gioca un importante ruolo di affiancamento e offre, oltre al supporto finanziario, un’attività di ascolto e sostegno dalla fase di pre-erogazione fino a quella di post-erogazione, con una particolare attenzione dedicata alla validità e alla sostenibilità del progetto.

CONCLUSIONE

Come abbiamo potuto vedere un percorso di rinnovamento è iniziato. Le imprenditrici italiane sono preparate e innovano, hanno idee brillanti e portano avanti i loro progetti con decisione e coraggio. Il cambiamento culturale, l’incremento della specializzazione nelle materie scientifiche, il supporto delle nuove tecnologie e i numerosi strumenti finanziari oggi disponibili, sono i pilastri su cui costruire una nuova società dove ci sia più spazio per l’imprenditoria femminile e dove le disparità di genere siano superate per evitare lo spreco della metà del nostro capitale umano. Si pone dunque l’esigenza di rimediare a tali squilibri se vogliamo, come sistema paese, cogliere l’opportunità che ci offre il ruolo della donna per dare robustezza allo sviluppo economico di cui abbiamo tanto bisogno.

LA SFIDA CONTINUA: Politiche attive e microfinanza

di Emma Evangelista

Lei è Marcella Corsi, ordinaria di economia politica all’Università di Roma ‘La Sapienza’ e unica tra le cento donne del database 100esperte.it indicata come rappresentante di quella scienza che abbraccia la cultura della Microfinanza. Eclettica, solare, amante dei gatti che colleziona nelle fogge artistiche tra le più disparate anche nello studiolo dove riceve gli studenti dell’Ateneo, e che raccontano della personalità di una donna forte e determinata che quotidianamente, sulle orme del suo maestro, Paolo Sylos Labini, affronta, in modo funzionale e allo stesso tempo visionario ed espanso, le sfide di un mondo ancora riluttante alla presenza femminile quanto, al contempo, bisognoso di un supporto deciso da parte delle donne attive nelle politiche economiche, come rivelano le statistiche internazionali che vedono nella affidabilità e nella capacità manageriali femminili una risorsa inequivocabile.

Effettivamente la professoressa Corsi vanta anni di esperienza nel settore della microfinanza per cui è impegnata a livello internazionale anche sui tavoli del European Microfinance Network. All’attività da docente in campo economico la professoressa unisce la passione e la determinazione per la ricerca sulle tematiche di genere che coltiva attraverso la direzione di “Minerva” – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere (https://web.uniroma1.it/labminerva). Sollecitata a riflettere sulla attuale situazione del Paese, anche in contesti internazionali, riguardanti le attività e le opportunità delle donne nel mondo economico e finanziario, con particolare attenzione alle possibilità microcreditizie, ha tracciato un quadro d’insieme che abbraccia anche il bisogno di maggiori tutele per la situazione femminile nei contesti lavorativi e di potere.


Professoressa Corsi oggi qual è il vero potere delle Donne?

Oggi il potere delle donne riguarda varie sfere, in primis il lavoro perché le donne negli ultimi decenni hanno trovato il loro spazio nel mercato del lavoro, in parte insufficiente come dimostrano gli indicatori che anche l’Europa utilizza per fare monitoraggio dell’andamento occupazionale in nei diversi Paesi Europei. Parlo di indicatori quali il tasso di occupazione ma ovviamente anche il tasso di disoccupazione o il tasso di attività o il suo corrispettivo il tasso di inattività. Questo tipo di indicatori ci dimostrano che le donne hanno trovato uno spazio nel mercato del lavoro e soprattutto l’hanno trovato in anni recenti quando con la crisi le famiglie si sono viste depauperate dal punto di vista reddituale soprattutto a causa della perdita di lavoro maschile nei nuclei familiari e questo ha portato necessariamente le donne ad attivarsi. Restano però delle criticità essenziali, abbiamo in Italia un tasso di inattività altissimo, tra i più alti in Europa, abbiamo un tasso di disoccupazione ancora maggiore per le donne che per gli uomini, abbiamo un tasso di occupazione crescente ma ancora inferiore a quello maschile, tutti indicatori che ci dimostrano che bisogna ancora lavorare per la parità di genere nel mercato del lavoro.


In Italia i dati sulle migrazioni ci dicono che il maggior numero di donne immigrate che diventano regolari provengono dall’Europa dell’est e soprattutto, questo ci dà il segno di quanto all’Italia servono le migrazioni femminili. Cosa prevede per i prossimi anni? Cosa prevede a livello demografico? E soprattutto cosa prevede a livello occupazionale nel senso di un miglioramento delle posizioni lavorative di queste donne.

Ovviamente uno spazio per queste donne è stato ottenuto anche grazie alle immigrazioni che hanno avuto un ruolo fondamentale nel nostro paese soprattutto in settori a forte presenza femminile come i settori legati al lavoro di cura: molte delle famiglie italiane hanno avuto esperienza di ciò, avendo una baby-sitter Croata, avendo una badante Ucraina, avendo persone di assistenza ai nuclei familiari magari di provenienza dalla Romania. Si tratta di grandi comunità oramai pienamente installate nel nostro Paese, soprattutto composte da

INTERVISTA A MARCELLA CORSI

ordinaria di economia politica all’Università di roma La Sapienza

di Emma Evangelista

donne. Questo non è un fatto inusuale: le statistiche internazionali ci dicono che gran parte dei flussi migratori di questi anni è composto da donne; non a caso qualche anno fa le Nazioni Unite hanno dedicato un intero rapporto al tema donne e sviluppo, proprio confrontandosi col tema della mobilità delle donne a livello internazionale. Basta seguire delle interviste per quanto riguarda i fenomeni di regolarizzazione, per quanto riguarda l’inserimento delle famiglie migranti nel nostro paese, per vedere che spesso in queste interviste il volto delle persone intervistate è il volto di una donna, spesso e volentieri anche di una madre, perché ovviamente non dobbiamo mai dimenticare che il ruolo delle donne non si limita a sé stesse ma si estende ai nuclei familiari e ha un valore intergenerazionale. Quindi cosa si può prevedere per queste donne in un prossimo futuro? Devo essere onesta: i segnali non sono positivi, molte di queste donne stanno già lasciando il nostro Paese; c’è una vera crisi del Welfare nel nostro Paese sicuramente in parte dovuta alla crisi, ma anche in parte dovuta a determinate scelte per quanto riguarda ad esempio la mancanza di regolarizzazione negli anni più recenti per l’immigrazione cosiddetta clandestina o per meglio dire irregolare. Le donne migranti, quando possono, adesso lasciano il nostro Paese in cerca ovviamente di occupazioni migliori e soprattutto meglio retribuite, perché comunque il livello di retribuzione per le donne in generale è basso, italiane e straniere. Le donne si sa lavorano spesso e volentieri, questo ce lo dicono le statistiche ufficiali, con contratti di lavoro più deboli, che siano contratti di lavoro a tempo parziale (spesso involontario), che siano lavori di tipo temporaneo. E le donne tipicamente assunte (anche giovani donne laureate) in queste forme di lavoro più debole dal punto di vista contrattuale, di conseguenza ricevono salari mediamente bassi, che sono soprattutto incerti. E’ ovvio che cerchino la possibilità di spostarsi in altri Paesi che offrono condizioni migliori e soprattutto maggior certezza. Abbiamo parlato di donne dell’est, di rumene, di croate; ovviamente per alcune di queste donne la situazione è cambiata nel tempo perché parliamo di stati che adesso fanno parte dell’Unione Europea e per cui quindi valgono normative che riguardano la mobilità per tutti i lavoratori europei, senza bisogno di regolarizzazioni.

Le donne e la microfinanza, dall’inversione di tendenza dalla nascita del microcredito e alle declinazioni della microfinanza, qual è lo stato dell’arte nel mondo occidentale?

Quando parliamo di microfinanza, e in particolare di microcredito, trattiamo un tema molto caro a tutti noi che ci occupiamo di sviluppo, e puntiamo su forme alternative di finanza proprio per favorire l’inclusione sociale. Ho utilizzato il termine sviluppo non a caso perché non si tratta semplicemente di far crescere la nostra economia ma di far sviluppare la nostra società: sviluppo economico e sviluppo civile sono fortemente collegati, ce l’ha insegnato il mio maestro Paolo Sylos Labini già molti anni fa. La microfinanza in Europa è ancora poco utilizzata se ci confrontiamo con altre aree del mondo dove invece ha avuto un ruolo fondamentale dal punto di vista dello sviluppo economico e civile; in particolare, la microfinanza stenta a svilupparsi malgrado le occasioni che ci vengono dalla congiuntura. Intendo ad esempio che durante i tempi di crisi che abbiamo vissuto molto da vicino dopo la crisi finanziaria del 20072008 (ma che in parte ancora viviamo) la microfinanza è stata poco utilizzata per erogare credito. La microfinanza che cos’è in fin dei conti? Ne potremmo fare una lunga storia andando indietro fino ai Monti di Pietà che nascono sul territorio italiano quando l’Italia non esisteva, in città come Roma, come Napoli, con grandi esempi sparsi per tutto il territorio nazionale. La microfinanza ha una lunghissima storia ma la caratteristica che si porta dietro dalle origini è quella di fare attenzione ai bisogni del cliente, quindi di essere una finanza che si misura con le necessità specifiche del cliente, siano uomini e donne, o giovani e meno giovani. Il fatto di calibrare i bisogni finanziari di questi soggetti è la condizione necessaria per poter poi sviluppare dei prodotti che rispondono alle loro esigenze. Ed è proprio questa attenzione al cliente che ancora manca in Europa, in particolare per quanto riguarda le donne. Proprio di recente ho presentato ad una conferenza internazionale i dati più significativi che emergono da l’unica indagine europea che noi possediamo a livello comparativo, cioè quella gestita da diversi anni dalla Rete Europea per la Microfinanza e distribuita online quindi direttamente accessibile per tutti. Ecco, rispetto anche ad istituzioni che dichiarano di avere come missione fondamentale quella di servire le donne per rafforzare la loro posizione all’interno delle società, si stenta a coprire tra i clienti più del 40% di donne. Utilizzo questo dato come un esempio perché vuol dire che ancora siamo lontani dal cogliere pienamente quelle opportunità che il servire le donne offre per poi fare delle donne un volano di crescita e di sviluppo per l’intera società e per l’intera economia. Molto si può fare, e in parte è stato già fatto con fondi dedicati ad esempio all’imprenditoria femminile, ma molto si deve fare soprattutto per accrescere l’educazione finanziaria delle donne. I dati OCSE ce lo dicono chiaramente, in Italia uomini e donne italiani risultano deficitari dal punto di vista dell’educazione finanziaria se confrontati con gli altri grandi Paesi Europei, ma soprattutto le donne sono l’elemento su cui andare ad incardinare una vera educazione finanziaria che possa arrivare alle famiglie e coinvolgere anche i giovani. E’ sempre dai giovani che si deve partire per cambiare in qualche modo la cultura di un Paese.


L’Ente Nazionale per il Microcredito si occupa in Italia di sostenere lo sviluppo della microfinanza e di promuovere le attività per combattere l’esclusione sociale e finanziaria implementando quella che è stata definita la “via italiana alla microfinanza”, che riconosce un ruolo primario agli agenti territoriali che si occupano di implementare i servizi ausiliari non finanziari. Come può intervenire il “women empowerment” all’interno di questo processo e soprattutto come possono i servizi ausiliari essere maggiormente utili allo sviluppo dell’impresa femminile?

Quando parliamo di microfinanza non parliamo soltanto di dare accesso al credito per i beneficiari della microfinanza, ma soprattutto parliamo di un sistema di formazione dei clienti prima e dopo l’erogazione del credito; in questo ambito risultano fondamentali i servizi erogati dalle istituzioni di microfinanza (o da soggetti che collaborano con le istituzioni di microfinanza nella fornitura di questi servizi) per quanto riguarda l’efficienza nell’utilizzo del credito erogato. Questa è una questione fondamentale che si ricollega a quanto già detto per l’educazione finanziaria, e che si ricollega in particolare al ruolo che può avere l’Ente Nazionale per il Microcredito nell’interagire con le istituzioni di microfinanza, che si tratti di operatori bancari, di organizzazioni no profit e/o di istituzioni finanziarie non bancarie. Ecco l’Ente Nazionale, attraverso l’elenco dei fornitori di servizi ausiliari alla microfinanza, ha un ruolo fondamentale per scardinare certi meccanismi che impediscono, o perlomeno non favoriscono, l’accesso delle donne al microcredito, e quindi il pieno utilizzo di questo strumento anche per lo sviluppo delle capacità delle donne, per l’utilizzo dei talenti e delle competenze che le donne notoriamente hanno, come ci mostrano le indagini che si occupano di istruzione (ad es. i dati dell’OCSE). Ecco l’erogazione dei servizi ausiliari è la vera caratteristica della microfinanza che in Europa aspetta una piena attuazione. Non si può lasciare i clienti soli nel gestire pratiche amministrative spesso molto complesse, che siano pratiche bancarie di accesso e utilizzo del credito e/o pratiche per istituire una nuova attività (una microimpresa, una piccola bottega nel campo della ristorazione, un asilo nido o altro). Ma non si possono lasciare soli questi soggetti neanche nell’affrontare le difficoltà operative del portare avanti, ad esempio, una microimpresa, dalla fase di costruzione di un business plan che spesso è fondamentale per poter avere accesso al microcredito, alla gestione amministrativa di un’impresa, che può riguardare la gestione delle fatture così come la rendicontazione fiscale dovuta nei confronti dello Stato. Tutto questo per dire che i servizi ausiliari devono coprire la vita del microcredito, prima e dopo l’erogazione del credito, visto che stiamo parlando di forme di finanza che, per loro natura, seguono i clienti in tutte le loro esigenze, anche nella vita operativa di eventuali aziende. Questo perché non è importante soltanto farle nascere queste aziende ma è importante farle durare nel tempo, e dare alle persone che l’hanno create una vera occasione di inclusione sociale nel nostro Paese.


Se non è paritaria non è Democrazia! Parliamo delle donne invisibili, parliamo delle donne che si avvicinano alla politica e quindi a tutto quello che è il processo decisionale.

Spero di aver sottolineato con sufficiente chiarezza il ruolo che la microfinanza può avere dal punto di vista del rafforzamento sociale delle donne in Italia e in generale nei paesi sviluppati; per i Paesi in via di sviluppo c’è un’ampia letteratura al riguardo e non credo di poter aggiungere nulla in questa intervista. Vorrei però chiudere con un aspetto che mi sta molto a cuore: quando parliamo di inclusione delle donne all’interno delle nostre società dobbiamo anche riconoscere che molte donne sono oggettivamente invisibili nell’ambito del lavoro che svolgono quotidianamente.
Anche questo è un tema ampiamente riconosciuto: riguarda il lavoro non retribuito delle donne, sia nell’area domestica sia nel lavoro di cura, e quando parliamo di lavoro di cura non parliamo soltanto di cura nei confronti dei bambini ma parliamo di lavoro di cura anche (e sempre di più) nei confronti delle persone più anziane che convivono nei nuclei familiari - con tutte le problematiche per quanto riguarda le donne un po’ più mature soggette a un doppio lavoro di cura verso i figli da un lato e i propri genitori dall’altro (si parla in questi casi di ‘generazione sandwich’). Tutto questo lavoro - tanto - può essere quantificato perché esistono degli strumenti (in particolare i bilanci di genere), che permettono di misurare il reddito che viene creato in modo invisibile. Questo lavoro/reddito ha bisogno di essere riconosciuto e contabilizzato nei nostri indicatori macroeconomici, in primis nel prodotto interno lordo. Ma ci vuole anche un cambiamento importante in quelle che sono le norme sociali e mi riferisco in particolare alla divisione sessuale del lavoro all’interno dei nuclei familiari. Non si potrà mai avere un vero rafforzamento della posizione delle donne nella nostra società, fintanto che queste problematiche non vengono condivise anche dagli uomini. Non che non ci siano uomini sensibili a questo tema ovviamente, ma troppo spesso partecipiamo a dibattiti su questi temi in platee di sole donne. Ecco, credo che sia importante riconoscere, una volta per tutte, che il rafforzamento del ruolo delle donne nella società è un beneficio per tutti, uomini, donne, giovani, anziani, perché è soltanto attraverso una vera equità di genere e un pieno riconoscimento delle competenze di tutti - in primis delle donne che troppo spesso si trovano a non vedere le proprie competenze riconosciute - che noi potremmo produrre, perdonatemi la frase fatta, ‘un futuro migliore per tutti noi’.

Biografia Marcella Corsi - Marcella Corsi ha conseguito un Ph.D in Economics presso l’Università di Manchester (Gran Bretagna), ha lavorato come ricercatrice presso il WZB di Berlino e l’Istituto nazionale per lo studio della congiuntura (ISCO), e come professore associato presso la LUISS G. Carli.
Nell’ambito della sua attività di ricerca si è occupata di analisi congiunturale in ambito reale (mercato del lavoro, consumi ed investimenti, ecc.), di progresso tecnico, di innovazioni nel settore pubblico, e, negli anni più recenti, di temi legati alla valutazione della ricerca economica, e all’economia di genere.
È tra i fondatori dell’associazione Economia Civile (http://www.economiacivile.it) e della rivista on-line inGenere.it (www.ingenere.it). Ha svolto attività di consulenza per diverse istituzioni internazionali (Commissione europea, Parlamento europeo, OCSE) ed è membro associato del Centro europeo di ricerca sulla microfinanza (CERMi) di Bruxelles (http://www.cermi.eu/team/associate-researchers#corsi). Dal marzo 2017 dirige la International Review of Sociology e presiede “Minerva” – Laboratorio su diversità e disuguaglianze di genere (https://web.uniroma1.it/labminerva). È sposata e ha due figli.

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