LIBERI PROFESSIONISTI SEMPRE PIU' POVERI

Andrea Loli | Segreteria Tecnico Amministrativa ENM

Il quinto rapporto ADEPP mostra una curva in declino. Una soluzione possibile per la ripresa è l’accesso al fondo nazionale di garanzia per le pmi dedicato al microcredito

Dal 2007 al 2014 un calo del reddito medio reale pari 16,18%. Più penalizzate le donne, i giovani e le Regioni dell’Italia meridionale. Bene le iniziative di welfare ma non per il sostegno alla professione. Il microcredito come possibile soluzione per i prestiti ai liberi professionisti.

La recente presentazione del Quinto Rapporto AdEPP sulla previdenza privata ha rappresentato per gli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria l’occasione per tracciare un bilancio sull’anno trascorso anche se caratterizzato da un unico denominatore: liberi professionisti sempre più poveri. Sebbene il reddito medio nominale dell’anno 2014 (€ 34.549,30) si sia assestato allo stesso livello di quello dell’anno 2005 (€ 34.551,38), i redditi medi reali prodotto dai liberi professionisti tra l’anno 2005 (€ 34.551,38) e l’anno 2014 (€ 28.960,02) hanno registrato una diminuzione pari al 16,18% principalmente a causa degli effetti erosivi dell’inflazione. Se si tiene conto delle quattro aree professionali all’interno delle quali collocare le diverse tipologie di professionisti iscritti agli Enti di Previdenza Privati (Area Giuridica, Rete delle Professioni Tecniche, Area Economico-Sociale e Area Sanitaria) l’area che sta affrontando la più decisa crisi reddituale è l’Area Giuridica, il cui reddito medio nominale nel periodo 2005-2014 è stato del 23%. Segno negativo anche per la Rete delle Professioni Tecniche -7,4%, mentre l’Area Economico-Sociale e l’Area Sanitaria presentano una crescita in termini nominali nel periodo 2005-2014, rispettivamente +2,2% e +27,8% (il dato in controtendenza dell’Area Sanitaria è dovuto al reddito prodotto dagli iscritti ENPAM alla Quota B, ossia coloro che esercitano la libera professione in senso stretto). L’appartenenza di sesso gioca ancora una preoccupante differenza in termini di reddito medio. Nell’anno 2010 il reddito medio dei liberi professionisti di sesso femminile (pari al 36,0% degli iscritti agli Enti di Previdenza Privati) era inferiore del 39% rispetto ai colleghi di sesso maschile, mentre nell’anno 2014 tale divario è aumentato al 41,8%. Tale disparità retributiva tra uomini e donne si rispecchia anche nell’ambito territoriale di appartenenza.

Nell’anno 2014, per i professionisti di sesso maschile le regioni con il reddito medio più alto sono state il Trentino Alto Adige (€ 61.175,11) e la Lombardia (€ 61.042,92), mentre le regioni con il reddito medio più basso sono state la Calabria (€ 21.394,54) e la Basilicata (€ 23.398,12). Nello stesso periodo, per i professionisti di sesso femminile si confermano come regioni con il reddito medio più alto il Trentino Alto Adige (€ 38.520,76) e la Lombardia (€ 34.320,50), mente le regioni con il reddito medio più basso sono la Calabria (€ 13.233,91) e il Molise (€ 14.561,19). È necessario porre l’attenzione come nel periodo 2010-2014 nelle Regioni meridionali i redditi medi dei professionisti di sesso femminile siano decresciuti in modo decisamente più marcato rispetto a quanto accaduto nelle Regioni settentrionali, raggiungendo livelli davvero preoccupanti. Alla luce della crisi economica, anche la situazione reddituale delle giovani generazioni di professionisti e la distribuzione del reddito tra le diverse fasce di età rivestono sempre maggiore interesse. Nel corso dell’ultimo anno, le fasce d’età con i redditi medi più elevati sono quelle comprese tra i 45 anni e i 65 anni.

Al contrario, le fasce dove sono presenti i redditi medi più limitati sono quelle comprese tra i 25 e i 40 anni d’età. Da ultimo, i professionisti con il reddito minore in assoluto sono gli iscritti under 30 (€ 12.469,34), mentre quelli con il reddito medio più elevato hanno un’età compresa tra i 55 e i 60 anni (€ 49.974,54). Secondo l’AdEPP però i redditi medi dei professionisti più giovani hanno risentito in maniera inferiore della decrescita dei redditi medi reali per il semplice fatto che molti giovani professionisti lavorano per colleghi più anziani in situazioni di dipendenza economica o di pari subordinazione, risentendo in maniera inferiore delle variazioni del mercato.

Il disagio che i liberi professionisti stanno vivendo in questi ultimi anni va di pari passo con le iniziative di welfare messe in campo dagli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria per aiutare i propri iscritti “deboli”.

Nonostante tali prestazioni assistenziali rivestano un ruolo marginale rispetto al volume delle prestazioni pensionistiche erogate, esse sono cresciute in maniera rilevante negli ultimi anni passando dai 448,56 milioni di euro dell’anno 2007 ai 495,40 milioni di euro dell’anno 2014 con un incremento del 10,4%.

Nel periodo sopra considerato, tra le prestazioni di welfare erogate, le indennità di maternità rappresentano la voce di spesa più considerevole (+30%), mentre le c.d. prestazioni a sostegno degli iscritti (malattie, infortuni, borse di studio, assegni per nuclei familiari, sostegni straordinari in caso di catastrofi, calamità naturali o eventi gravi, prestazioni a soggetti in stato di bisogno, prestazioni a soggetti diversamente abili, ecc.) si assestano nell’anno 2014 a 83,92 milioni di euro, circa il doppio rispetto all’anno 2007. Una prestazione assistenziale, che riveste un ruolo cruciale nei periodi di congiuntura economica negativa e che merita di essere analizzata, è quella relativa alle prestazioni a sostegno della professione (contributi e/o prestiti per l’avvio di attività professionali, i prestiti per l’acquisto, la costruzione e la ristrutturazione di studi o case, e prestiti d’onore e mutui).

Dai 142,6 milioni di euro erogati nell’anno 2007 e soprattutto dai 207,2 milioni di euro dell’anno 2009, l’anno 2014 ha registrato una drastica riduzione attestando l’importo dei finanziamenti erogati a 86,8 milioni di euro.

I valori considerati all’interno di tale voce non rappresentano però il costo che i singoli Enti di Previdenza Privati hanno sostenuto per fornire una particolare prestazione ma piuttosto rappresentano gli importi economici che vengono richiesti in prestito/mutuo grazie all’intermediazione degli Enti stessi.

Il crollo di tale voce dipende principalmente dal fatto che difficilmente le condizioni proposte sul mercato dagli istituti bancari risultano essere meno vantaggiose rispetto a quelle offerte dagli enti previdenziali a causa di convenzioni ormai superate.

Per questa ragione, i liberi professionisti, sperando di trovare condizioni più vantaggiose sul mercato, si rivolgono sempre di meno agli Enti di Previdenza di appartenenza. Una speranza che però rimane tale se si considerano gli attuali tassi di interesse, garanzie reali e ipoteche sui beni richieste dagli istituti finanziari. Una soluzione al calo delle prestazioni a sostegno della professione e, in particolare, alle erogazioni dei prestiti per l’avvio di attività professionali sembra venire da tre importanti novità.

  1. La prima dall’ABI che, per la prima volta in Italia, apre ai liberi professionisti con la circolare 10/2015 del 12 giugno 2015 che contiene alcune precisazioni in merito all’ “Accordo per il credito 2015” in materia di sospensione dei mutui anche per tale categoria professionale oltre che alle imprese.
  2. La seconda dall’ “Action Pan for Entrepreneurship 2014-2020” che partendo dalla definizione europea di PMI consente ai professionisti di partecipare ai bandi europei per le start-up e accedere quindi al credito con la medesima capacità formale delle imprese.
  3. Come terza soluzione, la previsione contenuta nella Legge di Stabilità 2016, che consente ai professionisti l’accesso ai fondi strutturali europei FSE (Fondo sociale europeo) e FESR (Fondo europeo di sviluppo regionale), oltre che ai rispettivi programmi operativi nazionali (PON) e regionali (POR).

Tutto ciò non è però ancora sufficiente. Per il Sistema Paese Italia non rimane che percorrere, anche in questo campo, l’ultimo miglio in materia di microcredito e di microfinanza, visto che i numeri affermano che la libera professione è sofferente e la crisi ha colpito anche questo settore in modo drammatico, magari anche agevolando e promuovendo in maniera più incisiva a chi esercita una libera professione l’accesso al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese in materia di microcredito.

Associazione degli Enti di Previdenza Privati, AdEPP

Riunisce gli Enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatoria ex D.L.gs. 30 giugno 1994 n. 509 e D.L.gs. 10 febbraio 1996 n. 106 e analoghe successive leggi istitutive, al fine di tutelare l’autonomia degli Enti associati nonché il coordinamento delle relazioni istituzionali e delle politiche sociali, assistenziali e previdenziali da essi singolarmente perseguite. Attualmente il numero degli iscritti all’AdEPP è circa 1,5 milioni di unità che rappresentano circa il 15% del PIL.

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