IL "CARTELLO" DELLA MICROFINANZA

Quattro mosse per accrescere l’impatto del settore in Europa

Tiziana LANG | Ricercatrice ISFOL esperta di politiche del mercato del lavoro.

La crisi economica e gli obiettivi posti dalla strategia Europa 2020 hanno reso la microfinanza uno strumento chiave per la riduzione della povertà e per lo sviluppo della microimprenditorialità grazie alla capacità dimostrata dal settore di offrire servizi, finanziari e non, alle persone escluse a livello sociale e finanziario per sostenerle nel loro percorso di accesso al lavoro autonomo (autoimpiego, microimpresa, ecc.). In questo modo il settore della microfinanza contribuisce anche alla creazione di nuova occupazione in Europa. Del resto, la domanda di microcredito continua ad aumentare influenzata da fattori sia esterni che interni al settore. Tra i primi la disoccupazione crescente, la de-industrializzazione, l’interesse crescente per l’autoimpiego, il passo indietro delle banche sugli investimenti d’impresa; tra i secondi l’offerta più strutturata di prodotti e servizi microfinanziari, il riconoscimento istituzionale, professionalizzazione del settore. Ciò nonostante la copertura della microfinanza in Europa appare ancora carente e la sua erogazione è affidata a istituzioni molto diverse tra loro e spesso di dimensioni molto limitate. Al fine di favorire l’ulteriore sviluppo e consolidamento del settore e aumentarne l’impatto sul sistema Europa, il “cartello” della microfinanza europea ha elaborato alcune proposte per le istituzioni dell’Unione e per gli stakeholder del settore volte a favorire lo sviluppo delle attività del settore e il suo impatto sulla popolazione europea.

1 Rivedere la definizione di microcredito

La definizione in uso di “microcredito” è stata adottata nel 2007 ed è stata completata da ulteriori documenti che ne hanno definito le caratteristiche: beneficiari, oggetto, importo massimo, sistema di erogazione. Tuttavia, questa definizione si è via via indebolita per l’orientamento che si è deciso di dare ad alcuni programmi europei che utilizzavano lo strumento finanziario del microcredito in ragione del limite massimo di risorse erogabili (25mila euro) o per le sole finalità dell’autoimpiego e dell’imprenditorialità.

Questo ha causato effetti controversi sul sistema perché anche le banche si sono candidate alla gestione di questo tipo di strumenti offrendoli tuttavia alle sole piccole imprese, senza dedicare la dovuta attenzione allo scopo sociale dell’operazione né offrendo i necessari servizi di accompagnamento ai beneficiari.

Troppo spesso ormai, sono considerate “microcredito” solo le operazioni che incoraggiano l’autoimpiego sebbene esistano altri strumenti e servizi finanziari che rientrano in tale definizione quali, ad esempio, il microcredito personale e la microfinanza “verde” e, tra i servizi, le microassicurazioni e il micro-leasing.

L’adozione di una definizione diversa, non collegata al solo “ammontare finanziario massimo” faciliterebbe la distinzione tra i vari programmi sostenuti dalle diverse Direzioni Generali della Commissione europea (ad es.: COSME, EaSI, ecc.) e non farebbe dirottare verso le banche tradizionali le risorse allocate dall’UE per la microfinanza. La nuova definizione di microcredito dovrebbe tener conto: del tipo di cliente al quale è destinato il prestito (popolazione che non accede al credito ordinario); dell’istituzione

che lo offre (organismi con scopi sociali caratterizzati dalla trasparenza della gestione, da meccanismi di protezione del cliente e dalla capacità di dimostrare la propria performance sociale) e dei servizi di accompagnamento (non finanziari) offerti.

2 Coinvolgere gli stakeholder del settore industriale nella programmazione e gestione dei programmi

Lo sviluppo di programmi europei per il settore della microfinanza si basa sull’accordo di collaborazione tra la Commissione europea e il Fondo europeo e la Banca europea per gli investimenti. Il sistema creato potrebbe essere migliorato e rafforzato adattandolo alle necessità del settore della microfinanza grazie alla “incorporazione” di nuovi attori.

I due maggiori network europei della microfinanza (European Microfinance Network - EMN e Micro Finance Centre-MFC), che la Commissione europea sta supportando, vorrebbero divenire partner del sistema per contribuire al disegno, collaborare alla gestione e fornire feedback utili per la valutazione dei diversi programmi di microfinanza, al fine di farli corrispondere alle necessità espresse dai propri iscritti (ossia il 90% di tutte le Istituzioni micro finanziarie) che gestiscono fondi dai programmi UE. A tal fine dovrebbero essere sottoscritti degli accordi di cooperazione formale tra i due Network e le rappresentanze esecutive e gestionali di questi programmi (soprattutto la BEI).

3 Rafforzare la promozione del microcredito

Il microcredito ha ricadute positive sulle politiche che hanno una valenza sociale. Nello specifico, le politiche per la coesione sociale, visto che offre maggiori opportunità di lavoro; quelle per lo sviluppo economico, considerato che crea benessere e finanzia le piccole imprese; e quelle di finanza pubblica, tenuto conto che incoraggia i disoccupati ad avviare un lavoro autonomo o una microimpresa, dunque a creare reddito e a uscire dal sostegno sociale (inoltre, pagando le tasse d’impresa a contribuire all’erario generale).

L’attuazione di quadri regolamentari volti alla promozione dell’imprenditorialità e dell’autoimpiego arricchirebbero l’impatto del settore della microfinanza e avrebbe effetti positivi sulla coesione sociale e sullo sviluppo economico. Le istituzioni microfinanziarie (IMF) dovrebbero essere considerate partner delle istituzioni nazionali che si occupano di creazione/sviluppo di impresa o della creazione di autoimpiego e di nuova occupazione.

Solo in questo modo le attività del settore possono raggiungere il grande pubblico e farsi conoscere come strumenti efficaci per l’offerta di servizi ai cittadini “non-bancabili” e socialmente esclusi. Bisogna incoraggiare gli Stati membri a sviluppare delle norme di settore per la costituzione di IMF non bancarie (cfr. Francia, Italia e Belgio) al fine di superare gli inutili ostruzionismi che a livello locale (v. Germania e Spagna) limitano la loro attività perché ritenuto e legalmente riconosciute solo come istituzioni che non possono prendere depositi. Potrebbe essere utile organizzare un peer review a livello europeo su questi temi.

Occorre inoltre, al fine di evitare la cosiddetta “trappola dell’inattività” o l’aumento del lavoro sommerso, prevedere misure di accompagnamento per un passaggio veloce dalla disoccupazione all’autoimpiego. In Francia, ad esempio, hanno reso possibile la cumulabilità del sussidio di disoccupazione con il reddito da micro-impresa.

4. Rafforzare la promozione del microcredito del sostegno ai beneficiari

Lo strumento di microfinanza PROGRESS ha consentito il consolidamento e lo snellimento dei processi per l’erogazione di finanziamenti e garanzie dirette da parte dell’UE a sostegno della microfinanza. Lo strumento PROGRESS ha lavorato in modo complementare a diverse iniziative finanziate dall’UE: JASMINE, EPPA (sulla capacità istituzionale degli erogatori di microcredito), il FSE e JEREMIE, come pure il programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP).

Attualmente il nuovo Asse Microfinanza del programma EaSI offre, da un lato, assistenza tecnica nella forma di servizi di valutazione e rating, dall’altro lato, servizi finanziari quali garanzie e finanziamenti di supporto alle IMF europee. Ciò nonostante questi programmi mancano di una misura destinata al sostegno che le IMF devono offrire ai beneficiari finali (formazione, coaching, mentoring dei beneficiari nel periodo di restituzione del credito e, non ultimo, educazione finanziaria, strettamente connessi al prestito e obbligatori per i clienti vulnerabili).

Misure di sostegno non finanziarie aggiuntive rispetto al supporto al microcredito sono essenziali per il successo della microfinanza: il supporto ai beneficiari riduce considerevolmente il rischio di default, ma è oneroso in termini di risorse finanziarie e di tempo e risorse umane da dedicarvi. Le risorse del “margine” su ogni microcredito erogato non sono sufficienti (se non si intende aumentare il tasso di interesse). Nel Programma EaSI ci sono risorse apposite per la capacità istituzionale delle IMF, ma sarebbe opportuno ce ne fossero in tutti i programmi dell’UE per la microfinanza, magari raccogliendo le risorse necessarie con un mix di sistemi di garanzia e concessioni a sostegno delle garanzie offerte dalle IMF.

Per facilitare l’adozione di progetti a sostegno dei microimprenditori nell’ambito della programmazione 2014-2020 del FSE e del FESR servirebbe un mandato chiaro per le misure di inclusione finanziaria, magari inserito nelle Linee Guida per la creazione di nuovi strumenti finanziari nella programmazione.

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