UNIONE COLTIVATORI ITALIANI ESTRATTO DALLA PUBBLICAZIONE: IL MICROCREDITO IN AGROCOLTURA UNO STRUMENTO PER OFFRIRE APPORTUNITA' A CHI NON POTREBBE AVERLE

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UNIONE COLTIVATORI ITALIANI ESTRATTO DALLA PUBBLICAZIONE: IL MICROCREDITO IN AGROCOLTURA UNO STRUMENTO PER OFFRIRE APPORTUNITA A CHI NON POTREBBE AVERLE

StEFaNo riCalZoNE
Responsabile Area Credito ENM

L’U.C.I. - Unione Coltivatori Italiani, costituita legalmente il 16 gennaio 1974 ma già esistente da prima, è una delle principali e più longeve organizzazioni di categoria del mondo agricolo, ramificata in tutto il territorio nazionale e con partnership internazionali. Il fondatore, Nello Mariani, è stato uno dei principali interpreti e punti di riferimento dell’ampio movimento contadino da cui l’organizzazione ha preso le mosse sul finire degli anni Sessanta. Oltre all’impegno coerente e rigoroso negli obiettivi originari del sindacalismo - dalla tutela sociale alla lotta al latifondismo e allo sfruttamento lavorativo ad opera del caporalato - ha posto con forza e lungimiranza, nel dibattito politico italiano, tematiche vitali per salvaguardare e modernizzare l’agricoltura, quali i patti agrari, la previdenza, l’innovazione, la ricerca, la tutela dell’ambiente e del paesaggio fino ai diritti del consumatore. La Unione Coltivatori Italiani – U.C.I. coinvolge circa 60.000 associati tra tessere, deleghe e servizi forniti all’utenza attraverso una sede nazionale, 10 sedi regionali e 260 sedi territoriali sparse su tutto il territorio nazionale, Servizi forniti sia direttamente che indirettamente per il tramite delle società ad essa collegate. LA SUA MISSION fonte UCI L’agricoltura è dentro la nostra quotidianità di persone e di cittadini; contribuisce ad arginare fenomeni demografici quali quelli di esodo dalle campagne e di urbanizzazione, previene calamità naturali con la lavorazione e la manutenzione dei territori, garantisce posti di lavoro alternativi alla industria ed al terziario, connessi con la produzione di beni reali e tangibili, soddisfa una quota significativa della domanda alimentare, contribuisce a costruire realtà geografiche coese, compresa l’Europa politica, indirizzandone le direttrici a favore dello sviluppo, delle garanzie per i cittadini, della modernizzazione dell’economia, della riduzione delle sacche di povertà e di emarginazione fornendo uno sbocco lavorativo ed una soluzione ai fenomeni di immigrazione massiccia ormai endemici alla nostra economia. Preservare l’agricoltura significa non solo salvaguardare il patrimonio di sapere e di valori offerto dall’agricoltura ma, anche e soprattutto, salvaguardare la nostra identità culturale, che è un patrimonio inestimabile ed unico che rende, a sua volta, unica la nostra Italia. Preservare l’agricoltura significa preservare la nostra salute, il nostro ambiente e il nostro domani. L’ Unione Coltivatori Italiani è tutto questo, un Giano bifronte che difende i valori di unicità della nostra cultura contadina e li proietta verso il futuro. U.C.I. fornisce assistenza, consulenza, supporto progettuale, amministrativo-fiscale ad imprenditori, esperti e professionisti nell’ambito dell’agricoltura e del settore agroalimentare con una forte caratterizzazione sindacale nell’ambito della agricoltura a tutela degli interessi dei piccoli imprenditori e delle micro epiccole imprese. Ma U.C.I. ha nel suo DNA lo sviluppo e, quindi, l’allargamento dei suoi orizzonti di intervento e per questo fornisce assistenza ai semplici cittadini con una gamma di servizi attuale moderna e costantemente aggiornata. Per questa ragione U.C.I ha sviluppato e continua a sviluppare, procedure che diano un supporto reale ed efficace sia agli imprenditori agricoli che ai cittadini, operando per la tutela del mondo rurale ben sapendo che da essa discende una etica dell’ambiente e del consumatore. La scelta è quella di difendere le nostre radici; ciò ci consente di porre al centro dell’attenzione valori per noi sempre attuali come la solidarietà, la cooperazione, il rispetto dell’equilibrio ambientale, del territorio, del paesaggio, la cultura del buon cibo e della salute alimentare. La nostra azione è volta alla promozione di forme consortili ed associative tra aziende, al loro sviluppo tecnico ed economico ed alla conseguente qualificazione imprenditoriale e professionale. Una visione integrata del ruolo dell’azienda agricola nell’economia e nella società, che dall’originaria ispirazione sindacale si è estesa verticalmente a interventi sull’intera filiera di produzione, fino alla tutela del consumatore, e orizzontalmente all’estensione dei soggetti da rappresentare e dei prodotti e servizi da offrire. Le parole chiave sono filiera e multifunzionalità, per una economia ecologicamente sostenibile e socialmente responsabile, e per la modernizzazione delle nostre aziende. Filiera significa esercitare controllo e trasparenza nell’intero ciclo dei prodotti, dalla loro produzione alla distribuzione al consumo, nella convinzione che la collaborazione tra tutte le parti interessate è nell’interesse comune perché l’azienda agricola si interessi e si senta responsabile di fronte al consumatore, del valore dei suoi prodotti comunicando direttamente con il mercato. Le iniziative UCI nella diffusione dei prodotti tipici e nella loro tutela e valorizzazione vanno dalle fiere ed esposizioni agricole centrate sulle promozioni dei migliori prodotti di un ambito territoriale definito (la fiera “Laghidivini” per i vini delle aree lacustri) a progetti di tracciabilità su un ‘intera filiera, come abbiamo fatto con quella ovicaprina, al sostegno alle attività antifrode. Per questo, UCI intrattiene un ampio raggio di collaborazione con diversi soggetti associativi, impegnati nella lotta ai tumori, nella difesa dei consumatori, della tutela ambientale. UCI ha intensificato la propria azione nella promozione internazionale delle eccellenze agroalimentari del “made in Italy”, accompagnando le aziende agricole e di trasformazione verso nuovi mercati. L’UCI, avvalendosi del ruolo e delle funzioni dell’ENM e di ISMEA, intende favorire lo sviluppo delle filiere e dei sistemi produttivi locali agricoli – con particolare riferimento alle produzioni locali c.d. piccole produzioni locali ma di alto valore per i territori rurali delle aree “C” e “D” - offrendo opportunità di avvio e/o sostegno di iniziative di investimento agricolo per la popolazione appartenente alle fasce deboli con difficoltà di accesso al credito ed esclusa in alcuni casi dagli strumenti di sostegno (vedasi P.S. nella misura per i giovani agricoltori nei piani sviluppo rurale) UCI ritiene suo compito favorire lo sviluppo del microcredito in agricoltura soprattutto nelle aree rurali con oggettivi problemi e lontane dai centri di riferimento (ovvero aree C e D e nelle c.d. aree interne - spesso coincidenti con le aree D). LO SCENARIO ATTUALE E PROSSIMO FUTURO fonte UCI In Italia il mercato dei servizi è in fase di forte espansione per effetto della priorità che i Governi danno, a seguito dei vincoli posti dalla Unione Europea al rapporto tra il Prodotto Interno Lordo/ Debito Pubblico ed alla politica di contenimento della spesa pubblica attraverso il processo di esternalizzazione di alcune funzioni finora riservata al comparto pubblico. Operazione questa, attuata attraverso la emanazione di una legislazione sempre più stringente e complessa, che vede ampliare i documenti ed i servizi richiesti dalla Pubblica Amministrazione alla platea di soggetti privati, inclusi quelli di matrice sindacale. Tale orientamento ha determinato l’aumento sia della domanda di servizi da parte dei cittadini che della domanda di consulenza delle Imprese agricole, specialmente nel Centro-Sud. Inoltre, i limiti dimensionali e la riduzione dei margini operativi lordi dei singoli servizi conseguenti ai margini ed ai compensi imposti dalla manovra Governativa e dalle norme Europee, fanno sì che sia necessario per molte realtà economiche, aggregarsi o scomparire. In questa ottica U.C.I. registra un crescente interesse da parte di altre Associazioni e Sindacati minori, al suo progetto di Piattaforma di Servizi. Ciò porta a previsioni di sviluppo che vedono raddoppiare o addirittura triplicare i volumi di attività in essere. L’impegno dell’UCI a livello intenzionale ha riguardato sia la realizzazione di progetti di aiuto allo sviluppo dei Paesi recentemente entrati a far parte dell’Unione Europea, Romania e Bulgaria, sia nel sostegno alla cooperazione per lo sviluppo agricolo dei Paesi in via di sviluppo, Senegal, Congo, Tunisia, così come verso altri paesi come: Ucraina, Qatar e Vietnam. Le piccole e medie imprese oggi devono avere come caratteristica la Multifunzionalità per muoversi efficacemente sul mercato pur mantenendo le proprie risorse culturali ma misurandosi con il mutamento, l’innovazione, la diversità. L’Unione Coltivatori Italiani si propone oggi come una centrale di servizi che risponde alle esigenze ed alle domande non solo delle piccole aziende del comparto dell’agricoltura e della Pesca ma anche delle aziende non agricole. Le aziende agricole, del resto, diventano sempre più anche aziende commerciali grazie all’affermarsi della cultura del “kilometro zero “ e la crescente richiesta dei consumatori di prodotti riconoscibili e di un rapporto personale con chi li ha prodotti. Ma le aziende agricole diventano anche produttrici di servizi, dall’agriturismo ai servizi sociali in convenzione con gli enti pubblici e le strutture sanitarie. L’agricoltura sociale infatti è un aspetto moderno delle attività di una azienda multifunzionale che chiama in causa la collaborazione con gli enti locali, la capacità di sostenere la richiesta di prodotti e di programmi integrati per la cura e il benessere dei consumatori; sono i nuovi diritti di cittadinanza degli anziani, dei malati, delle famiglie. Il modello UCI, quindi, è fatto di tre parti facilmente distinguibili: le radici e quindi la terra, il cibo, e le tradizioni quali quelle di solidarietà e di comunità; la responsabilità, che è assunzione di doveri verso i consumatori, i lavoratori, i partner ed è rivendicazione di diritti, tutela degli interessi degli associati e dei lavoratori; l’innovazione, che è la ricerca della tecnologia più adeguata alla piccola impresa che produce e vende i suoi prodotti e i suoi servizi. IL MICROCREDITO IN AGRICOLTURA fonte Piano Strategico Nazionale e Stea In base alla metodologia utilizzata nel Piano Strategico Nazionale per l’individuazione delle aree rurali nelle Regioni italiane, sono state individuate 4 macrotipologie di aree omogenee:
a. Aree urbane e periurbane (zone A)
b. Aree rurali ad agricoltura intensiva specializzata (zone B)
c. Aree rurali intermedia (zone C)
d. Aree rurali con problemi complessivi di sviluppo (zone D)
Il territorio rurale, specialmente nelle aree “D” spesso coincide con le c.d. “Aree interne”, anche per difficoltà oggettive di accesso al credito e di avvio e sostegno di nuove iniziative imprenditoriali agricole, presenta fenomeni di spopolamento e diminuzione del livello della qualità della vita, dovuto principalmente alla crisi di settori cardine nelle logiche occupazionali e alla scarsa attrattività del territorio che lo rende poco accogliente e coinvolgente. Le immediate conseguenze di queste realtà territoriali si manifestano con l’aumento della marginalità di sempre più individui, del disagio sociale sempre più diffuso e dell’accentuarsi del fenomeno dell’emigrazione giovanile. Inoltre, l’impatto della crisi globale ha manifestato i propri effetti anche sul tessuto imprenditoriale, la portata della stessa, più che nella dinamica della demografia delle imprese, dove pure vi è traccia, va correttamente ricercata in quelle variabili che hanno una maggior correlazione con i fenomeni finanziari, quali ad esempio, il numero delle aziende in fallimento oppure nelle ore di cassa integrazione erogate. Analisi delle aree agricole fonte:
Stea Un’analisi condotta con particolare focus sulle areeagricole “C” e “D” che evidenzi punti di forza e di debolezza delle imprese coinvolte, deve prendere in esame alcuni elementi quali:
S - Punti di Forza
S1 Qualità nelle filiere
S2 Qualità delle produzioni
S3 Presenza di molte peculiarità paesaggistiche, architettoniche, tradizioni culturali autentiche
S4 Presenza di numerosi prodotti a denominazione
W - Punti di Debolezza
W1 Disoccupazione (giovanile e femminile)
W2 Bassa qualità della vita negli ambienti rurali
W3 Difficoltà di accesso al credito
W4 Scarsa presenza femminile e giovanile in ruoli chiave
W5 Diffuse condizioni di abbandono e di carenza di manutenzione in vaste porzioni di territorio rurale non più presidiato dalle aziende agricole
W6 Diminuzione dei valori economici degli immobiliari rurali
W7 Insufficiente diffusione delle tecnologie telematiche a servizio delle micro e piccole imprese agricole con isolamento e digital divide
O - Opportunità
O1 Forte presenza di giovani e di immigrati nei comuni abbandonati o interessati dalla emigrazione degli abitanti.
O2 Coinvolgimento della popolazione debole come risorsa imprenditoriale nella gestione delle filiere produttive e nei servizi connessi.
O3 Opportunità di recupero del patrimonio rurale sia culturale che di tradizioni.
O4 Nuovi valori su cui creare relazioni e brand (agricoltura sociale, identità sociale, economica, territoriale, ambientale ed etica)
O5 Orientamento della domanda alimentare a valori di qualità/genuinità e ad un rapporto più diretto con i piccoli produttori
O6 Possibilità di chiudere la filiera anche con interventi di piccola scala
O7 Innovazione sociale e organizzativa conseguente alla diffusione di nuove forme di credito per lo
sviluppo di attività economiche agricole di piccola scala
O8 Promuovere in modo innovativo la nascita e il consolidamento delle imprese.
T - Minacce
T1 Vulnerabilità dei nuovi poveri e diffuse situazioni di disagio, specie giovanile e tra gli stranieri residenti
T2 Insufficiente cultura imprenditoriale tra le fasce sociali più deboli della popolazione.
T3 Processi di degrado e svalutazione del patrimonio immobiliare rurale.
T4 Perdita del patrimonio culturale e del correlato patrimonio di tradizioni, usi e consuetudini.
T5 Prolungata carenza finanziaria e difficoltà generalizzata di accesso al credito.
T6 Crescita dei costi di produzione e degli oneri finanziari per le aziende agricole.
T7 persistere di rendite parassitarie nella filiera tra produttore e consumatore finale.
I Fabbisogni
fonte: Stea
Attraverso la raccolta dati con la metodologia dell’ascolto dei propri associati e la successiva analisi SWOT rafforzata da elementi statistici, sono stati evidenziati alcuni fabbisogni che, in Agricoltura, possono essere soddisfatti con lo strumento del Microcredito. Nella tabella W-T che precede, si riepilogano, dunque, tali Fabbisogni che richiedono interventi strutturali volti a permettere l’accesso alle forme di finanziamento necessarie a liberare energie ed idee negli individui esclusi o marginalizzati dal sistema economico e creditizio tradizionale, quali:
• Favorire forme che permettano l’accesso al credito da parte di micro e piccole imprese agricole, nuove iniziative o già esistenti, nei territori rurali per interventi strutturali di start up.
• Promuovere la cultura imprenditoriale tra i giovani e le fasce deboli della popolazione con difficoltà di accesso al credito.
• Mantenere la qualità della vita nei piccoli centri rurali attraverso:
- la difesa e l’innovazione del tessuto delle attività agricole ed il rafforzamento e valorizzazione delle piccole produzioni locali.
- La immissione di individui giovani e di nuove imprese nei centri rurali in via di spopolamento od
abbandonati.
Tipologia di interventi e di spesa del finanziamento Gli interventi che lo strumento del Microcredito può sostenere in ambito agricolo possono riguardare sia la coltivazione che la produzione, sia la lavorazione dei prodotti che la loro commercializzazione. Ne enunciamo alcuni a titolo esemplificativo, ma non certamente esaustivo:
• Prima lavorazione di produzioni locali a forte valore aggiunto (filiera corta);
• Creazione di punti vendita di prodotti agricoli aziendali;
• Creare e/o migliorare i servizi di diversificazione agricola afferente alla multifunzionalità;
• Sviluppare attività agro-artigianali di nicchia e/ o completamente nuove.
• Introduzione di nuove tecniche di coltivazione, di produzione e di raccolta.
Tra le spese:
Ne enunciamo alcune a titolo esemplificativo, ma non certamente esaustivo:
• Acquisto di scorte, mezzi di produzione;
• Acquisto di macchine ed attrezzature di piccola entità ma che offrono valore aggiunto alle produzioni locali in fase post-raccolta;
• Miglioramento di beni strumentali;
• Adeguamento di beni strumentali per servizi connessi di multifunzionalità agricola;
• Innovazione tecnologica e tecniche innovative nei processi di coltivazione, produzione, raccolta e commercializzazione: acquisto software e hardware.
• Produzione e Commercializzazione con strumenti collegati ad Internet: acquisto software e hardware.
A PRODUZIONE STANDARD NEL P.S.R. ED ILIMITI DI ACCESSO
fonte: Stea
La produzione standard (PS) di un’attività produttiva agricola è il valore medio ponderato della produzione lorda totale, comprendente sia il prodotto principale che gli eventuali prodotti secondari, realizzati in una determinata regione o provincia autonoma nel corso di un’annata agraria. Il valore della produzione ottenuta da una attività agricola è determinato quale sommatoria delle vendite aziendali, degli impieghi in azienda, degli autoconsumi e dei cambiamenti nel magazzino, al netto degli acquisti e della sostituzione (rimonta) delbestiame. Il valore deve intendersi “franco azienda”, al netto dell’IVA e di altre eventuali imposte sui prodotti, ed esclusi gli aiuti pubblici diretti. L’utilizzo della Produzione Standard ha consentito di semplificare la metodologia di calcolo da parte degli Stati Membri. Infatti, non è più necessario determinare le diverse voci della componente dei costi specifici previsti nella metodologia dei RLS, che presentava per alcune attività produttiva delle difficoltà nella determinazione delle singole voci, oltre al fatto che tali costi presentano una forte variabilità tra Paese e Paese. Le singole Produzioni Standard delle attività agricole vengono calcolate, in ogni Paese dell’UE, a livello regionale, per un periodo di riferimento di cinque anni consecutivi. Gli strumenti classici a disposizione per garantire il c.d. Sviluppo rurale nell’ambito del II Pilastro della PAC prevedono per le misure in favore dei giovani (es. sm. 6.1) e nelle schede di misura dei Piani di Sviluppo Rurali delle Regioni italiane e delle provincie autonome un limite minimo di accesso in termini di Produzione standard. UCI ritiene che questo limite (es. 18.000 euro in Puglia) impedisca l’accesso al sostegno finanziario dell’attività di impresa da parte di imprese agricole per interventi di investimento, soprattutto di piccola scala, con risorse finanziarie allocate nei Piani di Sviluppo Rurali. Pertanto, si ritiene importante applicare lo strumento del Microcredito anche al settore agricolo soprattutto per piccoli interventi previsti da micro e piccole imprese che siano al di sotto del valore minimo di PS (Produzione standard) inserito nelle schede di misura dei PSR

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