EUROPEAN MICROFINANCE FORUM

Giovanni Nicola Pes | Vice Segretario Generale ENM

I lavori del III Forum Europeo della Microfinanza sono entrati nel vivo nella giornata del 20 ottobre 2016, con il confronto diretto tra istituzioni pubbliche, operatori privati ed organismi associativi, che sono stati impegnati in una intensa serie di workshop – 14 in tutto – dedicati ai temi del microcredito ed ai suoi riflessi sul piano economico, sociale e culturale.

Alcuni workshop si sono svolti in lingua inglese e sono stati inseriti nel programma di offerta Technical Assistance EaSI di cui al Regolamento UE 1296/2013, che la Commissione europea eroga alle istituzioni di microfinanza dell’Unione e dei Paesi in fase di preadesione all’UE. Tra questi, il workshop dedicato agli “Strumenti finanziari europei” coordinato da Riccardo Aguglia del FEI, che ha riservato una specifica attenzione al microcredito come strumento essenziale per l’inclusione finanziaria e la creazione di occupazione, attraverso l’auto imprenditorialità e la creazione d’impresa. Di particolare interesse le testimonianze portate da istituzioni come BNP Paribas, PerMicro e BPM, che hanno illustrato le iniziative di microcredito nelle quali sono impegnate ormai da anni, con il sostegno di istituzioni comunitarie quali, in primo luogo, il Fondo europeo per gli investimenti. Nell’ambito di queste iniziative, gli aspetti della responsabilità sociale, della valutazione dell’impatto sociale e della formazione assumono un rilievo centrale.

Il “Microcredito quale strumento di sostegno allo sviluppo dei paesi di provenienza dei migranti” è stato il tema di stringente attualità oggetto del secondo workshop della giornata coordinato da Gianfranco Verzaro, che ha ricordato come la soluzione delle problematiche connesse con l’accoglienza dei migranti comporti anche la necessità di individuare alternative che consentano ai soggetti espatriati di rientrare nei propri territori svolgendo un lavoro dignitoso e contribuendo allo sviluppo del proprio Paese.

La posizione del Ministero dell’Interno, ovvero dell’amministrazione pubblica più direttamente impegnata su questo fronte, è stata illustrata dal Vice Prefetto Falco, che ha fatto presente la difficoltà di gestire un fenomeno tanto complesso, anche per la mancanza di coordinamento a livello europeo. Il Ministero, da parte sua, intende gestire non solo la fase di prima accoglienza e soccorso, ma mira ad attivare iniziative di start-up d’impresa da parte degli immigrati che, usciti dai centri di accoglienza, non hanno altre possibilità di lavoro e di mantenimento. E’ stata portata anche la testimonianza del mondo accademico e ci si è infine soffermati sugli aspetti propriamente finanziari del sostegno ai paesi di provenienza dei migranti. Coordinato da Francesco Verbaro, il workshop sul tema “Educazione finanziaria”, ha in un certo senso anticipato la “Giornata europea dell’educazione finanziaria” in programma nel terzo ed ultimo giorno del Forum. Educazione finanziaria è un’espressione che, secondo la definizione dell’OCSE, sta a significare il processo attraverso il quale i consumatori, i risparmiatori e gli investitori migliorano le loro capacità di comprensione dei prodotti finanziari e dei concetti che ne sono alla base. Gli ultimi anni hanno visto aumentare la complessità dell’orientamento e delle scelte finanziarie a carico delle persone, a causa dei profondi cambiamenti verificatisi nel settore dei servizi finanziari destinati alle famiglie e alle imprese, con un’offerta sempre più segmentata e specializzata e con una gamma di prodotti (conto corrente, bancomat, carta di credito, mutuo, prestito personale, RC auto, RC capofamiglia, polizza vita e infortuni, polizza malattia, risparmio/investimento) che, avendo ormai una diffusione capillare, sono spesso scelti in modo non oculato né tempestivo. In questo quadro, è necessario attivare ed alimentare un nuovo fronte di alfabetizzazione che aiuti i cittadini risparmiatori ad acquisire le nozioni di carattere economico-finanziario indispensabili per gestire al meglio le proprie risorse.

Parallelamente al workshop sull’educazione finanziaria si è svolto quello dedicato a “Innovazione sociale ed impact investing”, coordinato da Leo Cisotta. Il workshop ha affrontato le tematiche e le connessioni esistenti tra Innovazione Sociale e Impact Investing, declinando la finanza d’impatto come “prodotto” innovativo di un approccio sociale alla crescita e allo sviluppo e concentrandosi sulla definizione e sulla convergenza di specifici mega trends che stanno trasformando i paradigmi dell’intervento sociale: dall’abbandono di politiche di welfare nei paesi sviluppati, alla “commoditizzazione” delle tecnologie in risposta ai bisogni e alle nuove sfide emergenti della società. Sono stati presentati alcuni dei modelli emergenti di domanda di innovazione di impatto in diversi settori e in particolare energia e ambiente in Arpinge, beni pubblici e loro riuso per l’Agenzia del Demanio. Alla base di questa scelta c’è l’intuizione che prima di mettere a punto l’infrastruttura finanziaria che dovrebbe assistere l’approvvigionamento di capitale, sarà necessario nutrire l’emergere di iniziative consistenti, innovative e forti dal lato della domanda.

Le possibili modalità di microcredito sociale o imprenditoriale applicato all’ampio campo dell’housing è stato al centro del workshop “Housing: prodotti per l’impresa”, coordinato da Irene Bertucci. Sul piano sociale, è stato illustrato un progetto dell’Ente Nazionale per il Microcredito volto a favorire le persone che si trovano in situazioni di difficoltà abitative ed hanno urgente necessità di affrontare piccole spese di ristrutturazione o di efficientamento energetico, ovvero di pagare canoni di affitto arretrati. Di particolare interesse, inoltre, è stata l’esposizione di un progetto di housing microfinance di carattere imprenditoriale, volto a trasformare gli immobili fermi sul mercato in strutture micro-ricettive. Il progetto parte da un’analisi del mercato mondiale del turismo, alimentato da alcune importanti tendenze nel mondo del viaggio: il turista di una volta è diventato un viaggiatore che cerca l’autenticità e sempre più spesso l’accoglienza diretta, originale e a dimensione di uomo. Per questo, la domanda di strutture microricettive è in forte crescita e questo fatto offre l’opportunità di contrastare l’attuale mercato immobiliare italiano in stallo, tramite la trasformare di un immobile fermo sul mercato in una fonte di guadagno. Marco Paoluzi è stato il coordinatore del workshop dedicato a “Il processo del microcredito”. Dopo l’illustrazione del percorso compiuto fino ad oggi dal microcredito ed in particolare dal microcredito imprenditoriale, che ha avuto un incremento notevole grazie alla garanzia del Fondo di Garanzia per le PMI, i partecipanti al dibattito hanno formulato una serie di interessanti suggerimenti e considerazioni. Tra questi, il problema della normativa sul microcredito, che presenta ancora dei “lati oscuri” per quanto riguarda ad esempio l’esatta individuazione dei beneficiari del microcredito imprenditoriale: infatti, in assenza dei bilanci dell’impresa (il caso è presente in molte ditte individuali), è difficile verificare i livelli di indebitamento e di attivo patrimoniale fissati dalla normativa. Altro problema è quello dei servizi ausiliari: le persone non bancabili hanno bisogno di essere aiutate nella valutazione della loro idea imprenditoriale, ma nessuno sa come poter attribuire la qualifica di “soggetti specializzati” a quei soggetti che svolgono i servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio. Pertanto, occorrerebbe intervenire quanto prima per individuare il limite minimo di tali servizi e definire tali figure professionali, disciplinando le modalità per la loro selezione. “A Comparative Analysis of Microcredit Legislation” è stato il tema del secondo workshop in lingua inglese, coordinato da Maria Doiciu. Le modifiche al titolo V del Testo Unico Bancario (Tub) hanno introdotto in Italia una specifica normativa per il microcredito, prodotto creditizio la cui offerta, storicamente, si è diffusa nei paesi in via di sviluppo quale soluzione per contrastare la povertà estrema e che in Europa ha visto in questi ultimi anni un rinnovato interesse a causa della crisi economica che ha posto come emergenza il tema della povertà relativa, della esclusione finanziaria e della disoccupazione. Con l’introduzione di una normativa sul microcredito, pertanto, l’Italia si pone tra i paesi europei più attivi nella costruzione di una cornice regolamentare coerente con il nuovo quadro socio-economico, e in grado di assicurare accesso a forme di credito alternative a quello bancario. Costruire un ambiente regolamentare del microcredito nei paesi a economia avanzata impone lo sforzo di contestualizzare la materia nel framework normativo in vigore per gli strumenti creditizi tradizionali, salvaguardando le caratteristiche etico-sociali del prodotto microcreditizio e la natura dei soggetti che lo promuovono, per lo più operanti fuori dal perimetro della vigilanza pensata per gli intermediari finanziari. Con il coordinamento di Cinzia Bonfrisco, si è quindi passati ad affrontare il tema dei “Fondi di investimento per la microfinanza”. Accanto allo sviluppo dei fondi “etici” o “socialmente responsabili”, negli ultimi anni diversi investitori istituzionali hanno iniziato a valutare il comportamento delle singole imprese e disinvestono da quelle accusate di violazioni particolarmente gravi in materia di diritti umani o impatto ambientale. Sono molti i fondi che investono seguendo criteri etici, che però si distinguono molto in base alle scelte di investimento, ai parametri utilizzati per valutare le imprese, alla qualità della valutazione, alla trasparenza verso gli investitori e il pubblico, e per altri criteri. Invece di disinvestire dalle imprese che non rispettano alcuni vincoli etici, diversi gestori utilizzano i diritti di voto e di partecipazione connessi all’essere azionisti dell’impresa per cercare di modificarne i comportamenti e influenzarne le scelte. Si tratta di un percorso per alcuni versi differente da quello di selezione dei titoli, ma che ha in comune il cercare di sfruttare in direzione “etica” l’enorme potere che la finanza ha conquistato negli ultimi anni. Entrambe le strade sono ormai consolidate nei paesi anglosassoni e in diverse nazioni europee, e si stanno lentamente affermando anche in Italia, come strumento di democrazia economica e per ottenere dalle imprese una maggiore responsabilità, sostenibilità e trasparenza. Il terzo workshop in lingua inglese, dedicato a “European Code Of Good Conduct For Microcredit Providers”, è stato coordinato da Aldo Moauro ed è partito dall’analisi del “codice europeo di buona condotta per l’erogazione di microcrediti” che fissa una serie di regole riguardanti la gestione, la governance, la gestione del rischio, la rendicontazione e i rapporti con clienti e investitori che sono comuni al settore del microcredito nell’Unione Europea. Queste norme si ispirano alle buone pratiche riconosciute nel settore della microfinanza e sono formulate sulla base dei seguenti principi e orientamenti: sottolineare la necessità di inserire contenuti specifici e misurabili sulla base dei quali i dirigenti e i consigli di amministrazione degli enti erogatori di microcrediti possono attivarsi per rafforzare la propria organizzazione; tenere conto delle diversità esistenti tra i vari enti erogatori di microcrediti dell’UE sotto il profilo delle condizioni di mercato, delle strutture istituzionali e dei quadri giuridici; sottolineare la necessità di elevare gli standard trovando un equilibrio tra l’esigenza di adottare buone pratiche e le realistiche aspettative in termini operativi degli enti erogatori.

E’ stato quindi affrontato un problema di drammatica attualità quale quello dell’usura. Coordinato da Nello Tuorto, il workshop “Microfinanza quale strumento di inclusione, coesione e sviluppo, per la prevenzione dei fenomeni dell’usura e della criminalità organizzata” è stata l’occasione per riflettere ed avanzare soluzioni, alle attuali rigidità nell’accesso al sistema finanziario - soprattutto per le famiglie e le microimprese - e quindi sulle possibilità concrete di ridurre l’alto tasso di “esclusione finanziaria” presente nel nostro Paese che riguarderebbe il 25% della popolazione attiva; al fine di evitare comportamenti che portino ad ulteriori sovra-indebitamenti e quindi alla reale possibilità per milioni di persone di cadere nelle mani degli usurai e quindi della criminalità organizzata. Ci si è soffermati quindi sulle modalità di funzionamento del “Fondo di prevenzione dell’usura” istituito, ai sensi dell’art. 15 della Legge 108/96, presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze e sono state ipotizzate delle proposte di modifica ad una Legislazione che dopo 20 anni di sperimentazione sul campo, si presenta certamente con delle necessità di “manutenzioni” e miglioramenti. Il workshop “La microfinanza come strumento di innovazione sociale nei programmi di cooperazione territoriale”, coordinato da Antonella Valmorbida, ha affrontato il tema della microfinanza nell’ambito dei programmi europei. La Cooperazione Territoriale Europea (CTE) è uno dei due obiettivi della programmazione dei fondi strutturali e di investimento europei (SIE) 2014-2020 e vuole incoraggiare i territori di diversi Stati membri a cooperare mediante la realizzazione di progetti congiunti, lo scambio di esperienze e la costruzione di reti. Al riguardo, il dibattito si è incentrato sulle tre componenti della CTE, vale a dire: la cooperazione transfrontaliera fra regioni limitrofe, che mira a promuovere lo sviluppo regionale integrato fra regioni confinanti; la cooperazione transnazionale su territori transnazionali più estesi, che coinvolge partner nazionali, regionali e locali; la cooperazione interregionale, che coinvolge tutti gli Stati membri dell’Unione Europea e i Paesi EFTA/ SEE, che mira a rafforzare l’efficacia della politica di coesione, promuovendo lo scambio di esperienze, l’individuazione e la diffusione di buone prassi. Un argomento del tutto innovativo nella letteratura sul microcredito è quello affrontato dal workshop su “Microcredito quale strumento di supporto alla pratica sportiva”, con il coordinamento di Stella Coppi. Il tavolo è nato con l’intenzione di mettere in comunicazione il mondo dello Sport ed il mondo della Microfinanza, con l’obiettivo di aprire nuove strade e creare nuovi strumenti per aiutare il settore sportivo, sia in ambito di microimprenditorialità sia come strumento di benessere ed inclusione sociale. Sono stati illustrati gli aspetti principali della politica europea dello Sport con particolare riferimento ai finanziamenti europei come, in particolare, Erasmus+. Tra i possibili strumenti da attivare, è stata sottolineata l’opportunità della presentazione, da parte dell’Ente Nazionale per il Microcredito, di un progetto per lo studio dell’utilizzo del microcredito nel settore sportivo, con scambio di buone pratiche con partner europei, corredato da una conferenza conclusiva sul tema. Riprendendo il tema di Erasmus+, è stato anche rilevata la necessità di una azione educativa, oltre che finanziaria ed economica, in ambito sportivo. Con il coordinamento di Mario La Torre, il workshop “Finanziare l’impresa culturale: Microcredito e finanza inclusiva” ha evidenziato come la necessità di finanziamento delle imprese culturali non trovi ad oggi adeguata risposta nel mercato. Terreno comune condiviso, quello che il microcredito si presenta come strumento idoneo a finanziare le imprese culturali, sia a livello corporate – quando si tratti di microimprese (caso comune nel settore) – sia per specifici progetti. Gli interventi dei relatori hanno fatto emergere alcune linee di azione, anche ispirate da best practices e da iniziative istituzionali. Tra le best practices, quella delle piattaforme di crowdfunding dedicate ai progetti culturali lascia intravedere uno spazio di finanziamento che può essere considerato fisiologico solo per alcune specifiche iniziative, e che comunque deve essere accompagnato da altre forme di funding; ciò in ragione del fatto che, a fronte di risposte positive del mercato, nella maggior parte dei casi il crowdfunding copre percentuali ridotte del budget richiesto. In tale ottica, la sinergia tra crowdfunding e microcredito merita di essere esplorata in termini di complementarietà tra i due strumenti. L’intensa giornata di lavori del 20 ottobre è stata chiusa da un workshop coordinato da Franco Frattini, sul tema “Sistema impresa” ed decentramento produttivo: il supporto dei micro-operatori economici alle piccole, medie e grandi imprese”. Il primo tema affrontato è stato quello dell’accesso al credito. Al riguardo,, è stato osservato come il microcredito, per la sua funzione sociale, possa rappresentare una reale alternativa al credito tradizionale di piccolo importo, che le banche spesso negano ai piccoli operatori economici; tuttavia, il fenomeno della cessazione dell’attività di molte aziende non è stato dovuto unicamente alla mancanza di credito ma anche alla crisi della domanda, soprattutto per le attività legate al mercato interno. Riguardo al rapporto tra microimprese e imprese di maggior dimensione, va preso atto che un numero importante di microattività è ormati strettamente collegato ad aziende leader medie e grandi, capaci di fare innovazione e di garantire un mercato alle stesse microaziende, tanto che un quarto delle imprese che operano sull’estero ha rapporti di subfornitura con imprese sotto i 10 dipendenti. Le microimprese che operano all’interno di una filiera dovrebbero, inoltre, essere valutate più favorevolmente dalle banche perché più affidabili e, quindi, essere avvantaggiate nell’accesso al credito rispetto a quelle che non sono inserite in nessun tipo di rete. Altro tema affrontato dal workshop è stato quello della formazione continua, che è uno degli strumenti fondamentali per far crescere i microimprenditori.