TITOLO DEL WORKSHOP: Microcredito quale strumento di sostegno allo sviluppo dei paesi di provenienza dei migranti

COORDINATORE: Gianfranco Verzaro - Vice Presidente Assoprevidenza
RELATORI: Maurizio Falco - Vice Prefetto Ministero dell’interno, Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione Roberto Pasca Di Magliano - Presidente Fondazione Roma Sapienza Paolo Rita - Ente Nazionale Per Il Microcredito Paolo Nicoletti - Vice Presidente Etimos

Sintesi L’Avv. Verzaro introduce i lavori ricordando come la soluzione delle problematiche connesse con l’accoglienza dei migranti nel nostro Paese comporta anche la necessità di individuare alternative che consentano ai soggetti espatriati di rientrare nei propri territori svolgendo un lavoro dignitoso e contribuendo allo sviluppo del proprio Paese. A tal proposito, porta ad esempio l’esperienza acquisita dall’Italia nel secondo dopoguerra, quando è stato possibile far ripartire l’economia nazionale sviluppando l’imprenditorialità con il supporto degli intermediari finanziari dell’epoca. Il modello italiano del dopoguerra può essere adottato anche nei paesi di provenienza dei migranti, fornendo mezzi finanziari e assistenza tecnica a persone che hanno idee progettuali di microimpresa, ma non possono essere affidate per mancanza di garanzie. Tale criticità può essere superata proprio grazie alla valutazione dell’idea imprenditoriale e alla massima valorizzazione dei servizi ausiliari di accompagnamento, la cui caratteristica non è quella di essere un’“appendice” del microcredito ma un fattore che contribuisce in modo determinante all’abbattimento dei tassi di default, rappresentando così una sorta di valida alternativa alle garanzie reali. Sotto questo aspetto, l’Ente Nazionale per il Microcredito ha già definito un proprio modello operativo che sta riscuotendo successo. Interviene il Vice Prefetto Falco, il quale si sofferma inizialmente sull’attività del Ministero dell’Interno, che supera ormai la funzione di mero controllo dei flussi migratori che aveva nel passato, intervenendo ormai anche sulla promozione di politiche di sviluppo economico e di innovazione. Questo non vuol dire invadere le competenze di altre amministrazioni, ma governare i fenomeni dell’immigrazione inquadrandoli nel contesto economico e sociale del nostro Paese. Al riguardo, il Ministero dell’Interno assume una funzione di terzietà rispetto gli “umori” della politica, che oscillano tra la posizione di coloro che vorrebbero un’accoglienza indiscriminata e, all’opposto, di chi sostiene la necessità di un respingimento di massa. Nessuna delle due posizioni è condivisibile ma, purtroppo, le semplificazioni che caratterizzano oggi la comunicazione ci impongono di tener conto di questa dicotomia, che non fa bene al nostro Paese. Sarebbe necessario capire che quello dell’immigrazione è un fenomeno complesso, particolarmente difficile da gestire almeno per due motivi: il primo motivo è quello dell’imprevedibilità dei flussi, che oscillano nel breve periodo ma sono costanti nel tempo; il secondo motivo consiste nel fatto che l’Italia, per la sua posizione geografica di sponda meridionale dell’Europa, è facile terreno di approdo e di sbarco. Rispetto a queste problematiche non si vede purtroppo una condivisione dei partner europei, in particolare quelli del “Gruppo di Visegrad” (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), che si oppongono in maniera molto forte alle politiche di accoglienza. Peraltro, anche se l’Italia volesse perseguire una politica di respingimento, non potrebbe fare a meno di stipulare accordi con i paesi di provenienza; in assenza di questi accordi – non sempre possibili – si devono abbandonare posizioni preconcette ed accettare l’idea che molti cittadini immigrati rimarranno comunque nel nostro paese e dovranno essere inclusi nella nostra società. Tenuto conto che non esistono soluzioni a breve, è quindi necessario trovare delle nuove opportunità: una di queste è rappresentata dal Migration Compact la cui attuazione, tuttavia, è subordinata alla chiusura del lungo negoziato con l’Unione Europea, che dovrà stanziare apposite risorse e definire specifiche procedure. Nel frattempo, il Ministero si sta attrezzando con le Prefetture per fronteggiare il fenomeno degli sbarchi, mettendo a punto nuovi piani di distribuzione sul territorio e dando vita, in collaborazione con l’ANCI, ad un nuovo modello di accoglienza diffusa e sostenibile. In questo contesto – conclude il Vice Prefetto Falco – il Ministero non intende gestire solo la fase di prima accoglienza e soccorso, ma mira ad attivare iniziative di start-up d’impresa da parte degli immigrati che, usciti dai Centri di accoglienza, non hanno altre possibilità di lavoro e di mantenimento. Queste iniziative dovrebbero essere sostenute da risorse comunitarie, da risorse nazionali e da risorse private, perché occorre capire che questo “nuovo mondo” fa parte ormai del nostro sviluppo, anche considerando il tasso di natalità in continuo declino nel nostro Paese. L’Avv. Verzaro sottolinea l’importanza delle iniziative volte ad agevolare il rientro dei migranti nei territori di origine, iniziative che non presuppongono un “respingimento”, ma l’offerta di opportunità di lavoro e di reddito in loco, attraverso la creazione di nuove imprese o l’inserimento in imprese esistenti. Tali iniziative, oltretutto, consentono di apportare nuove conoscenze e competenze imprenditoriali nei paesi di provenienza, spesso caratterizzati da un basso tasso di innovazione. Prende quindi la parola il Prof. Pasca di Magliano, sottolineando come la crescita costante dei flussi migratori sia fonte di preoccupazione, perché può dare luogo ad una attività di gestione corrente dei flussi stessi, senza che si verifichino sbocchi positivi nelle realtà sociali del Paese. Tali flussi migratori, sia pure di non rilevantissima quantità, sono tuttavia costanti e si perpetuano nel corso degli anni, generando situazioni di crescente disagio sociale, che portano una parte della popolazione italiana meno abbiente a distaccarsi dai valori di accoglienza e solidarietà. Dalla preoccupazione di tipo sociale (vera o sbagliata che sia) si va alla preoccupazione politica, cioè al diffondersi di un modo di pensare “antisistema” alimentato dalla constatazione che i flussi migratori sembrano non avere mai fine. Il Prof. Pasca di Magliano, quindi, concorda sul fatto che il nostro governo dovrebbe insistere sul Migration Compact, che consentirebbe di gestire una parte dei flussi, allentando nel contempo la pressione sociale in Italia. Per quanto riguarda gli strumenti della Cooperazione italiana allo sviluppo, il Prof. Pasca osserva che la nuova Agenzia creata dalla legge 125/2014 è autorizzata ad operare soltanto con i paesi considerati prioritari prima della riforma della cooperazione, per cui sarebbe necessario estendere tali priorità a tutti i paesi di provenienza dei migranti, con i quali andrebbero stipulati accordi per il rientro di coloro che intendono avviare attività economiche. Si tratta in particolare ai paesi dell’Africa sub-sahariana che tuttavia, nonostante il forte livello di povertà, sono anche quelli dove potenze di altri continenti (vedi la Cina) stanno realizzando grandi investimenti infrastrutturali. Con i predetti accordi, l’Agenzia per la cooperazione, unitamente ad altri soggetti anche privati, dovrebbe dare la possibilità ai migranti che rimpatriano di usufruire dei numerosi strumenti finanziari oggi disponibili. Al riguardo, Cassa Depositi e Prestiti, che la legge 125 individua come “braccio finanziario” dell’Agenzia, dovrebbe svolgere le funzioni di una vera e propria “Banca di sviluppo”, rappresentando anche uno strumento idoneo per l’attuazione del Migration Compact. L’Unione Europea – o, in alternativa, l’Italia eventualmente insieme ad altri paesi – dovrebbe realizzare iniziative di investment project, identificando grandi progetti infrastrutturali idonei per promuovere lo sviluppo locale. Tali progetti, per quanto riguarda l’Italia, dovrebbero essere finanziati dalla CDP, sia direttamente sia attraverso strumenti come il blending, il project financing, i prestiti agevolati, oltre che con il coinvolgimento di enti nazionali quali l’Eni e l’Enel. Gli interventi della CDP potrebbero essere a loro volta finanziati con l’emissione di “Africa bonds”. L’Avv. Verzaro ribadisce l’importanza, evidenziata nei precedenti interventi, di stipulare accordi con i paesi di provenienza per creare le condizioni affinché i migranti possano avere in loco l’opportunità di un lavoro dignitoso. Il Dott. Paolo Rita ricorda come l’Ente Nazionale per il Microcredito abbia tra le sue attribuzioni istituzionali quella di agevolare l’esecuzione tecnica dei progetti di cooperazione a favore dei Paesi in via di sviluppo, d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e in sinergia con soggetti pubblici, privati e del terzo settore, italiani ed esteri. Inoltre, in sintonia con la nuova legge sulla cooperazione internazionale (legge 125/2014), l’Ente sostiene la necessità di coinvolgere le imprese e le banche come interlocutori e soggetti attivi della cooperazione stessa. Scopo di tali sinergie è quello di partecipare alla definizione e realizzazione di programmi che vedano il microcredito e la microfinanza come strumenti utili allo sviluppo dell’economia delle aree più depresse del mondo e alla riduzione dei flussi migratori. In questo contesto è centrale sostenere le micro e piccole imprese, che svolgono un ruolo vitale ai fini della creazione di posti di lavoro, dell’aumento della produttività e del miglioramento delle condizioni di lavoro nell’economia informale. A tal fine, l’Ente si muove sia sul lato della capacity building, per rafforzare le competenze delle amministrazioni pubbliche dei Paesi in via di sviluppo per l’utilizzo degli strumenti della microfinanza ai fini dello sviluppo locale, sia su quello della formazione rivolta soprattutto ai giovani, al fine di facilitare il finanziamento di nuove attività attraverso la costituzione di fondi di garanzia, fondi rotativi e fondi di capitalizzazione. Un recente esempio di tali iniziative è rappresentato dalla partecipazione dell’Ente, nell’ambito di un consorzio appositamente costituito, ad un bando del Ministero dell’Interno volto a favorire in Etiopia la formazione dei giovani che intendono avviare un’attività di microimpresa anche attraverso il microcredito. Il Dott. Rita passa poi ad illustrare uno schema progettuale di carattere generale, messo a punto dall’Ente quale contributo alle iniziative pubbliche volte a favorire il rientro in patria dei migranti con l’obiettivo di creare nuova imprenditorialità. Tale schema riguarda la costituzione di Fondi di garanzia e sviluppo per il microcredito, ad esempio nei paesi del Sahel e del Corno d’Africa, costituiti a valere su risorse pubbliche eventualmente integrate con conferimenti di soggetti privati, che andrebbero destinate sia alla specifica attività di garanzia sia alle attività ausiliarie di assistenza, monitoraggio e tutoraggio dei beneficiari. I costi economici e sociali determinati dalla povertà e dalla disoccupazione, infatti, non possono essere affrontati con interventi di tipo assistenzialistico ma con politiche di sostegno volte a rilanciare quel dinamismo imprenditoriale che troppo spesso è ostacolato dalla difficoltà di accesso al credito e dall’impossibilità per la gran parte dei micro e piccoli imprenditori di ricorrere all’autofinanziamento. In questo senso, il microcredito rappresenta uno strumento ideale per supportare l’avvio di microimprese, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro, migliorare le condizioni di vita di intere comunità, rappresentando, in definitiva, un fattore di stabilità sociale ed economica. Interviene da ultimo il Dott. Nicoletti, che riferisce di un suo recente viaggio di lavoro in Ecuador, dove Etimos ha avviato con una istituzione locale di microfinanza un progetto che si è rivelato vincente, finalizzato proprio al sostegno dei migranti che stanno considerando l’opportunità di tornare nel Paese di origine e avviare lì un’attività economica per il proprio sostentamento e quello della loro famiglia. Non è possibile, infatti, cercare soluzioni al problema dei flussi migratori senza pensare ad interventi che contribuiscano alla riattivazione del tessuto economico ed imprenditoriale dei paesi di provenienza. Queste politiche di sostegno all’imprenditorialità possono essere sostenute con interventi sia in capitale di credito sia in capitale di rischio. Etimos, da parte sua, sta cercando di incentivare la creazione di microimprese da parte di emigranti di ritorno, con azioni di assistenza tecnica e con interventi di tipo finanziario che, in una prima fase, si sostanziano nella fornitura di microcredito e, nel momento in cui le imprese risultino sufficientemente strutturate, anche in interventi di capitalizzazione. Questo tipo di interventi, ovviamente, non può essere approcciato con una mentalità di tipo emergenziale, ma comporta una seria progettazione nella quale venga previsto l’impiego di risorse pubbliche e private. L’Avv. Verzaro, ringraziando i presenti per la partecipazione, conclude il dibattito sottolineando come la “microcapitalizzazione” sia un’idea innovativa da sviluppare, in quanto il rafforzamento della struttura patrimoniale rende le imprese maggiormente competitive sui mercati locali ed anche maggiormente affidabili. Questa nuova mentalità deve essere diffusa preso il mondo della microimpresa anche con specifici interventi di formazione in loco e, proprio per questo, l’Ente Nazionale per il Microcredito ha aderito al bando del Ministero dell’Interno richiamato in precedenza, riguardante appunto la realizzazione di iniziative di formazione nei paesi dell’Africa sub-sahariana.