TITOLO DEL WORKSHOP: Innovazione sociale e Impact Investing

COORDINATORE: Leo Cisotta - ItaliaCamp
RELATORI: Federico Merola - AD Arpinge SpA Matteo Caroli - Direttore LUISS CERIIS Giovanni Formiglio - Agenzia del Demanio

Sintesi Il workshop ha affrontato le tematiche e le connessioni esistenti tra Innovazione Sociale e Impact Investing, declinando la finanza d’impatto come “prodotto” innovativo di un approccio sociale alla crescita e allo sviluppo. Gli interventi dei discussant coinvolti si sono concentrati sulla definizione e sulla convergenza di specifici mega trends che stanno trasformando i paradigmi dell’intervento sociale: dall’abbandono di politiche di welfare nei paesi sviluppati, alla “commoditizzazione” delle tecnologie in risposta ai bisogni e alle nuove sfide emergenti della società. Appare quindi agevole individuare una finestra di opportunità e di trasformazioni per l’ecosistema dell’innovazione sociale nel suo complesso, per il public procurement e le istituzioni filantropiche, per le società profit e non profit, per gli imprenditori sociali e gli investitori d’impatto e per tutti i diversi attori che fanno parte di questo ecosistema, insieme a quanti non sono ancora noti, ma che emergeranno nel prossimo futuro. A tal proposito, sono stati presentati al tavolo alcuni dei modelli emergenti di domanda di innovazione di impatto in diversi settori e in particolare energia e ambiente in Arpinge, beni pubblici e loro riuso per l’Agenzia del Demanio. Alla base di questa scelta c’è l’intuizione che prima di mettere a punto l’infrastruttura finanziaria che dovrebbe assistere l’approvvigionamento di capitale, sarà necessario nutrire l’emergere di iniziative consistenti, innovative e forti dal lato della domanda. L’esistenza di una domanda potenziale è un prerequisito che deve sussistere prima di poter strutturare qualsiasi iniziativa sul lato dell’offerta, ha spiegato il Direttore del CERIIS, centro di ricerca già impegnato nello studio dei modelli di business emergenti in ambito sociale. La quantificazione di questo potenziale d’investimento è un processo a due step (di cui, il secondo, sarà oggetto di studi futuri). Il primo - oggetto dell’intervento - consiste nell’identificazione di uno strato intermedio di nuovi modelli di social business che rappresentano, da un lato, l’evoluzione di modelli esistenti di intervento sociale e dall’altro, si caratterizzano per una soddisfacente struttura che li pone all’attenzione di potenziali investitori, o, per essere più espliciti, diventano soggetti investibili. Sono questi gli argomenti a supporto di una filosofia innovativa che intende approcciare ogni forma di investimento dotandosi degli strumenti – di misurazione e di monitoraggio – per calcolare gli impatti sociali, occupazionali, ambientali che intende o vuole tendere a produrre sulle comunità alle quali si rivolge e/o presso cui opera. I nuovi modelli emergenti di impresa sono stati declinati da ItaliaCamp in tre privilegiati settori di intervento: welfare e salute, energia ed educazione. L’uso pratico di questo set di modelli serve come strumento di screening per un ulteriore selezione e quantificazione dell’attuale potenziale domanda di impact investing nel nostro Paese. Come emerso nel corso del workshop, le principali dimensioni per il Social Impact Assessment sono state identificate sulla base di uno studio di J. P. Morgan, che individua le categorie di maggior interesse per gli investitori ad impatto sociale. Oltre alle diverse aree di applicazione, lo studio ha indagato e messo a fuoco come e quanto l’uso di tecnologie per rilevare, aggregare e quindi risolvere i problemi sociali ha innescato la creazione di nuovi modelli economici. Alcuni di questi, come ad esempio il paradigma della sharing economy, si basano principalmente sull’uso della tecnologia per coinvolgere i cittadini e sviluppare le loro capacità nel fornire soluzioni ai propri bisogni sociali. I concetti di missione sociale, tecnologia intesa come mezzo e cittadini come innovatori, sembrano in linea con l’idea di Smart Community. L’applicazione di questo nuovo approccio ai diversi aspetti dell’urbanistica, così come del non urbano e della vita in generale, potrebbe produrre soluzioni nuove e maggiormente efficienti. L’Impact Investing intende dunque superare il concetto dell’investimento socialmente responsabile (SRI) (utilizzato dagli investitori per evitare di investire in società che non si adeguano ai propri obiettivi sociali). L’investimento ambientale, sociale e/o di governance (ESG) è una nuova declinazione dello stesso concetto per sostenere l’investimento sociale che tiene conto anche del fatto che le aziende non possono più contare sulla Corporate Social Responsibility (CSR) per adempiere al loro ruolo nella comunità. In questo senso, stanno ragionando anche le Fondazioni (bancarie e non) impegnate già da qualche tempo a superare il modello classico di supporto ai territori e che investono in progettualità in logica impact puntando a un uso più orientato dei capitali e depl atrimonio. Infine, il workshop ha affrontato il tema delle novità normative di derivazione comunitaria, che intercettano la tendenza in atto di reinterpretare il ruolo sociale delle grandi imprese con una lente diversa. La direttiva europea 2014/95/UE del 22/10/2014 infatti, impone dal prossimo anno a tutte le aziende di grandi dimensioni l’obbligo di dotarsi di strumenti propri in grado di fornire informazioni di carattere non finanziario al mercato. Il riconoscimento dell’importanza dei fattori sociali e di contesto (sull’impatto attuale e prevedibile dell’impresa, sulla salute e sulla sicurezza, sul dialogo sociale e con le comunità locali), delle esternalità ambientali (utilizzo di risorse energetiche rinnovabili e/o non rinnovabili, impiego di risorse pubbliche), dell’attenzione agli strumenti di welfare è molto probabilmente il primo passo verso la costruzione di una coscienza critica comune in grado di orientare attivamente gli interessi della società verso una ripresa sostenibile e inclusiva.