TITOLO DEL WORKSHOP: Fondi Di Investimento Per La Microfinanza

COORDINATORE: Cinzia Bonfrisco - Commissione per la vigilanza sulla Cassa Depositi e prestiti, Presidente

DISCUSSANTS: Bernardo Bini Smaghi - Business Development Cassa Depositi e Prestiti, Responsabile

Paolo Nicoletti - Etimos, Vice Presidente

Giulio Santagata - Nomisma SpA, Consigliere Delegato

Gianfranco Verzaro - MEFOP, Consigliere di Amministrazione

La Presidente Bonfrisco introduce i lavori sottolineando che in questo workshop saranno ascoltati gli operatori dei grandi investimenti che si misureranno con la realtà della microfinanza. In altri paesi la microfinanza è una realtà che costituisce un mercato importantissimo; anche in Italia è così, ma ci manca probabilmente un quadro normativo che aiuti a far emergere gli operatori di un settore che attribuisce un’importanza fondamentale alla persona come membro di una comunità. All’interno di queste comunità, l’offerta di un servizio, anche finanziario, deve essere sempre più profilata. L’avv. Verzaro, in qualità di rappresentante del mondo dei fondi pensione e delle casse professionali, afferma che, dopo una serie di riforme che hanno reso sostenibile il peso di un sistema pensionistico che era arrivato a livelli non coerenti con le disponibilità delle varie casse di previdenza, occorre fare in modo che tale sistema sia adeguato alle esigenze di vita dei cittadini, al momento in cui lasciano il mondo del lavoro. Il welfare in Europa si è molto ridotto: da tempo cominciamo a misurarci con la limitatezza dei fondi per il sociale. Proprio per questo i fondi pensione sono chiamati ad integrare la rendita da pensione, che diverrà sempre più assottigliata, con un elemento di complementarietà che assicuri un importo adeguato al cittadino. Durante il periodo lavorativo, i fondi di previdenza ricevono contribuzioni dai lavoratori e dalle aziende ma, in periodi di crisi come quelli degli ultimi anni, queste contribuzioni vengono messe a repentaglio dal fatto che le attività lavorative sono meno remunerate rispetto a una volta. Pertanto, la necessità di risparmiare in vista del futuro è contraddetta da un principio-base economico: quello, cioè, che il bisogno attuale è sempre più forte di quello futuro e che, una volta soddisfatti i bisogni attuali, spesso risulta impossibile risparmiare. C’è anche il problema della difficoltà di lavorare e dell’intermittenza dei lavori, che rende discontinua anche la contribuzione. In ogni caso, il contributo che affluisce alle casse di previdenza viene gestito da parte di soggetti specializzati, che hanno l’obbligo di utilizzare gli importi investiti con rischi contenuti e quindi con criteri di diversificazione. In tale contesto, anche il microcredito è uno strumento utile ad attenuare il rischio degli investimenti dei fondi pensione: i finanziamenti, infatti, sono di piccolo importo, sono rivolti alle aree ed ai settori più diversificati, sono accompagnati da servizi accessori che sono una vera e propria garanzia e, da ultimo, possono beneficiare della garanzia dello Stato a valere sul Fondo PMI. Queste caratteristiche – conclude l’avv. Verzaro – danno la necessaria tranquillità agli investitori istituzionali come i fondi pensione e le casse previdenziali, che possono orientare anche verso questo asset una parte del loro patrimonio. La presidente Bonfrisco sottolinea come le casse di previdenza e i fondi pensione siano interessati ad investire nel microcredito, che è a rischio più basso perché diversificato e per le caratteristiche delle persone che vi accedono: persone che non vengono lasciate sole ma sono accompagnate con servizi ausiliari. L’alleanza tra beneficiario del microcredito e investitore nel microcredito è la sintesi sulla quale dobbiamo lavorare. Gli ex lavoratori devono vedere nell’investimento del loro risparmio il risultato dell’investimento finanziario e noi possiamo ricevere da quell’investimento la possibilità di continuare a far rendere l’investimento stesso. In questo ambito, la Cassa Depositi e Prestiti rappresenta uno “strumento principe” in quanto utilizza il risparmio postale per sostenere non solo le grandi iniziative finanziarie a supporto dello sviluppo del paese ma anche l’imprenditoria minore. Il dott. Bini Smaghi illustra preliminarmente l’attività della Cassa Depositi e Prestiti ed il suo passaggio da principale finanziatore degli enti locali a soggetto interessato al mondo delle imprese grandi, medie, piccole e adesso anche micro. La Cassa ha al passivo libretti e buoni postali (microrisparmio): su 29 milioni di librettisti postali un milione è rappresentato da immigrati. Il risparmio postale è impiegato in prestiti allo Stato e agli enti locali ed alle imprese, comprese le micro. Una legge del 2003 autorizza la Cassa a finanziare le imprese su base intermediata: quindi, non come una banca che opera in via diretta, ma come un soggetto che può dare provvista a chi fa questo mestiere. Il suo principio etico è la trasparenza e l’equità di trattamento (nel senso che il tasso d’interesse sui finanziamenti è lo stesso per tutti gli enti locali a prescindere dal loro rating). Per quanto riguarda l’approccio al microcredito, da un anno e mezzo la Cassa lavora anche nel campo della cooperazione allo sviluppo e in questo contesto ha approfondito il tema del microcredito. Interviene nel sistema operando come finanziatore dei fondi d’investimento di secondo livello, in un settore dove il rischio è molto alto, la gestione del finanziamento è molto costosa ed i tassi sono elevati. Sottolinea l’importanza dell’aspetto dell’inclusione finanziaria, cioè dell’accompagnamento, per portare il beneficiario del microcredito ad essere un cliente della banca a tutti gli effetti. In Italia, la Cassa ha svolto un’approfondita riflessione con i fondi pensione, portando a termine un’operazione indiretta in un settore molto a rischio, quale il venture capital. La Cassa è il primo operatore in Italia di venture capital, con un fondo di II livello che ha investito in un fondo che a sua volta partecipa una società finanziaria di microcredito. Si tratta di un’esperienza molto positiva, nella quale è intervenuto anche il FEI; tale esperienza, tuttavia, rappresenta per la Cassa un progetto pilota e non sistemico. Per il dott. Nicoletti, quando si parla di fondi per la microfinanza non si deve pensare solo ai fondi di finanziamento, che generano un indebitamento per le imprese, ma anche ai fondi di investimento, che contribuiscono a capitalizzarle. Investire nella microfinanza è conveniente, come dimostra l’esperienza fatta da Etimos nello Sri Lanka, a seguito dello tsunami, rifinanziando le istituzioni di microfinanza con fondi della protezione civile italiana. Da un’analisi svolta dopo sei anni dall’intervento, Etimos ha scoperto sia che il default era molto basso, sia che i microimprenditori finanziati erano molto più disponibili al dono. C’è quindi bisogno di dare fiducia, e questo si può fare anche con il microcredito e la microcapitalizzazione, dando al microimprenditore quella fiducia che una volta veniva data dalle nostre piccole banche come le banche di credito cooperativo. In conclusione, investire in microfinanza conviene perché il microimprenditore restituisce, c’è un default più basso rispetto a quello del sistema bancario, c’è una relazione più forte tra il beneficiario e colui che l’accompagna e c’è un’iniezione di fiducia di cui tutti i paesi, compreso il nostro, hanno bisogno. Ricollegandosi al tema della convenienza, il dott. Santagata afferma che è conveniente investire in economica sociale e uscire da un concetto risarcitorio del microcredito, capendo che su questi temi ci giochiamo un pezzo significativo del nostro sviluppo. La microfinanza rappresenta una parte significativa della nostra economia, anche se resta ancora molto da fare sia per sviluppare gli strumenti finanziari sia, soprattutto, per definire un rapporto tra l’esigenza di modificare il welfare e quella di far giocare un ruolo più attivo agli stessi strumenti finanziari. Se non vogliamo buttare via il welfare che conosciamo, ma lo vogliamo innovare, abbiamo bisogno di co-progettare nuove modalità e nuovi strumenti e, in questa co-progettazione, è indispensabile che ci siano specialisti in strumenti finanziari. La presidente Bonfrisco conclude i lavori ponendo l’accento sulla speranza che, attraverso il piccolo risparmio, si possano trovare formule innovative d’investimento, fra cui il microcredito, per ridare slancio all’azione di sviluppo del nostro paese.

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