Microfinanza e digital revolution

Gianluigi De Angelis

Quanti di noi hanno giocato o giocano ai videogames? Quanto tempo passiamo sulle nostre consolle? Ma
soprattutto, siamo proprio sicuri che quella che rappresenta per molti di noi una fuga dalla realtà o un banalissimo
passatempo non possa diventare una vera e propria attività imprenditoriale?
Nel nostro Paese da alcuni anni si parla di eSport, dell’enorme numero di partecipanti agli eventi organizzati da
esperti nel settore e dei ricchi montepremi messi in palio in singoli tornei. Cosa sono? E come entrano in contatto
con il mondo dell’impresa fino ad usufruire di strumenti come il microcredito per sviluppare la propria attività imprenditoriale?
eSport (dall’inglese electronic sports), indica il giocare videogiochi a livello competitivo organizzato e professionistico.
I videogames con i quali è possibile competere sono diversi (strategici in tempo reale, sport, giochi di guida, ecc.),
le piattaforme preferite neanche a dirlo sono quelle per multigiocatore, anche se è possibile partecipare a giochi con
giocatore singolo allo scopo di ottenere il maggior punteggio possibile.
L’espansione degli eSports ha fatto in modo che in breve tempo fossero organizzati veri e propri tornei live come
qualunque altro evento sportivo, e come ogni evento sportivo che si rispetti, non possono mancare arbitri e
commentatori specializzati.
Apprendiamo dal web come questa forma di competizioni ebbe inizio già negli anni 80, anno in cui, una delle case
leader del settore, la Atari, organizzò un torneo di uno dei videogame più amati dell’epoca, Space Invaders, e tale
evento attirò oltre 10.000 partecipanti. Un fenomeno destinato a crescere e negli anni 90 subentrarono gli sponsor
ad alimentare il fenomeno e fare in modo che agli eventi organizzati si dedicarono anche le televisioni, trasmettendo
in diretta i campionati.
Il clamore, la partecipazione e il grande numero di appassionati fece in modo di ampliare i montepremi messi in
palio dagli organizzatori degli eventi fino ad arrivare a cifre superiori al milione di dollari.
L’evoluzione tecnologica unita al proliferare delle piattaforme multimediali oltre che la possibilità di partecipare per
vincere premi di una certa importanza, ben presto portò alla creazione di leghe professionistiche e nel 2014, Rob
Pardo, uno dei creatori del videogioco World Of Warcraft ha proposto di far diventare gli eSport disciplina olimpica.
E in Italia? Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel nostro Paese già da diverso tempo e quella che dalle pagine
della nostra rivista vi raccontiamo e l’idea di Giorgio Pica, CEO e Co-Founder di GEC, Giochi Elettronici
Competitivi, che grazie al Microcredito ha potuto avviare e far crescere la sua attività.
L’Associazione nasce nel 2014 per promuovere gli eSport in Italia come discipline sportive tradizionali, per far
crescere l’industria del gaming e per diffondere un corretto utilizzo dei videogame, creando regole e standard
comuni per giocatori, arbitri, allenatori, multigaming, gaming center, eventi e aziende coinvolte.
Ad oggi GEC è riconosciuta dalle Istituzioni Italiane e conta più di 100 associazioni, 65000 tesserati ed ha all’attivo
oltre 1230 tornei organizzati. Agli affiliati vengono forniti numerosi servizi tra cui: Consulenza e assistenza tecnica
per la creazione di altre associazioni, assistenza per gli adempimenti base, compilazione dei documenti documenti,
consulenza fiscale.

Giorgio, ci racconti cos’è GEC ?
GEC è il più grande network di eSport che oggi esiste
in Italia, promuoviamo e regoliamo le attività degli
eSport sul territorio italiano e offriamo una serie di
prodotti e servizi a tutti quei soggetti che vogliono
svolgere una serie di attività che ruotano attorno ai
giochi elettronici competitivi.
Come funziona?
Organizzate tornei o attività simili?
Si, principalmente tornei, io sin da giovane sono
sempre stato appassionato di videogiochi ed ho partecipato
a diversi tornei che venivano svolti in Italia,
parliamo di 15 o 16 anni fa. Sono diventato poi
giocatore di una squadra professionistica in Italia e
successivamente sono diventato un manager della
stessa squadra, partecipando a diverse competizioni
anche a livello europeo.
All’epoca il videogioco era considerato un hobby, non
c’era interesse intorno ai tornei, ma ho sempre seguito
con interesse l’evolversi dello scenario internazionale e
questo mi ha portato qualche anno fa insieme ad
alcuni miei amici a fondare GEC, un sistema federativo
che riunisce tutti i giocatori, le squadre, i circoli
sportivi organizzatori di tornei di videogiochi. Una
vera e propria federazione che regolamenta e crea
degli standard comuni facendo in modo che si possa
svolgere l’attività su tutto il territorio italiano. Questo
perché ci eravamo accorti che nel resto del mondo si
iniziava a creare un vero e proprio mercato degli
eSport, mercato che solamente quest’anno ha generato
circa un miliardo di dollari di ricavi, cresciuti in
maniera esponenziale negli ultimi tre anni, parliamo
del 40% di crescita media annuale.
Le ricerche di mercato stimano una ulteriore crescita
media di circa il 30% annuo. La cosa interessante è
che la fonte di questi ricavi è esattamente identica a
quella degli sport tradizionali. Parliamo dunque di
sponsorizzazioni, pubblicità, diritti media, merchandising,
insomma, un mercato parallelo che cresce in
modo esponenziale insieme al fenomeno eSport.
Di quali aspetti vi siete occupati in questi anni?
Noi negli ultimi 3 anni ci siamo concentrati soprattutto
nella crescita del settore, partendo con una Associazione
che oggi conta oltre 65000 iscritti, circa 100 società
sportive su tutto il territorio nazionale, oltre 1300
tornei, quasi il 95% delle attività svolte in Italia sono collegate a GEC, cose queste che fanno di noi leaders
indiscussi nel mercato a livello nazionale inoltre la
nostra associazione è legata anche ad un Ente di promozione
sportiva riconosciuta dal CONI, l’ASI (Associazioni
Sportive e Sociali Italiane).
Insomma come dicevo, la nostra è una vera e propria
Federazione e il grande numero di Atleti che ha aderito
al nostro mondo ha fatto in modo che, insieme ad
altre persone con cui ho collaborato in questi anni, si
possa iniziare a pensare di sviluppare altri prodotti da
poter offrire a questo bacino di utenti.
Circa un anno fa siamo entrati in contatto quasi per
caso con un Working Capital di Telecom, cioè un
programma di Telecom che supporta in modo diretto
la nascita e lo sviluppo delle startup, con cui abbiamo
fatto un breve percorso di accelerazione di tre mesi e
di cui ci hanno finanziato una idea di progetto, usciti
da Working Capital di Telecom abbiamo incontrato
un referente di LUISS EnLabs, a cui abbiamo proposto
diversi progetti nuovi per il mercato eSport. Ci hanno
accettato un progetto che riguarda una piattaforma di
Coaching e Training, che si chiama GetPro e su questo
abbiamo costruito a latere una società, una startup innovativa
che attualmente si trova nel percorso di accelerazione,
mentre l’associazione resta senza fini di lucro
e per la sua attività è stata finanziata dal microcredito.
Dal punto di vista tecnico, la società fornisce servizi
all’associazione, più che altro informatici, di sviluppo
e quindi gestionali che vengono utilizzati per organizzare
i tornei. GetPro invece è la piattaforma di coaching e
training che rappresenta un progetto nuovo che oggi
vogliamo testare sul mercato italiano e eventualmente
internazionalizzarlo.
Parliamo del cosiddetto Gaming disorder o per
meglio dire della Ludopatia legata appunto ai videogiochi:
Oggi purtroppo sembra un fenomeno
assai diffuso tra i giovani, l’OMS nel suo ultimo aggiornamento
ha inserito questa patologia tra le malattie
mentali di cui si può essere vittima senza un
adeguato controllo e in presenza di alcune condizioni
specifiche. Cosa ne pensi a proposito?
Credo che il fenomeno vada affrontato sotto diversi
punti di vista, delineando bene però la differenza tra il
giovane che passa ore e ore davanti uno schermo e
quello che invece si allena sotto lo stretto controllo di
un allenatore. Chi pratica gli eSport, viene seguito nel
suo allenamento proprio come avviene negli sport tradizionali. A determinati livelli, non solo viene monitorata
e controllata l’attività svolta, ma il giocatore viene
affiancato anche da alcune figure professionali importanti
quale ad esempio un nutrizionista.
Con la nostra federazione cerchiamo di fare il massimo
per sensibilizzare al problema e quindi cerchiamo
anche di consigliare chi magari è appassionato di videogames
ma non partecipa a tornei o eventi simili.
Per un minorenne è altamente sconsigliato passare più
di due ore giornaliere davanti un videogames, rischia
di perdere il controllo sul gioco e di porre quest’ultimo
come prioritario nello svolgimento delle comuni attività
quotidiane, rischia insomma di perdere il controllo
della sua vita concentrandosi unicamente sul gioco,
che sia esso online o offline. Il problema non deve
essere sottovalutato, questo perché a differenza degli
eSport, dove vieni allenato, seguito e controllato, nella
vita di tutti i giorni un ragazzino (in parecchi casi
anche adulti) non riescono a rendersi conto di quanto
il videogioco inizia a prendere il controllo sulla propria
vita, sulle proprie abitudini e sul proprio stile di vita.
Certamente quando parliamo di bambini e adolescenti,
un ruolo importantissimo lo svolge la propria famiglia
e quindi a differenza delle generazioni passate, bisogna
tenere in forte considerazione la necessità di conoscere
il problema, come affrontarlo e cosa fare per evitare ad
un ragazzino di lasciarsi travolgere dai videogames. Il
discorso da fare sugli adulti è ovviamente diverso per
alcuni aspetti e quindi bisogna affrontare il problema
con un approccio differente. Per ciò che riguarda le attività
che svolgiamo con la nostra Federazione, il problema
della ludopatia da videogames è un fenomeno
che teniamo in grande considerazione ma che gestiamo
attraverso l’intervento di esperti che guidano il professionista
durante tutte le fasi del suo allenamento limitando
o escludendo qualsiasi rischio. Per ciò che
riguarda invece l’attività dei videogiocatori per così
dire tradizionali, bisogna prestare la massima attenzione
affinché non si verifichino problematiche difficili poi
da curare.
Parlando di Giochi Competitivi a livello sportivo,
viene subito in mente lo sport più seguito da noi
italiani, il calcio. Esistono ovviamente tornei dei
videogames di calcio più famosi, un esempio su tutti
FIFA, ma ci sono società sportive che dedicano parte
delle proprie attività anche al mondo “virtuale”?
Certamente, ci sono società di calcio professionistico che hanno formato le proprie squadre di eSport. Mi
riferisco ad esempio alla Roma, al Milan oppure alla
Sampdoria, che ingaggiano professionisti del settore
per competere nei tornei più importanti del panorama
calcistico dei videogames. Un fenomeno che comprende
tante altre società importanti a livello mondiale, e che
vedono negli eSport la possibilità di competere, ampliare
le loro partnership con società leader del settore delle
piattaforme dedicate e ovviamente accrescere l’appeal
del proprio marchio. Insomma, un settore in forte
crescita anche attraverso chi svolge sport tradizionali e
conosciuti come appunto quello del calcio.


Ci racconti la tua esperienza con il microcredito?
Perché vi siete rivolti al microcredito? Come hai conosciuto
questo strumento e in che modo il microcredito
vi ha supportato nella vostra attività?
Circa 1 anno e mezzo fa avevamo e abbiamo ancora
un accordo con Fiera di Roma e Romics, quest’ultimo
organizza un evento presso la Fiera di Roma ogni sei
mesi, un evento molto importante all’interno del quale
noi abbiamo in gestione un area gaming per svolgere
varie attività tra le quali i tornei di eSport e attività
promozionale per tutto il nostro network.
Era la prima volta che andavamo al Romics e ovviamente
avevamo bisogno di diponibilità economica per creare
l’evento e a quel punto abbiamo iniziato a cercare
quelle attività in grado di soddisfare i nostri bisogni.
Attraverso le notizie che abbiamo raccolto siamo venuti
a conoscenza del microcredito e in particolare abbiamo
avuto un primo contatto con uno dei tutor di microcredito,
che ci ha spiegato come
funziona, a chi è rivolto e quali
sono i modi per potervi accedere,
abbiamo deciso quindi di avviare
una pratica di microcredito rivolgendoci
ad una delle banche convenzionate
con l’Ente Nazionale
per il Microcredito presente nel territorio
in cui la nostra associazione
ha sede. Il finanziamento ci ha permesso
di creare l’evento e tutto è
andato nei migliori dei modi.
Nello specifico avete avuto supporto
nella definizione della vostra idea?
Si, il tutor ha ascoltato le nostre
necessità, insieme a lui abbiamo definito un Business Plan per la nostra associazione,
quali erano gli obiettivi da raggiungere al fine di
realizzare l’evento e quale poteva essere il percorso da
seguire al fine di continuare con la nostra attività. Ovviamente
abbiamo ottemperato alla richiesta dei documenti
necessari per il compimento delle pratiche a
livello bancario e per ciò che riguarda la garanzia a cui
abbiamo avuto accesso attraverso il Fondo di Garanzia
per le PMI.
Oggi anche grazie al microcredito continuiamo a sviluppare
le nostra Federazione, rispetto allo scorso anno
abbiamo avuto oltre il 300% di nuove adesioni e continuiamo
a crescere. Abbiamo trovato delle sponsorizzazioni
importanti tra i produttori di hardware e di
coloro i quali svolgono attività strettamente correlate
al mondo dei videogiochi. Dal punto di vista economico
inoltre, possiamo contare sulle quote dei nostri iscritti,
che appunto rappresentano il motore della nostra
crescita e quindi puntare ad obbiettivi sempre più alti.
A seguito della crescita esponenziale degli Export a
livello mondiale, si inizia a vedere e soprattutto considerare
la possibilità che le competizioni di cui abbiamo parlato
in questo articolo vengano inseriti come eventi da
medaglia ai prossimi Giochi Olimpici di Parigi 2024.
Dopo le Olimpiadi di Tokyo 2020, il Comitato Olimpico
sarà chiamato a prendere una decisione. Attualmente, il
co-presidente della Commissione, Tony Estanguet, ha
più volte espresso un interessamento concreto alla possibilità
di vedere gli Export tra i giochi olimpici anche
in considerazione del sempre più numeroso popolo di
giovani che segue tali avvenimenti sportivi.

Raffaele Oriani | Professore associato di Finanza aziendale presso il Dipartimento di economia e management dell'Università LUISS Guido Carli di Roma

Questo articolo ha l’obiettivo di discutere come il microcredito possa rappresentare una soluzione per
superare i vincoli finanziari che molto spesso le imprese di nuova costituzione si trovano ad affrontare. A
tal fine, si identificheranno le iniziative imprenditoriali che maggiormente possono beneficiare del
microcredito e si spiegherà come il microcredito possa risolvere, almeno in una fase iniziale, i problemi
di finanziamento a cui le stesse sono soggette.
La letteratura accademica ha identificato l’esistenza di un ciclo nelle scelte di finanziamento delle
imprese, mostrando come in diverse fasi del proprio sviluppo le stesse tendano a utilizzare diversi
strumenti finanziari. In particolare, al crescere dell’età e della dimensione dell’imprese, oltre che delle informazioni
sulla stessa disponibili, si dovrebbe osservare una maggiore disponibilità di alternative, un
maggiore ricorso al debito e una maggiore tendenza alla quotazione su mercati organizzati degli
strumenti finanziari emessi1.
È stato inoltre dimostrato che le imprese più giovani e di minori dimensioni sono soggette a vincoli
finanziari più stringenti rispetto alle imprese mature e di maggiori dimensioni2. In particolare, è noto
che le nuove imprese hanno difficoltà di accesso al credito per diverse ragioni che sono principalmente
legate alla maggiore incertezza, alle maggiori asimmetrie informative e alle insufficienti o inesistenti
garanzie patrimoniali3. Riguardo al primo aspetto, è noto che le nuove
iniziative imprenditoriali sono caratterizzate da maggiore
incertezza riguardo ai risultati economici attesi. In
tale contesto, dunque, non esiste un’adeguata struttura
di incentivi per la concessione di credito. In caso di
fallimento, infatti, della nuova impresa, il finanziatore
subirà una perdita in quota capitale, mentre, in caso
di successo, riceverà un rendimento limitato dal tasso
di interesse contrattualmente determinato. Il rendimento
atteso dell’affidamento, dunque, per il creditore risulta
essere negativo, con la ovvia conseguenza che lo stesso
non avrà incentivi ad affidare imprese di nuova costituzione
i cui risultati siano ancora soggetti ad elevata
incertezza.
Rispetto al tema alle asimmetrie informative, occorre
sottolineare che l’imprenditore possiede normalmente
informazione sulla qualità del proprio progetto che
l’investitore esterno non possiede. Tale problema é
particolarmente severo nel caso di nuove imprese,
prive di storia e con un numero limitato, se non
nullo, di bilanci approvati. In queste circostanze, le
banche o gli altri intermediari finanziari non hanno
tutti gli strumenti di analisi per valutare la qualità
dell’iniziativa imprenditoriale. I processi di valutazione
del merito creditizio sono, infatti, in genere disegnati
per imprese più mature e che offrano già un ampio
set di informazioni. Pertanto, per le nuove imprese
l’accesso al credito è più complesso, indipendentemente
dalla potenziale qualità.
Infine, visto che le nuove imprese non hanno in
genere asset patrimoniali da offrire in garanzia ai finanziatori,
la concessione di credito diventa ancora
più difficile. L’assenza di garanzie espone naturalmente
il creditore a maggiori rischi in caso di fallimento del
prenditore, il che rafforza i problemi sopra discussi. La difficoltà di accesso al credito delle nuove imprese
può essere risolta attraverso il ricorso al capitale di
rischio. Oggi il sistema di acceleratori, business angel,
crowdfunding e venture capitalist fornisce, entro certi
limiti, capitale di rischio a startup innovative basate
sullo sviluppo di nuove tecnologie e caratterizzate da
un forte potenziale di crescita.
Tuttavia, tali canali di finanziamento non sono disponibili
per le nuove imprese che operano in mercati
maturi utilizzando tecnologie consolidate e con più
limitate prospettive di crescita. Tali imprese, pertanto,
si trovano ad affrontare vincoli finanziari particolarmente
severi, avendo difficoltà ad accedere al credito bancario
e non potendosi rivolgere ai finanziatori di capitale di
rischio. La soluzione al problema di finanziamento di
queste imprese passa necessariamente attraverso la
definizione di uno strumento finanziario in grado di
mitigare i problemi sopra descritti.
È proprio per tali imprese, dunque, che il microcredito
diventa di fondamentale importanza. Grazie, infatti,
alle sue caratteristiche ed anche, nello specifico, al
modo in cui è stato disciplinato in Italia, il microcredito
è potenzialmente in grado di colmare il gap di finanziamento
che si verifica in questi casi. Le considerazioni
che seguono saranno dunque specificamente riferite a
nuove imprese che operano in settori tradizionali e
che non sono basate su innovazioni tecnologiche o di
business model che potrebbero renderle attrattive per
gli investitori di capitale di rischio.
Due aspetti si considerano a tal riguardo particolarmente
rilevanti:
- Il meccanismo di garanzia, legato al Fondo di
Garanzia per le PMI, che permette, attraverso la riduzione
del rischio, di riequilibrare gli incentivi per
il finanziatore. - I servizi ausiliari offerti dall’Ente Nazionale per il
Microcredito, che consentono di ridurre le asimmetrie
informative legate all’affidamento di nuove microimprese.
Il Fondo Nazionale di Garanzia per le PMI offre agli
operatori di microcredito una garanzia pubblica, che
si sostituisce a quella privata, nella misura dell’80%
del finanziamento erogato4. Questa risolve il problema
delle garanzie discusso precedentemente e, riducendo
sensibilmente il rischio del finanziatore, ne riequilibria
gli incentivi, creano le condizioni per la concessione
del credito anche a nuove imprese che non sono in
grado di offrire garanzie reali.
Riguardo ai servizi ausiliari, secondo quanto previsto
dalle linee guida del Decreto del Ministero dell’Economia
e delle Finanze del 17 ottobre 2014 n. 176, il
microcredito dovrà essere corredato da servizi da
rendere prima e dopo l’erogazione del finanziamento.
I servizi da rendere ex ante consistono principalmente
nel supporto alla definizione della strategia di sviluppo
del progetto imprenditoriale e dell’idea d’impresa, al
fine di verificarne la sostenibilità economica. I servizi
successivi al finanziamento richiedono, invece, un
supporto all’individuazione e diagnosi di possibili
criticità del progetto finanziato e un eventuale orientamento
verso le possibili soluzioni al fine di prevenire
eventuali criticità dell’impresa.
Risulta chiaro da quanto sopra che l’erogazione dei
servizi in questione, che viene effettuata da tutor
iscritti ad un apposito albo, ha proprio lo scopo di ridurre
le asimmetrie informative tra il soggetto proponente
ed il finanziatore, sia in fase di valutazione dell’affidamento sia nella gestione del credito nel successivo
periodo di ammortamento. Chiaramente, in tale prospettiva
la sfida è quella di costruire un albo di tutor
qualificati sufficientemente ampio da assicurare che
la loro esperienza, anche settoriale, sia tale da ridurre
il più possibile le asimmetrie informative di cui si è
detto, consentendo un’efficace valutazione dell’iniziativa
imprenditoriale ex ante ed ex post.
Coerentemente con queste premesse, il microcredito
in Italia ha mostrato negli ultimi anni un significativo
sviluppo. I crediti erogati sono passati da 5,5 milioni
di Euro nel 2016 a 13,7 milioni di Euro nel 2017,
mentre nel primo semestre del 2018 sono stati già
erogati 12,2 milioni Euro5. Nel periodo di riferimento,
sono state finanziate 1368 richieste, il cui importo
medio risulta pari a 22.950 Euro. Il dato interessante
è che al momento della rilevazione, il tasso di default
risultava essere molto contenuto e pari allo 0,73%6.
Tale dato è peraltro in linea con l’evidenza internazionale
che ci dice che nel 2016 la percentuale di default dei
crediti erogati dai Microfinance Investment Vehicles
era pari allo 0,5%7.
In attesa dei futuri sviluppi, dunque, è possibile concludere
che ad oggi il microcredito rappresenta uno
strumento particolarmente adatto per il finanziamento
di nuove imprese operanti in settori maturi e non
basate su innovazioni tecnologiche, che, in alternativa,
non avrebbero possibilità di accedere al credito
attraverso i canali tradizionali o a quegli investitori di
capitale di rischio, quali incubatori, business angel e
venture capitalist, che rivolgono il proprio interesse
alle startup innovative.

NOTE
1 Si veda ad esempio: Berger, Allen N., and Gregory F. Udell. “e economics of small business finance: e roles of private equity
and debt markets in the financial growth cycle.” Journal of banking & finance 22.6-8 (1998): 613-673.
2 Si vedano tra gli altri: Himmelberg, Charles P., and Bruce C. Petersen. “R & D and internal finance: A panel study of small firms
in high-tech industries.” e Review of Economics and Statistics (1994): 38-51; Guiso, Luigi. “High-tech firms and credit
rationing.” Journal of Economic Behavior & Organization 35.1 (1998): 39-59.
3 Carpenter, Robert E., and Bruce C. Petersen. “Capital market imperfections, high􀀀tech investment, and new equity financing.”
e Economic Journal 112.477 (2002): F54-F72.
4 La garanzia può essere richiesta, previo accreditamento presso il Fondo di Garanzia, dagli operatori di microcredito per le sole
operazioni di microcredito. Per dettagli si rimanda a L. Rizzi, “L’analisi del contesto normativo e delle innovazioni legislative” in
“Il Microcredito: le prospettive di una nuova asset class redditizia”, Luiss Business School e Mikro Kapital,
http://open.luiss.it/files/2018/10/LUISS-Business-School-e-Mikro-Kapital_-Paper2018-7.pdf.
5 Ente Nazionale per il Microcredito , Il Microcredito imprenditoriale in Italia assistito dalla Garanzia MCC. Dati e statistiche al
Giugno 2018.
6 Ibidem.
7 Symbiotics, Microfinance Funds: 10 years of research and practice. White Paper, December 2016.