Raffaele Oriani | Professore associato di Finanza aziendale presso il Dipartimento di economia e management dell'Università LUISS Guido Carli di Roma

Questo articolo ha l’obiettivo di discutere come il microcredito possa rappresentare una soluzione per
superare i vincoli finanziari che molto spesso le imprese di nuova costituzione si trovano ad affrontare. A
tal fine, si identificheranno le iniziative imprenditoriali che maggiormente possono beneficiare del
microcredito e si spiegherà come il microcredito possa risolvere, almeno in una fase iniziale, i problemi
di finanziamento a cui le stesse sono soggette.
La letteratura accademica ha identificato l’esistenza di un ciclo nelle scelte di finanziamento delle
imprese, mostrando come in diverse fasi del proprio sviluppo le stesse tendano a utilizzare diversi
strumenti finanziari. In particolare, al crescere dell’età e della dimensione dell’imprese, oltre che delle informazioni
sulla stessa disponibili, si dovrebbe osservare una maggiore disponibilità di alternative, un
maggiore ricorso al debito e una maggiore tendenza alla quotazione su mercati organizzati degli
strumenti finanziari emessi1.
È stato inoltre dimostrato che le imprese più giovani e di minori dimensioni sono soggette a vincoli
finanziari più stringenti rispetto alle imprese mature e di maggiori dimensioni2. In particolare, è noto
che le nuove imprese hanno difficoltà di accesso al credito per diverse ragioni che sono principalmente
legate alla maggiore incertezza, alle maggiori asimmetrie informative e alle insufficienti o inesistenti
garanzie patrimoniali3. Riguardo al primo aspetto, è noto che le nuove
iniziative imprenditoriali sono caratterizzate da maggiore
incertezza riguardo ai risultati economici attesi. In
tale contesto, dunque, non esiste un’adeguata struttura
di incentivi per la concessione di credito. In caso di
fallimento, infatti, della nuova impresa, il finanziatore
subirà una perdita in quota capitale, mentre, in caso
di successo, riceverà un rendimento limitato dal tasso
di interesse contrattualmente determinato. Il rendimento
atteso dell’affidamento, dunque, per il creditore risulta
essere negativo, con la ovvia conseguenza che lo stesso
non avrà incentivi ad affidare imprese di nuova costituzione
i cui risultati siano ancora soggetti ad elevata
incertezza.
Rispetto al tema alle asimmetrie informative, occorre
sottolineare che l’imprenditore possiede normalmente
informazione sulla qualità del proprio progetto che
l’investitore esterno non possiede. Tale problema é
particolarmente severo nel caso di nuove imprese,
prive di storia e con un numero limitato, se non
nullo, di bilanci approvati. In queste circostanze, le
banche o gli altri intermediari finanziari non hanno
tutti gli strumenti di analisi per valutare la qualità
dell’iniziativa imprenditoriale. I processi di valutazione
del merito creditizio sono, infatti, in genere disegnati
per imprese più mature e che offrano già un ampio
set di informazioni. Pertanto, per le nuove imprese
l’accesso al credito è più complesso, indipendentemente
dalla potenziale qualità.
Infine, visto che le nuove imprese non hanno in
genere asset patrimoniali da offrire in garanzia ai finanziatori,
la concessione di credito diventa ancora
più difficile. L’assenza di garanzie espone naturalmente
il creditore a maggiori rischi in caso di fallimento del
prenditore, il che rafforza i problemi sopra discussi. La difficoltà di accesso al credito delle nuove imprese
può essere risolta attraverso il ricorso al capitale di
rischio. Oggi il sistema di acceleratori, business angel,
crowdfunding e venture capitalist fornisce, entro certi
limiti, capitale di rischio a startup innovative basate
sullo sviluppo di nuove tecnologie e caratterizzate da
un forte potenziale di crescita.
Tuttavia, tali canali di finanziamento non sono disponibili
per le nuove imprese che operano in mercati
maturi utilizzando tecnologie consolidate e con più
limitate prospettive di crescita. Tali imprese, pertanto,
si trovano ad affrontare vincoli finanziari particolarmente
severi, avendo difficoltà ad accedere al credito bancario
e non potendosi rivolgere ai finanziatori di capitale di
rischio. La soluzione al problema di finanziamento di
queste imprese passa necessariamente attraverso la
definizione di uno strumento finanziario in grado di
mitigare i problemi sopra descritti.
È proprio per tali imprese, dunque, che il microcredito
diventa di fondamentale importanza. Grazie, infatti,
alle sue caratteristiche ed anche, nello specifico, al
modo in cui è stato disciplinato in Italia, il microcredito
è potenzialmente in grado di colmare il gap di finanziamento
che si verifica in questi casi. Le considerazioni
che seguono saranno dunque specificamente riferite a
nuove imprese che operano in settori tradizionali e
che non sono basate su innovazioni tecnologiche o di
business model che potrebbero renderle attrattive per
gli investitori di capitale di rischio.
Due aspetti si considerano a tal riguardo particolarmente
rilevanti:
- Il meccanismo di garanzia, legato al Fondo di
Garanzia per le PMI, che permette, attraverso la riduzione
del rischio, di riequilibrare gli incentivi per
il finanziatore. - I servizi ausiliari offerti dall’Ente Nazionale per il
Microcredito, che consentono di ridurre le asimmetrie
informative legate all’affidamento di nuove microimprese.
Il Fondo Nazionale di Garanzia per le PMI offre agli
operatori di microcredito una garanzia pubblica, che
si sostituisce a quella privata, nella misura dell’80%
del finanziamento erogato4. Questa risolve il problema
delle garanzie discusso precedentemente e, riducendo
sensibilmente il rischio del finanziatore, ne riequilibria
gli incentivi, creano le condizioni per la concessione
del credito anche a nuove imprese che non sono in
grado di offrire garanzie reali.
Riguardo ai servizi ausiliari, secondo quanto previsto
dalle linee guida del Decreto del Ministero dell’Economia
e delle Finanze del 17 ottobre 2014 n. 176, il
microcredito dovrà essere corredato da servizi da
rendere prima e dopo l’erogazione del finanziamento.
I servizi da rendere ex ante consistono principalmente
nel supporto alla definizione della strategia di sviluppo
del progetto imprenditoriale e dell’idea d’impresa, al
fine di verificarne la sostenibilità economica. I servizi
successivi al finanziamento richiedono, invece, un
supporto all’individuazione e diagnosi di possibili
criticità del progetto finanziato e un eventuale orientamento
verso le possibili soluzioni al fine di prevenire
eventuali criticità dell’impresa.
Risulta chiaro da quanto sopra che l’erogazione dei
servizi in questione, che viene effettuata da tutor
iscritti ad un apposito albo, ha proprio lo scopo di ridurre
le asimmetrie informative tra il soggetto proponente
ed il finanziatore, sia in fase di valutazione dell’affidamento sia nella gestione del credito nel successivo
periodo di ammortamento. Chiaramente, in tale prospettiva
la sfida è quella di costruire un albo di tutor
qualificati sufficientemente ampio da assicurare che
la loro esperienza, anche settoriale, sia tale da ridurre
il più possibile le asimmetrie informative di cui si è
detto, consentendo un’efficace valutazione dell’iniziativa
imprenditoriale ex ante ed ex post.
Coerentemente con queste premesse, il microcredito
in Italia ha mostrato negli ultimi anni un significativo
sviluppo. I crediti erogati sono passati da 5,5 milioni
di Euro nel 2016 a 13,7 milioni di Euro nel 2017,
mentre nel primo semestre del 2018 sono stati già
erogati 12,2 milioni Euro5. Nel periodo di riferimento,
sono state finanziate 1368 richieste, il cui importo
medio risulta pari a 22.950 Euro. Il dato interessante
è che al momento della rilevazione, il tasso di default
risultava essere molto contenuto e pari allo 0,73%6.
Tale dato è peraltro in linea con l’evidenza internazionale
che ci dice che nel 2016 la percentuale di default dei
crediti erogati dai Microfinance Investment Vehicles
era pari allo 0,5%7.
In attesa dei futuri sviluppi, dunque, è possibile concludere
che ad oggi il microcredito rappresenta uno
strumento particolarmente adatto per il finanziamento
di nuove imprese operanti in settori maturi e non
basate su innovazioni tecnologiche, che, in alternativa,
non avrebbero possibilità di accedere al credito
attraverso i canali tradizionali o a quegli investitori di
capitale di rischio, quali incubatori, business angel e
venture capitalist, che rivolgono il proprio interesse
alle startup innovative.

NOTE
1 Si veda ad esempio: Berger, Allen N., and Gregory F. Udell. “e economics of small business finance: e roles of private equity
and debt markets in the financial growth cycle.” Journal of banking & finance 22.6-8 (1998): 613-673.
2 Si vedano tra gli altri: Himmelberg, Charles P., and Bruce C. Petersen. “R & D and internal finance: A panel study of small firms
in high-tech industries.” e Review of Economics and Statistics (1994): 38-51; Guiso, Luigi. “High-tech firms and credit
rationing.” Journal of Economic Behavior & Organization 35.1 (1998): 39-59.
3 Carpenter, Robert E., and Bruce C. Petersen. “Capital market imperfections, high􀀀tech investment, and new equity financing.”
e Economic Journal 112.477 (2002): F54-F72.
4 La garanzia può essere richiesta, previo accreditamento presso il Fondo di Garanzia, dagli operatori di microcredito per le sole
operazioni di microcredito. Per dettagli si rimanda a L. Rizzi, “L’analisi del contesto normativo e delle innovazioni legislative” in
“Il Microcredito: le prospettive di una nuova asset class redditizia”, Luiss Business School e Mikro Kapital,
http://open.luiss.it/files/2018/10/LUISS-Business-School-e-Mikro-Kapital_-Paper2018-7.pdf.
5 Ente Nazionale per il Microcredito , Il Microcredito imprenditoriale in Italia assistito dalla Garanzia MCC. Dati e statistiche al
Giugno 2018.
6 Ibidem.
7 Symbiotics, Microfinance Funds: 10 years of research and practice. White Paper, December 2016.