PROFUMO DI GELSOMINO

Microcredito1 e microfinanza: nuove opportunità di sviluppo ?

Ismahan Hassen*

La microfinance n’est qu’un outil, qui, bien employé et dans un environnement porteur, apporte des solutions efficaces à l’exclusion; mais mal employé, peut avoir des effets négatifs, tels que le surendettement et l’appauvrissement des emprunteurs.2
Riportiamo un estratto dalla tesi di laurea sull’evoluzione del processo economico tunisimo da Ben Ali al Post Primavera Araba con riferimento all’uso dello strumento del microcredito.

3.1. Fondamenti teorici, quadro istituzionale e tipologie di microcredito

Nel passare in rassegna tutte le politiche macroeconomiche e le riforme strutturali che la Tunisia ha attuato neltempo e che si è proposta di portare avanti per favorire la ripresa economica del Paese, è risultato evidente come l’incremento dell’occupazione e la riduzione della povertà siano perennemente condizionate dall’intreccio di un insieme di fattori, tra cui l’andamento dei mercati del lavoro e di quelli finanziari.
La liberalizzazione dei mercati finanziari, l’internazionalizzazione dei capitali e i vari processi di globalizzazione, infatti, hanno sempre avuto dei forti riflessi sulla spinosa questione dell’altissimo tasso di disoccupazione presente nel Paese nordafricano.
In un universo in rapida metamorfosi e dinanzi all’accelerazione della globalizzazione, la crescita e lo sviluppo del settore finanziario è rimasta così una sfida importante da portare avanti soprattutto per i Paesi in via di sviluppo, i quali risultano essere sempre alla ricerca di soluzioni adeguate a problemi quali la disoccupazione, la povertà, la disuguaglianza e l’emarginazione sociale. Di fronte ad una tale situazione è senza dubbio possibile notare che, per affrontare i punti deboli del proprio sistema finanziario, la Tunisia ha sempre fatto ricorso ad una politica di lotta contro l’esclusione sociale di numerosi segmenti della popolazione, lavorando per promuovere l’integrazione economica e la solidarietà nazionale.
Parlando di esclusione sociale di una fetta abbastanza cospicua della popolazione tunisina3, bisogna inevitabilmente far riferimento al sistema economico del Paese e distinguere tra esclusione finanziaria ed esclusione bancaria. Mentre l’esclusione bancaria, infatti, concerne l’accesso e l’utilizzo di prodotti e servizi bancari (ad esempio la possibilità di tenere un proprio conto corrente), l’esclusione finanziaria è piuttosto un concetto che si combina alla prima, ma che si basa sulla sostanziale difficoltà che alcune persone incontrano nell’avere accesso a servizi finanziari (soprattutto prestiti e finanziamenti), largamente diffusi e ritenuti necessari per condurre le normali attività quotidiane nelle società a cui appartengono4.
Così un nesso causale è stato stabilito tra esclusione sociale ed esclusione finanziaria: una persona è quindi socialmente esclusa qualora non partecipa alle attività principali della società in cui vive.
Per far fronte alla diffusione del fenomeno dell’esclusione sociale, alcune istituzioni finanziarie tunisine hanno cercato di adattare le loro pratiche alle specificità dei soggetti esclusi, mettendo in atto un sistema di prestiti di piccole dimensioni, con un periodo di rimborso breve e la cui procedura di accesso risultava estremamente semplificata per coloro che avevano la necessità di risorse finanziarie per avviare e sviluppare progetti di auto-impiego.
Sulla base di queste condizioni, a partire dagli anni Novanta, in Tunisia prende avvio e si sviluppa il sistema finanziario del microcredito5.
Oltre che far riferimento a come il problema dell’esclusione finanziaria abbia costituito la chiave di volta nel fare percepire l’avvio di un sistema di microcredito come un elemento essenziale per l’evoluzione socio-economica del Paese, è altrettanto importante anche porre l’accento sull’esistenza di almeno altri due fondamenti teorici (nonché pratici) alla base dello sviluppo di tale tipologia di finanziamento in Tunisia: l’espansione di sistemi di prestito legati al sistema della finanza informale6, e l’importanza sempre maggiore assunta dal concetto di “sviluppo sostenibile”.
Per ciò che riguarda il sistema della finanza informale, è importante tener conto del fatto che nel Paese dei gelsomini, esso ha preso piede a causa dell’esistenza di una lunga politica di repressione e di inefficienza del settore finanziario formale. Tale inefficienza ha infatti permesso a settori finanziari alternativi (in buona sostanza degli usurai) di sopperire ai fallimenti delle istituzioni creditizie ufficialmente riconosciute. L’apparato della finanza informale non essendo regolamentato da leggi specifiche, ha così sempre fatto affidamento sulle relazioni tra le persone in esso coinvolte: tra chi ha bisogno del credito e chi glielo conferisce, accettando delle garanzie che le istituzioni ufficiali sarebbero incapaci di accogliere7.
Per quel che riguarda invece l’dea dello sviluppo sostenibile, essa si riferisce ad un approccio economico realizzato attraverso il concetto di “sviluppo umano”8 che considera gli individui come la vera ricchezza di una nazione.
In questo senso risulta evidente come per “produrre” tale ricchezza umana, lo sviluppo debba essere un processo caratterizzato dalla possibilità di godere delle medesime opportunità da parte di tutti i cittadini di uno Stato.
Dando per scontato che ogni persona abbia la capacità di mettere in atto un stile di vita caratterizzato da uno stato di benessere, le opportunità che devono essere concesse all’individuo possono assumere molte forme. La possibilità di godere di un reddito monetario stabile è infatti solo una di queste, ma rappresenta sicuramente la componente più importante da cui partire.
Nell’ambito di questo nuovo approccio del Paese allo sviluppo sostenibile e della lotta contro l’esclusione finanziaria e contro il proliferare della finanza informale, il primo forte richiamo sul collegamento tra settore finanziario e questioni sociali si è avuto con il Vertice mondiale di Copenaghen del 19959, ma senza alcun dubbio l’OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) è ad oggi l’istituzione che ha dato più enfasi a questo aspetto con diversi interventi, in particolare attraverso la costituzione di un Programma di Finanza Sociale10.
L’obiettivo principale di tale programma fu proprio quello di rafforzare le capacità del governo tunisino e delle parti sociali, di sviluppare e adottare politiche che migliorassero i benefici sociali della finanza, affrontando con continuità i problemi del settore.
Uno dei temi fondamentali che il Programma si propose per raggiungere tale obiettivo fu quello di ridurre la “vulnerabilità” economica dei “potenziali lavoratori”. Particolarmente vulnerabile è infatti il lavoratore che ha poche possibilità di accedere a servizi finanziari ma che ne sente il bisogno più grande, non avendo un’occupazione con cui potersi sostenere.
Fu in questo contesto che lo strumento del microcredito apparve come uno strumento capace di consentire alle persone in situazione di povertà ed emarginazione, i cosiddetti “soggetti non bancabili”11, di avere accesso ai servizi finanziari sul mercato, rompendo il circolo vizioso di povertà e di sottosviluppo imposto dal credito usuraio, spesso unica fonte finanziaria accessibile.
Il settore del microcredito in Tunisia non è mai stato disciplinato dalla normativa bancaria ma da una legge specifica, la Legge Organica n° 99-67 del 15 luglio 199912. Questa legge definisce come microcredito “tutto il credito per favorire l’integrazione economica e sociale. I microcrediti sono concessi per finanziare l’acquisto di piccole attrezzature, come entrate necessarie per la produzione o sottoforma di capitale circolante. Questi crediti possono altresì essere concessi per finanziare progetti atti a migliorare le condizioni di vita.”
Secondo quanto si evince da tale normativa, il target di destinatari individuato per l’erogazione di microcrediti è fondamentalmente rappresentato da:
- persone fisiche che appartengono a famiglie bisognose;
- individui qualificati per esercitare una professione, un mestiere o impiegati in attività del settore agricolo e/o dei servizi;
- lavoratori che non risultano impegnati in un lavoro retribuito;
- categorie vulnerabili ma con la possibilità di mettere in piedi un’attività economica;
È così a queste categorie di persone che le associazioni di microcredito, istituite ai sensi della legge n°59 del 07/11/59 -15413 e approvate dal Ministero delle Finanze previa consultazione di un comitato consultivo, possono accordare la concessione di uno o più microcrediti per permetter loro di avviare una propria attività di sostentamento economico. Tale iter risulta essere possibile però purché i soggetti in questione abbiano fornito come garanzia al credito, la propria capacità di esercitare una attività economica coerente con legislazione tunisina, vale a dire purché queste persone non siano mai state condannate per falsificazione, contraffazione, frode o fallimento14.
Per nascere e sussistere, tali associazioni di microcredito hanno ovviamente bisogno di liquidità sempre disponibile. Le risorse destinate a loro sono così costituite sostanzialmente da fondi messi a loro disposizione nell’ambito di accordi di partenariato, di sovvenzioni statali, della gestione delle risorse nel quadro della cooperazione bilaterale o multilaterale del Paese, ma soprattutto queste risorse sono anche il prodotto derivato dai rimborsi del microcredito e dai proventi degli investimenti dei fondi. Una volta ottenute, queste risorse vengono poi utilizzate dalle associazioni incanalandole in due direzioni: alla concessione di microcredito e al finanziamento delle azioni di supervisione e monitoraggio dei prestiti concessi dall’associazione stessa15.
In questo modo risulta evidente come queste associazioni non hanno il diritto di distribuire i profitti, esse sono sotto il controllo del Ministero delle Finanze e devono quindi tenere una contabilità corretta, essendo frequentemente oggetto di un audit esterno, qualora il Ministero lo ritenga necessario. In base al risultato emerso dal processo di audit infatti, se l’ associazione risulta non essere in grado di ottemperare ai suoi obblighi, essa può essere oggetto della revoca del proprio riconoscimento ed eventualmente della sua liquidità residua.
In seguito allo sviluppo di tale quadro giuridico del microcredito, alla BTS (Banque Tunisienne de Solidarité) è stato poi affidato il compito di definire i fondamenti teorici e impostare il quadro operativo delle associazioni, tenendo conto della cornice legislativa già in vigore.
Come già detto, la nascita delle associazioni tunisine di microcredito viene sancita in base alla legge n° 59-154 e in seguito all’approvazione del Ministero delle Finanze. Per ottenere tale approvazione, l’associazione deve però essere in grado di dimostrare al comitato consultivo del Ministero di voler agire in conformità con i programmi economici locali e regionali e di avere risorse sufficienti per sostenere il sistema di microcredito e raggiungere gli obiettivi alla sua base16.
In questo senso le associazioni vengono infatti ritenute responsabili per la concessione di tutti i microprestiti che erogano. Per questo motivo infatti, anche dopo la concessione del finanziamento, esse devono impegnarsi a restare in contatto permanente con i propri clienti, per sorvegliare e seguire l’evoluzione dell’attività finanziata17. Tale approccio partecipativo, insieme ad un intervento di minimizzazione dei costi di gestione, costituiscono quelle azioni che permettono ad un’associazione di microcredito di essere credibile sia agli occhi del Ministero delle Finanze che a quelli dei propri potenziali clienti.
Ragionando in termini di credibilità, un importante fattore per la crescita della stabilità delle istituzioni di microcredito è rappresentato dall’utilità sociale che esse riescono a svolgere nelle zone più svantaggiate della Tunisia.
Le associazioni infatti, concedendo una possibilità di accesso al credito anche a frange di popolazione storicamente escluse dal sistema bancario, perché molto povere, hanno puntato su un metodo di fidelizzazione dei clienti basato sulla solidarietà derivata dalla vicinanza diretta alle persone interessate18.
Il loro status è così quello di operatori nella struttura socio-economica del Paese e di attori dello sviluppo inclusivo locale, partendo da un target basso di auto-organizzazione delle persone meno abbienti, fino ad arrivare alla loro totale indipendenza economica.
Una volta appurata l’esistenza dei fondamenti teorici di solidarietà e credibilità delle associazioni di microcredito, per ciò che riguarda il quadro operazionale vero e proprio, bisogna distinguere l’esistenza di due tipologie di istituzioni di microcredito19:
- le associazioni gestite dalla BTS che lavorano basandosi su un modello associativo in una forma di solidarietà istituzionalizzata dallo Stato tunisino;
- le associazioni di microcredito ONG, che operano nel settore del microcredito in una forma di solidarietà messa in atto dalla gente per la gente;
Tale distinzione risulta essere fondamentale per capire che in Tunisia, mentre le associazioni organizzate sotto l’egida della BTS sono maggiormente portate a sviluppare unicamente servizi di microcredito finanziati dallo Stato, le ONG basano la propria esistenza sulla presenza di donazioni private e la propria legittimità sull’utilità di azioni sociali, che non si limitano al solo prestito di denaro. Le ONG infatti, una volta identificate quelle categorie di persone in particolari situazioni di indigenza, si adattano e fornire loro assistenza o sostegno mediante sì la concessione di microcredito ma soprattutto attraverso il loro farsi carico di un’accurata formazione professionale dei propri clienti.
Facendo ancora riferimento all’ambito normativo, al di là della definizione di microcredito data dalla legge, la descrizione delle condizioni per la sua concessione sono poi state specificate da alcuni decreti ministeriali secondo cui:
- L’importo massimo concesso può ammontare alla somma di 5.000 TND per tutte le tipologie di crediti, esclusi quelli per il miglioramento delle condizioni di vita, il cui tetto massimo è stato fissato a 1.000 TND20.
- Il tasso di interesse applicato al credito concesso è stato stabilizzato al 5 % l’anno21.
Oltre alla legislazione espressamente dedicata al microcredito, le modalità di erogazione di tali prestiti sono poi state inglobate in altri decreti legislativi, quelli legati alla lotta contro il finanziamento del terrorismo, previste dalle norme LAB (Lutte Anti Blanchiment) e CFT (Contre le Financement du Terrorisme) 22.
Uno dei cardini di tali normative è stato rappresentato sicuramente dall’obbligo di implementazione di procedure di audit per tutte le associazioni di microcredito operanti sul territorio nazionale. Il rispetto di questo obbligo è stato reso possibile poiché numerosi finanziatori esterni hanno legato l’assegnazione dei finanziamenti alle associazioni, solo a seguito dell’adozione del audit. Tale imposizione ha così evitato che (almeno in teoria) il microcredito potesse diventare uno strumento di facile uso e consumo nelle mani di terroristi.
Una volta descritto il quadro normativo e operazionale del microcredito, è importante comprendere in che modo esso venga erogato e poi utilizzato nella realtà pratica dei fatti.
Bisogna innanzitutto sottolineare che il microcredito in Tunisia copre una realtà molto eterogenea. Al di là della comunanza di obiettivi (sostegno all’imprenditorialità, sviluppo locale, la lotta contro la povertà ecc), esistono infatti almeno tre differenti tipologie di microcredito:
- microcredito per investimenti fissi: ossia il credito ottriato per acquistare nuovi mezzi di produzione, appunto detti “investimenti fissi”.
- microcredito per capitale circolante: ossia il credito utilizzato per venire in possesso di materie prime e/o prodotti finiti per poi essere venduti.
- microcredito per il consumo: ossia il credito richiesto da una famiglia per permettere l’anticipo del momento d’acquisto di un bene di consumo, durevole o non durevole23.
Tenuto conto delle tipologie di crediti che le associazioni tunisine possono fornire ai propri clienti, è bene esaminare anche come i loro fondamenti teorici di solidarietà, credibilità, lotta all’esclusione finanziaria e gestione di uno sviluppo sostenibile si traducano in scelte concrete e operative. In primo luogo, per ciò che riguarda il concetto di solidarietà; c’è da dire che i prestiti concessi dalle associazioni di microcredito sono sostanzialmente caratterizzati da garanzie personali ( spesso di gruppo) come l’onestà del potenziale cliente, piuttosto che garanzie reali, come l’ipoteca su una casa o il deposito di titoli24. In secondo luogo, l’associazione eroga inizialmente un prestito d’importo molto limitato e procede alla concessione di ulteriori rate di prestito, solo se il processo di rimborso è avvenuto regolarmente nel tempo, quindi soltanto dopo che il debitore ha già manifestato una certa credibilità25. In terzo luogo e con riferimento al concetto di sviluppo sostenibile, c’è da dire che il rimborso del credito, prevedendo delle rate molto frequenti (spesso settimanali), dà la possibilità di effettuare incontri pubblici tra gli agenti di credito delle associazioni e i beneficiari del prestito26. Nella logica delle associazioni di microcredito, essendo il dipendente dell’associazione a muoversi verso il luogo di residenza dei clienti e non viceversa, egli viene incaricato non solo della riscossione puntuale del denaro ma anche del compito di (in)formare costantemente i debitori per ciò che riguarda le loro possibilità di sviluppo, e di monitorare da vicino l’andamento dell’attività in cui il credito richiesto è stato impiegato. Nell’attuazione pratica dei principi ispiratori del microcredito, elemento fondamentale è il tasso d’interesse. Come già annunciato, secondo quanto stabilito dalla legge n° 99-67 il tasso d’interesse applicato da (quasi) tutte le associazioni tunisine di microcredito è stato fissato al tetto massimo del 5% annuo. Se si intende il microcredito come una sorta di strumento economico solidale piuttosto che come un qualunque sistema di finanziamento uguale al credito bancario, la presenza di un tasso di interesse da riscuotere su prestiti fatti ai soggetti più poveri della società tunisina, può facilmente essere interpretata come un brutto paradosso27. Tuttavia i tassi d’interesse risultano strettamente necessari per coprire tutti i costi relativi a un contratto di microcredito e il netto di tutte le spese sostenute dall’organo finanziatore. Per queste ragioni la legislazione tunisina, ogni qualvolta il debitore si accinge a rimborsare quanto dovuto nelle diverse scadenze, gli impone l’obbligo di includere il tasso d’interesse nella somma da restituire28.
Alla luce di tutto quanto è stato detto sul contesto in cui il microcredito ha preso avvio in Tunisia, sui fondamenti teorici e le realizzazioni pratiche che lo caratterizzano, bisogna però sottolineare che il quadro normativo tunisino se da una parte ha fornito una solida base per lo sviluppo del microcredito, dall’altra ha limitato fortemente lo sviluppo della microfinanza, ovvero della costituzione di un dispositivo economico volto a fornire, oltre al credito, una vasta gamma di servizi finanziari (risparmio, assicurazione, trasferimento di denaro, di pagamento, ecc) sviluppati su misura per le esigenze dei soggetti a basso reddito e delle piccole imprese29.
Il limite posto dal tipo di legislazione sopra indicata, è stato sostanzialmente rappresentato dal fatto che, fatta eccezione per alcune ONG30, le associazioni di microfinanza sono sempre state legate allo Stato.
In questo senso, lo Stato così come ha sempre potuto svolgere un ruolo cruciale nella promozione del microcredito, ha anche potuto limitare la nascita e la crescita di un più ampio sistema di microfinanza31.
Agendo come promotore, regolatore nonché proprietario della BTS, lo Stato è sempre stato coinvolto nello sviluppo del microcredito, finanziando la BTS, e quindi indirettamente le associazioni, attraverso linee di budget agevolate32.
Tuttavia, l’ingerenza dello Stato nella governance delle associazioni attraverso le condizioni definite dalla BTS per la concessione dei finanziamenti, è spesso andata ben oltre quello che le norme internazionali e la buona pratica auspicassero per lo sviluppo efficace della microfinanza. Lo Stato corrotto degli anni di Ben Ali, mirando ad indirizzare la concessione di prestiti nelle tasche dell’entourage presidenziale, si è poco impegnato a fornire ai cittadini altri servizi di intermediazione finanziaria riguardanti, ad esempio, transazioni monetarie per i vari attori economici del Paese (governo, imprese e famiglie), che siano in condizioni di surplus finanziario o di deficit.
In Tunisia tale quadro normativo e modus operandi è rimasto sostanzialmente invariato dagli anni Novanta al 2010.
Soltanto dopo lo scoppio della rivoluzione e la cacciata di Ben Ali, si è cominciata a sentire l’esigenza di rivedere tutte le normative nazionali in materia di microcredito, rivedere il ruolo dello Stato in esso e spianare così la strada ad un ampio progetto di sviluppo della microfinanza, capace di così garantire una crescita efficace e responsabile del settore in Tunisia.

3.2. Sviluppo nazionale del settore: l’impatto della Rivoluzione dei gelsomini

A seguito del cambiamento politico portato dalla rivoluzione del gennaio 2011 e dinnanzi alle tensioni sociali che non hanno cessato di esistere e di manifestarsi anche nel periodo ad essa successivo, in Tunisia il sistema di microcredito è apparso ancora di più come un dispositivo per aprire nuove prospettive di vita a tutti i soggetti canonicamente classificati come “non bancabili”, e che erano notevolmente aumentati di numero nella fase post-rivoluzionaria.
Alla luce del disagio sociale e della disperazione che spingevano migliaia di tunisini a rischiare la propria vita in barconi di fortuna, per raggiungere le coste europee dell’isola di Lampedusa, il microcredito è stato immediatamente identificato come un efficace strumento di lotta contro la povertà, e come la soluzione per lo sviluppo di numerose regioni povere della Tunisia, in modo da consentire alla gioventù locale di rimanere nel proprio Paese.
Nel periodo post-rivoluzionario quindi, nella volontà di fornire occupazione ai giovani e a quelli che non avevano la possibilità di esercitare le loro attività produttive per fornirsi un reddito, non solo il microcredito ma soprattutto la microfinanza è apparsa con uno strumento in grado di rilanciare l’economia tunisina33. Tale convinzione si è rafforzata attraverso la diffusione del pensiero per cui un uso corretto e appropriato della microfinanza, avrebbe portato all’eliminazione pressoché totale della condizione di esclusione finanziaria di molti soggetti. Questo turbinio di congetture, è bene sottolinearlo, è però avvenuto senza che in Tunisia ci sono mai stati dei dati precisi che potessero documentare l’ampiezza del fenomeno di esclusione finanziaria, e quindi la sua eventuale eliminazione34. I dati utilizzati infatti sono sempre stati delle stime derivate dall’intersezione di diverse diagnosi e studi, il cui obiettivo primario non era l’analisi di accesso dei soggetti ai servizi finanziari35.
Sebbene non vi siano stati dei dati statistici in grado di delineare quali e quanti soggetti potessero aver bisogno di usufruire di servizi di microcredito e microfinanza per riprendersi dallo shock economico causato dalla Rivoluzione, è stato però impossibile per il governo tunisino non accorgersi di come i portfolio delle associazioni tunisine di microcredito siano lievitati a partire dal 2011 ad oggi.
Proprio in base ad un’analisi condotta dal Ministero delle Finanze tunisino sui portfolio delle associazioni di microcredito nazionali, è infatti emerso come nel solo 2011 sul territorio il numero dei clienti che usufruivano di servizi di microfinanza, oscillava tra i 2,5 e i 3.000.000 di persone/aziende, tra cui circa 1.400.000 interessati perlopiù al settore del microcredito36.
Secondo una classificazione effettuata dallo stesso Ministero, tale clientela sarebbe stata composta da quattro sezioni principali, che corrispondevano a più sottogruppi omogenei in termini di bisogni e rischi comuni:
- Le persone a basso reddito, le attività informali e le microimprese generatrici di reddito : ossia tutto quell’insieme di persone adulte che guadagnano meno di 3,5 TND al giorno e che sono (i) lavoratori a basso salario in zone rurali, (ii) disoccupati, (iii) lavoratori autonomi (iv) artigiani a cottimo, (v) lavoratori stagionali,e infine (vi) casalinghe.
- Microimprese formali: ossia con meno di 6 dipendenti e con un fatturato annuo inferiore a 30 000 TND.
- Piccolissime imprese: ossia persone giuridiche con un fatturato annuo tra i 30 000 a 200 000 TND.
- Micro e piccole imprese: ovvero aziende agricole generatrici di un reddito netto inferiore ai 6 000 TND annui, e che rappresentano l’ attività principale del gestore37.
Potendo vantare la presenza di una rete bancaria e postale relativamente densa (1,3 uffici bancari e 1 ufficio postale per ogni 10.000 abitanti, rispetto allo 0,5 di sportelli bancari in Algeria e allo 0,3 in Marocco ), la penetrazione bancaria in Tunisia è sempre stata la più alta tra i Paesi della regione. Tuttavia nel corso del 2011 la percentuale dei tunisini che risultavano avere un conto corrente bancario è riuscita a raggiungere appena la quota del 30%, mentre in contemporanea soltanto il 10% della popolazione risultava aver usufruito di un prestito bancario e appena il 24% delle aziende disponeva di un credito in essere nel settore commerciale38.
La presenza di tassi percentuali di utilizzo del servizio così bassi rispetto alla disponibilità di istituti bancari e postali, ha costituito un ennesimo segnale nello spronare le nuove formazioni di governo post-rivoluzionarie a mettere in discussione l’efficienza del sistema bancario e di quello postale, e ad aprirsi sempre più all’evoluzione del sistema di microcredito tunisino verso un più completo settore di microfinanza.
Per questo motivo, nel gennaio del 2011, quando la rivoluzione tunisina ha messo fine a 20 anni di dittatura, il governo provvisorio così come gli operatori del settore e i finanziatori stranieri, hanno cominciato a mettere in discussione la logica di sviluppo del microcredito che fino ad allora aveva prevalso. Tale logica era quella della copertura nazionale e del controllo statale, che aveva sì portato alla creazione di associazioni di microcredito ma la cui funzionalità era estremamente limitata, poiché totalmente dipendente dai sussidi statali.
Avendo identificato così il limite maggiore allo sviluppo di un efficace sistema di microcredito e microfinanza nel Paese, ciò che parve più evidente all’indomani della rivoluzione fu la necessità di costituire per questi un nuovo quadro normativo. Alla fine di marzo 2011 infatti, Jalloul Ayed, allora Ministro delle Finanze tunisino, annunciò il programma economico e sociale a breve termine del governo provvisorio39. In questo programma economico il microcredito e la microfinanza furono presentati come il fulcro delle 17 misure di riforma annunciate40. L’impegno che il governo si assumeva, infatti, era quello di attuare una totale ristrutturazione del sistema di microcredito con l’intento di far fronte alle preoccupazioni degli operatori del settore e dei numerosi finanziatori privati che, dopo la rivoluzione, avevano intensificato il proprio personale coinvolgimento nel futuro della microfinanza41. Oltre agli attori privati, in questo improvviso interessamento per lo sviluppo della microfinanza in Tunisia, hanno poi fatto capolino, quasi in contemporanea, i nomi dei principali bailleurs de fonds42 del Paese, i quali hanno condizionato il loro sostegno finanziario alla Tunisia post-rivoluzionaria legandolo al miglioramento del quadro legislativo nazionale del microcredito e della microfinanza.
A seguito di tale condizionamento esterno, è così parsa evidente la necessità di stabilire una tabella di marcia per l’attuazione e lo sviluppo di un nuovo quadro normativo della microfinanza. Questa tabella di marcia è stata così redatta e presentata nel mese di marzo 2011, in occasione di una conferenza stampa in cui erano presenti i quattro ministri in carica che l’avevano ideata: il Ministro della Finanza, dell’Occupazione, degli Affari sociali, e dello Sviluppo regionale.
La tabella in questione prevedeva la realizzazione di due differenti obiettivi:
- L’attuazione immediata di un miglioramento del quadro legislativo nazionale del settore microcredito.
- La messa in campo di una nuova strategia di sviluppo per passare dal microcredito alla microfinanza, nel triennio 2011-2014.
Per ciò che riguarda la realizzazione di tali obiettivi, è possibile notare che al di là delle dichiarazioni d’intenti cartacee, la stesura di un nuovo quadro normativo venne avviata quasi in contemporanea con la presentazione della roadmap. Iniziata quindi nel marzo 2011, l’introduzione delle nuove norme regolamentari del microcredito venne approvata nel mese di ottobre dello stesso anno, e subito inserita in un report redatto dal Ministero delle Finanze tunisino, col titolo di Vision Concertée pour le Développement de la Microfinance43.
Questo documento, frutto di una collaborazione tra il Ministero e i diversi attori di microfinanza, ha proposto una visione per il sviluppo socialmente responsabile e sostenibile del sistema44, in concomitanza con il consolidamento del tessuto economico tunisino. Secondo quanto riportato dalla Vision Concertée, la nascita del nuovo quadro normativo è stata sancita attraverso la promulgazione del decreto legge 2011-11745.
L’emanazione di tale decreto ha sensibilmente modificato l’inquadramento legale e i margini di operatività delle istituzioni di microcredito e microfinanza, permettendo:
- l’istituzionalizzazione di due differenti tipologie di associazioni di microcredito e microfinanza: (i) società anonime, ossia quelle società di capitali che hanno una tale frammentazione del pacchetto sociale da essere di fatto anonime, ovvero non riconducibili a una proprietà unica e stabile; (ii) società per azioni, vale a dire quelle società di capitali dotate di personalità giuridica e autonomia patrimoniale perfetta, nelle quali le partecipazioni dei soci sono rappresentate da titoli trasferibili, le azioni.
- la definizione degli standard di governance, di controllo interno e di tutela dei consumatori, il tutto gestito autonomamente dalle associazioni.
- la creazione di un’autorità di vigilanza dedicata, sotto la supervisione del Ministero delle Finanze.
- l’ampliamento della somma massima di concessione in credito all’ammontare di 20. 000 TND.
- la concessione agli istituti di microcredito della possibilità di operare anche come agenti di compagnie assicurative46.
Sebbene la realizzazione di queste riforme della regolamentazione nazionale, possa essere considerata come è un passo concreto verso l’attuazione delle buone pratiche riconosciute a livello internazionale, è allo stesso tempo vero che essa ha continuato a limitare ancora la portata del sistema della microfinanza al solo servizio di microcredito. Nonostante ciò però, l’intento dell’elaborazione di una nuova strategia di sviluppo per passare dal microcredito alla microfinanza nel triennio 2011-2014 non è stata abbandonata, soprattutto a fronte delle motivazioni che hanno fatto apparire sempre più necessaria la sua attuazione.
La volontà da parte dello Stato di realizzare questo scatto economico in avanti infatti, non è soltanto dettata dalla voglia di ridare stabilità finanziaria al Paese e dalla convinzione di poter eliminare i problemi che lo affliggono attraverso la realizzazione di un sistema stabile di microfinanza, ma ha radici più profonde, pragmatiche e che sono legate ancora una volta allo scombussolamento che la Rivoluzione ha portato alla nazione. Infatti, mentre prima della Rivoluzione moltissime delle associazioni che si occupavano di servizi di microcredito in Tunisia erano finanziate da privati che si facevano carico di tutto ciò che le riguardava, dopo la Rivoluzione i privati non sono più riusciti da soli a far fronte ai progetti di microcredito, sia perché la domanda di questo servizi è cresciuta in maniera esponenziale47, sia perché le condizioni economiche generali dei singoli non lo hanno permesso più.
In questo contesto quindi, è sorto il bisogno di un coinvolgimento dello Stato nel sostentamento dei progetti di microcredito e si è pensato che il coinvolgimento dello Stato potesse tradursi non più in quello di semplice erogatore di fondi, ma soprattutto di fornitore di servizi non propriamente finanziari48, realizzando quindi il compimento del passaggio dal microcredito alla microfinanza49.
Come già sottolineato poi, al compimento di questo passaggio si sono sempre più interessati anche altri attori economici, come l’UE, la Banca Africana di Sviluppo (BAS) e la Banca Mondiale (BM). Il ruolo di questi organismi nel sistema di microcredito e/o di microfinanza della Tunisia, è però risultato fin da subito problematico per lo Stato perché porterebbe il rischio di un’eccessiva ingerenza di queste istituzioni nel sistema economico tunisino, nonché una pericolosa dipendenza economica del Paese dall’estero.
Le occasioni in cui questi rischi potrebbero presentarsi, stanno tutte nell’infinito e tortuoso giro che eventuali finanziamenti stanziati da UE, BAS e BM dovrebbero fare per arrivare a destinazione.
Un esempio dell’iter potrebbe essere questo:
L’UE, la BAS e/o la BM finanziano il Governo Tunisino, il Governo a sua volta sposta i finanziamenti nelle casse della Banca Tunisina di Solidarietà (BTS), la quale, infine, finanzia le Associazioni di Microcredito (AMC).
Il problema principale legato a tutti questi passaggi, sta nel fatto che implicano dei costi che gravano sull’impianto del microcredito. Oltre a questo fattore, altri si possono citare quali l’allungamento dei tempi tra l’inoltro della richiesta di microcredito da parte del cliente e l’effettiva erogazione del prestito, o le differenze di vedute tra i vari organi finanziatori per quanto riguarda la destinazione d’impiego dei fondi.
Nonostante la valutazione di questi rischi, il Ministero delle Finanze tunisino ha comunque sottolineato la necessità di avviare e portare avanti la costituzione della nuova strategia di sviluppo poiché la domanda di servizi di microcredito e di microfinanza, proveniente sempre più da quelle frange di popolazione che sono escluse dal sistema finanziario tradizionale ma che vogliono far parte della produttività del Paese, ha continuato ad aumentare.
In questo contesto, il 2012 ha rappresentato un anno importante nella storia del microcredito tunisino. Esso ha infatti visto la presentazione della strategia di evoluzione economica dal microcredito alla microfinanza e la definizione del suo obiettivo: dar vita ad una microfinanza socialmente responsabile e sostenibile che, attraverso l’accesso del maggior numero di persone a servizi finanziari di qualità, contribuisca alla lotta contro l’esclusione finanziaria, allo sviluppo armonioso delle regioni e al consolidamento del tessuto economico50.
Per realizzare questi obiettivi, la nuova strategia prevedeva 4 assi prioritari d’intervento su un periodo di tre anni51:
Asse 1: Continuare a definire un quadro normativo e di vigilanza che incoraggi lo sviluppo del settore52.
Dopo le riforme già apportate nel ottobre 2011, si mira ad incoraggiare l’ampliamento del sistema di microcredito per riuscire a raggiungere le popolazioni non ancora coperte dal servizio, nonché a modernizzare il settore attraverso una riunificazione dell’organo di supervisione bancaria e della microfinanza, e infine con l’apertura ad altri prodotti (di risparmio, di pagamento, assicurativi, ecc.) e ad altri canali di distribuzione.
Asse 2: Contribuire attraverso la microfinanza allo sviluppo delle regioni e dei segmenti prioritari della popolazione53.
Effettuando ricerche di mercato capaci di costituire degli incentivi per incoraggiare le istituzioni di microcredito e microfinanza a raggiungere aree e segmenti di clienti cosiddetti “difficili”, ed organizzare il coordinamento della gestione dei soggetti interessati.
Asse 3: Strutturare il settore per iscrivere la sua capacità d’impatto in quella di uno sviluppo durevole54.
Ristrutturando l’establishment delle associazioni di microcredito e ridefinendo il ruolo svolto in esse dalla BTS; rivedendo il ruolo delle Poste nell’inclusione finanziaria; incoraggiando la ripresa del ruolo del settore finanziario privato nelle operazioni di finanziamento delle associazioni.
Asse 4: Promuovere ed accompagnare la crescita responsabile del settore55.
Mettendo in campo la creazione di un centro di informazioni su microcredito e microfinanza, ossia un osservatorio di inclusione finanziaria capace di garantire protezione ai consumatori.
Promotore e responsabile dell’attuazione di questa strategia è stato, ovviamente, il Ministero delle Finanze, affiancato in questa responsabilità dall’aiuto del Ministero degli Investimenti e della Cooperazione Internazionale, preventivamente coordinatosi con i già citati bailleurs de fonds.
Volendo ragionare in termini di effettiva realizzazione delle norme imposte dal nuovo quadro legislativo e degli obiettivi proposti dalla nuova strategia di sviluppo, è possibile cogliere già almeno due significative defaillances.
In primo luogo, uno dei cambiamenti più significativi che il nuovo quadro normativo e la nuova strategia di sviluppo avrebbero dovuto apportare, avrebbe dovuto palesarsi nel fatto che, dal 2011 in poi, le associazioni e le istituzioni di microcredito e microfinanza avrebbero dovuto essere obbligati a creare un’associazione professionale e aderirvi56. Ad oggi però questo passaggio non risulta essere ancora avvenuto. Sebbene alcune associazioni di microcredito e microfinanza finanziate dalla BTS si siano di fatto riunite all’interno di una federazione57, questa non costituisce strettamente un’associazione professionale. Essa rappresenta infatti molto più il ruolo istituzione cardine, volta a condividere determinati servizi (finanziamenti per la ricerca, la contabilità, la gestione delle risorse umane, ecc.).
In secondo luogo poi, per ciò che riguarda la costituzione del centro di informazioni per la tutela dei clienti, esso è stato creato ed è ad oggi ospitato presso la Banca Centrale tunisina. Proprio a causa di questa sua particolare localizzazione, questa unità ha il compito di monitorare tutti i prestiti commerciali gestiti dal sistema bancario. Questo suo funzionamento continua così a non includere il settore microcredito e della microfinanza, fatta eccezione per le associazioni poste sotto il finanziamento diretto della BTS. Ad oggi infatti, la BTS continua a non scambiare informazioni sui propri clienti con le altre associazioni di microcredito (soprattutto ONG) presenti sul territorio, continuando a rappresentare una sorta di unico catalizzatore per il passaggio di informazioni per tutte le associazioni che essa finanzia58.
Nonostante il perdurare di queste debolezze, con il cambiamento normativo promulgato nel ottobre 2011 per il settore del microcredito e della microfinanza in Tunisia, sono molti comunque i cambiamenti di cui si prevede la realizzazione proprio nel corso del 2014, limite ultimo del triennio d’applicazione della strategia di sviluppo.
Da un lato, gli attori esistenti dovranno rinnovare la loro licenza, il che significa per la maggior parte di loro l’attuazione di una ristrutturazione interna e/o la realizzazione di vere e proprie fusioni di gruppi, esattamente come auspicato dall’Asse 1 della nuova strategia di sviluppo. Inoltre, a seguito dell’ampliamento della somma massima di concessione in credito da parte delle associazioni ai potenziali clienti, gran parte delle operazioni di finanziamento diretto della BTS potrebbero cominciare a rientrare nel campo d’azione del microcredito.
D’altra parte poi, non si disdegna l’arrivo in scena di nuovi protagonisti del settore. Avendo sancito l’istituzionalizzazione di due differenti tipologie di associazioni di microcredito e microfinanza (società anonime e società per azioni), la nuova strategia di sviluppo e la nuova normativa hanno aperto il campo a nuovi tipi di attori: le società, appunto. Dal 2011 ad oggi infatti, è stato osservato che diverse aziende tunisine hanno sviluppando un proprio ruolo nell’ambito dell’erogazione dei servizi di microcredito59.
Così come descritto, il settore del microcredito e della microfinanza continua ad essere in continua evoluzione, grazie alle indicazioni strategiche attuate.
Tuttavia, per essere efficace, la microfinanza deve poter avere la possibilità di evolversi in un ambiente economico positivo. È quindi fondamentale che le politiche strategiche vengano gestite in parallelo con altre tattiche di sviluppo, in particolare quelle finalizzate alla promozione dell’imprenditorialità (ad esempio, migliorando la rappresentazione di micro e piccoli imprenditori in organismi quali le Camere di Commercio); al miglioramento delle infrastrutture rurali (trasporti, connessioni internet, ecc.), e all’efficacia del settore del volontariato promuovendo e realizzando la libertà di associazione.

3.3. Principali istituzioni di microfinanza in Tunisia e loro ruolo: la Banque tunisienne de solidarité e l’Enda inter-arabe

Se l’esperienza di microcredito e microfinanza più conosciuta al mondo resta quella della Grameen Bank di Muḥammad Yunus, è comunque doveroso dire che, come molte innovazioni, lo spirito della microfinanza si è poi sviluppato in differenti regioni del mondo, in modo pressoché simultaneo.
Dagli anni Novanta ad oggi, la Tunisia ha sicuramente costituito una tra le regioni in cui il sistema di microcredito e microfinanza ha riscosso maggior successo.
L’eccezionalità tunisina nel settore della microfinanza ha spesso suscitato interrogativi, riguardo alla sua organizzazione sul territorio nazionale e al ruolo in essa svolto dalle istituzioni statali.
Attualmente in Tunisia, la microfinanza conta oltre 270 operatori attivi nella fornitura dell’offerta del microcredito Questi operatori possono e devono però essere ripartiti in due differenti categorie che fanno riferimento alla “struttura-madre” a cui le associazioni appartengono:
- Le associazioni di microcredito e microfinanza gestite dalla Banque tunisienne de solidarité (BTS).
- Le associazioni di microcredito e microfinanza del gruppo Enda-inter-arabe.
Sebbene il modello tunisino di microfinanza presenti delle criticità che non gli consentono un rilancio e/o un potenziamento immediato del settore, il comparto della microfinanza continua però a vivere e ad ampliare l'accesso al credito per molti beneficiari con modalità, offerte di servizi e gestione della clientela che variano sensibilmente tra le due grandi istituzioni in campo: la BTS e l’ENDA, appunto.

Note
1 Il termine “microcredito” nasce negli anni Settanta a seguito dell’operato del Prof. Muḥammad Yunus, che, comunemente, ne viene considerato l’ideatore.[…] Il professore bengalese ideò un meccanismo che, partendo dal basso anziché dall’alto, si contrapponeva alle logiche meramente assistenzialistiche, quali l’elemosina, spingendo, invece, ad una valorizzazione dei poveri. […] L’esperienza di Yunus inizia nel 1976 nel piccolo villaggio di Jobra, situato in una zona rurale del Bangladesh.[…] È Yunus stesso che ci racconta la sua vita e la nascita della Grameen Bank, il primo istituto finanziario rivolto ai poveri. […] Yunus si è reso conto che i poveri si trovavano in quella condizione perché non erano in grado di trattenere i frutti del proprio lavoro, non avendo nessun controllo sul capitale e lavorando a beneficio di qualcun altro. […] La storia della prima donna a godere di un prestito da Grameen è esemplificativa: Sufia prendeva in prestito soldi per costruire sgabelli di bambù che poi vendeva: ma l’essere costretta a vendere gli sgabelli alla stessa persona che le prestava il denaro per comprare il bambù al prezzo da lui stabilito, e l’esorbitante tasso d’interesse che le veniva applicato, facevano sì che il suo guadagno giornaliero si riducesse all’equivalente di 2 centesimi di dollaro.[…] La prima istintiva reazione del prof. Yunus fu quella di donare la somma necessaria a Sufia seguendo così il principio dell’aiuto esterno per risolvere un problema […] Yunus era consapevole, però, che la carità è esclusivamente un palliativo, non la cura, poiché l’impatto che crea sulla vita di quelle persone è solo temporaneo.[…] È sulla base di questa nuova consapevolezza che nasce l’idea di creare una banca rurale, la Grameen Ban, che conceda prestiti e supporto organizzativo ai più poveri, V.Bertelli, Microcredito nei Paesi in via di sviluppo: gli aspetti socio-educativi, in http://www.deafal.org/index.php/it/materiali/ricerche-e-studi/doc_download/9-microcredito-nei-paesi-in-via-di-sviluppo-gli-aspetti-socio-educativi, pagg 11-19
2 in Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, pag. 2
3 Si tratta di cifre che oscillano tra i 2,5 e i 3 milioni di persone, calcolati su una popolazione totale di 10,78 milioni di abitanti, in Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, pag. 7.
4 Elwardi Dhaoui, La micro finance en Tunisie est-elle un outil au service de lutte contre la pauvertè?, in http://gdre2013.conference.univ-poitiers.fr/sites/gdre2013.conference.univ-poitiers.fr/IMG/pdf/Dhaoui.pdf , pag. 2.
5 Nella parola microcredito, così come nelle altre analoghe che vengono spesso utilizzate ( in particolare microfinanza), l’aggettivo micro in esse presenti assume un significato diverso, rispetto a quello che si intende in economia. Microeconomia fa riferimento allo studio del singolo soggetto, sia esso famiglia o impresa, in contrapposizione a macroeconomia che considera l’intero sistema economico. Nel caso del microcredito, invece, l’aggettivo micro viene usato avendo in mente il significato specifico e puntuale del termine, che fa riferimento alle dimensioni del credito o debito: microcredito è un prestito di piccole dimensioni, ma è pure l’insieme dei prestiti che hanno questa caratteristica, in A. Niccoli, A. F. Presbitero, Microcredito e macrosperanze, Egea, Milano 2010, pagg. 2-3.
6 Quando si parla di sistema di finanza informale si fa riferimento ad un insieme di transazioni finanziarie che non sono regolamentate da una autorità monetaria centrale o da un mercato finanziario centrale, individuando con il termine finanza formale, le attività regolamentate, C. Meneghetti, La finanza informale nei Paesi in Via di Sviluppo, 4 e 5 novembre 2009, in http://economia.unipr.it/docenti/files_did.asp?id=266&corso_id=198, pag. 1.
7 Chi opera nella finanza informale, solitamente concede il prestito a tassi d’usura contando di rivalersi, in caso di mancato pagamento,sul patrimonio del debitore che accetta il prestito anche a tali condizioni, sperando di poterlo comunque restituire. Spesso l’usuraio già dispone di un notevole patrimonio personale e a volte si limita a firmare una fideiussione che permette alla vittima di ottenere un prestito. L’istituto di credito rifiuta di concedere un prestito a chi non fornisce sufficienti garanzie e/o capacità di rimborso futuro, e la fideiussione può aprire le porte al credito. In questo modo, l’usuraio potrebbe riscuotere interessi, senza anticipare alcuna somma. Diversamente, l’usuraio potrebbe prendere a prestito il denaro da un istituto di credito, garantendo col suo patrimonio, e girando le somme alle vittime a tassi usurai.
8 Il concetto di sviluppo umano viene elaborato, alla fine degli anni ottanta, dal programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), al fine di superare ed ampliare l’accezione tradizionale di sviluppo incentrata solo sulla crescita economica. Lo sviluppo umano coinvolge e riguarda alcuni ambiti fondamentali dello sviluppo economico e sociale: la promozione dei diritti umani e l’appoggio alle istituzioni locali con particolare riguardo al diritto alla convivenza pacifica, la difesa dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile delle risorse territoriali, lo sviluppo dei servizi sanitari e sociali con attenzione prioritaria ai problemi più diffusi ed ai gruppi più vulnerabili, il miglioramento dell’educazione della popolazione, con particolare attenzione all’educazione di base, lo sviluppo economico locale, l’alfabetizzazione e l’educazione allo sviluppo, la partecipazione democratica, l’equità delle opportunità di sviluppo e d’inserimento nella vita sociale, http://www.undp.org/content/undp/en/home.html
9 http://www.dirittiumani.donne.aidos.it/bibl_2_testi/d_impegni_pol_internaz/a_conf_mondiali_onu/d_summit_sociale_copenhagen/b_copenhagen_dichiarazione.html
11 Le cause principali della difficoltà di accedere al prestito bancario sono sostanzialmente riconducibili a due principali motivi: da un lato l’ammontare modesto dei prestiti necessari dovuti alle dimensioni delle microattività ritenute eccessivamente ridotte dalle banche tradizionali, dall’altro l’inadeguatezza o impossibilità di fornire garanzie reali.
12 http://www.portail.finances.gov.tn/domaines/SBMF/cadre% 20legal/loi99-67.pdf
13 http://www.legislation-securite.tn/fr/node/28527
14/18 Ibidem.
19 Elwardi Dhaoui, La micro finance en Tunisie est-elle un outil au service de lutte contre la pauvertè?, in http://gdre2013.conference.univ-poitiers.fr/sites/gdre2013.conference.univ-poitiers.fr/IMG/pdf/Dhaoui.pdf , cit., pagg. 5- 6.
20 http://www.portail.finances.gov.tn/domaines/SBMF/cadre% 20legal/loi99-67.pdf
21 Stabilizzato in seguito all’attuazione della legge, tale tetto massimo del 5% è stato poi abolito fino al 2010 per tutte le associazioni di microcredito, fatta eccezione per le allocazioni di rifinanziamento della Banca Tunisina di Solidarietà (che ha continuato ad applicare il tasso d’interesse limitato al 5% + 2,5% per le commissioni), e fatta eccezione anche per l’associazione di microcredito Enda interarabe, a cui è stata concessa una deroga, in Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, pag. 38.
22 Ibidem.
23 Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, pagg. 30- 31.
24 A. Niccoli, A. F. Presbitero, Microcredito e macrosperanze, Egea, Milano 2010, cit., pagg. 56- 57.
25/26 Ibidem.
27 Sebbene il microcredito venga presentato come uno strumento miracoloso, capace di dare possibilità di sviluppo economico ai “poveri tra i poveri”, come ha sempre sostenuto il suo ideatore, il Prof. Muḥammad Yunus, è stato egli stesso a sostenere altresì che “ la cosa più importante che l’esperienza di Grameen ha dimostrato è che i poveri sono solvibili, chi si può prestare loro del denaro in un’ottica commerciale, cioè ricavandone un profitto.”, in M. Yunus, Il banchiere dei poveri, la Feltrinelli, Milano 1998, pag. 31.
28 Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, cit., pagg. 38- 39.
29 Ibidem.
30 Ibidem, cit., pag. 41.
31 Ibidem.
32 In particolare l’FNS2626 ( Fonds National de Solidarité), l’FNE2121 (Fonds National de l’Emploi), l’FONAPRAM (Fonds National de Promotion de l’Artisanat et des Petits Métiers) e l’FOSDAP (Fonds Spécial pour le Développement de l’Agriculture et de la pêche), Ibidem.
33/34 Ibidem.
35 Ibidem, cit., pag. 7.
36/38 Ibidem.
39 Si trattava del governo Essebsi, il quale è stato è l’esecutivo della Tunisia dal 27 febbraio al 24 dicembre 2011 ed è stato il terzo governo ad interim post-rivoluzione.
41 Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, cit., pag. 2.
42 Tra cui l’Unione Europea, la Banca Mondiale e l’Agenzia Francese di Sviluppo.
43 https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf
44 Ibidem, cit., pag. 47.
45 https://www.lamicrofinance.org/files/30672_file_Tunisie_Decret _loi_microfinance_2011_117.pdf
46 ADA & Banque de Luxembourg, L’impact de la révolution du jasmin sur la microfinance en Tunisie, 22e Midi de la microfinance, 4 juillet 2012 Luxembourg, in http://www.ada-microfinance.org/download/247/dt22-impact-revolution-jasmin-fr-2012-.pdf.
47 In Jacques Attali annonce la création de MicroCrédit en Tunisie; in http://www.alterinfo.net/Jacques-Attali-annonce-la-creation-de-MicroCredit-Tunisie_a86937.html, pag. 2/5
48 Ministére des Finances Tunisienne – M. Jaloul Ayed, Vision Concertee pour le developpement de la micro finance en Tunisie 2011-2014, in https://www.lamicrofinance.org/files/30671_file_vision_concertee_microfinance_tunisie.pdf, cit., pag. 37.
49 Ibidem.
50 Ibidem, cit., pag. 47.
51 Ibidem, cit., pag. 48.
52 Ibidem.
53 Ibidem, cit., pag. 50.
54 Ibidem, cit., pag. 52.
55 Ibidem, cit., pag. 54.
56 ADA & Banque de Luxembourg, L’impact de la révolution du jasmin sur la microfinance en Tunisie, 22e Midi de la microfinance, 4 juillet 2012 Luxembourg, in www.ada-microfinance.org/download/247/dt22-impact-revolution-jasmin-fr-2012-.pdf, cit., pag. 11.
57 La Fédération Tunisienne de Développement et des Microcrédits, http://www.ftdmc-fr.sitew.com/#La_Federation.B
58 ADA & Banque de Luxembourg, L’impact de la révolution du jasmin sur la microfinance en Tunisie, 22e Midi de la microfinance, 4 juillet 2012 Luxembourg, in www.ada-microfinance.org/download/247/dt22-impact-revolution-jasmin-fr-2012-.pdf, cit., pag. 11.
59 Ibidem.

* Laureata in “Scienze delle Lingue, Storia e Culture del Mediterraneo e dei Paesi Islamici” presso l'Università degli Studi di Napoli “l’Orientale”, Dipartimento Asia, Africa e Mediterraneo

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