SETTEBELLO ITALIANO

Il Belpaese si candida al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il biennio 2017/2018

L’Italia ci riprova e mette in campo ogni mezzo per portare a casa la settima elezione come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza per il biennio 2017-2018. A distanza di 8 anni dal precedente mandato il Belpaese vuole tornare ad essere protagonista sullo scacchiere internazionale con un impegno formale a favore del multilateralismo. Le motivazioni per la candidatura sono molteplici e rigorose, tra i primati a favore della nazione il Governo ha sottolineato che siamo il sesto contributore al bilancio delle Nazioni Unite; il primo contributore occidentale di caschi blu ed il nono in termini assoluti; inoltre il nostro impegno a favore dei diritti umani, con le iniziative contro la pena di morte, contro la violenza nei confronti delle donne e a difesa dell’infanzia ed in particolare dei bambini soldato ci pone all’avanguardia tra i Paesi impegnati in questo settore; il nostro impegno politico nel trovare soluzioni durevoli nelle aree di crisi, dall’Afghanistan al Medio Oriente alle crisi africane, è ulteriore testimonianza della nostra volontà di diffondere e difendere quei valori che sono alla base delle Carta delle Nazioni Unite. La candidatura italiana è infine coerente con la nostra azione a favore di una riforma del Consiglio di Sicurezza in senso più democratico e rappresentativo. L’Italia ha sempre sostenuto che l’unica strada per garantire questi principi sia quella dell’elezione1. La diplomazia nazionale è già all’opera per sostenere la candidatura contro gli altri due Paesi del nostro gruppo regionale: Svezia e Paesi Bassi. L’Italia, tra l’altro, si è fatta più volte portavoce della necessità di una riforma in seno al consiglio di sicurezza con l’idea anche di istituire seggi di più lunga durata, o semipermanenti. Ora, però, la necessità è quella della creazione di un consenso intorno alla propria candidatura a un seggio come membro non permanente. Una vetrina importante sicuramente è offerta dall’Esposizione universale che si terrà a Milano nel 2015. L’obiettivo primario, che passa essenzialmente per la collaborazione, costante e instancabile, con i partners internazionali, è comunque quello di rendere il godimento dei diritti fondamentali una realtà globale. A quasi vent’anni dall’inizio del dibattito sulla riforma del Consiglio di Sicurezza permangono due visioni sostanzialmente divergenti tra i 193 stati membri delle Nazioni Unite, in particolare in riferimento all’istituzione di nuovi seggi permanenti. Una parte della comunità internazionale non ritiene che l’istituzione di nuovi seggi permanenti in Consiglio di Sicurezza risponda agli interessi della comunità internazionale e sia suscettibile di migliorare la funzionalità complessiva del Consiglio. Se la condizione degli attuali membri permanenti trova una spiegazione nelle particolari circostanze storiche che hanno portato alla fondazione delle Nazioni Unite, non sarebbe giustificabile una nuova stratificazione gerarchica della comunità internazionale, con la definizione di posizioni privilegiate non soggette a quel momento essenziale di verifica rappresentato dal passaggio elettorale. L’inevitabile ulteriore marginalizzazione dei membri eletti che ne conseguirebbe farebbe perdere credibilità al Consiglio di Sicurezza. Tale è l’orientamento dell’Italia e di altri Paesi, tra cui quelli del movimento “Uniting for Consensus”. L’Italia ritiene, inoltre, che un maggior risalto debba essere dato alle realtà regionali. In tale contesto, l’attribuzione all’Unione Europea di un seggio in Consiglio di Sicurezza rimane un obiettivo fondamentale della nostra politica estera. Per sostenere la candidatura molti sono gli strumenti a disposizione degli Stati. Tra essi il Ministero degli affari esteri ha individuato il microcredito come utile al sostegno della campagna elettorale. In particolare il tool kit e gli strumenti di ingegneria finanziaria unitamente ai servizi aggiuntivi progettati dall’Ente Nazionale per il Microcredito sono stati messi a disposizione delle azioni della cooperazione internazionale e di quei Paesi dell’area latino americana e del Caribe che vogliono sostenere politiche di microfinanza ma che non hanno gli strumenti necessari per creare un tessuto organico autonomo per lo sviluppo della microfinanza nel Paese. Il microcredito, infatti, è risultato essere lo strumento più idoneo a sostegno della finanza etica nei paesi con economia emergente. Già nel 2005 l’allora segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, decretando l’anno internazionale del microcredito ne sancì l’efficacia quale strumento per il raggiungimento degli obiettivi del millennio per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e finanziaria. L’Italia, che è una delle pochissime nazioni, si contano sulle dita di una mano, che fino ad oggi si è dotata di una legislazione ad hoc creando un Ente di diritto pubblico che possa promuovere e sostenere queste politiche finanziarie è pronta a raccogliere la sfida. Quale migliore occasione, se non la candidatura al Consiglio di Sicurezza, per promuovere un’eccellenza italiana che possa favorire da un lato l’economia dei Paesi attraverso un’azione di diplomazia preventiva congiunta e coordinata con la Cooperazione internazionale da un lato; e l’ascesa del Paese nella competizione elettorale per l’organismo che si occupa di sicurezza e promozione dei diritti umani.

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