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TITOLO DEL WORKSHOP:

Tavola rotonda: Verso una rete nazionale di protezione sociale ed economica

COORDINATORE:

Riccardo Graziano - Segretario Generale Ente Nazionale per il Microcredito

PARTECIPANTI:

Giovanni Nicola Pes - Vice Segretario Generale Ente Nazionale per il Microcredito

Paolo Rita - Ente Nazionale per il Microcredito

Ernesto Ghidinelli - Responsabile credito Confcommercio

Roberto Cutrona - Responsabile credito e finanza di sistema Confcooperative

Giancarlo Bandini - Segretario Provinciale Confimprese Viterbo

Mauro Meloni - Responsabile Delegato Confimprese Italia

Saturno Sampalmieri - Segretario Nazionale Ass. Nazionale Consulenti Tributari

Johnny Malerba - Delegato Lazio Associazione Nazionale dei B&B e Affittacamere

Domenico Moschella - Fiscalista Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai - Snag

Prende per primo la parola il dott. Ghidinelli il quale, in qualità di responsabile credito di Confcommercio, espone in sintesi le problematiche dell’accesso al credito delle PMI e delle microimprese. Al riguardo, osserva che gli ultimi dati dell’Osservatorio sul credito di Confcommercio fotografano una situazione più pesante rispetto alla precedente rilevazione. Come le imprese ben sanno, gli ostacoli al credito rendono più difficile non solo fare progetti per il futuro, ma a volte anche gestire l’attività ordinaria, perché la disponibilità di liquidità, in questa fase economica, può avere una valenza strategica. Confcommercio sta affrontando la difficile situazione del credito cercando strumenti il più possibile pratici ed operativi per aiutare soprattutto le imprese commerciali di piccola dimensione e, in questo contesto, il microcredito può assumere un ruolo fondamentale. Interviene quindi il dott. Cutrona, sottolineando come il mondo delle piccole cooperative e delle PMI in generale avverta fortemente l’esigenza di un più favorevole accesso al credito, per evitare che un aggravamento del credit crunch colpisca pesantemente il sistema produttivo italiano e, in particolare, quelle tipologie di impresa che hanno una forte dipendenza dal credito bancario. È questa la necessità più volte rappresentata in sede istituzionale non solo da Confcooperative ma anche dalle altre organizzazioni del mondo cooperativistico. In sostanza, si renderebbe necessario definire un vero e proprio piano per il finanziamento delle cooperative e delle micro, piccole e medie imprese, in ragione soprattutto del ruolo che queste svolgono per la tutela dell’occupazione. Iniziative di questo tipo vanno portate avanti con la collaborazione di tutti i soggetti che operano nella filiera del credito, abbandonando ogni tipo di autoreferenzialità a favore di una logica sistemica che punti ad affrontare e risolvere i problemi. In una logica di sistema – conclude il dott. Cutrona – sarebbe anche opportuno valorizzare al massimo il ruolo del Fondo Centrale di Garanzia e dei Confidi all’interno della filiera del credito. Il dott. Bandini fa una breve presentazione dell’associazione Confimprese Italia, sede territoriale di Viterbo, che da circa due anni è presente sul territorio provinciale. L’associazione – riferisce il dott. Bandini – tutela e promuove a tutti i livelli i reali interessi della micro, piccola e media Impresa. E’ formata da commercianti, artigiani, agricoltori e liberi professionisti ed è particolarmente interessata al microcredito, che è uno strumento in grado di favorire coloro che intendono avviare un’attività imprenditoriale e non hanno la possibilità di accedere al credito attraverso le normali istituzioni finanziarie. Anche per questo, nel mese di dicembre 2016, l’associazione, insieme all’Università degli Studi della Tuscia, organizzerà un convegno sul tema “La crisi d’ impresa: ristrutturazione, finanziamento ed evoluzione”. Al convegno è stato invitato il Presidente dell’Ente Mario Baccini, che ha confermato la sua adesione. Prende quindi la parola il dott. Meloni che introduce il tema della formazione, un aspetto della massima importanza per avvicinare i giovani al microcredito, tanto che Confimprese Italia ha voluto stipulare recentemente una convenzione con l’Ente che riguarda, tra l’altro, anche questa materia. Sono note, infatti le difficoltà di accesso al credito bancario per chi è sprovvisto di garanzie ed è quindi fondamentale far conoscere le possibilità di accesso al credito offerte dalla garanzia del Fondo centrale che beneficia della garanzia di ultima istanza dello Stato. Tuttavia, nello stesso tempo, va sottolineato come il tutoraggio sia un fattore determinante per il successo di qualsiasi iniziativa di microimpresa e come, per questo, debba essere incrementato e sostenuto. Al riguardo, il dott. Meloni osserva che Confimprese Italia svolge comunque corsi di formazione rivolti soprattutto ai giovani aspiranti imprenditori, ma si avverte la necessità di una struttura terza che sostenga in modo organico le attività di formazione, tutoraggio e monitoraggio, pena il fallimento di molte start-up. Al riguardo, l’avv. Graziano ricorda come l’Ente sia particolarmente attento al tema del tutoraggio, tanto da aver avviato un’iniziativa di valutazione degli operatori di servizi non finanziari di accompagnamento al microcredito che, qualora rispondano alle Linee d’indirizzo stabilite in materia dall’Ente stesso, saranno iscritti in un apposito elenco. Interviene il dott. Sampalmieri facendo presente che il microcredito è materia di forte interesse anche per i consulenti tributari, dal momento che oggi si nota un forte incremento dei giovani professionisti, anche non iscritti nei rispettivi Albi, ai quali è necessario offrire un sostegno finanziario per avviare la propria attività. Per questo, l’Associazione Consulenti Tributari ha messo a punto uno specifico progetto definito “Facciamo ripartire l’Italia”, con il quale intende offrire, anche con l’intervento dei Confidi, un “pacchetto” di servizi finanziari e di consulenza. E’ prevista per fine novembre una serie di iniziative dell’associazione per presentare questo progetto, nell’ambito del quale si pensa di inserire anche specifiche misure di microcredito. Il dott. Sampalmieri invita i presenti a partecipare a queste iniziative. Graziano informa che l’Ente sta pensando ad un progetto di microcredito finalizzato ad agevolare i cittadini per il pagamento dei debiti di natura tributaria, che rappresenterebbe una valida alternativa alla riscossione coattiva attraverso concessionario e una opportunità per i Comuni di recuperare immediatamente parte dei propri crediti. Inoltre, l’Ente ha già una convenzione per la lotta all’usura. Sarebbe auspicabile – afferma l’avv. Graziano – una fattiva collaborazione con i professionisti per fronteggiare queste problematiche. Il dott. Malerba si sofferma sulle caratteristiche del settore extra-alberghiero, che rappresenta un mercato parallelo a quello alberghiero, con il quale non si vuole porre in contrapposizione. L’extra-alberghiero si è molto sviluppato in occasione del Giubileo, con le famiglie che offrivano ospitalità ai visitatori delle città italiane, in particolare Roma. Ormai questo settore ha superato i posti letto dell’alberghiero, anche se c’è molto sommerso. L’associazione nazionale dei B&B e affittacamere è impegnata in corsi di formazione (egli stesso insegna marketing) per potenziare le attività turistiche; a tale riguardo, il microcredito, supportato da specifiche attività formative, può essere uno strumento della massima utilità al fine di trasformare l’extra-alberghiero in un settore a tutti gli effetti professionale. Il rappresentante dello Snag, dott. Moschella, fa presente che il Sindacato Nazionale Autonomo Giornalai, che ha una struttura estesa sull’intero territorio nazionale e rappresenta circa 13.000 associati, sta vivendo una fase di trasformazione. La nuova legge sull’editoria, infatti, comporta la necessità di una razionalizzazione della filiera e di una radicale informatizzazione. Al riguardo, in considerazione degli investimenti che dovranno essere realizzati dagli operatori del settore (in massima parte microaziende) per adeguarsi alle nuove necessità del mercato, il microcredito può giocare un ruolo importante. Lo Snag, a tal fine, ha già assunto specifiche iniziative che consistono nella stipula di convenzioni con le Regioni e di accordi con le banche per il rilascio di fideiussioni. Un’altra iniziativa realizzata dallo Snag, questa volta nel campo del microcredito sociale, consiste nella creazione di un fondo a sostegno dei giornalai di Genova e delle loro famiglie, che hanno riportato danni dall’alluvione dell’anno scorso. Prendendo spunto dall’intervento del dott. Moschella, Graziano afferma che è intenzione dell’Ente definire progetti di microcredito finalizzati a singole categorie di attività economica, quali ad esempio i parrucchieri o, appunto, i giornalai, sviluppando per ciascuna categoria servizi aggiuntivi ad hoc da erogare attraverso tutor che possano assistere i microimprenditori, soprattutto nella predisposizione del business plan. L’avv. Graziano invita altresì i presenti a pensare a fondi rotativi per il finanziamento di progetti speciali di microcredito sociale. Il dott. Sampalmieri si è speso per l’ideazione di un progetto a favore di Amatrice. Tale progetto è stato realizzato non solo con Amatrice ma anche tutti i paesi del cratere sismico. Comunica che l’Associazione dei consulenti tributari ha già effettuato delle raccolte di fondi per i terremotati, che potrebbero confluire in un fondo di garanzia per il microcredito. Graziano accoglie con favore la proposta. Il dott. Pes si compiace del fatto che siano stati raggiunti gli obiettivi per i quali era stata convocata questa tavola rotonda: innanzitutto approfondire la conoscenza tra l’Ente Nazionale per il Microcredito e le associazioni di categoria; in secondo luogo, individuare i possibili campi di collaborazione ed interlocuzione. Proprio per questo è stato distribuito ai presenti un documento sulle caratteristiche del microcredito, predisposto dall’Ufficio Studi dell’Ente, che focalizza le due principali finalità del rapporto tra Ente ed Associazioni: favorire l’intercettazione del bisogno dei clienti in relazione alle iniziative progettuali di microimprenditorialità e di lavoro autonomo; individuare i più appropriati meccanismi di sostegno ai microimprenditori (quali in particolare, i servizi di accompagnamento, assistenza, monitoraggio, tutoraggio, formazione) necessari per rafforzarne le competenze professionali, anche in considerazione dei diversi comparti di attività economica di appartenenza. Dopo aver sottolineato che i soggetti di diretta provenienza dalle associazioni di categoria sono quelli che possono svolgere al meglio i servizi ausiliari di tutoraggio per il microcredito, il dott. Pes propone ai presenti di svolgere, ciascuno per la sua parte, approfondimenti sui suddetti argomenti, al fine di poter stipulare successivamente specifici accordi di collaborazione. Conclude la riunione l’avv. Graziano,il quale invita nuovamente i presenti ad approfondire il ruolo determinante svolto dai tutor nel processo del microcredito. Come già detto, l’Ente, sulla base delle linee guida emanate in materia, sta predisponendo una sorta di “griglia” per l’individuazione di queste figure professionali e per la predisposizione di un apposito elenco. A suo giudizio, il tutor di microcredito dovrà avere innanzitutto una forte predisposizione ai rapporti umani, al fine di individuare, interloquire e accompagnare i potenziali beneficiari; dovrà, inoltre, essere in possesso di conoscenze informatiche per poter utilizzare una piattaforma alquanto complessa che faciliterà il suo lavoro. Un fattore determinante sarà anche quella delle conoscenze economico gestionali e, per questo, sarebbe preferibile che il tutor fosse un soggetto laureato in discipline economiche, senza peraltro escludere a priori la possibilità di coinvolgere in questo ruolo anche soggetti privi di una formazione accademica ma in possesso di una consolidata esperienza, come ad esempio gli ex funzionari di banca.--

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GIANCLAUDIO BRESSA

Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per gli Affari Regionali, le Autonomie e lo Sport

Grazie, un saluto innanzitutto a tutti gli ambasciatori presenti oggi e un ringraziamento al presidente Mario Baccini non tanto, e nonsolo, per l’invito ma anche per la vivacità e l’impulso che è stato capace di dare alla realtà del Microcredito, ed i risultati si vedono. La crescita di rilievo e l’interesse del fenomeno di microcredito si inserisce in una fase di oggettiva difficoltà delle attività degli intermediari finanziari a venire incontro alle richieste della parte più frammentata e diffusa del ricco tessuto imprenditoriale italiano. Da una parte la pletorica organizzazione interna dei grandi istituti di credito ha dovuto essere razionalizzata, con ampi processi di dismissione di personale, di contenimento del numero degli sportelli, di concentrazione di poteri decisionali sulla concessione del credito verso i livelli più alti. In questo modo, il sistema bancario ha progressivamente perso la sensibilità per l’economia reale, l’immediatezza nel leggerne attori e momenti. Nel contempo, con i diversi round delle regole transnazionali di Basilea, un sistema che

andava verticizzandosi, perdendo sensibilità per il particolare, veniva sempre più spesso spinto a rinunciare alla propria vocazione di sensibilità territoriale. Verticismo, burocratizzazione, automatismo sono diventati i meccanismi dominanti di funzionamento degli intermediari finanziari bancari tradizionali. L’imprenditore, ed in particolare la micro impresa, la ditta individuale si sono trovati spiazzati e a corto di liquidità. Ed è in questo quadro che si colloca la recente fortuna di azioni e strumenti di microcredito, tanto a livello nazionale quanto a livello regionale. Quando il presidente Baccini ricorda che nei prossimi due anni sono previsti 18.000 posti di lavoro che si creano per concessioni già chiuse e che questi 18.000 posti di lavoro sono creati da situazioni di esclusione sociale ci da la dimensione del ruolo che, in questo momento, il microcredito può rappresentare per la nostra economia. Il microcredito rappresenta per questo uno strumento vitale da affiancare alle altre misure che il Governo nella Legge di Stabilità ha messo in campo a sostegno del sistema produttivo delle sue tendenze di modernizzazione, della straordinaria tenuta che ha avuto negli anni più difficili della crisi recente. Ergo, un sistema finanziario ricco, articolato nei target, negli strumenti, capace di diversificare tipologie di credito rispetto ai differenti target di operatori economici. Il microcredito sia a livello nazionale che regionale svolge, e potrà svolgere, un ruolo in questo senso ancora più proficuo. Giustamente, ricordava il presidente Baccini la necessità, l’ineluttabilità del fare rete. La capacità di fare rete è la dimensione culturale ed organizzativa che non possiamo mai tradire. Ebbene, il Dipartimento per gli Affari Regionali, in questa nuova stagione, continuerà a tenere viva la rete delle finanziarie regionali. Piuttosto che disperdersi in operazioni di pura formazione che si sono rivelate non sempre utili, svilupperà una maggiore circolazione di informazioni, una più capillare consapevolezza delle Autorità di Gestione Regionali e dei fondi europei verso le tipologie di credito e di attori economici. Un costante confronto su pratiche e modelli di prestito, un sostegno ai professionisti della finanza di progetto a carattere pubblico in ambito regionale, per facilitare il loro compito rispetto ai centri di decisione sulla finanza locale. Al cuore di questa strategia una più convinta e consapevole regia centrale che coinvolga l’Ente Nazionale per il Microcredito, le sue professionalità potrà essere di grande giovamento per tutti i territori. Questo è il nuovo orizzonte di sfida per il microcredito che troverà nel Dipartimento per gli Affari Regionali un convinto e consapevole interlocutore. La strada in qualche modo è stata tracciata bene; si tratta di continuare meglio.

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Luisa Brunori

Socio fondatore e Responsabile scientifico Associazione WinWin

LA CITTA IDEALE

Tra Psicologia, Economia e Neuroscienze alla ricerca di una formula win-win della convivenza. Angeli Ed.

Il neoliberismo nel quale siamo collocati attualmente ci pone, con gli altri esseri umani, in una relazione di tipo rivalitario, esprimibile con l’espressione di John Nash “win-lose” e “lose-win”.

Ma una relazione di questo genere è basata sull’inimicizia e non può che indurre a tornare alla formula “hobbesiana”, anziché tener conto dei bisogni che le ricerche più avanzate della psicologia e delle neuroscienze sui “neuroni specchio” - e non solo - ci hanno mostrato essere alla base della salute mentale e del buon funzionamento psichico e sociale.

Come valorizzare il bisogno di reciprocità? Come fare a conciliare un modello economico che ci organizza relazioni di inimicizia con una necessità fondativa dell’essere umano di scambio collaborativo?

A sostegno di tale questione, l’autrice porta esempi di esperienze nate in Banlgladesh (reallizzate dal Premio Nobel per la Pace 2006 Muhammad Yunus) e diffuse in tutto il mando e non solo ... Con tali esperienze dimostra come sia possibile coniugare una regola della casa che tenga conto, allo stesso tempo, di me, di noi e di loro in un intreccio relazionale virtuoso di convivenza win-win.

Una relazione tipica è quella di archiviare idee di questo tipo nella categoria dei pensieri utopici. Ma è proprio questa la sfida: cercare di trasformare un profondo desideirio di umana convivenza in una speranza che qualcosa si possa realizzare.

La prospettiva win-win offerta dal microcredito inventato da Yunus e qui proposta da Luisa Brunori, e opportunamente messa in relazione a una cornice di riferimento multidisciplinare, appare non solo come un obiettivo auspicabile per una riqualificazione etica degli scenari economici e delle nostre società, ma anche, se non soprattutto, come qualcosa di profondamente coerente con la nostra intima natura sociale.

(dalla presentazione di Vittorio Gallese)

Questo volume parte da coordinate che appartengono a discipline diverse ma convergenti sulla modalità di selezione delle relazioni fondamentali in un contesto intersoggettivo di riconoscimento reciproco. Su questa base emerge un’antropologia di carattere relazionale che rende possibile concepire nuove forme di convivenza civile e di interdipendenza economica. Si tratta di un’ipotesi di ricerca ambiziosa e stimolante che merita grande attenzione da parte degli studiosi di scienze umane e sociali così come da parte del pubblico di lettori interessati ad approfondire il tessuto connettivo e le prospettive concrete di una possibile “utopia civile”.

(dalla postfazione di Roberto Scazzieri)

MICROCREDITO ….

BENI RELAZIONALI ……

CONVIVENZA WIN WIN

Win Win

Una Società win-win dove Psicologia ed Economia si incontrano cercando di trasformare la crisi in occasione.

L’espressione win-win prende ispirazione dalla Teoria dei Giochi di J. Nash sulle possibili soluzioni da dare al conflitto sociale di base che esiste poiché siamo in più di uno nel mondo!!!!

Il conflitto, in questa discussione è considerato uno stato fisiologico del vivere umano. Il modo in cui il conflitto è elaborato… affrontato….

Definisce la qualità delle relazioni umane, i valori, la cultura e la Società nel suo complesso.

Si tratta di concetti applicabili alla politica, all’economia nel suo significato che deriva dall’etimologia greca “la regola della casa”, “la regola della convivenza” (oikòìs nomos).

La Teoria dei Giochi individua quattro possibili soluzioni al conflitto:

  • win, lose - lose, win
  • lose lose
  • win win

Le attuali relazioni economiche e sociali tendono a focalizzarsi su relazioni a somma zero, del tipo “mors tua - vita mea” creando un sistema relazionale con consequenze ben note, basate sulla rivalità spinta e la creazione del nemico.

È senso comune semplificare la complessità della nostra Società accettando soluzioni che sono ingiuste; soluzioni che tendiamo a riferire al crudele ineluttabile destino!!! In realtà si tratta di una opzione politica rispetto a cui pensiamo di essere impotenti….…

Nei diversi gruppi in cui l’individuo costruisce la propria identità, si generano una molteplicità di significati che vanno a creare una rete mentale, permeata dagli stessi significati, la matrice.

Sono le relazioni l’elemento caratterizzante tale rete, e sono le stesse relazioni che strutturano l’identità del singolo, a partire dalle diverse appartenenze che un soggetto può sperimentare inclusa la “OIKOS NOMOS” la regola della casa, della convivenza, o anche prospettiva gruppoanalitica.

Il bisogno umano di relazioni: alcuni studi del XIX secolo

  1. Spitz (1940/50) “Cure mataeerne e igiene mentale del fanciullo”.
  2. Foulkes - N. Elias Gruppoanalisi. L’individuo frutto del contesto gruppale: Dal Gruppo primario a quelli successivi

John Bowlby (1953) “Teoria dell’attaccamento “

Harlow (1958/59) Esperimenti sulle scimmie

  1. Rizzolati (1990) “neuroni specchio”
  • Struttura del cervello
  • Struttura della mente
  • Struttura della Società
  • Moebius ring
  • Natura & cultura

I modelli economici win-win

  • Nascono per superare una grave crisi economica.
  • Sono modelli economici complementari
  • Riportano l’uomo al centro e superano l’approccio assistenzialista, combinando l’energia del mercato con la volontà di risolvere problemi sociali
  • Sono strumenti per lo sviluppo delle risorse degli individui e delle Comunità.
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Rosaria Mustari

Consigliere di Amministrazione ENM

Il tema della parità di genere nei rapporti di lavoro è stato oggetto di diversi interventi normativi succedutisi nel tempo2, anche in attuazione di disposizioni europee, attualmente compendiati nel Decreto Legislativo 11 aprile 2006, n. 198 “Codice delle pari opportunità tra uomo e donna”.3

Tra questi, particolare rilevanza riveste la legge n. 125 del 10 aprile 1991, ”Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro”4, con la quale è stato introdotto nel nostro ordinamento uno strumento molto efficace per la promozione della piena partecipazione delle donne a tutti i livelli nel mercato del lavoro.

Si tratta delle azioni positive5, rilevanti clausole generali che caratterizzano la normativa di genere e perseguono l’obiettivo prioritario della realizzazione dell’uguaglianza sostanziale, e non solo formale, tra lavoratori e lavoratrici.

Breve retrospettiva

In precedenza, la disciplina legislativa italiana constava principalmente delle disposizioni della legge 9 dicembre 1977, n. 903 “Parità di trattamento tra uomini e donne in materia di lavoro”, attuativa del dettato costituzionale, ma anche trasposizione sul piano nazionale delle direttive comunitarie sulla parità retributiva e sulla parità di trattamento nell’accesso al lavoro e nelle condizioni di lavoro 6.

La legge, finalizzata a creare i presupposti per una maggiore autonomia della donna sul piano personale, professionale ed economico, ha affermato il principio di eguaglianza formale7, imponendo un uguale trattamento tra i lavoratori dei due sessi. Più specificamente, il fulcro della disciplina è costituito dal divieto di ogni discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e all’orientamento professionale, il trattamento retributivo e previdenziale, l’attribuzione delle qualifiche, delle mansioni, e in generale la progressione di carriera, e le altre condizioni di lavoro. A presidio dell’effettività della tutela è stata introdotta la previsione di un’azione in giudizio contro le discriminazioni perpetrate anche in via indiretta8.

Benchè quanto mai necessaria, detta normativa si è rivelata ben presto insufficiente, in quanto, in concreto, nel mercato del lavoro, garantire il medesimo trattamento a uomini e donne non ha incrementato il lavoro femminile, né migliorato la posizione delle lavoratrici e inoltre “le disuguaglianze continuavano ad allignare sotto formulazioni normative apparentemente a carattere neutro”9.

Si è progressivamente imposta la consapevolezza della oggettiva situazione di “inferiorità” delle lavoratrici rispetto ai lavoratori, tale da rendere necessaria l’introduzione di una normativa di favore che, privilegiando le donne in quanto di fatto svantaggiate, riuscisse a colmare lo svantaggio di partenza (uguaglianza sostanziale).

Al fine di dare attuazione all’uguaglianza sostanziale e ai valori su cui si fondano gli articoli 3 e 37 della Costituzione, il legislatore del 1991 ha quindi introdotto lo strumento delle azioni positive, misure idonee che consentano in concreto il realizzarsi dell’uguaglianza effettiva tra lavoratori e lavoratrici.

L’origine delle azioni positive viene rinvenuta nella legislazione statunitense a partire dagli anni 60, allorché le politiche governative si posero l’obiettivo di contrastare le discriminazioni razziali mediante la trasposizione e l’utilizzo di misure tipicamente giudiziali, stabilite dalle corti a carico dei datori di lavoro responsabili di comportamenti discriminatori. Le affirmative actions10 sono state progressivamente adottate come strumenti amministrativi, sancendo, per esempio, l’obbligo per le imprese titolari di contratti di appalto con il governo federale di intraprendere piani di azioni a vantaggio della popolazione di colore, pena la perdita delle commesse già ottenute. Una volta sperimentata l’efficacia di una metodologia siffatta, se ne consolidò l’utilizzo allargando la prospettiva ed estendendone la portata, introducendo misure volte a garantire parità di diritti a prescindere dalla confessione religiosa, dall’origine nazionale e dal sesso11.

In Europa12, il Trattato di Roma del 1957, all’articolo 119, ha sancito “l’applicazione del principio della parità delle retribuzioni fra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile”13. La visuale ristretta al profilo meramente retributivo è coerente con le finalità costitutive della Comunità Economica Europea e la ratio va rinvenuta nell’esigenza di eliminare le distorsioni della concorrenza in un mercato che ambiva a essere integrato.

A partire dagli anni ‘70, la Comunità Europea ha iniziato a emanare le prime direttive in materia di parità di retribuzione e di trattamento, in particolare la Direttiva del Consiglio 75/117/CEE del 10 febbraio 1975, per il ravvicinamento delle legislazioni degli stati membri relative all’applicazione del principio della parità delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile e quelli di sesso femminile e la Direttiva del Consiglio 76/207/CEE del 9 febbraio 1976, relativa all’attuazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne per quanto riguarda l’accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionale e alle condizioni di lavoro.

Si intravede un progressivo mutamento di prospettiva, reso possibile anche grazie all’opera della Corte di Giustizia14, poiché vengono in risalto gli scopi sociali della Comunità, sempre più inquadrata in una nuova dimensione, rivolta non soltanto al miglioramento delle condizioni di lavoro, ma allo sviluppo della persona in quanto tale, a prescindere dall’esercizio di un’attività economica.

La Raccomandazione del Consiglio del 13 dicembre 1984, n. 84/635/CEE muove dalla considerazione della inadeguatezza delle disposizioni normative esistenti in materia di parità di trattamento “per eliminare tutte le disparità di fatto”, per cui, “per controbilanciare gli effetti negativi risultanti per le donne, nel campo dell’occupazione, dagli atteggiamenti, comportamenti e strutture sociali” mira a promuovere azioni positive a favore delle donne, fornendone anche una prima definizione quali “misure di incoraggiamento delle assunzioni delle promozioni delle donne nei settori in cui esse sono sottorappresentate”.

La Raccomandazione configura le azioni positive quale strumento operativo della politica europea per promuovere la piena partecipazione delle donne, invitando gli Stati membri ad “adottare una politica di azione positiva intesa a eliminare le disparità di fatto di cui le donne sono oggetto nella vita lavorativa e a promuovere l’occupazione mista”, specialmente con un “incoraggiamento delle candidature, delle assunzioni e della promozione delle donne nei settori, professioni e livelli in cui esse sono sottorappresentate, in particolare ai posti di responsabilità”.

Non si tratta di una mera affermazione di principio, poiché vengono fornite rilevanti indicazioni pratiche, quali l’utilizzo nell’area della contrattazione collettiva15.

Si fa strada la consapevolezza della rilevanza centrale nell’azione comunitaria dell’obiettivo della realizzazione di pari opportunità tra uomini e donne, che viene configurandosi come assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale in base al sesso di appartenenza.

Orbene, come è noto, la rimozione di ostacoli siffatti costituisce il fulcro del patto fondante della convivenza civile dell’Italia repubblicana, e la Costituzione, all’art. 3 recita: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”16

Le azioni positive in Italia

Il legislatore italiano, quindi, munito di così alto e ampio “programma d’intervento” espresso dalla normativa superprimaria, non avrebbe neanche avuto bisogno di attendere lo sprone comunitario17 per dare luogo a misure legittimanti un trattamento differenziato, tali da adeguare la legislazione alle esigenze emergenti in concreto a livello sociale e “neutralizzare le ricadute negative delle disparità fattuali sull’effettivo godimento dei diritti fondamentali”18.

La rimozione degli ostacoli predetti richiede infatti di intraprendere azioni positive per compensare gli svantaggi - si parla anche di “discriminazione positiva”19 - quindi il perseguimento dell’uguaglianza sostanziale tra i cittadini legittima l’adozione di misure e di strumenti che riequilibrino le situazioni di svantaggio, attraverso misure di vantaggio poste in via esclusiva per gli appartenenti ai gruppi sfavoriti.

L’innovazione normativa del 1991 ha subito incontrato il favore della Consulta, che ha ravvisato nelle azioni positive “il più potente strumento a disposizione del legislatore che, nel rispetto della libertà e dell’autonomia dei singoli individui, tende a innalzare la soglia di partenza per le singole categorie di persone socialmente svantaggiate…al fine di assicurare alle categorie medesime uno statuto effettivo di pari opportunità di inserimento sociale, economico e politico… superare il rischio che diversità di carattere naturale o biologico si trasformino arbitrariamente in discriminazioni di destino sociale” 20.

Certamente, in forza dell’art. 3, comma 2, Cost. il legislatore può ben permettersi di “discriminare per eguagliare”21, per cui è evidente la perfetta legittimità di siffatti strumenti del diritto diseguale atti a realizzare l’eguaglianza sostanziale, peraltro pure ribadita e codificata dal nuovo testo dell’art.1 del Codice delle Pari Opportunità22: “il principio della parità non osta al mantenimento o all’adozione di misure che prevedano vantaggi specifici a favore del sesso sottorappresentato” (comma 3).

In una prospettiva costituzionalmente orientata, le azioni positive si caratterizzano come misure speciali - ovvero non generali ma specifiche e ben definite che, in deroga al principio di uguaglianza formale, si rivolgono a peculiari e determinati contesti, introducendo norme di favore ad hoc - e temporanee, in quanto necessarie fino a quando si rileva una disparità di trattamento tra uomini e donne23.

La nostra legislazione non fornisce una definizione analitica di azioni positive e non indica, neppure in via esemplificativa, una qualche tipizzazione; non un numerus clausus, bensì un genus aperto, il che lascia spazio alle più diverse tipologie di intervento, plasmabili in base alle esigenze di volta in volta considerate.

La disciplina è contenuta nel capo IV, “Promozione delle pari opportunità”, ove l’articolo 42, “Adozione e finalità delle azioni positive” recita:

  1. Le azioni positive, consistenti in misure volte alla rimozione degli ostacoli che di fatto impediscono la realizzazione di pari opportunità, nell’ambito della competenza statale, sono dirette a favorire l’occupazione femminile e realizzare l’uguaglianza sostanziale tra uomini e donne nel lavoro.
  2. Le azioni positive di cui al comma 1 hanno in particolare lo scopo di:

a eliminare le disparità nella formazione scolastica e professionale, nell’accesso al lavoro, nella progressione di carriera, nella vita lavorativa e nei periodi di mobilità;

b favorire la diversificazione delle scelte professionali delle donne in particolare attraverso l’orientamento scolastico e professionale e gli strumenti della formazione;

cfavorire l’accesso al lavoro autonomo e alla formazione imprenditoriale e la qualificazione professionale delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici;

d superare condizioni, organizzazione e distribuzione del lavoro che provocano effetti diversi, a seconda del sesso, nei confronti dei dipendenti con pregiudizio nella formazione, nell’avanzamento professionale e di carriera ovvero nel trattamento economico e retributivo;

e promuovere l’inserimento delle donne nelle attività, nei settori professionali e nei livelli nei quali esse sono sottorappresentate e in particolare nei settori tecnologicamente avanzati ed ai livelli di responsabilità;

f favorire, anche mediante una diversa organizzazione del lavoro, delle condizioni e del tempo di lavoro, l’equilibrio tra responsabilità familiari e professionali e una migliore ripartizione di tali responsabilità tra i due sessi;

f-bis valorizzare il contenuto professionale delle mansioni a più forte presenza femminile.

Alla stregua delle disposizioni in esame, possiamo concludere che è azione positiva qualunque intervento, misura, iniziativa, idonea a realizzare e a promuovere in concreto la parità effettiva tra uomini e donne e, ove volessimo tentare una qualche classificazione delle finalità indicate dal legislatore, potremmo al più distinguere azioni positive verticali, relative alla promozione dell’avanzamento femminile nelle gerarchie aziendali e nei ruoli di responsabilità (finalizzate a infrangere il cd. tetto di cristallo) e azioni positive orizzontali, finalizzate alla creazione di occupazione mista ed equilibrata in tutti i settori.

Esemplificazioni

In via esemplificativa, si può richiamare la casistica, peraltro anche ricorrente, dell’azione positiva consistente in un corso di qualificazione esclusivamente dedicato alle donne: la discriminazione nei riguardi degli uomini che viene conseguentemente a crearsi24 è soltanto apparente, poiché giustificata dalla considerazione che una iniziativa siffatta può consentire di colmare le distanze tra i due sessi nel campo dell’istruzione.

Ma certamente le esemplificazioni più significative possono essere rinvenute nella “filiazione legislativa” che la legge 125/91 ha prodotto, ovvero nelle norme che sono a essa sopravvenute e che ne costituiscono il portato applicativo più rilevante.

Basti pensare alla legge 25 febbraio 1992, n. 215 “Azioni positive per l’imprenditoria femminile”, la cui attuazione avviene attraverso bandi pubblici aperti a tutte le imprese costituite da donne o in prevalenza da donne.

Ancora, la legge 8 marzo 2000, n. 53 “Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città”, e in particolare l’articolo 9 e la previsione di contributi per le imprese che attuano misure a sostegno della flessibilità.

Più recentemente, la legge 12 luglio 2011, n. 120 “Modifiche al testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria, di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, concernenti la parità di accesso agli organi di amministrazione e di controllo delle società quotate in mercati regolamentati” - c.d. “legge Golfo”, dal nome della prima firmataria della proposta - sulle quote di genere nei CdA delle società quotate in borsa25, volta a favorire un maggior equilibrio di genere nei relativi board, disponendo che almeno 1/3 dei posti del CdA sia riservato alle donne26.

E infine, le plurime normative introdotte negli Statuti regionali che contengono una regolazione più o meno ampia dell’uguaglianza di genere, sovente facendo espressamente riferimento ad “azioni positive per la realizzazione di una effettiva democrazia paritaria”27, ovvero specificando che “la legge assicura uguali condizioni di accesso (Piemonte), ponendo in essere misure tendenti alla rimozione di quegli ostacoli (Veneto) che impediscono la realizzazione del principio di cui agli artt. 51 e 117 Cost. (Emilia-Romagna), favorendo una adeguata rappresentanza di genere (Toscana) o, comunque, promuovendo la parità di accesso tra gli uomini e le donne alle cariche elettive (Calabria) o ancora, più incisivamente, garantendola (Marche, Puglia) ” 28.

Le misure di riserva di quote sono finalizzate a porre rimedio a particolari condizioni non favorevoli, tali da ridurre le opportunità di partecipazione delle donne alla vita pubblica, e sotto il profilo effettuale, sono idonee a dispiegare una funzione promozionale quanto mai auspicabile in subiecta materia29. Norme di tal fatta rivestono una vis propulsiva tale da incidere fortemente sulla realtà sociale, orientandone le modalità di evoluzione e i mutamenti, particolarmente al fine di adeguarla ai principi costituzionali. Si tratta infatti di disposizioni preziose, con le quali il legislatore non si limita a regolamentare l’esistente, ma contribuisce a creare le condizioni per la realizzazione degli obiettivi di trasformazione sociale e di inclusione dinamica dei consociati in condizioni di eguaglianza sanciti dalla Costituzione30.

La strategia delle azioni positive nella legge 125/1991

L’obiettivo di favorire il cambiamento organizzativo e sociale per dare alle donne reali opportunità di inserimento nei settori e livelli professionali in cui sono sottorappresentate, per favorire lo sviluppo delle carriere femminili, il lavoro autonomo e imprenditoriale, una diversa gestione degli orari di lavoro e dei servizi, la conciliazione tra lavoro di cura e lavoro professionale e la redistribuzione dei compiti familiari, viene sostenuto dal finanziamento pubblico ai progetti di azione positiva, realizzato attraverso il Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parità di trattamento e uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici31.

Istituito presso il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali e presieduto dal Ministro del Lavoro o, per sua delega, da un Sottosegretario di Stato, il Comitato Nazionale di Parità promuove, nell’ambito della competenza statale, la rimozione delle discriminazioni e di ogni altro ostacolo che limiti di fatto l’uguaglianza fra uomo e donna nel lavoro e incentiva l’attuazione dei piani di azioni positive in aziende pubbliche e private.

Nel corso degli anni, il Comitato ha predisposto il bando pubblico per il detto cofinanziamento, denominato Programma Obiettivo e si è poi occupato della valutazione delle istanze e dei progetti pervenuti.

Da ultimo, tale importante organismo ha subìto una progressiva compressione delle funzioni e ancor più delle risorse economiche con conseguente contrazione - rectius soppressione - della spesa destinata al finanziamento delle azioni positive32.

I dati sono sconfortanti.

L’ultimo Programma Obiettivo che il Comitato Nazionale di Parità ha pubblicato è stato quello dell’anno 2013, “Programma obiettivo per l’incremento e la qualificazione dell’occupazione femminile, mediante l’inserimento e il reinserimento nel mercato del lavoro, sviluppo e consolidamento di imprese femminili”. Si tratta di azioni positive finalizzate a promuovere:

- occupazione, a vantaggio di giovani donne under 35, e reinserimento lavorativo, a vantaggio di donne over 35;

- consolidamento d’impresa, a favore di imprese femminili attive da almeno due anni.

I progetti positivi (solamente due) sono stati approvati e finanziati con DPCM 9 settembre 2015, per un importo complessivo di € 183.550,00.

Ben 55 progetti non sono stati finanziati per carenza di risorse disponibili; 65 hanno ricevuto parere negativo; 52 erano privi dei requisiti di procedibilità.

L’ultima riunione del Comitato Nazional di Parità si è tenuta l’8 novembre 2017 33.

Quindi, da oltre un lustro le azioni positive non ricevono alcun finanziamento, con ogni conseguenza in termini di qualificazione delle politiche di pari opportunità nel nostro paese.

Il microcredito come azione positiva

In questo quadro variopinto, in cui la somma altezza dei principi contrasta con l’infima miopia delle scelte di (non) investimento economico, qual è o quale potrebbe essere la funzione delle politiche di microcredito e microfinanza?

Ebbene, è innegabile che il microcredito nasca come azione positiva.

Le sperimentazioni del fondatore della Grameen Bank, Muhammad Yunus, hanno preso avvio proprio dalla vicenda di una donna, micro-imprenditrice artigiana, e proprio in un’area geografica in cui la donna è ancora tenuta ai margini della società34.

È evidente che lo strumento si presta particolarmente a concretizzare azioni positive di cui alla lett. c) dell’art. 42 del dlgs 198/2006 “favorire l’accesso al lavoro autonomo e alla formazione imprenditoriale e la qualificazione professionale delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici”.

Un serio intervento di promozione di tale categoria di iniziative consentirebbe di contrastare i dati infausti che nel nostro Paese certificano che l’accesso al finanziamento è uno degli ostacoli principali alla creazione e alla crescita di imprese femminili35.

I progetti di microcredito destinati specificamente alle donne consentono loro di avviare una attività di impresa senza dover fornire garanzie reali alla banca, né chiedere aiuto alla famiglia, sia un genitore o marito o compagno.

Anche gli studi più recenti confermano come per l’accesso a finanziamenti, le imprese femminili subiscano una doppia forma di discriminazione: essendo più piccole e specializzate in settori meno produttivi36, risultano meno interessanti per gli investitori; inoltre, essendo condotte da donne sono percepite come più rischiose per una questione culturale.

Conseguentemente, le domande di finanziamento da parte delle imprenditrici o vengono rigettate oppure, in caso di accoglimento, implicano condizioni più stringenti quali tassi d’interesse più elevati e richiesta di maggiori garanzie.

Il tutto nonostante sia di regola rilevata una quota più bassa di crediti in sofferenza rispetto agli uomini, come è dimostrato peraltro a livello globale fin dalle origini della sperimentazione di Yunus.

Il microcredito può risolvere il problema del gender gap nell’accesso al credito, che da sempre penalizza le donne più degli uomini, proprio per le funzioni che lo caratterizzano quale strumento inclusivo di assistenza e promozione, incentrato sulla fiducia, sulla responsabilità e sull’acquisizione di nuove competenze.

In particolare, la preponderante componente di educazione finanziaria del microcredito37 può tradursi in un concreto apporto per l’emancipazione in primis socio-culturale delle destinatarie, alle quali fornisce gli essentialia della formazione economica e imprenditoriale.

Per i rilevanti effetti di inclusione finanziaria che esso produce, il microcredito può quindi configurarsi come strumento essenziale per ridurre la diseguaglianza di genere nel lavoro e per favorire e incrementare la partecipazione delle donne al sistema economico, in termini sia di maggiore occupazione che di opportunità imprenditoriali.

Di tanto pare essersi avveduto da ultimo anche il Governo Italiano, segnatamente la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti, che ha annunciato la costituzione di un fondo di garanzia per il microcredito a favore delle donne vittime di violenza, con l’obiettivo di supportare e accompagnare le donne assistite dai Centri Antiviolenza in un percorso di re-introduzione nella comunità attraverso l’emancipazione economica38.

Il progetto reca una denominazione quanto mai suggestiva, “Microcredito di Libertà”, tale da compendiare la cifra più alta dell’istituto, cogliendone la ratio profonda di strumento di liberazione - dal bisogno, dalla violenza, dall’usura, dalla disoccupazione - e di sviluppo della persona, per come sancito dai principi fondamentali della Costituzione.

È evidente che la strada da percorrere è proprio questa, e passa dalla implementazione di buone pratiche di azioni positive che prevedano programmi di microcredito - una sorta di “microcredito di parità” - anche in chiave di contrasto degli effetti nefasti determinati dalla pandemia a livello economico.

Infatti, l’investimento nel “potenziale femminile inespresso”, tale da conseguire l’equilibrio di genere rappresenta “la soluzione di un problema economico…È l’efficienza, più che l’equità, a suggerire un maggiore coinvolgimento del genere femminile nei processi di produzione dei beni, sia pubblici che privati. La ratio della garanzia dell’equilibrio di genere è quindi fondata sull’esigenza fondamentale dell’efficienza del sistema”,39 oltre che, ovviamente, della sua produttività40.

NOTE

1 Relazione tenuta al Convegno dell’Ente Nazionale per il Microcredito dal titolo ““Women Empowerment: gli strumenti della microfinanza a sostegno dell’impresa femminile e del territorio”, svoltosi in Loreto (AN) il 12 settembre 2020. Solamente pochi giorni dopo, il 19 settembre, il mondo ha perso Ruth Bader Ginsburg, giurista illuminata e appassionata facitrice di pari opportunità con i suoi studi e la sua vita, cui queste brevi notazioni sono dedicate.

2 Sul tema v., ex multis, MARCUCCI M., VANGELISTI M. I., L’evoluzione della normativa di genere in Italia e in Europa, in Quest. econ. fin., 188, 2013, p. 5 ss.

3 Il d.lgs. 198/2006 contiene una disciplina ad ampio raggio contro le discriminazioni di genere in cui sono confluite, tra l’altro, le precedenti normative relative alla parità in ambito lavorativo. Per approfondimenti, v. DE MARZO G. (a cura di), Il Codice delle Pari Opportunità, Milano, 2007.

Tra i principali interventi normativi successivamente adottati in materia di parità di trattamento tra uomini e donne in ambito lavorativo, occorre richiamare il Decreto Legislativo 25 gennaio 2010, n. 5, “Attuazione della direttiva 2006/54/CE relativa al principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e impiego”, che ha novellato il Codice delle pari opportunità al fine di rafforzare il principio antidiscriminatorio di genere e di assicurarne l’operatività in tutti i campi e a tutti i livelli; il Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151, “Disposizioni di razionalizzazione e semplificazione delle procedure e degli adempimenti a carico di cittadini e imprese e altre disposizioni in materia di rapporto di lavoro e pari opportunità”‘, che ha semplificato e razionalizzato organismi, competenze e fondi operanti in materia di pari opportunità nel lavoro.

4 La legge, a eccezione dell’articolo 11, è stata abrogata dall’articolo 57 del decreto legislativo n. 198/2006 che ne ha assorbito le disposizioni.

5 Ampia la letteratura sul tema, in particolare v. BALLESTRERO M. V., Parità e oltre: parità, pari opportunità, azioni positive, Roma, 1989; AINIS M., Azioni positive e principio d’eguaglianza, in Giur. cost., 1992, pag. 597 e ss; GAETA L., ZOPPOLI L. (a cura di), Il diritto diseguale. La legge sulle azioni positive, Torino, 1992; TREU T., BALLESTRERO M.V.(a cura di), Azioni positive per la realizzazione della parità uomo-donna nel lavoro, in Nuove l. civ. comm., n. 1, 1994, p. 1 ss.; GHERA E., Azioni positive e pari opportunità, in Giorn. dir. lav. rel. ind., 1995, 1 ss.; ASSANTI C., Azioni positive: confini giuridici e problemi attuali dell’eguaglianza di opportunità, in Riv. it. dir. lav., 1996, p. 375 ss.; BALLESTRERO M. V., Azioni positive. Punto e a capo, in Lav. e dir., 1996, p. 117 ss.; D’ALOIA A., Eguaglianza sostanziale e diritto diseguale: contributo allo studio delle azioni positive nella prospettiva costituzionale, Padova, 2002; GAROFALO M.G. (a cura di), Lavoro delle donne e azioni positive. L’esperienza giuridica italiana, Bari, 2002; CALAFÀ L., Azioni positive possibili tra lotta alle discriminazioni e promozione dell’uguaglianza, in Lav. e dir., 2005, p. 273 ss.; CAIELLI M., Le azioni positive nel costituzionalismo contemporaneo, Napoli, 2008; MARIOSA F., Tutela della donna e rapporti di lavoro, in AMOROSO G., V DI CERBO., MARESCA A., Diritto del lavoro, I, Milano, 2009, p. 1975 ss.

6 Si tratta della Direttiva 75/117/CEE del Consiglio, del 10 febbraio 1975, e della Direttiva 76/207/CEE del Consiglio, del 9 febbraio 1976, di cui si dirà più oltre. Sull’incidenza delle misure per la parità provenienti dall’Unione europea v. BARBERA M. (a cura di), Il nuovo diritto antidiscriminatorio. Il quadro comunitario e nazionale, Milano, 2007.

7 V. OCCHINO A., La questione dell’eguaglianza nel diritto del lavoro, in Riv. it. dir. lav.,1, 2011, pag. 95 ss.

8 Ai sensi dell’art. 25 del d.lgs. 198/2006, le discriminazioni dirette sono costituite da disposizioni, criteri, prassi, atti, patti o comportamenti che producano un effetto pregiudizievole sfavorendo le lavoratrici o i lavoratori in ragione del loro sesso. Invece, si verifica una discriminazione indiretta “quando una disposizione, un criterio, una prassi, un atto, un patto o un comportamento apparentemente neutri mettono o possono mettere i lavoratori di un determinato sesso in una posizione di particolare svantaggio rispetto ai lavoratori dell’altro sesso, salvo che riguardino requisiti essenziali allo svolgimento dell’attività lavorativa, purché l’obiettivo sia legittimo e i mezzi impiegati per il suo conseguimento siano appropriati e necessari”.

Costituiscono discriminazioni anche i trattamenti meno favorevoli in ragione dello stato di gravidanza, di maternità o di paternità anche adottive, ovvero in ragione della titolarità e dell’esercizio dei relativi diritti. In argomento, v. CARINCI F., Diritto del lavoro, Il rapporto di lavoro subordinato, Torino, 2012, pag. 211.

9 SORRENTI G., “Viaggio ai confini dell’eguaglianza giuridica”. Limiti e punti di caduta delle tecniche di attuazione del divieto di distinzioni in base al sesso, in Riv. AIC, 2, 2020, p. 441. In argomento, v. anche KOSTORIS F., Le politiche per la donna nel mercato del lavoro italiano, in Dir. relaz ind., 2, 2008, p. 479 ss.

10 Sul tema v. ROSENFELD M., Affermative action and Justice. A Philosophical and Costitutional Inquiry, New Haven, 1991, e nella dottrina italiana, AINIS M., Azioni positive, cit., p. 582-608; SORRENTI G., Op. cit., p. 443 ss.

11 In particolare, si richiamano l’Equal Pay Act, legge di parità salariale, del 1963 e il Civil Rights Act, legge per i diritti civili, del 1964.

12 Per una disamina delle politiche di azioni positive realizzate a livello comunitario v. VERONELLI M., Le azioni positive nell’ordinamento giuridico comunitario, in Riv. it. dir. pubbl. comunit.,1, 2004, p. 63 ss.; POLLICINO O., Discriminazione sulla base del sesso e trattamento preferenziale nel diritto comunitario, Milano, 2005.

Per una rassegna sulla posizione della Commissione in materia di pari opportunità v. VITALI F., I luoghi della partecipazione. Una ricerca su donne, lavoro e politica, Milano, 2009.

13 L’articolo fu poi modificato con l’articolo 141 del Trattato di Amsterdam del 2 ottobre 1997.

14 V. Corte di Giustizia, sentenza dell’8 aprile 1976, Defrenne c. Sabena, causa 43/75: ”…l’art. 119 rientrava, a pieno titolo, negli scopi sociali della Comunità dato che questo non si limitava soltanto a realizzare un’unità economica ma doveva garantire, al tempo stesso, mediante un’azione comune, il progresso sociale e promuovere il costante miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro dei popoli europei”.

15 Secondo VERONELLI M., Op.cit., p. 73, “le ragioni di tale preferenza risiedono nella indiscussa temporaneità, volontarietà e flessibilità di tale strumento, nonché nella più agile rilevabilità dei presupposti obiettivi di fatto idonei a legittimare le misure promozionali”.

16 PALADIN L., Il principio costituzionale di eguaglianza, Milano, 1965; CERRI A., L’eguaglianza, Bari 2005; CARTABIA M., VETTOR T. (a cura di), Le ragioni dell’uguaglianza, Milano, 2009; DRIGO C., La dignità umana quale valore (super)costituzionale, in MEZZETTI L., Principi costituzionali, Torino 2011, p. 255 ss.; SORRENTINO F., Eguaglianza. Lezioni, Torino, 2011.

17 Sul ritardo non soltanto normativo nella parità lavorativa per genere cumulato dall’Italia rispetto agli altri Stati membri, v. KOSTORIS F., Op. cit.,p. 480.

18 SORRENTI G., Op. cit., p. 440.

19 V. KOSTORIS F., Op. cit.,p. 479 ss.

20 C. Cost., 26 marzo 1993, n. 109.

21 SPINIELLO C., Égalité, Parité, Constitutionalité. A proposito delle azioni positive in materia elettorale: Francia e Italia a confronto, in http://www.forumcostituzionale.it.

22 È il testo novellato dall’art. 1 del D.Lgs. 25 gennaio 2010 n. 5.

23 Invero, secondo AINIS M., Cinque regole per le azioni positive, in Quad. cost., 2, 1999, p. 368 ss., per considerarsi costituzionalmente legittime, le azioni positive devono rispettare le c.d. “cinque regole” e presentare una serie di requisiti, individuati nella transitorietà, irretroattività, fondatezza, gradualità, ragionevolezza.

24 L’espressione reverse discriminations, “discriminazione alla rovescia” è adoperata anche in Italia ed evoca la funzione derogatoria delle azioni positive rispetto all’eguaglianza formale. V. SORRENTI G., Op. cit., p. 468.

25 In dottrina, v., RUBINO DE RITIS M., L’introduzione delle c.d. quote rosa negli organi di amministrazione e controllo di società quotate, in Nuove l. civ. comm. 2012, p. 309 ss; GARILLI C., Le azioni positive nel diritto societario: le quote di genere nella composizione degli organi delle società per azioni, in Eur. e dir. priv., 2012, p. 885 ss; STANZIONE D., In tema di “equilibrio tra generi” negli organi di amministrazione e controllo di società quotate, in Giur. comm. 2012, I, p. 190 ss.; CALVOSA L., ROSSI S., Gli equilibri di genere negli organi di amministrazione e controllo delle imprese, in Oss. dir. civ. e comm. 2013, p. 3 ss.; CATANIA A., L’emersione della distinzione di genere nella disciplina normativa dell’impresa, in Dir. fam. pers.,.3, 2018, p. 1030 ss.; MORERA U., Sulle ragioni dell’equilibrio di genere negli organi delle società quotate e pubbliche, in Riv. dir. comm. dir. gen. obbl., 2014, p. 112, 155-168.

26 Come viene valutata la politica delle quote nell’ambito della letteratura scientifica? Le ricerche internazionali condotte da McKinsey - v. in particolare Diversity Matters del 24/11/2014 - hanno evidenziato un rapporto positivo tra performance aziendali e diversità di genere, per cui a una maggiore diversità di genere nell’alta dirigenza corrisponde un più consistente miglioramento delle performance aziendali.

In Italia la Consob, dapprima con il Documento di consultazione in materia di equilibrio tra generi nella composizione degli organi di amministrazione e controllo di società quotate, del 2011, poi con lo studio, “Gender diversity e performance delle società quotate in Italia” del 2018, ha condiviso le opinioni affermatesi in letteratura, sottolineando anche le positive ricadute della legge n. 120/2011.

Il primo aspetto rilevante è di tipo sociologico: grazie all’ingresso delle donne nei board è stato possibile registrare un’età media più bassa, un livello di istruzione superiore, una provenienza da ambienti formativi e professionali maggiormente diversificati.

Il secondo ordine di effetti rilevato dalla ricerca Consob riguarda il miglioramento della performance, valutata in termini econometrici: se le società quotate presentano una massa critica sufficiente di donne nei CdA, ottengono, dati alla mano, risultati economici migliori.

27 Così Abruzzo, Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise Umbria.

28 ADAMO U., Diseguaglianza di genere e partecipazione politica, 16/05/2011, in www.gruppodipisa.it. V. anche COVINO F., La natura prescrittiva del principio del riequilibrio dei sessi nella rappresentanza politica, in Riv. AIC, 3, 2012; APOSTOLI A., La parità di genere nel campo “minato” della rappresentanza politica, in Riv. AIC, 4,, 2016; ID., Il principio di pari opportunità dalla “astrattezza” degli Statuti regionali alla “concretezza” del giudice amministrativo, in Foro amm., Il, 10, 2016, p. 2593 ss.

29 Sulla funzione promozionale della norma, tale da incidere sulla realtà sociale orientandone le modalità di evoluzione e i mutamenti, particolarmente al fine di adeguarla ai principi costituzionali, v. PERLINGIERI P., “Il diritto civile nella legalità costituzionale”, Napoli, 1991.

Sul tema della valenza politica e della funzione promozionale delle scelte legislative v. anche CALABRESI G., Costo degli incidenti, efficienza e distribuzione della ricchezza: sui limiti dell’analisi economica del diritto, in Riv. crit. dir. priv., 1985, pag. 7 ss. In generale, sul tema della funzione promozionale del diritto, BOBBIO N., Sulla funzione promozionale del diritto, in Riv. trim. dir. proc. civ., 1969, pag. 1312 ss.

30 V. A. D’ALOIA, Eguaglianza sostanziale e diritto diseguale, cit., 106 ss.

31 Le norme che disciplinano il Comitato sono contenute nel Codice delle pari opportunità al Capo III “Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici, artt. 8 - 11. Al riguardo, v. anche www.lavoro.gov.it/temi-e-priorita/parita-e-pari-opportunita/focus-on/Comitato-Nazionale-Parita.

32 Gli articoli conclusivi del d. lgs. n. 151/2015 sono intervenuti sulla prima parte del Codice delle pari opportunità (d.lgs. n. 198/2006). In particolare, gli artt. 28-30 modificano la composizione e le funzioni del Comitato nazionale per l’attuazione dei principi di parità di trattamento ed uguaglianza di opportunità tra lavoratori e lavoratrici, novellando gli artt. 8-10, d.lgs. n. 198/2006. Quest’ultimo è integralmente sostituito: spicca un rafforzamento del ruolo del Ministero del lavoro, che ora elabora direttamente e pubblica il bando di finanziamento annuale dei progetti di azione positiva sulla base degli indirizzi formulati dal comitato entro il mese di febbraio (nuovo art. 10, co. 1, lett. c, come sostituito dall’art. 30, d.lgs. n. 151/2015). Inoltre, il comitato non esprime più il parere sul finanziamento dei progetti di azioni positive, ma si limita a partecipare attraverso propri rappresentanti a una nuova «commissione di valutazione dei progetti di azione positiva», la cui composizione e i cui compiti saranno definiti con d.m. (nuovo art. 10, co. 1, lett. d, come sostituito dall’art. 30, d.lgs. n. 151/2015). La procedura di aggiudicazione viene rivista di conseguenza (cfr. il nuovo art. 44, d.lgs. n. 198/2006, come sostituito dall’art. 41, d.lgs. n. 151/2015).

33 Informazioni fornite dalla Segreteria del Comitato Nazionale di Parità in data 4 agosto 2020.

34 YUNUS M., Un mondo senza povertà, Milano, 2012, p. 59-60, ricostruisce l’episodio che lo ha indotto a intraprendere le pratiche del microcredito. “Sufiya Begum…come tante altre donne, Sufiya viveva con il marito i bambini ancora piccoli in una fatiscente capanna di fango con il tetto di paglia pieno di buchi. Il marito lavorava a giornata per pochi penny, quando riusciva trovare lavoro. Lei, invece, fabbricava con notevole abilità funzionali ed eleganti sgabelli di bambù nella fangosa aia della sua abitazione. … Come quasi tutti nel villaggio, Sufiya si faceva anticipare dagli strozzini locali il denaro che le serviva per comprare il bambù per gli sgabelli, e lo strozzino le dava il denaro solo se lei acconsentiva a consegnargli tutta la produzione al prezzo che lui stabiliva. Grazie a questo infame accordo e agli altri interessi che doveva pagare sul prestito, tutto quello che le restava erano solo due penny per una giornata di lavoro. In questo modo per lei era praticamente impossibile uscire dalla povertà, poiché era costretta a procurarsi gli anticipi che le servivano per lavorare, per quanto modesti fossero, a condizioni capestro. … Decisi di fare un elenco delle vittime di questo strozzinaggio nel villaggio di Jobra ... Alla fine mi trovai con i nomi di 42 vittime che avevano preso a prestito un totale di 856 taka, meno di 27 $ di allora. … Offri di tasca mia l’equivalente di 27 $ $ pur di strappare quella gente dalle grinfie degli strozzini. L’entusiasmo che si propagò fra loro per questo piccolo aiuto mi convinse ad andare avanti: se potevo rendere felice tante persone con una somma così irrisoria perché non fare le cose in grande?”.

35 A riguardo v. LEWIS-FRAYNE H, RABELLOTTI R., SUBACCHI P., Investing in women: what women-led businesses in Italy and the UK need, Milano-Londra, 2020.

36 In Italia più del 50% delle imprese femminili sono attività come lavanderie, negozi di parrucchiere o di estetiste. V. RABELLOTTI R., La parità passa per l’accesso al credito, in http://www.ingenere.it.

37 Sulla rilevanza esiziale del tema dell’educazione finanziaria, funzionale al perseguimento dell’inclusione finanziaria e, conseguentemente, al raggiungimento di una vera e propria “cittadinanza economica”, v. FALCONE G., “Prestito responsabile” e valutazione del merito creditizio, in Giur. Comm., 1, 2017, p. 167 ss.

38 V. Commissioni Riunite Affari Costituzionali, della Presidenza del Consiglio e Interni (I) Lavoro Pubblico e Privato (XI) Affari Sociali (XII) - Audizione del 4 dicembre 2019 - Resoconto stenografico.

39 Non sono parole di un economista, bensì del Consiglio di Stato, sezione I, Parere, 4 Giugno 2014 n. 594.

40 Sul tema della necessità di interventi di settore che consentano di valorizzare, appunto, il potenziale femminile inespresso v. FERRERA M., Il fattore D. Perché il lavoro delle donne farà crescere l’Italia, Milano, 2008; Boston Consulting Group, Want to boost the global economy by $ 5 trillion? Support women as entrepreneurs, 2019; Il sole24ore, 22 giugno 2020, L’Onu: l’era pandemica è insostenibile per le donne. Casellati: ora le riforme.

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Matteo Occhiuto

Giornalista

Credere nelle donne e nell’economia femminile. Lo fa, da tempo e con estrema convinzione, l’Ente Nazionale per il Microcredito, come testimoniato dalle numerose attività a sostegno dell’imprenditorialità in rosa, fra le quali l’evento legato al Woman Empowerment tenutosi lo scorso 12 settembre a Loreto, nel cuore delle Marche.

L’ENM, infatti, ha organizzato un importante meeting nel centro anconetano, avente come tema centrale proprio il rapporto fra donne e microeconomia e la spinta data dalle tante micro-imprenditrici al tessuto economico del territorio italiano. Una spinta certificata anche dai numeri: statisticamente, come spiegato da Christine Lagarde, le aziende in cui i ruoli apicali hanno una forte presenza percentuale femminile “hanno delle potenzialità di successo superiori alla media, poiché manifestano una migliore produttività”.

In tante nell’intraprendere il proprio percorso nel mondo imprenditoriale, si affidano all’ENM, presentando la richiesta di finanziamento. Al 30 giugno del 2020, infatti, sono 3298 le richieste di credito giunte da parte di donne, circa il 42% del totale. Oltre millecinquento di queste, poi, sono state, negli anni, accolte, per un importo di oltre 37 milioni di euro erogati. Molti di questi dati sono stati stati ovviamente discussi nel corso dell’evento tenutosi a Loreto.

Ad aprire la convention sono state le parole di benvenuto del sindaco della cittadina marchigiana, Paolo Niccoletti, prima degli interventi dei vertici dell’Ente Nazionale per il Microcredito presenti, il Presidente Mario Baccini e il Segretario Generale, Riccardo Graziano. “Siamo qui, ancora una volta - ha spiegato Baccini - per ribadire ancora le mission dell’Ente. Combattere la povertà e favorire l’inclusione economica e sociale globale, eliminando sopratutto, nel campo imprenditoriale, la disparità di genere”.

Ma, ad essere protagoniste, sono state anche e sopratutto le donne. A partire da Alessandra Necci, Responsabilie Cultura e Parità di Genere ENM. “Attraversiamo tempi sicuramente difficili - ha raccontato - resi ancor più complicati dall’imperversare della pandemia globale, ormai da molti mesi a questa parte. Nonostante tutto, comunque, l’Ente Nazionale per il Microcredito credeva e continua a credere nel talento, con una particolare attenzione all’universo dell’imprenditoria femminile”. Di comuni tematiche anche il successivo intervento, curato dalla dottoressa Diana Battaggia, Direttrice dell’Ufficio Italiano per la Promozione Tecnologica e degli Investimenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Industriale. “Ci troviamo di fronte ad una nuova era, in cui la classe dirigente, specialmente quella femminile, si trova a dover tracciare nuovi percorsi che portino ad un reale ed efficace cambiamento” ha dichiarato la Battaggia, il cui discorso è stato anticipato dalla visione di due filmati inerenti le politiche di sviluppo ONU in Pakistan.

Sull’aspetto prettamente giuridico si è concentrata l’avvocato Rosaria Mustari, membro del CdA, soffermandosi sulla necessaria uguaglianza giuridica fra uomini e donne, a maggior ragione del campo dell’economia e dell’impresa: “Verificare quali siano le cointeressenze, le correlazioni tra le azioni positive e microcredito e poi arrivare alle prospettive, quali sono le prospettive cosa possiamo fare cosa dovremmo fare a mio avviso”.

Di grande interesse, all’interno dell’evento moderato dal Direttore dell’Ufficio Stampa ENM, Emma Evangelista, anche le parole di Marcella Corsi, Docente Università La Sapienza di Roma e Luisa Brunori, Fondatrice Associazione Win-Win. La Corsi si è soffermata, in particolare, sull’importanza dell’aspetto etico legato alle politiche dell’Ente Nazionale per il Microcredito e sul ruolo avuto dalle donne pioniere nel campo sia dell’economia e dell’impresa, sia nell’ambito scientifico; concludendo con un plauso a tutte le personalità femminili, soprattutto legato nel settore della medicina, che si sono messe in luce in questi mesi di pandemia covid-19.

L’associazione Win-Win e il suo modello economico, invece, sono stati il fulcro dell’intervento di Luisa Brunori, fondatrice della stessa. Un sistema imprenditoriale secondo il quale tutti gli attori del possano vedere andare a buon fine i propri investimenti, favorendo quindi un tasso di perdita approssimato allo zero.

Inevitabile che la situazione economica post lockdown fosse oggetto d’interesse per molti relatori. La dottoressa Lussana, avvocato e consulente d’impresa, durante il proprio speech, ha infatti portato in evidenza i dati delle imprese femminili italiane nei mesi successivi allo stop forzato di oltre due mesi, evidenziando un sì campanello d’allarme non indifferente, ma anche la possibilità di una positiva risoluzione del momento di crisi.

Pochi numeri ma un bellissimo percorso lavorativo e di vita, invece, per Elisabetta Reggio, che ha raccontato la possibile convivenza fra la carriera e la maternità. Sfatando un tabù ormai vetusto, ha spiegato di come si sia rilanciata nel mondo del lavoro dopo l’arrivo del figlio, nonostante tutte le difficoltà incontrate. L’esperienza Elisabetta Castellazzi, manager dell’Azimut, invece, l’ha portata a focalizzarsi sull’aspetto valoriale nell’ambiente economico odierno, soffermandosi sulla necessità che siano le donne stesse, in primis, a collaborare fra loro nel fronteggiare le difficoltà.

Il meeting (in cui sono ovviamente state rispettate tutte le norme anti-covid) trasmesso in streaming sui canali social dell’Ente Nazionale per il Microcredito, si è chiuso con il ringraziamento del presidente Baccini alla città di Loreto e alle donne presenti, fulcro e futuro di tutti gli attuali e prossimi progetti dell’Ente Nazionale per il Microcredito.



SPECIALE LORETO – TUTTI GLI INTERVENTI

La raccolta completa degli interventi dei relatori del convegno “Woman Empowerment”, organizzato dall’Ente Nazionale per il Microcredito a Loreto, nelle Marche, lo scorso 12 settembre.

Paolo Niccoletti

È un politico impegnato nel mondo del sociale e nelle attività di volontariato. Fino a ottobre 2020, ha ricoperto l’incarico di Sindaco della città di Loreto.

“Vi ringrazio per aver scelto Loreto come sede di questo importantissimo incontro di stamane, ma ancor di più ringrazio l’Ente Nazionale per il Microcredito e il Presidente Mario Baccini per aver scelto Loreto quale sede di uno sportello dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Ovviamente l’iniziativa che ieri è stata proposta e che stamane viene approfondita si inserisce in questo contesto e poter rispondere in maniera concreta diretta e tempestiva ai bisogni della gente è un atto amministrativo importante. È una missione politica assolutamente fondamentale, oltre che un atto di carità notevole come lo è la politica”.

Diana Battaggia

Vanta una brillante carriera spesa tra ruoli politici e di leadership come membro del Parlamento italiano e consulente in affari economici e istituzionali in numerose aziende e istituzioni italiane ed europee. Le sue capacità manageriali le hanno permesso di stabilire e consolidare relazioni a livello globale nel settore economico e industriale. nel suo ruolo di direttore dell’UnIdO ITPO Italy, diana Battaggia ha identificato e mobilizzato risorse tecniche, finanziarie e manageriali per promuovere l’occupazione, la competitività economica e la salvaguardia dell’ambiente. Ha lanciato e implementato varie iniziative per sostenere lo sviluppo delle PMI in Asia, Africa e America Latina attraverso la promozione delle attività commerciali, dello sviluppo imprenditoriale e di partnership internazionali, in particolare nei settori agro-industriale, ambientale ed energetico.

“Oggi, voglio raccontare l’esperienza che ho avuto in Pakistan. Una remota parte del mondo, in cui si riesce a percepire la gioia di queste donne nonostante un ambiente non propriamente favorevole. Ho imparato, durante questi anni, che fare rete è importante, ha una sua valenza, fondamentale per il raggiungimento di determinati risultati. Ricordo che intensificare questi sforzi, anche in termini di solidarietà, risulti essere spesso decisivo. Ricordo anche un aneddoto che mi è capitato anni fa. Durante un tour africano ho incontrato Dlamini-Zuma, allora Segretario Generale dell’Unione Africana, un organo simile all’Unione Europea per il continente africano, che mi sottolineò l’importanza di creare dei contatti, stringere reti e capire anche che l’unicità della donna deve essere compresa dall’uomo. Del resto, precisò, metà degli esseri umani sono di sesso maschile, metà sono di sesso femminile. Nel momento l’umanità intera avrà compreso questo concetto e noi riusciremo a fare massa critica, riusciremo a sbloccare i fondi - e tanti - che dovranno portare a uno sviluppo globale. Gli uomini con visione ci possono aiutare. Sarebbe fondamentale per le nuove generazioni di donne: le nostre figlie e le nostre nipoti, Servirebbe avere una visione d’insieme, innovativa, che ci porti ad una nuova era che doni al mondo anche una classe dirigente femminile”.

Luisa Brunori

Professore Alma Mater presso la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione, fondatrice e Presidente di IGABO, Presidente dell’Osservatorio Internazionale per la Microfinanza (M.I.O.). Fondatrice dell’Associazione WIn- Win creata con lo scopo di individuare soluzioni virtuose per il superamento delle conflittualità sociali e per lo sviluppo armonico delle risorse degli individui e della Comunità.

“Era il 2002/2003 quando andai in Bangladesh. Mi ricordo che feci una gita presso un villaggio che mi colpì molto. Ad impressionarmi furono sopratutto le donne presenti, che mi spiegarono letteralmente l’idea che di villaggio-famiglia, come se il concetto di famiglia si ampliasse, si aprisse, come se coinvolgesse anche ogni parte del villaggio. Questa cosa mi sembrò molto interessante e naturalmente aprì uno sportello nella mia mente a quelli che sono gli elementi intangibili di questa storia. Un’economia OikosNomos in cui vige la regola della casa, la regola della convivenza. Il modello economico nel quale viviamo ci organizza la forma mentis, l’intra-psichico e il relazionale. Secondo me noi non siamo consapevoli di questo, ma ciò avviene. Mi riferisco alla teoria dei giochi di John Nash che dice che il conflitto sociale di base esiste perché siamo più di uno al mondo. A questo punto la questione è: come risolviamo il conflitto? Lo risolviamo che perde Mario e vince Luisa o viceversa, perde Luisa e vince Mario. In gergo di John Nash, si direbbe che si tratti di un modello lose-win/win-lose; in ogni caso, uno dei due perde e viene messo da parte nella marginalità, facente parte del modello neo-liberista nel quale ci troviamo ora. Oppure perdiamo tutti e due, ci mettiamo a far guerra e ci massacriamo l’un l’altro. Oppure vinciamo tutti e due: allora si ha un modello win-win! Questa è la ragione per cui ho creato un’associazione dal nome WIN-WIN: perché il mio obiettivo da qui fino a quando esisterò è quello di lavorare su questo modello. Perché win-win è la formula di risoluzione del conflitto sociale di base che consente a tutti un pò di salute mentale, dignità e rispetto. Si tratta di trovare che tipo di negoziazioni dobbiamo mettere in moto perché questo avvenga ma questa è una questione per tutti. Non so come la pensiate voi, non so a quale partito politico si possa applicare questo discorso, perché qua sarebbe una lunga e faticosa strada, però diciamo che l’idea di base è questa. Allora come associazione WIN-WIN noi facciamo dei lavori di formazione presso le scuole proprio per mettere in evidenza gli aspetti e le conseguenze psicologiche del modello economico. Se il modello win-lose/lose-win viene applicato nel gruppo familiare anziché la modalità win-win che è quella che garantisce lo spazio vitale per tutti, è là dove si genera la malattia mentale. Quindi noi tutti viviamo in uno stato di convivenza che alla base porta il fatto di poter essere gli uni nemici degli altri. Per questa ragione ho pensato di portarvi questa riflessione riferita al microcredito, è una ricerca sulla conseguenza psicologica tra individuo società e ritorno. L’individuo che fa parte di una famiglia, che fa parte di gruppi secondari, di un contesto sociale, di amici, che fa parte anche di una comunità. È a lui che tornano quelli che sono i contenuti che organizza nei diversi gruppi in cui l’individuo costruisce la propria identità e si generano una molteplicità di significati che vanno a creare una rete mentale permeata dagli stessi significati cioè la matrice quella che diciamo noi, sono le relazioni l’elemento caratterizzante di questa rete e sono le stesse relazioni che strutturano l’identità del singolo a partire dalle diverse appartenenze che un soggetto può sperimentare inclusa la Oikos Nomos ossia la regola della casa, la regola della convivenza. Questo l’ho descritto per poi entrare nella questione della donna e del microcredito. La donna è il soggetto di cui stiamo parlando; vi cito dei lavori che sono stati fatti per valutare il cambiamento che si è realizzato attraverso l’applicazione che vi ho detto, quindi le conseguenze intangibili e relazionali dell’applicazione del microcredito. Siamo sul fronte dell’intra-psichico. Abbiamo lavorato sulla fiducia, che cosa abbiamo visto? Che cresce l’autostima, la fiducia in sé e negli altri, cresce l’intraprendenza da una posizione di subalternità ad una posizione di attività, cresce la salute mentale, noi abbiamo fatto un lavoro di applicazione del microcredito ai malati mentali a Carpi. Lì erano maschi e femmine ma non avete idea del risultato fantastico, perché le persone hanno intrapreso delle azioni e alcune sono uscite dal servizio ma soprattutto è diminuito in maniera verticale la spesa della salute mentale. Quindi questa è decisamente una situazione win-win, in cui tutti sono riusciti a trarre profitto. Cito lavori che sono stati fatti nel mondo, i processi decisionali nella famiglia vengono distribuiti a tutti i suoi componenti. Non è solo il marito che prende le decisioni, la violenza domestica diminuisce e la donna è in grado di trasformare lo shock in una situazione di collaborazione. Hanno però individuato un rischio ossia che i mariti si impossessino del microcredito, perché in Bangladesh ad esempio il microcredito è dato solo alle donne, e quindi c’è il rischio che i mariti mandino le donne a chiedere il microcredito per poi impossessarsene loro e gestirlo. E questo naturalmente aumenta la conflittualità, c’è questo rischio però diciamo fa parte del processo generale. Rapporto con i figli: migliore qualità della vita, della salute e del nutrimento che viene dato ai figli. Identificazione delle ragazze con le madri: qui abbiamo fatto proprio noi un lavoro io insieme ad un dottorando che lavorava con me in Bangladesh abbiamo visto come le ragazze avevano un atteggiamento di maggior favore nell’identificarsi nel ruolo femminile cioè nel ruolo della madre. Comportamento attivo produttivo e collaborativo all’interno del rapporto con i figli. Quindi promozione della salute e del benessere psicologico e riduzione delle crisi familiari. Qua stiamo parlando di intangibile stiamo parlando dei beni relazionali. Gruppi secondari nella comunità e nel contesto sociale aumenta la numerosità della relazioni e questa mi sembra una cosa molto interessante proprio perché questo discorso della relazionalità dà umanità a tutta la faccenda. Quindi lo status familiare e sociale ovviamente migliora e quindi le donne partecipano alla vita del villaggio e alla vita politica, molto di più qui col microcredito, che senza. La società globale riceve una diffusione di beni relazionali quindi diciamo che questo processo mette in moto una produzione di beni sociali veramente notevoli. Consapevolezza dei dinamismi economici di valorizzazione e di sfruttamento nel mondo a questo punto anche le donne si rendono conto di come certi processi globali siano a favore o non a favore di chi viene coinvolto in questa cosa. La “Società Ideale” è un libro che ho scritto di recente in cui si mette in evidenza il nesso tra psicologia e economia e neuro-scienze”.

Elisabetta Castellazzi

Laureata in economia Aziendale all’Università Luigi Bocconi di Milano, relatrice in numerosi convegni riguardanti le privatizzazioni degli enti pubblici con particolare attenzione al riassetto del settore bancario. Eletta alla Camera dei deputati nella XI legislatura e membro della V Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione economica, rieletta nella XII legislatura e Capogruppo della VI Commissione Finanze, assistente al Ministro del Bilancio e della Programmazione economica.

“Sono convinta che negli ultimi dieci anni le cose siano profondamente cambiate, ma che ci sia sicuramente più bisogno di sorellanza, il termine sorellanza mi ha sempre colpito molto, c’è una certa difficoltà di relazione tra le donne, c’è una certa difficoltà che mi piacerebbe fosse superata. Nel mondo dell’impresa questo però è in qualche maniera ulteriormente evidenziato. Le donne che si mettono in gioco, che decidono di fare impresa, sono donne che spesso portano in primo piano i loro valori tipici che sono la resilienza che ho già sentito citare, ma anche il multitasking che ci caratterizza. La Dottoressa Reggio ce lo ha detto ben chiaramente: la capacità di rigenerarsi, la capacità di leggere i contesti e le dinamiche che ci portano anche ad abbandonare strade vecchie per strade nuove con la stessa capacità e la stessa voglia di costruire”.

Marcella Corsi

Professore ordinario di economia politica presso l’Università La Sapienza di Roma. nell’ambito della sua attività di ricerca si è occupata di analisi congiunturale in ambito reale di progresso tecnico, di innovazioni nel settore pubblico, e di temi legati allo sviluppo umano e alla valutazione della ricerca economica. Collabora da diversi anni con Fondazione Risorsa Donna con riferimento a studi sull’impatto della microfinanza. È tra i fondatori dell’associazione economia Civile e della rivista on-line inGenere.it.

“Una questione importante è il famoso Board-Europeo. Faccio parte da molti anni della Rete Europea della Microfinanza dove ho anche incontrato in passato la collega Brunori che parlerà più avanti. Siamo state delle vere veterane della Rete Europea della Microfinanza insieme con la grande Maria Nowack. Quindi effettivamente è in questo contesto Europeo che io mi muovo essendo da molti anni responsabile della commissione ricerca della Rete Europea della Microfinanza, in collaborazione anche con l’Ente Nazionale per il Microcredito per quanto riguarda i dati italiani. Vorrei riprendere alcuni degli input che sono già stati dati da precedenti interlocutrici, in particolare dalla Dottoressa Necci, della quale ho molto apprezzato le considerazioni che ha portato avanti. La prima direi è proprio la legge del caos: effettivamente viviamo in un momento in cui si può pensare di essere in un grande caos. Io sono una scienziata di formazione e credo che dal caos possa sempre emergere un ordine ce lo ha insegnato un grande fisico, che è Ilya Prigogine. È, però, chiaro che per raggiungimento dell’ordine presuppone un grande sforzo istituzionale, quindi credo che sia importante che sia proprio l’Ente Nazionale per il Microcredito, nostra unica e vera istituzione italiana in questo campo, che ci ha accolto qui oggi per fare un ragionamento collettivo e vi sono davvero grata per avermi invitato. L’altro elemento è l’elemento storico che è centrale nella microfinanza, che è la forma di finanza più antica che noi abbiamo, spesso viene dimenticata. Non viene ricordata perché si pensa alla microfinanza moderna e contemporanea, quella della Grameen Bank e del continente Asiatico. Però la microfinanza nasce in realtà con i Monti di Pietà e sono molto contenta di parlarne qui oggi a Loreto perchè nasce in realtà dalla finanza cattolica. Nasce come esigenza di carità e di solidarietà e di aiuto. Che passa ovviamente per le istituzioni cattoliche in alcune parti di quella che sarebbe poi divenuta l’Italia, perchè ovviamente all’epoca non eravamo uno Stato. Ma passa anche attraverso la benevolenza e la carità di chi poteva, basta pensare al Monte di Pietà di Napoli, che tra l’altro ha fatto un magnifico lavoro di archivistica per ricostruire questa storia antica. Ecco, in quel caso, erano proprio le famiglie nobiliari napoletane ad attivarsi dal punto di vista di quello che noi adesso chiameremo lotta alle disuguaglianze e ridistribuzione nonché inclusione sociale. Quindi la microfinanza nasce in questo modo proprio per dare una possibilità a chiunque a prescindere dalle origini sociali per avanzare e crescere insieme. Quindi credo che in questo momento al contempo di caos e di ricerca di un ordine sia un messaggio fondamentale, e si porta dietro la valenza etica basata sulla solidarietà e sulla carità su cui ovviamente non solo Papa Francesco ma più in generale anche negli ultimi decenni si è tanto lavorato dal punto di vista dell’evangelizzazione. Quindi carità, solidarietà sono valori che vanno rafforzati in un momento di grande caos di ricerca di ordine di ricerca di uscire dalla tempesta come ha ricordato nella benedizione “Urbi et Orbi” il Santo Padre, tutti insieme! Si deve remare tutti insieme altrimenti si affonda, questo è un dato di fatto. E questo lo ha dimostrato anche l’Europa per tornare alla dimensione continentale attraverso le misure straordinarie che sono state decise che ci vedono adesso però impegnati in una realizzazione. L’autunno che abbiamo davanti sarà un periodo molto caldo in cui le donne vorrei per tutto l’impegno che è stato anche ricordato vorrei che fossero le vere protagoniste. Perchè ci vogliono novità, servono riforme, servono le donne. Senza nulla togliere agli uomini come ha detto il Presidente Baccini, ma perché è importante attivare delle energie nuove. E lo sappiamo bene: io sono contenta di essere qui con donne che hanno partecipato e stanno partecipando ancora anche alla vita parlamentare però è anche vero e lo sappiamo tutti quanto limite ancora c’è nell’attivazione delle donne nell’ambito della leadership, nell’ambito della partecipazione alle decisioni. Questo noi lo promuoviamo da molto tempo e continueremo a farlo a maggior ragione nei mesi avvenire. Tra l’altro abbiamo dedicato la nostra estate alle pioniere in materia economica. Ho anche presentato pioniere anche nel campo della microfinanza, nostro tratto distintivo odierno. Lo abbiamo dedicato alle donne nella scienza e alle donne in particolare che hanno lottato nella pandemia e ce ne sono state tante importanti a tutti i livelli dalle infermiere che hanno curato i nostri anziani fino alle più grandi virologhe nazionali che sono sul campo anche per la definizione dei vaccini. Aggiungo, infine, solo due considerazioni: mi è piaciuto moltissimo il riferimento al tema delle infrastrutture immateriali. Noi viviamo in un capitalismo immateriale, noi siamo un’economia della conoscenza quindi di fatto le infrastrutture culturali sono quelle che devono essere realmente rilanciate per dare a questo capitalismo immateriale un suo sviluppo propulsivo. E allora permettetemi giustamente di ricordare il ruolo della scuola, dell’istruzione, di tutto il mondo educativo. A cominciare ovviamente da quello che avveniva nel medioevo attraverso la trasmissione della cultura orale nonché amanuense, senza, a questo punto, il ruolo centrale dell’università. La nostra terza missione oramai è un tratto distintivo anche delle valutazioni delle performance universitarie. Siamo agenti sul territorio, quindi io fra l’altro sono marchigiana e sono particolarmente contenta di essere a Loreto. Le Marche hanno tanto da offrire sulla cultura universitaria, guardando avanti per ricercare nuove strade non soltanto in campo scientifico ma anche in campo economico e in particolare attraverso nuovi paradigmi economici a cui sicuramente la micro-finanza può dare un importantissimo contributo”.

Riccardo Graziano

Giurista e accademico, è titolare da dieci anni di due studi legali, uno a Roma e uno a Milano. È specializzato in diritto societario, dei trasporti, civile, e diritto del lavoro e offre la propria consulenza professionale a importanti società italiane e internazionali. È Segretario Generale dell’Ente Nazionale per il Microcredito.

“Ho avuto una forte sensazione, una forte impressione nell’andare in questi incredibili luoghi, qui a Loreto. Probabilmente sono alcune delle più importanti reliquie del cristianesimo, testimonianze reali e partirei proprio da lì. Perché l’economia al femminile, l’economia domestica, la famiglia prima impresa, la realtà che sostiene specie in questa fase di difficoltà. Ancor più i figli, ancor più le nuove generazioni, oggi necessitano dei genitori a sostenerli, creando un disagio tangibile. In merito a ciò, è utile ricordare i dati relativi solo all’imprenditoria femminile che è stata avviata a percorsi di auto-imprenditorialità grazie ai progetti dell’Ente Nazionale per il Microcredito: il 42% delle richieste e il 43% degli stanziamenti generali sono stati acquisiti dall’imprenditoria in rosa. Parliamo di circa 37/40 milioni di euro che hanno permesso l’avvio di quasi 2000 microimprese, ora 1600/2000 microimprese al femminile peraltro create nell’arco di un anno e mezzo. Questa nuova operatività dell’Ente è relativamente recente ci fa essere orgogliosi del nostro lavoro e ci fa credere che una mano pubblica in questo caso stia agendo bene. Noi non siamo affatto nemici delle banche ma cerchiamo di andare oltre la logica pura del finanziamento di tipo bancario, muovendoci su un fondamentale asse etico che rappresenta il fulcro dell’operato ENM. Devo dire che prima che nascesse l’Ente Nazionale per il Microcredito in Italia era un fenomeno economico veramente residuale. Oggi stiamo andando verso i 300 milioni di impieghi l’anno tra imprenditoria maschile e femminile e aggregata Vuol dire che sono decine di migliaia di chance di lavoro che prima non esistevano. Aggiungo anche con un tasso di default estremamente basso, noi attualmente quotiamo ponderato sotto il 4% sostanzialmente il default medio di un chirografo ordinario in Italia è 7,7% o 7,6%. Stiamo alla metà di un default di un chirografo medio e a un terzo di un default di un prestito per una start up. Calcolando che noi facciamo start up il microcredito è dedicato a questo, noi non finanziamo imprese che si trovano sul mercato da più di 5 anni, finanziamo nuove idee, nuove imprese, in questo caso imprese al femminile. Oserei dire che è uno anche degli strumenti economici che ci possiamo permettere perché anche con la riforma che ancora non è entrata in vigore del cosiddetto CuraItalia, l’importo del Microcredito arriverà a 40/50 mila euro nel microcredito esteso. Sostanzialmente siamo riusciti a raddoppiarlo. Con quella cifra si fanno tante cose, noi abbiamo finanziato con la metà di quell’importo perchè fino ad oggi ancora in mancanza di regolamenti attuativi possiamo far finanziare la metà di quell’importo, non solo l’impresa di vicinato, territoriale, ma anche imprese come start up di ingegneria informatica che oggi sono quotate sul mercato, dei negozi di prodotti d’avanguardia che sono riusciti a rimborsare il finanziamento invece che nei 5 anni di ammortamento ordinario addirittura alcuni in 6 mesi, quindi in meno di un anno hanno restituito tutto. Qui è un mondo che si apre. Vi faccio un esempio molto simpatico che amo molto. Da piccolo mi divertivo a sentire i tamburelli siciliani. Ecco quella era un’azienda morta, non esisteva più nessuno che facesse tamburelli siciliani, quelli fatti davvero nella splendida terra che è la Sicilia. Oggi c’è una impresa che ne produce 6/700 mila l’anno: un numero importante per un’impresa che abbiamo finanziato come Ente Nazionale per il Microcredito, che oggi ha 40 dipendenti e fattura quasi un milione e mezzo di euro l’anno. Non parliamo più della microimpresa addirittura. Ora siamo qui, abbiamo un nuovo strumento un nuovo sportello, chiaramente il territorio ci dovrà aiutare perchè ovviamente la mano pubblica rappresentata dall’Ente mette a disposizione la piattaforma e tutti gli strumenti di formazione e quant’altro poi dovremmo selezionare con l’amministrazione pubblica Mi auguro di riuscire a tornare anche molto presto in questa magnifica enclave e ringrazio tutti voi dell’attenzione che ci avete dato”.

Carolina Lussana

Laureata in giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano, deputato della Repubblica Italiana. nella XIv Legislatura ha fatto parte della II Commissione (Giustizia). Confermata deputato nel 2008 è stata vice capogruppo vicario della Lega Nord alla Camera fino al 1o febbraio 2012. da sempre impegnata in temi a sostegno delle pari opportunità e in azioni di sensibilizzazione per la tutela delle donne.

“Innanzitutto consentitemi di ringraziare il Presidente Baccini, mi unisco anch’io ai ringraziamenti per aver voluto fortemente questa giornata di incontro di confronto così interessante, con tante donne così di grande spessore. Io posso portare quella che è la mia esperienza come si è detto come donna nelle istituzioni che ha cercato di fare qualcosa per superare quello che si chiama gender-gap, che ancora oggi come è stato illustrato negli interventi che mi hanno preceduta costituisce purtroppo un freno allo sviluppo economico del Paese. E qui mi riferisco alla frase oggetto anche di riflessione nel nostro convegno quanto detto da Christine LaGarde bisognerebbe far comprendere che se si investe nelle donne, se si investe nelle imprese femminili ne guadagna tutto il Paese, ne guadagna tutto lo sviluppo economico del Paese. E quindi che cosa si può fare? Innanzitutto secondo me tutti, tutti coloro che sono impegnati nelle istituzioni, le donne con una maggiore responsabilità ma anche gli uomini, devono promuovere una cultura della parità. Io in tanti anni di incontri con donne, madri lavoratrici, donne imprenditrici, con donne sindaco, con donne amministratrici, ho imparato che le donne non chiedono corsie preferenziali ma chiedono pari opportunità, chiedono di poter essere messe in condizioni di frantumare quelle barriere immateriali che purtroppo ancora oggi costituiscono un ostacolo al pieno sviluppo delle loro potenzialità. Credo fermamente che, come anche affermato da Rosaria Mustari, anche azioni legislative siano servite a promuovere quella cultura che oggi ci serve, le legge ha avuto lo scopo di educare e se oggi abbiamo più donne in parlamento più donne nei consigli di amministrazione e io mi auguro che presto avremo più donne nella finanza, ci sono ancora troppe poche donne che risiedono nei consigli di amministrazione degli istituti di credito. E forse questo incide anche sulla difficoltà delle donne di cui si è parlato di avere accesso al credito, perché questa è la prima problematica che si riscontra quando si parla con delle imprenditrici che hanno, sì, una brillante idea ma come possono concretizzare quell’idea se vogliono farcela veramente da sole, senza magari chiedere ad un compagno, ad un marito, ad un fratello, ad un padre? Quindi questo è il principale problema da risolvere ed è fondamentale l’azione che l’Ente Nazionale per il Microcredito ha svolto in questi anni e che continua a svolgere. Noi lo sappiamo bene l’Ente non è erogatore, l’Ente è un moltiplicatore perchè mette in contatto le donne che hanno un progetto d’impresa, che hanno un business plan, che hanno il sogno negli occhi di poterlo pienamente realizzare, mettendo a disposizione delle donne servizi finanziari e non. Ma di che cosa hanno bisogno oggi le imprese, tutte le imprese, ma quelle femminili in particolare? Hanno bisogno, appunto, delle informazioni iniziali di cui si è parlato prima ecco l’importanza anche della rete territoriale di aprire gli sportelli sul territorio. Le leggi ci sono, ce lo ha spiegato bene la collega Mustari, ma bisogna mettere le donne nella situazione di conoscerle queste regole e bisogna accompagnarle queste donne, perchè già far nascere un’impresa è molto complicato, l’impresa deve poter vivere, deve poter sopravvivere, deve potersi sviluppare e deve dare lavoro a uomini e mi auguro anche a tante altre donne e magari applicare pienamente piccole discriminazioni di salario, di welfare. Noi sappiamo che le donne imprenditrici sono molto più attente a questo e quindi questo è un segnale di innovazione importante e anche qui l’Ente ha svolto e sta svolgendo un ruolo fondamentale in questo senso; nell’accompagnamento, nella formazione continua, perché di questo oggi si ha bisogno. E i risultati ci sono, abbiamo 1.340.000 imprese femminili che sono cresciute negli ultimi 5 anni. Io ho letto con interesse i dati pubblicati proprio nel recente luglio, da UnionCamere con un tasso di crescita e di sviluppo notevolmente superiore a quello degli uomini, questo è un segnale fortemente positivo e sono cresciute le imprese in rosa non solo nelle attività tradizionali come il turismo il terziario. No, sono cresciute anche in ambiti ritenuti di appannaggio maschile, le tecnologie, le telecomunicazioni. Le donne hanno dimostrato capacità di innovazione e hanno investito lì, è veramente interessante questo rapporto di Unioncamere che ci fa la fotografia dell’impresa femminile e ci da anche delle caratteristiche, ci dice le donne sono più coraggiose hanno più voglia di mettersi in gioco sono più resilienti. E allora io penso che è da qui che bisogna ripartire e bisogna farlo in un momento delicato come questo, nonostante la situazione pandemica che ci ha colpito. Perchè è vero che abbiamo fatto tanto è vero che i risultati ci sono ma è vero che c’è anche il campanello d’allarme purtroppo dopo il lockdown: se noi guardiamo i dati di crescita delle imprese femminili c’è stata una battuta d’arresto. Le imprese femminili per la prima volta si sono fermate, sono cresciute meno da giugno rispetto a quelle degli uomini. Questo che cosa vuol dire? Che hanno bisogno di aiuto ma non solo della parte economico-finanziaria, hanno bisogno di creare intorno a sé quella rete di servizi che sono necessari alle donne per fare impresa. Ancora oggi per una donna avere un figlio può costituire una penalizzazione: lo costituisce se sei lavoratrice-dipendente però puoi optare per il part time, lo costituisce se sei lavoratrice autonoma. È vero che hai maggiore flessibilità ma se ti vengono meno altri ammortizzatori sociali, come è stato nel periodo del lockdown come la scuola, è ovvio che a pagarne le conseguenze sono state soprattutto le donne. Quindi l’Ente, i comuni, le istituzioni, le regioni, tutti noi dobbiamo promuovere questa cultura della parità che si fonda su vari pilastri. Gli incentivi, l’accesso al credito, la microfinanza ma anche una rete welfare: è questa anche quella cultura etica che bisogna promuovere e che può essere un forte aiuto alle donne. Volevo dire tante altre cose ma chiudo con due considerazioni. Si è parlato molto di sorellanza, di poca empatia fra le donne, necessità di fare rete, ecco forse questo lo dico da donna. Lasciatemi fare una provocazione. Forse noi donne dovremmo anche fare di più per promuovere questa cultura della parità e delle pari opportunità. Perchè io tante volte nella mia esperienza, anche a livello parlamentare, a livello delle istituzioni, ho avuto a che fare con delle donne arrivate lì dopo aver superato tante difficoltà ma che, a quel punto, si sentivano in un certo qual modo delle privilegiate e forse non si davano così tanto da fare per creare delle condizioni per le altre donne per trovarsi e per raggiungere quelle posizioni apicali. L’ho provato nel mondo della politica e forse è così anche nel mondo delle aziende dove abbiamo ancora pochi posti di leadership. Allora io vorrei citare una scrittrice: Jane Austen, la quale diceva che l’ascensore sociale dovrebbe sempre tornare su e che, quindi, le donne questo ascensore lo dovrebbero far salire per le altre donne. L’impresa femminile, le donne protagoniste sono fondamentali. Io vorrei fare un appello a tutte le donne qui presenti, al Presidente Baccini in modo particolare, di far sentire la nostra voce, che una parte delle risorse del Recovery Fund vadano anche all’imprenditoria femminile, queste sono azioni concrete!”.

Rosaria Mustari

Avvocato e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Laureata con lode in diritto civile, è abilitata al patrocinio davanti alle giurisdizioni superiori e ha maturato ampia esperienza con la P.A., anche in materia di arbitrati e di relazioni istituzionali. Presidente di Tribunale Federale e Giudice d’appello in Federazioni Sportive nazionali (COnI). Consigliera componente del Comitato Nazionale di Parità e Pari Opportunità presso il Ministero del Lavoro dal 2010 al 2014, ha competenze specialistiche in materie di lavoro e politiche di genere, con particolare riguardo alle azioni positive di cui alla legge 125/91 e ai relativi finanziamenti.

“Mi sono soffermata sulla disamina degli strumenti che la normativa italiana pone a disposizione delle donne, o meglio della realizzazione delle pari opportunità. A mio avviso, ve n’è uno in particolare su cui mi concentrerò che secondo me è il più efficace, ovvero quello riguardante le azioni positive. Verificare quali siano le cointeressenze, le correlazioni tra le azioni positive e microcredito e poi arrivare alle prospettive, quali sono le prospettive cosa possiamo fare cosa dovremmo fare a mio avviso. Dunque partiamo dalle azioni positive, che sono uno strumento introdotto nella nostra legislazione dalla legge 125 del 1991. Sostanzialmente, si va a realizzare l’introduzione di uno strumento per la realizzazione della effettiva uguaglianza tra lavoratori e lavoratrici, prima della legge del 1991 esisteva semplicemente una normativa rivolta all’attuazione e alla realizzazione dell’uguaglianza formale. Quindi parità di trattamento tra lavoratori e lavoratrici, che si concretizzava sostanzialmente in un divieto di discriminazione per tutto ciò che attiene al rapporto di lavoro, dall’accesso al lavoro, al trattamento retributivo quindi eguale retribuzione ai trattamenti previdenziali, ai trattamenti pensionistici, la attribuzione delle qualifiche, delle mansioni, eguaglianza formale. La normativa è contenuta nella legge 903 del 1977 normativa che si è rivelata ben presto insufficiente. Non basta dire che uomini e donne siano uguali se di fatto non è così, sul mercato del lavoro questa normativa non ha prodotto un miglioramento della posizione delle lavoratrici, ne ha incrementato la presenza delle donne nel mondo del lavoro. Per cui il legislatore del ‘91 si è posto il problema di introdurre delle misure di favore che andassero a colmare questo divario e quindi a porre le donne nella stessa condizione degli uomini. Non ci dimentichiamo che l’universo femminile parte svantaggiato e quindi era necessario uno strumento che realizzasse l’uguaglianza sostanziale: questo strumento è costituito appunto dalle azioni positive. Che cosa sono le azioni positive? Le azioni positive hanno un’ascendenza anglosassone, o meglio statunitense. Nascono nella legislazione statunitense nel momento in cui le politiche governative si pongono l’obiettivo di arginare di compiere un freno ai fenomeni di discriminazione razziale, le così dette ‘affirmative action’. Il legislatore americano progressivamente allarga la prospettiva e arriva a considerare ad utilizzare le azioni positive le ‘affirmative action’ anche per contrastare tutto ciò che è discriminazione che sia legata alle origini nazionali alla confessione religiosa e anche al sesso. In Europa, le azioni positive arrivano nel 1984 con una raccomandazione del consiglio rivolta agli stati membri affinché appunto introducano nelle legislazioni strumenti finalizzati a rimuovere gli ostacoli alla piena partecipazione delle donne alla vita lavorativa. In Italia arrivano nel 1991 e come dice la nostra cara amica Alessandra Necci, la storia parla, è un percorso lentissimo poiché il legislatore italiano aveva già gli strumenti per introdurre le azioni positive senza il bisogno del pungolo comunitario dal momento che disponeva dell’articolo 3 della costituzione che tutti conosciamo. L’articolo 3 al primo comma stabilisce l’uguaglianza sostanziale tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge al secondo comma specifica, è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli alla piena ed effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del Paese. Ora questa norma non è un’affermazione di principio, ma è una norma precettiva è un imperativo categorico per il legislatore. Il legislatore deve intervenire per rimuovere gli ostacoli, la vita lavorativa è costellata di ostacoli, quindi ecco perché era necessario l’intervento volto ad introdurre le azioni positive. L’articolo 3 ci dice che situazioni eguali vanno disciplinate con un trattamento normativo eguale. Situazioni diverse devono essere disciplinate in maniera diversa. Quindi con le azioni positive che cosa fa il legislatore? Introduce una disparità di trattamento normativo, per curare una disparità di fatto. Per rendere più agevole la comprensione si tratta dell’eccezione alla regola, si tratta di misure ad hoc per determinati soggetti, quindi speciali non generali ma riferite a contesti determinati quindi nel nostro caso alle lavoratrici, temporanee perché la loro ratio viene meno nel momento in cui viene meno la situazione di disparità da cui hanno avuto origine. Il legislatore del ‘91 devo dire è arrivato tardi però ha scritto norme efficaci a mio avviso. Perché innanzitutto non ha fornito una definizione vincolante, ha semplicemente indicato le finalità quindi non ci ha detto qual’è lo strumento ma ci ha detto qual’è il fine, che è appunto la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale. In questo modo non ha tipizzato le azioni positive ma ha lasciato che esse si configurassero come una categoria aperta, ha lasciato spazio alle formulazioni alle tipologie di intervento più varie, più idonee e più adeguate rispetto ad una realtà di fatto quale quella del mondo del lavoro che muta continuamente”.

Alessandra Necci

Presidente del Comitato Etico, Cultura e Parità di Genere dell’Ente Nazionale per il Microcredito. Avvocato e Professore presso l’Università Luiss Guido Carli. Scrittore storico. Laureata in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, si è specializzata alla facoltà di Sciences Politiques a Parigi.

“Stavo riflettendo mentre ascoltavo Mario Baccini e Riccardo Graziano. Pensavo alle valutazioni che, nel passato, anche recente, sono state come quelle di tutti noi completamente spazzate via da questi tempi in cui viviamo. Nessuno avrebbe potuto immaginare un anno fa di quest’epoca che ci apprestavamo ad attraversare una stagione così straordinariamente difficile. Stagione nella quale sembra che tutti i punti di riferimento siano andati persi o comunque che si siano completamente invertiti. Mi viene da dire che la legge del caos che è quella più propria all’Oriente ha completamente sommerso i principi illuministi e ancora prima umanisti, greci e romani di cui noi siamo imbevuti. Questo è un fatto abbastanza sconvolgente che mi porta non dico a ripensare ma certamente a fare delle valutazioni un pò diverse. In dieci mesi è cambiato tutto, si sono compiuti dei passi avanti indietro come se fossero passati 20 anni. E questo è un primo tema: perché senza il passato non si capisce il presente e non si costruisce il futuro. Io credo che mai come adesso uno strumento come il microcredito con la sua componente etica oltre che finanziaria e progettuale sia indispensabile. Perchè? Perché il futuro richiede capacità di visione e di progetto. L’Italia spesso ha smarrito tali abilità e tante volte con il Presidente Baccini e con l’Avvocato Graziano, in questi 20 anni e oltre di amicizia e di lavoro comune, abbiamo parlato di progetto. Il tema della conoscenza del passato per capire il presente e costruire il futuro non è evitabile, noi viviamo in questa strana società digitale in cui siamo in un eterno presente quest’anno ci ha dimostrato che ciò non è vero. Noi dobbiamo uscire da questo eterno presente in questa strana terra di mezzo in cui siamo per costruire, altrimenti rimarremo in un guado reso ancora più drammatico dai fatti attuali, stare in un eterno presente è come stare in una bolla che non c’è, il microcredito è uno dei pochissimi strumenti oggi che da il senso della costruzione per il futuro e del progetto Paese. Questo è secondo me il primo tema, ma sarò velocissima.. Il valore economico oggi è completamente modificato però non dimentichiamoci, lo diceva prima il Presidente Baccini, che il rischio è che i valori quelli in cui tutti noi siamo cresciuti vengano completamente obnubilati dal valore. Ecco noi con il microcredito e con il comitato etico e dei garanti che mi onoro di presiedere e soprattutto le pari opportunità siamo convinti della necessità di rimettere i valori al centro della scena. Che non significa ipocritamente far finta che il valore non ci sia, io non ho un particolare afflato per il così detto politically correct in nessun senso, neanche in senso femminile. Sono una convinta assertrice del valore del merito, vengo da una storia famigliare molto meritocratica e da una Italia che investiva nei suoi figli migliori, fossero essi di famiglie semplicissime, fossero essi di famiglie più benestanti. Credo che rimettere il valore e il merito al centro della scena sia l’elemento che farà la differenza. L’impegno di tutti noi sul microcredito in questo senso è forte e sarà anche più forte. Noi viviamo in una sorta di nuovo medioevo, siamo qui in questa meravigliosa Loreto dove io sono venuta più volte e sono molto devota a questo bellissimo santuario e tante volte mi è venuto da pensare che noi viviamo e non sono certo la prima a dirlo in un medioevo che non ha neanche più le infrastrutture culturali del medioevo, e cioè i monasteri, in cui come tutti ben sapete, i codici i latini, i greci e tutti i testi si copiavano e si trasmettevano. Allora qui il tema serio, secondo me, è non solo la capacità di conservare ma di trasmettere per le future generazioni ma anche per noi stessi, ecco occorre creare le cosiddette infrastrutture della nuova società. Le infrastrutture materiali che sono le strade le autostrade i porti ma anche quelle immateriali come la cultura che è il cemento il collante che lega tutto, immateriale è il merito, immateriale è il valore e i valori. E quindi io farò e faremo tutto lo sforzo possibile in questo senso perché credo veramente che altrimenti continueremo a stare in una terra di mezzo. Vi ricordate quel vecchio film Blade Runner in cui si diceva d’aver visto cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare? Noi abbiamo visto cose strane in un anno ma a maggior ragione questo mi convince e ci convince della necessità di investire sul merito, sul talento, sulla capacità di andare in profondità delle cose. L’Avvocato Graziano sa che a me piace molto una frase di memorie di Adriano che dice: “Ho costruito biblioteche granai per un inverno dello spirito che da molti indizi io vedo arrivare” ecco io mi auguro e ci auguriamo tutti che insieme con uno strumento e con una leva così forte potremo uscire da questo inverno dello spirito e riportare finalmente alla luce, alla storia, all’attualità, una parabola che io amo molto e che è quella dei talenti, ognuno di noi ha i suoi, i nostri figli, i nostri nipoti, i nostri amici, ognuno ce l’ha, continueremo a costruire nel senso di una valorizzazione profonda del talento, perché nel nostro giudizio è una delle cose che riporterà noi tutti e il nostro Paese in una dimensione che non è più solo presente ma è anche futuro”.

Elisabetta Reggio

Si laurea in Scienze Biologiche convinta di diventare una grande ricercatrice, invece per 18 anni sceglie di girare il mondo lavorando per la Valtur cominciando la carriera da animatrice, proseguendo come prima donna Capo villaggio e concludendola da dirigente. Per questa esperienza la Hoepli le chiese di scrivere un libro: “professione animatore”. È stata direttore Generale delle Terme di Castrocaro. nel frattempo ha scelto di vivere la maternità. Oggi Elisabetta è imprenditrice nel settore cosmetico e dell’integrazione alimentare, Consulente di progetti per start up SPA e Cosmesi, docente di Master TQM per Uniform Group.

“Sono molto contenta di essere qui perché posso raccontare effettivamente la mia storia, che è la storia di tantissime donne che ci sono oggi qui e che spero ascoltino e vedano quello che stiamo facendo. Mi sono laureata in biologia, volevo fare Madame Curie, ovviamente in Italia non mi è stata data la possibilità ed ho virato in maniera esponenziale sul turismo, l’Italia Paese del turismo. Devo dire che mi è andata benissimo, durante l’esame di fisiologia il professore mi disse “Guardi, signora, voi donne sapete gestire organizzare pianificare e motivare, mi spieghi qualcosa di più sulla fisiologia umana”. Ma io questa cosa me la sono portata dentro nel tempo perchè è proprio vero, io nonostante avevo studiato i virus mi sono ritrovata a riuscire a pianificare motivare e gestire persone. Questo per dire che effettivamente siamo multitasking, possiamo farcela, dobbiamo avere le occasioni certamente. Faccio un salto di questa mia vita che però mi piace ricondurre oggi con un titolo “Da Loreto a Loreto dieci anni dopo” perché dovete sapere che non è un caso che io sono qui oggi a dieci anni di distanza. Perché dieci anni fa alla soglia dei 49 anni mi arriva un figlio, l’orgoglio della mia vita. Allora ero una donna ovviamente anzianissima per fare questa cosa e decido pensate di licenziarmi, ero amministratore delegato delle Terme di Castrocaro. Sono stata la prima donna capo villaggio al mondo, quindi insomma una donna che un pò di soddisfazioni se le era tolte e mi sono detta che con il mio curriculum avrei potuto ricominciare. Fu un errore strategico. A 50 anni, con un bambino piccolo, voltare per un pò le spalle al lavoro per fare la mamma è considerata un’attività così incredibile. E, allora, veniamo qua a Loreto per caso, portiamo con noi nostro figlio in questa bellissima basilica, il bambino era appena nato. Ma, incredibilmente, da allora ad oggi sono passata da essere prima una dipendente per quanto voglio dire a certi livelli poi una disoccupata, una donna se volete anche preoccupata di poter ricominciare. Perché le porte mi erano state chiuse tutte a oggi che sono una imprenditrice nel campo del benessere, dell’anti-invecchaimento e della nutrizione. Come ci sono riuscita? Beh, sicuramente perché sono una donna che non si arrende mai, una donna che si è guardata allo specchio e si è detta che non fosse possibile che io riuscissi a rientrare nel mondo del lavoro. Ma, credetemi, se io all’epoca avessi avuto quello che l’ENM oggi predispone per le donne sarebbe stato molto più semplice. Perché io oggi oltre ad essere imprenditrice in questo campo quindi lavorare con tante donne insegno a dei master universitari sul turismo. La mia lezione è proprio quella di creare start-up turistiche nel campo del benessere. E alla fine i miei studenti devono presentare un lavoro e, credetemi, hanno il sole negli occhi, il sogno negli occhi, perché quel progetto l’hanno fatto loro e magari vorrebbero realizzarlo ma non sanno da che parte cominciare. Perché magari sono ragazzi che hanno famiglie molto semplici che non hanno possibilità di investimento. Quindi devo dire che quello che ho imparato oggi che ho sentito oggi per me è veramente importante dal momento che mi ritengo sono una vera portavoce di questo. Perché i ragazzi che si laureano prendono un master, possono avere effettivamente un sogno da poter realizzare grazie a questo che avete costruito. Perché sono esattamente il vostro target, sono giovani che hanno molta inventiva voglia di fare ma non hanno, molte volte, i mezzi. Quindi io voglio concludere dicendo che molte donne sono oggi, come ero io ossia nella situazione di non poter ricominciare come vorrebbero nel campo del lavoro, tanti studenti hanno un sogno ma non riescono a realizzarlo.. Questa piccola assemblea può dare veramente un grande risultato e una grande risposta. Chiudo con quello che ha detto l’Avvocato che mi è piaciuto tantissimo “Microcredito e libertà”. Bravi! Libertà di sognare per tutti!”.

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