IL “DOVERE” DELLA SOLIDARIETÀ Riflessione sulla correlazione tra enciclica Fratelli tutti di Papa Bergoglio e articolo 2 della Costituzione

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IL “DOVERE” DELLA SOLIDARIETÀ

Riflessione sulla correlazione tra enciclica Fratelli tutti di Papa Bergoglio e articolo 2 della Costituzione

Tiziano Treu - Presidente del CNEL Coordinatore del Tavolo di partenariato del PNRR della Presidenza del Consiglio dei Ministri

L’intervento che segue ripropone la riflessione sviluppata dal prof. Tiziano Treu, presidente del CNEL, al convegno “Economia e lavoro. L’enciclica Fratelli tutti …e non solo!” promosso dall’Ente nazionale per il Microcredito che si è tenuto nel Parlamentino di Villa Lubin con la partecipazione di Mario Baccini, Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito e S.E. Mons. Nunzio Galantino - Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica.

La pandemia prima e più recentemente la nuova crisi economica legata al prezzo dell’energia e la guerra in Ucraina, nel cuore dell’Europa, ci hanno mostrato la fragilità delle nostre esistenze e ci hanno sollecitato a riflettere che siamo una comunità di destino. Non dimentichiamolo velocemente ora che stiamo uscendo dalla terribile esperienza del Covid. Questa guerra mondiale “a pezzi”, come viene definita dall’enciclica Fratelli Tutti ci sollecita l’urgenza della pace, un richiamo che il papà fa sempre anche nei suoi quotidiani appelli da Piazza San Pietro. Di fronte a un testo così importante e al suo autore, con l’umiltà necessaria vorrei fare un paio di richiami ad alcuni messaggi dell’enciclica che ci interpellano da vicino, temi che, in particolare al CNEL affrontiamo quotidianamente: il lavoro, la diseguaglianza e soprattutto come la società civile organizzata, che è rappresentata al CNEL, deve e può contribuire ad affrontarli.

Il messaggio centrale che vorrei sottolineare è quello della solidarietà. Che - se posso permettermi di definirlo così - è il modo operativo per tradurre l’idea della fratellanza universale nella concretezza dei rapporti umani, economici e sociali. Benché l’enciclica si rivolga ai credenti, contiene un messaggio universale rivolto a tutti, anche ai non credenti, perché fa riferimento all’articolo 2 della nostra Costituzione. Anche se lo conosco bene me lo sono riletto, e meditato collegandolo a questa enciclica perché c’è un parallelismo per molti aspetti evidentissimo. L’articolo 2 ha una parte che si richiama alla valorizzazione della persona come singolo e alle comunità in cui vive, che sono gli enti intermedi, i corpi intermedi, che il CNEL rappresenta a livello costituzionale. Poi aggiunge nella seconda parte con una forza che normalmente non viene sottolineata, un richiamo alla solidarietà. Non è un richiamo opzionale, come dire: siate solidali che una bella cosa. No in realtà è un obbligo, è un obbligo che la Repubblica chiede proprio perché solo così la comunità riesce a convivere in maniera civile e riesce ad essere coesa e si sostiene. Quindi questo ‘dovere’ della solidarietà è veramente un appello centrale su cui dobbiamo riflettere, anche perché ha delle implicazioni che sono di grandissima attualità con una applicazione immediata, anzitutto per come noi la intendiamo.

La solidarietà è un dovere civico che riguarda tutti, che favorisce la crescita della comunità; ma non di comunità chiuse, ristrette, neppure limitate alla famiglia, bensì comunità aperte che interloquiscono con altri soggetti: coi diversi, con altri gruppi e altre persone più o meno vicine. La solidarietà è la prospettiva di questa apertura delle comunità in cui si opera; è la base, il fondamento di una aspirazione mondiale alla fraternità. Insomma, è una prospettiva bella e anche molto impegnativa se la vogliamo prendere sul serio.

Un altro richiamo dell’enciclica che è particolarmente importante per noi (CNEL, ndr) ma credo per tutti è che la solidarietà si nutre con il dialogo, con il dialogo fra le persone e fra i gruppi. Un dialogo che al CNEL in questi anni abbiamo praticato e cerchiamo di facilitare perché questo luogo, immaginato dai padri costituenti come spazio per una reale partecipazione delle forze sociali alla vita del Paese, sia un dialogo costruttivo e non come dice l’enciclica quello scambio frettoloso e fatuo di messaggi che popolano i nostri social e che purtroppo non informano ma, anzi, spesso tradiscono la verità.

Dicevo delle implicazioni della solidarietà per l’azione sociale e per la politica perché ci sono espliciti accenni significativi nell’enciclica. Intanto la prima indicazione che ci sollecita è quella di prendersi cura del mondo che ci circonda. Una grande novità. Un tema attualissimo non solo per la minaccia diretta del cambiamento climatico; un tema che abbiamo abbandonato e quasi rimosso per lungo tempo anche noi che ci occupiamo di temi sociali, ma perché ci invita alla responsabilità individuale e collettiva.

La seconda indicazione, a mio avviso, è che prendersi cura del mondo e dell’ambiente significa mettere in primo piano i diritti umani, sottolineando che sono i diritti umani di tutti: uomini, donne, cittadini non solo del proprio Paese ma anche dei migranti, per cui la enciclica usa quattro parole chiarissime, quasi parole d’ordine: accogliere, proteggere, promuovere e integrare. Ognuna di queste parole meriterebbe un approfondimento. Noi abbiamo una Consulta che si occupa dei temi dell’emigrazione. La solidarietà non può convivere con le diseguaglianze e tantomeno con la povertà e quindi ci stimola a combatterle. Sia le diseguaglianze, sia la povertà materiale, ma anche quelle educative, dei bambini, degli anziani soli ci spingono ad un impegno in prima persona. Il progresso tecnologico non basta da solo a vincere la paura; per cui occorre la comunità e la solidarietà reciproca.

Ancora due riflessioni. La solidarietà di cui parla l’enciclica si estende oltre i confini delle nazioni e deve ispirare nuove relazioni collaborative fra i Paesi. Relazioni che promuovano e rispettino i diritti individuali, sia quelli civili che sociali. Le due categorie sono molto strettamente legate. Non si possono, come talora succede, separare. L’orizzonte universale della solidarietà non trascura il locale e non è contrario all’identità. L’enciclica sostiene che non è possibile essere locali in maniera sana, senza un’apertura all’universale e viceversa.

Da ultimo, questa idea di solidarietà e di fratellanza deve ispirare la politica per metterla veramente al servizio del bene comune. E questa indicazione non ha niente in comune né con un malinteso populismo né all’opposto, con la visione individualistica liberale. Due opposti che spesso sono troppo presenti fra di noi. Quello che è veramente il bene comune è assicurare a tutti di potere sviluppare le proprie capacità; è l’idea di un pubblico e di un privato che aiutano a potenziare le capacità umane; di promuovere una economia che favorisca lo sviluppo sostenibile, così da aumentare l’occupazione invece che da ridurla.

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