Mi chiamo Giuseppe Puglisi, sono tutor del Microcredito dal 2018, nelle regioni Lazio e Sicilia. Ho uno studio di Commercialista a Catania, precisamente a Sant’Agata li Battiati e una sede anche a Roma. Sono laureato dal 2010 in economia e commercio e possiedo tre abilitazioni.
Essendo figlio d’arte, perché mio padre era commercialista, la motivazione che mi ha portato a diventare tutor riguarda l’idea di implementare e rinnovare la professione di commercialista per avere uno strumento di supporto alle imprese.
Come si svolge il suo lavoro di tutor, quali sono gli step che segue e in che modo aiuta i beneficiari a capire il processo di richiesta di microcredito?
Il lavoro di tutor l’ho impostato in maniera innovativa e particolare perché non è solo una richiesta di microcredito come finanziamento per poter acquistare scorte o qualsiasi tipo di agevolazioni, ma è un percorso che va dall’analisi della strategia, alla progettazione dell’idea, all’implementazione della stessa. Vengono analizzati i concorrenti, i fornitori, i prezzi di vendita. Viene proposta una strategia completa di marketing e di comunicazione, una strategia fiscale attraverso anche il welfare aziendale. È fondamentale comprendere che l’accesso al microcredito non è solo uno step ma una strategia molto più ampia.
Quindi, dopo una parte di analisi, faccio compilare un modulo “allegato 1” al cliente e successivamente accompagno il cliente in banca, dove si spiega al funzionario tutto il progetto e la pianificazione fatta, e quando la banca accetta il finanziamento viene fatto il piano economico, e viene compilato e consegnato in banca “l’allegato 2”, infine si aspetta l’esito da parte della banca.
Quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto finanziato con il microcredito?
A mio avviso unicità e innovazione sono due fattori che determinano il successo. Io prediligo una strategia nella quale ci siano queste due caratteristiche. Poi ci deve essere un lavoro di squadra, anche con i fornitori stessi che devono essere partecipi del progetto, un altro fattore importante è il tessuto economico in cui opera l’impresa, perché l’obiettivo deve essere anche quello di far crescere l’impresa in territori circoscritti, cioè ci devono essere ricadute significative per tutta la comunità locale.
Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro con i beneficiari del microcredito?
I successi più significativi sono stati sicuramente la crescita delle imprese, e l’innovazione nei processi produttivi rispetto ad altre imprese concorrenti e anche la comunicazione.
Qual è l’azienda più interessante che ha seguito come tutor? E quale ha avuto più successo?
Sono state due le più interessanti. Una è un’azienda di surgelati che ha estinto prima dei tempi il finanziamento, in quanto l’idea era molto innovativa, collaborava con degli chef che hanno apportato valore ai prodotti e questo ha determinato una crescita delle vendita. L’altra un’erboristeria che ha triplicato il valore dei propri fatturati da 30.000 euro a 100.000 euro e che ha estinto in maniera molto veloce.
Quali sono le sfide, invece, da affrontare quando si lavora con beneficiari di diverse culture e differenti background?
Sinceramente non mi è capitato, ma non penso che ci siano delle difficoltà in merito, anzi sarebbe interessante poter lavorare con beneficiari di diverse culture o differenti background.
3 parole per definire il tutor?
Preparazione e competenza, la capacità di andare oltre, e la pazienza.
La preparazione perché ci deve essere conoscenza in diversi ambiti per analizzare al meglio ogni situazione. La capacità di andare oltre perché la necessità di credito non è l’unica cosa da soddisfare ma bisogna mettere in primo piano la crescita e lo sviluppo delle imprese. Infine, la pazienza perché a volte le banche hanno difficoltà a comprendere l’innovazione del progetto che molti imprenditori vorrebbero risolvere al più presto.

