Mi chiamo Gianfranco Piazzolla, sono un tutor dell’Ente Nazionale per il Microcredito, ma sono anche Presidente di Confimprese Viterbo e membro della giunta nazionale Confimprese Italia. Sono formato a livello dei servizi ausiliari del credito, svolgo la professione di tributarista. Ho scelto di diventare tutor perché nella nostra provincia e nella nostra regione facciamo anche un lavoro capillare di informazione per quanto riguarda le start up, per agevolare i giovani e anche per chi ha perso il lavoro. Questa prospettiva ci era stata illustrata a livello nazionale quando il Presidente Mario Baccini, ha iniziato a lavorare sul territorio italiano, ci è piaciuto il progetto e a tal proposito abbiamo deciso di aderire.
Come si svolge il suo lavoro di tutor, quali sono gli step che segue e in che modo aiuta i beneficiari a capire il processo di richiesta di microcredito?
Generalmente abbiamo dei mezzi informazioni o tramite anche le stesse banche o associazioni locali. Gli step che seguo sono quelli caratteristici, ossia prima con il cliente cerchiamo di fargli capire come funziona il Microcredito, quali sono le banche che erogano e per quale tipo di investimenti o liquidità può essere erogato, gli spieghiamo le filiere di questo inizio, quindi la compilazione dell’allegato 1, che va poi portata in banca, poi successivamente la banca parla con noi, se il progetto è fattibile si va avanti, nelle fasi successive fino all’erogazione da parte della banca del finanziamento. Poi facciamo tutoraggio annuali, chiedendo e andando all’interno delle aziende a vedere come procede, e sul nostro territorio lo usiamo anche come dato statistico, in quanto stiamo analizzando che impatto sul lavoro ha il Microcredito, perché se queste aziende assumono delle persone per noi sono dati indicativi e quindi ne facciamo anche un uso statistico.
Quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto finanziato con il microcredito?
I fattori sono sicuramente la concretezza del piano data da un insieme di cose, come ad esempio, precedenti esperienze, titoli abilitativi a fare una determinata professione o un’attività artigiana, location, viabilità, disponibilità dei locali, ossia tutti quei fattori che determinano la fattibilità dell’avvio dell’attività.
Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro con i beneficiari del microcredito?
Ci sono aziende che dopo aver iniziato l’attività hanno patrimonializzato l’attività stessa e hanno assunto delle maestranze, il che significa aver dato una risposta al territorio stesso e aver migliorato anche in certi casi anche lo stato patrimoniale, anche del territorio stesso.
Qual è l’azienda più interessante che ha seguito come tutor? E quale ha avuto più successo?
Si, c’è un’azienda avviata con il Microcredito, che si occupa di produrre e vendere prodotti tipici della nostra provincia, attraverso una produzione specifica e un marchio che è stato fatto dalla locale Camera di Commercio, che la contraddistingue, e che a tal proposito può esportare anche al di fuori della provincia. Grazie a queste eccellenze ha riscosso successo, non solo perché tramite i prodotti l’azienda ha fatto conoscere il territorio, ma anche perché sono state assunte due persone.
Quali sono le sfide, invece, da affrontare quando si lavora con beneficiari di diverse culture e differenti background?
Noi vediamo molte persone, tra cui anche stranieri, ho notato che molti si adeguano, mentre altri tendono a sottovalutare la questione e alcuni propongo piani non all’altezza. Quindi, noi consigliamo e cerchiamo di capire adeguandoci alla loro lingua madre. Ci sono anche casi in cui alcune persone ad esempio dell’est Europa si sono mostrati i migliori nel presentare il loro piano. Noi cerchiamo di capire ogni singolo individuo.
3 parole per definire il tutor?
Disponibile, preparato, e coscienzioso nell’approvare piani d’impresa e quindi attento al tipo di programma che viene proposto e per evitare fallibilità future sia per i soggetti, che per le banche ma anche per l’Ente stesso.

