KATIA STANCATO

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Sono Katia Stancato, economista sociale, tutor e mentore di nuovi talenti. In poche parole, il mio lavoro è creare nuove imprese con gli strumenti della finanza agevolata e del microcredito. Per farlo aiuto i piccoli imprenditori emergenti ad attivare il proprio talento imprenditoriale: non basta avere fiuto per fare impresa, servono competenze e business plan. Amo definirmi anche mentore perché sono arrivata a scoprire questo mestiere grazie proprio a un talent scout: Mario Bonacci, un caro amico tra i precursori del microcredito in Italia e nello specifico nella mia terra, in Calabria. Mi ha insegnato molto sul piano professionale e umano. Da un punto di vista tecnico e di formazione, invece, sono commercialista e revisore legale, una professione che non esercito in modo tradizionale. L’economia o è sociale, e lascia il segno nelle comunità, oppure non è economia. Ho deciso di diventare tutor ENM proprio per questo, perché l’Ente ha avuto il merito grande di trasformare questa idea di economia in strumenti concreti e diffusi per l’inclusione finanziaria. Diventare tutor, quindi, è la naturale ricaduta di un certo modo di intendere l’economia come leva di progresso materiale e ideale.

Come si svolge il suo lavoro di tutor, quali sono gli step che segue e in che modo aiuta i beneficiari a capire il processo di richiesta di microcredito?

Mi piace descrivere il lavoro di tutor come un percorso a più tappe, un cammino che si fa insieme per arrivare ad aprire la porta di una nuova piccola impresa. La partenza è la promozione territoriale. Un’attività che svolgo lungo un doppio binario: attraverso un costante networking e tramite la formazione. Gli incontri presso le associazioni di categoria e gli ordini professionali sono infatti fondamentali per diffondere lo strumento e in questo lavoro di costruzione di un sistema locale per il microcredito siamo facilitati dalle convenzioni promosse periodicamente dall’ENM con gli organismi territoriali. La diffusione dello strumento è però solo una parte del lavoro: le altre tappe del percorso di tutoraggio riguardano l’assistenza tecnica vera e propria e l’accompagnamento concreto. Il tutor affianca il piccolo imprenditore emergente dalla fase di ascolto dell’idea progettuale e di raccolta delle informazioni e dei documenti utili, fino alla redazione congiunta del business plan, all’interlocuzione con le banche convenzionate con l’Ente Nazionale per il Microcredito, al sostegno nel tempo. Come mentori di talenti siamo chiamati a stare accanto alle persone, anche fisicamente: andiamo presso la sede dell’azienda, facciamo sopralluoghi, siamo lì dove serve stare, anche nelle fasi conclusive del monitoraggio dei risultati economici e finanziari.

Quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto finanziario con il microcredito?

Sono diversi ma per chiarezza mi concentro su tre fattori determinanti: la capacità dell’idea imprenditoriale di rispondere al mercato, la competenza del tutor, la personalità del piccolo imprenditore emergente.

Per chiarezza, dico sempre alle persone che affianco: un’idea è buona solo se risponde a un bisogno del mercato. Può essere anche un bisogno di nicchia, ma deve essere chiaramente individuato, è questo il pilastro su cui si poggia il business plan.

Per buon tutoraggio, invece, intendo la nostra capacità professionale di essere non solo competenti, ma estremamente chiari e rapidi. Chiari perché non dobbiamo mai dare false speranze: quando promuoviamo un’idea di impresa andiamo dalle banche, ci mettiamo la faccia e i primi a essere convinti dobbiamo essere noi. Nessun dubbio è l’unica risposta alle domande sull’idea progettuale. Dobbiamo anche essere rapidi perché i piccoli imprenditori emergenti non hanno tempo da perdere, se ci chiamano c’è un perché e riguarda l’attualità del loro lavoro.

Infine, il terzo fattore determinante: la persona. Non basta un sogno per fare un’impresa, servono coraggio, precisione, capacità di convivere con i rischi, affidabilità, costanza. Non ogni imprenditore è un buon imprenditore, capirlo sta a noi. L’impresa non è solo una questione di prodotto ma di profilo umano. Noi dobbiamo valutarlo perché verso la persona che si affida, l’ENM, le banche, il Fondo di Garanzia abbiamo una grande responsabilità. Per portarla sulle proprie spalle il tutor deve avere competenza ma anche carattere.

Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro con i beneficiari del microcredito?

Il microcredito è uno strumento di progresso materiale, perché facilita lo sviluppo d’impresa, ma anche immateriale. Si tratta infatti di una leva di fiducia pubblica e produrla è il più grande successo cui aspirare. Con il microcredito non si concede solo un piccolo finanziamento ma si innesca un circuito virtuoso che non termina nella cassa dell’impresa ma ha ricadute nelle comunità. Quando nasce una nuova attività economica i piccoli paesi riprendono vita, si mette in moto un sistema, un processo collettivo di progresso e responsabilità.

Qual è l’azienda più interessante che ha seguito come tutor? E quale ha avuto più successo?

Questa domanda mi costringe a essere un po’ ingiusta perché sono tante le storie d’impresa che per motivi diversi rappresentano un successo. Ognuna racconta un percorso personale unico e esemplare. Voglio però citare un’esperienza molto particolare, La passeggiata di Via Gravina, l’atelier di moda gestito da Gianfranca nel centro storico di Cosenza e diventato punto di riferimento per le signore dell’intera provincia. Qui non si trovano solo capi di firme esclusive selezionati con gusto e originalità dalla proprietaria ma si entra in un luogo d’arte: arte letteraria con le presentazioni di libri, culinaria con i pasticcini e le torte dei laboratori locali più prestigiosi offerti alle clienti, musicale con gli intermezzi che valorizzano i talenti locali. Il negozio accoglie la città creativa, da Gianfranca non si trovano solo abiti ma si incontra la città che crea.

L’esperienza di Samuele è invece molto diversa ma altrettanto vincente: 22 anni, da Rocca Imperiale, ha fondato l’unica gelateria della città famosa per la coltivazione dei limoni. Samuele ha deciso di diventare gelataio ambulante e attraverso il microcredito ha acquistato il food truck più adatto per portare la gelateria dal centro storico al lungomare delle città limitrofe. Il suo talento non aspetta, va a cercare le persone laddove sono. Il gusto limone è ormai conosciuto in tutta l’area dell’Alto Ionio. Come Gianfranca, Samuele non si è accontentato di qualcosa di noto e sperimentato: ha coniugato creatività, tipicità e bellezza, con una gelateria ambulante che si ispira ai vecchi tempi ma che è molto innovativa.

Quali sono le sfide, invece, da affrontare quando si lavora con beneficiari di diverse culture e differenti background?

Ogni impresa è una sfida diversa, non c’è mai un progetto simile né un background uguale all’altro. Compito di noi tutor è cogliere la diversità, qualunque essa sia, e trasformarla nel punto di forza dell’impresa emergente. Possiamo farlo solo attraverso l’ascolto che ci permette di esplorare e di entrare in connessione profonda con i piccoli imprenditori emergenti. Credo che le donne tutor abbiano un quid in più, sono più abituate a esercitare l’empatia, a cogliere le sfumature e le diverse sensibilità.

3 parole per definire il tutor?

Fiducia, responsabilità, mentoring.

La prima parola è il cuore: il tutor concorre a dare fiducia alle persone, alle comunità, al sistema. Come dicevo, è creatore di fiducia pubblica.

La responsabilità è la testa, si tratta della competenza meno tecnica ma più utile da sviluppare. La responsabilità è la soft skill per eccellenza che il tutor deve avere e coltivare sul piano personale ma che deve anche stimolare nei piccoli imprenditori emergenti. Il tutor è attivatore di responsabilità diffusa.

Quando dico mentoring penso al trasferimento di strumenti per fare impresa, alle mani. Il tutor è un mentor che passa gli arnesi del mestiere e lo fa con cura, senza fretta, con dedizione.

Cuore, testa, mani: lavoriamo così. E ringraziamo l’Ente Nazionale per il Microcredito che ci aiuta a farlo con competenza.

C’è un modo (e Lei lo applica) per monitorare e valutare l’impatto sociale ed economico dei prestiti concessi?

Durante il monitoraggio dei microcrediti nei successivi 5 anni mi è capitato di osservare un cambiamento nella vita dei beneficiari o nella vita delle piccole Comunità ove le micro realtà imprenditoriali si radicano. La valutazione è di tipo reddituale, occupazione ma anche il miglioramento della qualità della vita che un servizio può produrre.

Quali sono i principali settori merceologici per gli investimenti di microcredito?

Certamente il commercio e la ristorazione per la somministrazione di gastronomia tipica regionale. Soprattutto nei piccoli paesi la nascita di negozi, botteghe e piccoli ristoranti dove gustare del buon cibo preparato con ingredienti della filiera corta, sono quelle più diffuse. Accanto a questo il settore del benessere e della bellezza è cresciuto molto negli ultimi anni. Si tratta di ragazzi e ragazze che si specializzano anche con percorsi formativi pluriennali e abilitanti di professioni quali parrucchieri, estetisti, truccatori, tatuatori ecc.

Che tipo di follow-up viene fatto con i beneficiari dopo che hanno ricevuto il microcredito?

Come accennavo, con i piccoli imprenditori emergenti instauro un rapporto di fiducia che va oltre la pratica. Il nostro lavoro è quello di accompagnarli nelle fasi dello start che dura almeno 5 anni. Spesso si crea una amicizia che va aoltre il lavoro. Nelle micro aziende del microcredito divento una persona di famiglia alla quale rivolgersi con fiducia.

Come affrontare il tasso di insolvenza o i ritardi nei pagamenti da parte dei beneficiari di microcredito?

Cerco di prevenirle. Lo faccio facendo una buona valutazione del progetto e del soggetto richiedente il microcredito. Cerco di prevenire anche con il contatto frequente. Se conosco da vicino l’impresa e posso osservare le conseguenze delle scelte operate dall’imprenditore, riesco anche a capire come si evolverà l’andamento gestionale. In 6 anni di attività mi è capitata una sola insolvenza. È stata una esperienza dolorosa. Dietro all’insolvenza ci sono storie di vite, delusioni, sofferenze di persone che vivono un periodo di difficoltà occorre tutta la delicatezza e la sensibilità possibile per tutelare i legittimi interessi di tutte le parti coinvolte. Credo che questo sia la circostanza più impegnativa del mio lavoro.

Da tutor esperto, quali suggerimenti o consigli ha per coloro che stanno considerando l’opportunità di richiedere un microcredito?

Sento di suggerire la scelta di una banca di Comunità, che sia prossima alle loro esigenze, alla cura della crescita economica e sociale dei territori. Una banca dove possano trovare disponibilità e sensibilità delle persone. Solitamente noi operiamo con loro e insieme siamo pronti a sostenerli nel loro percorso.

Per la sua esperienza, qual è la durata media di un microcredito?

Negli ultimi anni si è allungato. Quasi tutti i beneficiari chiedono di restituire il microcredito in 84 rate e un pre- ammortamento di almeno 6 mesi. È uno dei vantaggi del microcredito e i beneficiari vogliono sfruttarlo.

A suo avviso come il microcredito può contribuire a migliorare la vita delle persone e lo sviluppo economico delle comunità?

Il microcredito è una leva straordinaria per lo sviluppo dei territori e per favorire la desertificazione di molti borghi che spesso porta con sé anche una drammatica desertificazione del talento. È uno strumento flessibile e veloce che crea occupazione e reddito e soprattutto al Sud, produce “restanza”!

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