Formare all’impresa: la prima sfida da vincere per contrastare il fenomeno NEET

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Formare all’impresa: la prima sfida da vincere per contrastare il fenomeno NEET

Mario Baccini, Presidente ENM

Per costruire o ricostruire il tessuto economico che ha portato il nostro Paese negli anni 50 ad essere una tra le sette potenze economiche mondiali con un grande potenziale e bassissimo tasso di disoccupazione è necessario vincere la sfida della formazione all’impresa. Il dato preoccupante registrato negli ultimi 20 anni è relativo a quelli che sono i tassi di occupazione soprattutto dei giovani, peggio ancora, il fenomeno da contrastare è quello di coloro che finita la scuola dell’obbligo decidono di rimanere inattivi ossia di non professionalizzarsi attraverso ulteriori competenze scolastiche né tantomeno di lavorare. Questo fenomeno indicato dall’acronimo NEET (not [engaged] in education, employment or training) è decisamente il vulnus economico che incide maggiormente sulla crescita del Paese. Un fenomeno diffuso in Europa tanto da determinare interventi diretti e incisivi della Commissione Europea con una programmazione attraverso i fondi strutturali di programmi per incentivare la formazione e l’avvio di attività di questi soggetti. Se nel nord Europa l’andamento del fenomeno è in regressione l’Italia è purtroppo ancora un fanalino di coda. La pianificazione dettata dall’Agenda 2030 prevede che entro tale data sia raggiunto un livello di disoccupazione dei neet pari al 9%, che significa che in cinque anni e mezzo in Italia dovremmo dimezzare questo dato.

È necessario agire in fretta adottando misure di formazione e sostegno all’impresa. I giovani, tra cui spiccano i ragazzi appena usciti dalle scuole dell’obbligo, che non studiano e non lavorano oggi sono un femonenomeno preoccupante da arginare. La media europea dei Neet, secondo i dati Eurostat rilevati nel 2023, si attesta intorno all’11% e l’obiettivo europeo è scendere sotto il 9% entro il 2030. Tra questi nel nostro Paese la maggiore debolezza è caratterizzata dalle ragazze, per le quali il rischio di essere NEET è ancora più elevato: sono nella condizione di NEET il 20,5% delle ragazze italiane di 15-29 anni, contro il 17,7% dei ragazzi. Il picco in Italia si registra tra le giovani donne di 25-29 anni: qui una su tre (il 30,2%) non studia e non lavora.

L’italia, purtroppo, è molto indietro tra le nazioni partner, facendo registrare una percentuale ben più alta della media degli altri Paesi, numeri che sfiorano, nella fascia d’età ‘universitaria’ quasi il 25%. Infatti secondo i rilevamenti Istat la percentuale si aggira intorno al 19%, con un numero di NEET pari 5.725.000 a maggio 2023.

L’Ente Nazionale per il Microcredito, ormai da più di 5 anni, è impegnato nel sostegno di molte progettualità europee che al loro interno prevedono una fase ampia e strutturata di formazione all’autoimpresa e di educazione finanziaria in genere che viene gestita attraverso delle figure professionali e competenti come agenti territoriali, le agenzie di formazione sul territorio e i tutor di microcredito. L’attività educativa diventa il fattore primario per lo sviluppo di qualunque tipo di attività imprenditoriale. Premesso che tutti coloro che si avvicinano a un’attività d’impresa dovrebbero avere almeno le nozioni base di Economia e Finanza, per coloro che desiderano avviare un’azienda, un’attività d’impresa di qualunque natura, queste informazioni diventano necessarie e fondamentali tanto da discriminare il fallimento o la riuscita della progettualità, tradotto in termini economici la formazione è lo strumento base perché l’azienda non nasca già in perdita. Investire sulla formazione è prioritario per lo Stato perché la mano pubblica può fornire quegli strumenti necessari affinché poi anche il privato possa garantire un ritorno in termini di restituzione contributiva. Dunque lo Stato investe sulla formazione all’autoimpresa affinché ogni imprenditore costruisca un’azienda sana e florida che porti nelle casse dello Stato buoni introiti. Per ovviare a questa tendenza e sotenere i giovani esiste un solo grande rimedio: la formazione per l’avvio all’impresa. L’educazione finanziaria, ormai compresa nei programmi scolastici sin dai cicli inferiori, deve continuare nel periodo post scuola dell’obbligo per ridurre il fenomeno. Come presidente di un ente pubblico che si occupa di favorire lo strumento microfinanziario per il contrasto alla povertà sento la necesità di sostenere tutte quelle politiche attive del lavoro che trovano nella formazione una risorsa di prevenzione ai fenomeni di esclusione sociale e finanziaria.

Progettare, formare ed educare all’impresa prevengono la disoccupazione e i fenomeni di devianza sociale che arrivano alla delinquenza. Educare un giovane che abbiamo già etichettato come Neet, o peggio come un disadattato sociale, che non vuole applicarsi per trovare una posizione economica all’interno del tessuto nazionale, è un fallimento sia da un punto di vista etico che economico. Dobbiamo essere in grado di aiutare i ragazzi e le ragazze nella fascia d’età più delicata all’ingresso nel mondo del lavoro, sostenerli con percorsi che forniscano quelle soft skill necessarie perché possano sperimentare con fiducia e successo la strada dell’impresa o aiutarli nell’inserimento nei percorsi lavorativi con coerenza. Il fallimento di uno Stato è l’abbandono delle giovani generazioni.

Non possiamo progettare un futuro economico senza pensare a come integrare i giovani all’interno del tessuto produttivo nazionale. Anche le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale possono essere, in tal senso, una risorsa utilissima per la formazione a distanza, ancorché nell’idea del trasferimento di conoscenze e nell’accompagnamento pratico dall’idea all’impresa resta fondamentale, a mio avviso, la centralità e l’interesse dell’individuo. Ritorna quindi al centro dell’attenzione il tutoraggio all’impresa come strumento indispensabile per la formazione e l’inserimento del giovane, per la progettazione d’impresa e per la sua realizzazione. Il sostegno tecnico offerto da un esperto può delineare, secondo l’esperienza dell’Ente Nazionale per il Microcredito, che negli anni ha contribuito alla nascita di oltre 22mila imprese, la linea di demarcazione tra il successo e il fallimento di un’idea imprenditoriale.

L’esperienza maturata in questi anni ha confermato che la formazione all’impresa e il tutoraggio sono le due chiavi di volta del processo win win alla base delle attività microfinanziarie. Per questo motivo la partecipazione ai progetti europei e nazionali che consentano la formazione è funzionale a tutto il processo microcreditizio ed economico del Paese. A maggior ragione gli spin off di progettualità come quelle di YISU Toscana e Sicilia promuovono modelli sostenibili che contribuiscono allo sviluppo dell’economia locale e nazionale, che siamo orgogliosi di sotenere in partenariato con regioni e amministrazioni illuminate che continuano a sostenere dimaniche utili a indirizzare le nuove generazioni verso percorsi di autoimprenditorialità.

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