DALL’ECONOMIA DELLA PERSONA AL BENE COMUNE: LA MICROFINANZA COME ALTERNATIVA CREDIBILE CHE ABBRACCIA L'ECONOMIA DI FRANCESCO

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DALL’ECONOMIA DELLA PERSONA AL BENE COMUNE: LA MICROFINANZA COME ALTERNATIVA CREDIBILE CHE ABBRACCIA L'ECONOMIA DI FRANCESCO

< >MARIO BACCINI

< >Presidente ENM

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Il microcredito in Italia nasce in risposta ad un appello delle Nazioni Unite per affrontare la lotta alla povertà e all’esclusione sociale e finanziaria. Negli anni da quel germe spontaneo si è consolidata una istituzione pubblica che in Europa, a buon diritto, vanta un primato per efficienza, operatività e best practices. L ’Ente Nazionale per il Microcredito è, infatti, una delle poche istituzioni pubbliche sul territorio comunitario ad aver regolamentato le attività di microcredito e microfinanza. Una dimostrazione di efficienza che propone il nostro Paese all’avanguardia nell’implementazione di quelle attività di finanza etica a impatto sociale che affondano le radici nell’economia sociale e di mercato e trovano nella ‘mano pubblica’ l’alternativa corretta a quelle leggi di mercato che escludono chi non ha garanzie reali che gli consentano la possibilità di fare impresa.

Siamo alla fine del modello del capitalismo di stato e del socialismo reale, nonché dello stato capitalista liberista speculativo, i futuri scenari saranno segnati dalla ricerca travagliata di un nuovo stato sociale e di un nuovo sviluppo sostenibile. Siamo di fronte al rischio di privatizzazione della rappresentanza politica democratica e di un neo mercantilismo digital speculativo. Bisogna ripensare con sollecitudine l’economia sociale e di mercato a misura del terzo millennio. In tutti i grandi momenti di svolta della storia si assiste all’allentamento o addirittura alla perdita di quei legamenti, di quei valori e di quei principi maturati nel travaglio di esperienze secolari che sono alla base di ogni convivenza e che la rendono umana. Il presente è uno dei momenti sconvolgenti in cui si è alla ricerca febbrile di nuove solidarietà in campo sociale, economico, civile, politico e culturale. Per primi i cattolici, i moderati, i centristi hanno il dovere morale di ricostruire, riannodare, rinnovare la trama di questi presupposti etici per una ripresa solidale a livello nazionale comunitario e internazionale. Ma oggi è sempre più impellente la necessità di edificare uno stato sociale, e più in generale realizzare una economia sociale nel cui compimento non mancheranno ai contributi ereditati da una classe dirigente che aveva immaginato un Paese diverso, migliore, nel dopoguerra. Da un punto di vista etimologico, “il termine ‘sussidiarietà’ deriva dal latino subsidium, che indica le truppe di riserva”, ma chiunque si accosti al principio di sussidiarietà, avrà modo di leggere e ascoltare preliminarmente che tale principio ha origine nella Dottrina Sociale della Chiesa (DSC) e che la sua prima formulazione si ritrova nell’enciclica di Papa Pio XI Quadragesimo Anno del 1931, la quale così afferma:

"Ma deve tuttavia restare saldo il principio importantissimo nella filosofia sociale: che siccome è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere con le forze e l’industria propria per affidarlo alla comunità, così è ingiusto rimettere a una maggiore e più alta società quello che dalle minori e inferiori comunità si può fare. Ed è questo insieme un grave danno e uno sconvolgimento del retto ordine della società; perché l’oggetto naturale di qualsiasi intervento della società stessa è quello di aiutare in maniera supplettiva le membra del corpo sociale, non già distruggerle e assorbirle”.

Ma bisogna fare attenzione a non identificare la ‘sussidiarietà’ con la ‘supplenza’, i due termini vanno tenuti ben distinti. E questa distinzione è chiara in Giovanni Paolo II. Egli indica la “funzione di supplenza” una delle funzioni (nonché eventuale) che lo Stato può svolgere nell’esercitare il diritto di intervento, ma tale funzione non esaurisce il principio di sussidiarietà. “la ragione portante del pluralismo non è l’affermazione astratta di un principio di libertà e tanto meno l’affermazione di un potere di fronte ad un altro potere, ma la coscienza di un migliore servizio all’uomo”.

Scrive Papa Giovanni Paolo II: “Sembra, infatti, che conosce meglio il bisogno e riesce meglio a soddisfarlo chi è ad esso più vicino e si fa prossimo al bisognoso”.

E proprio Papa Giovanni Paolo II nella Rerum Novarum indica la via delle giuste riforme, che restituiscano al lavoro la sua dignità di libera attività dell’uomo. Esse implicano un’assunzione di responsabilità da parte della società e dello Stato, diretta soprattutto a difendere il lavoratore contro l’incubo della disoccupazione. Ciò storicamente si è verificato in due modi convergenti: o con politiche economiche, volte ad assicurare la crescita equilibrata e la condizione di piena occupazione; o con le assicurazioni contro la disoccupazione e con politiche di riqualificazione professionale, capaci di facilitare il passaggio dei lavoratori da settori in crisi ad altri in sviluppo1.

“Questo sistema - ha ricordato il Cardinale Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel suo intervento al III Forum della Microfinanza organizzato dall’ENM - opera sulla base di una logica fondamentalmente speculativa, ponendosi come unica finalità la massimizzazione del profitto a breve e brevissimo termine, «senza prestare attenzione a eventuali conseguenze negative per l’essere umano» (LS 109) e per l’ambiente (cfr LS 56). Per questo nell’Enciclica Laudato sì, Papa Francesco si chiede e ci chiede: «È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni? All’interno dello schema della rendita non c’è posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessità degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall’intervento umano» (LS 190).Più di recente, nel maggio del 2016, nel discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, Papa Francesco ha chiaramente additato l’obiettivo del superamento di quella che ha definito un’economia liquida, ossia “un’economia che punta al reddito e al profitto in base alla speculazione e al prestito a interesse”2. Si tratta di un’economia dove i numeri sono più importanti delle persone! Papa Francesco indica chiaramente come sia inaccettabile che “non faccia notizia il fatto che muoia assiderato un anziano ridotto a vivere per strada, mentre lo sia il ribasso di due punti in borsa”3. La causa di tutto questo è la crisi antropologica che il mondo attraversa: ben più profonda di quella economica: «la negazione del primato dell’essere umano!»4

La microfinanza, ed i singoli prodotti microfinanziari sono da tempo degli investimenti socialmente responsabili e di sano profitto nei Paesi in via di sviluppo, nelle economie emergenti e in parte del mondo anglosassone. E lo stanno diventando anche nel nostro Paese anche attraverso l’ingegnerizzazione di prodotti quali micro assicurazioni, microleasing, l’housing microfinance e dei prodotti di risparmio.

Da un osservatorio più ampio, può dirsi che il microcredito ha trovato la sua precisa e ben definita connotazione quale strumento di welfare innovativo.

Il grande valore dei modelli ingegnerizzati in Italia, deriva non tanto dai numeri, seppure importanti, che il microcredito sta generando (13 mila imprese in tre anni per un valore occupazionale di circa 25mila persone). Ma da essere riusciti a creare un modello basato su una stretta e sostenibile collaborazione pubblico-privata, dove ciascuno degli attori opera a sostegno del migliore equilibrio tra sostenibilità finanziaria, sviluppo economico ed obiettivi sociali.

Un modello semplice, chiaro, funzionale e sostenibile, dove all’intermediario finanziario è chiesto di operare con una logica di business, dove i servizi ausiliari di assistenza tecnica e tutoraggio sono erogati per mezzo di professionisti che operano sulla base di precisi criteri tecnici ed etici – e pertanto opportunamente retribuiti -, dove lo Stato monitora, vigila, crea e coordina le energie e si fa garante delle operazioni. Questa è la logica che muove le attività della Microfinanza, del Microcredito e dell’Ente Nazionale per il Microcredito che opera per il bene comune, ossia l’insieme delle condizioni di vita di una società, che favoriscono il benessere, il progresso umano di tutti i cittadini, come lo definisce il dizionario di Etica5. Sul «bene comune» sono dunque chiamate a vegliare le istituzioni; ciascuno di noi e noi tutti insieme siamo responsabili di esso, per questo in una assunzione di responsabilità individuale che diventa operativa nella collettività le dinamiche della microfinanza sono a buon diritto un perno essenziale per sostenere l’economia della persona in funzione del suo sviluppo integrale e del progresso di tutta la società.

1 https://www.maranatha.it/Testi/GiovPaoloII/Testi13Page.htm
2 1 Papa Francesco, Discorso in occasione del conferimento del Premio Carlo Magno, Sala Regia, 6 maggio 2016, http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2016/may/documents/papafrancesco_20160506_premio-carlo-magno.html.
3 Papa Francesco, Evangelii Gaudium, n.53.
4 https://www.microcredito.gov.it/images/pdf/Atti-EMF-2016.pdf
5 http://www.webethics.net/vocabolarioetico/benecomune
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