Europa, fondi e prospettive. Dagli aiuti del Recovery alle partecipate europee un percorso di investimenti che crea il cloud economico europeo

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Emma Evangelista

Direttore Microfinanza

La crisi economica gravata dalla pandemia necessita di interventi sostanziali per poter essere superata e permettere di espandere gli orizzonti in una prospettiva di nuova crescita globale. I piani europei di sviluppo sostanzialmente puntano su economia circolare, sostenibilità e innovazione digitale. Tutte e tre queste linee d’intervento si intersecano nei progetti europei a sostegno dell’autoimpresa e delle start up. In attesa che la Commissione Europea si pronunci a maggio sui piani di Recovery Fund presentati dai governi, che dovrebbero essere approvati entro giugno insieme al bilancio europeo 21-27, per diventare operativi entro luglio sotto la presidenza tedesca, si attendono anche le determinazioni sul MES e su nuovi strumenti che possano sostenere direttamente le aziende innovative con un grant europeo che incida direttamente sulle politiche aziendali.

In questo senso un’iniezione di fiducia arriva proprio dalla decisione di partecipare direttamente nel capitale di imprese innovative. Il 6 gennaio, infatti, è stato annunciato che 42 soggetti riceveranno insieme un finanziamento azionario di circa 178 milioni di euro per sviluppare e ampliare novità in materia di salute, economia circolare, manifattura avanzata e altri settori. Un investimento diretto, un nuovo strumento che permetterà alla Commissione di finanziare società in fase di avviamento, con quote di proprietà che dovrebbero variare dal 10 al 25%, e il primo ciclo di investimenti diretti elargiti attraverso il nuovo European Innovation Council (EIC) Fund si è avviato con il supporto all’accelerazione della società francese CorWave, impegnata a rivoluzionare il mercato delle pompe cardiache. Questo progetto sembra essere da un lato un superamento delle strutture nazionali di programmazione e sostegno all’impresa, ponendosi come alternativa diretta e credibile, e sicuramente di più rapido accesso, dall’altro evidenzia una tendenza alla trasformazione di un sistema economico europeo sempre più liquido e diffuso, molto lontano da quella Europa unita che nacque nel ’57 a Roma con la speranza di costruire un unico mercato. Ora l’impegno diretto della Comunità nelle imprese costruisce un vero e proprio cloud rispetto alla dimensione nazionale ove, peraltro, possiamo già apprezzare che 38 delle aziende selezionate, provenienti da 18 Paesi, soprattutto da Germania, Francia e Israele, tra queste spicca una sola eccellenza italiana la DazeTechnology di Bergamo che si occupa di tecnologie di ricariche elettriche di auto.

Analizzando, poi, l’impegno di alcuni degli Stati comunitari tra cui spiccano nuovamente Francia e Germania nel voler solidificare i bilanci delle proprie aziende statali e tutelare gli investimenti innovativi nazionali, inerenti soprattutto le infrastrutture critiche dei territori, con particolare attenzione a mobilità ed energia, sorge l’idea della possibilità di una compartecipazione europea diretta nelle aziende di Stato, con uno squilibrio nettamente a vantaggio delle nazioni tecnologicamente più avanzate che potrebbero fruire attraverso le proprie start up di bandiera di due canali europei di sussistenza con una posizione di dominio sul bilancio e sulla politica sovranazionale. Questo gap sostanzialmente è frutto di una politica nazionale che non investe abbastanza risorse in ricerca, università e sviluppo.

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