ENTI LOCALI: UNA RISORSA PER GLI IMPRENDITORI E PER LA MICROFINANZA NELL’ERA PNRR

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MARIO BACCINI Presidente ENM

Il decentramento amministrativo ha permesso agli Enti locali una grande autonomia e con essa la possibilità di gestire risorse ingenti per il sostegno alle esigenze dei cittadini e per lo sviluppo di tutto il territorio. Una grande parte dei fondi a disposizione derivano direttamente dai programmi di sviluppo europei. Ci sono Regioni e Comuni molto virtuosi che hanno saputo creare nuove opportunità per il territorio e che con una pianificazione intelligente hanno sfruttato anche le nuove tecnologie a basso impatto ambientale per garantire efficienza, servizi, trasporti e magari una ristrutturazione urbana che sostiene anche le attività di promozione turistica e culturale. L’educazione è uno di quei ‘capitoli di bilancio’ che si sostentano di queste opportunità che possono e dovrebbero comprendere anche l’educazione finanziaria come strumento di crescita personale e produttiva dei cittadini. In questa ottica le parole del premier, Mario Draghi, sulla centralità degli enti locali per l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza risuonano come un vero e proprio monito a continuare sul percorso tracciato. “Gli enti locali sono chiamati a una mole di interventi, sono i veri attuatori del Piano. Devono avere un ruolo centrale perchè hanno massima contezza dei bisogni del territorio”, ha dichiara il Presidente del Consiglio presentando alle Camere il PNRR. Oggi che l’Europa ha accolto progettualità e richieste è necessario trovare riscontro in ogni singola Regione e Comune per rendere operativa l’idea. È necessario, ora, passare dalla poesia alla prosa. In questo quadro ricopre un ruolo fondamentale lo sviluppo dell’attività microfinanziaria per il sostegno alla ripresa e allo sviluppo del territorio, soprattutto attraverso quelle che sono le linee di indirizzo nevralgiche proposte nel piano: sicurezza, turismo, cultura, urbanistica e servizi alla persona sostenendo la digitalizzazione e la sostenibilità. L’Ente Nazionale per il Microcredito si rivolge a tutti i soggetti – profit o non-profit, pubblici o privati – impegnati nello sviluppo di programmi di microcredito a favore di microimprenditori o di soggetti svantaggiati: pubbliche amministrazioni, banche, confidi e altri intermediari finanziari, enti del terzo settore, università, camere di commercio, associazioni, fondazioni, ecc. Con tali soggetti l’Ente sviluppa progetti di microcredito e microfinanza, anche a valere sui fondi europei, nazionali e regionali. Lo Stato e le Regioni definiscono le misure di microcredito per i territori di propria competenza, stanziano le relative risorse anche in regime di cofinanziamento con i fondi comunitari e promuovono il partenariato economico e sociale. Gli Enti pubblici e le Camere di Commercio perseguono il loro scopo istituzionale favorendo lo sviluppo economico del territorio. Possono costituire fondi di garanzia ed erogare servizi di assistenza, monitoraggio e tutoraggio ai beneficiari del microcredito. Possono inoltre mettere a disposizione le loro reti e l’operatività territoriale per la diffusione, la promozione dei programmi di microcredito. Oltre a questi fondamentali soggetti esistono altri interlocutori istituzionali come le Associazioni di categoria delle Pmi, le fondazioni bancarie e non bancarie, Le banche e gli altri intermediari finanziari sono i soggetti che valutano in ultima istanza le domande di microcredito e provvedono all’erogazione del prestito e all’incasso delle rate di ammortamento, i confidi, gli enti terzi e del terzo settore. .Le Università ed in particolare le Facoltà e i Dipartimenti ad indirizzo turistico ed economico possono sviluppare ricerche a carattere scientifico, tesi di laurea, project work ed esplorare nuovi strumenti ed ambiti sui temi del microcredito e della microfinanza. Possono inoltre inserire tali materie all’interno dei propri programmi di studi, favorendo nuove opportunità professionali. Il lavoro coordinato di tutti questi soggetti dà luogo a quello che si può definire un vero e proprio “sistema microcredito”. Se il PNRR è il futuro necessario per il Paese e per la rivoluzione copernicana verso la digitalizzazione e la nuova PA basate sulla dirvene data society e sui finanziamenti che arriveranno, attualmente i dati rilevati dal Mef sugli aiuti promossi dal Governo Draghi durante la prima fase pandemica hanno generato i primi risultati positivi per il fragile tessuto socio economico del Paese evitando il collasso immediato. Questi riguardano anche il sistema microfinanziario. Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanza ad oggi sono ancora attive moratorie (ex lege e volontarie) per un valore complessivo di circa 71 miliardi, a fronte di circa 630 mila sospensioni accordate. Superano quota 189 miliardi le richieste di garanzia per i nuovi finanziamenti bancari per le micro, piccole e medie imprese presentati al Fondo di Garanzia per le PMI. Attraverso ‘Garanzia Italia’ di SACE i volumi dei prestiti garantiti raggiungono i 27,4 miliardi di euro, su 2.936 richieste ricevute. Sono questi i principali risultati della rilevazione effettuata dalla task force costituita per promuovere l’attuazione delle misure a sostegno della liquidità adottate dal Governo per far fronte all’emergenza Covid-19, di cui fanno parte Ministero dell’Economia e delle Finanze, Ministero dello Sviluppo Economico, Banca d’Italia, Associazione Bancaria Italiana, Mediocredito Centrale e Sace. La Banca d’Italia continua a rilevare presso le banche, con cadenza settimanale, dati riguardanti l’attuazione delle misure governative relative ai decreti legge ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’, le iniziative di categoria e quelle offerte bilateralmente dalle singole banche alla propria clientela. Sulla base di dati preliminari, riferiti al 13 agosto, sono ancora attive moratorie su prestiti del valore complessivo di circa 71 miliardi, pari a circa il 26% di tutte le moratorie accordate da marzo 2020 (circa 280 miliardi). Si stima che tale importo faccia capo a circa 630 mila richiedenti, tra famiglie e imprese. Per quanto riguarda le PMI, sono ancora attive sospensioni ai sensi dell’art. 56 del DL ‘Cura Italia’ per poco meno di 52 miliardi. La riduzione di circa 2 miliardi è in parte ancora riconducibile alla mancata richiesta di proroga da parte dei debitori (il DL “Sostegni bis” prevede la possibilità per il debitore di richiedere la proroga della moratoria, limitatamente alla quota capitale, fino alla fine del 2021). La moratoria promossa dall’ABI riguarda al momento 2 miliardi di finanziamenti alle imprese. Il Ministero dello Sviluppo Economico e Mediocredito Centrale (MCC) segnalano che sono complessivamente 2.305.707 le richieste di garanzie pervenute al Fondo di Garanzia nel periodo dal 17 marzo 2020 al 25 agosto 2021 per richiedere le garanzie ai finanziamenti in favore di imprese, artigiani, autonomi e professionisti, per un importo complessivo di oltre 189,3 miliardi di euro. In particolare, le domande arrivate e relative alle misure introdotte con i decreti ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’ sono 2.292.777 pari ad un importo di circa 188,1 miliardi di euro. Di queste, 1.166.681 sono riferite a finanziamenti fino a 30.000 euro per un importo finanziato di circa 22,7 miliardi di euro che, secondo quanto previsto dalla norma, possono essere erogati senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del Gestore e 556.209 garanzie per moratorie di cui all’art. 56 del DL Cura Italia per un importo finanziato di circa 15,1 miliardi. Al 26 agosto 2021, sono state accolte 2.292.450 operazioni, di cui 2.279.751 ai sensi dei Dl ‘Cura Italia’ e ‘Liquidità’. In un contesto globale dominato dalla Trasformazione Digitale, sia la PA che gli operatori economici si ritrovano di fronte a sfide inedite e scelte determinanti possibili solo partendo dalla conoscenza profonda dei dati. Si tratta di temi fondamentali che assumono un ruolo ancora più rilevante se messi in relazione alla grande sfida che attende l’Italia nei prossimi anni ovvero l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. I dati rilevati dal MEF, dunque, possono testimoniare due realtà: che l’intuizione vagliata dal Governo di elevare il microcredito fino a 40/50mila euro è stata utile al sostegno delle nuove attività, che la microfinanza è una leva importante per la ripresa economica. Ora è necessario sostenere queste intuizioni con l’utilizzo dei fondi del PNRR che arriveranno agli Enti locali condividendo know how e reciprocità nella formazione tecnica e nel sostegno diretto all’impresa attraverso il microcredito secondo gli obiettivi del piano.

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