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Luciano Ghelfi

Quirinalista TG2

Non c’è assolutamente nulla di paternalistico nell’approccio di Sergio Mattarella alla questione femminile. Nulla che possa essere interpretato come atto dovuto per puro dovere istituzionale, o omaggio di facciata alla cultura del politically correct. Sin dal principio del suo mandato al Quirinale, l’attuale Presidente della Repubblica ha pronunciato parole e compiuto gesti chiari e inequivocabili.

“Senza le donne l’Italia sarebbe più povera e più ingiusta” aveva avuto occasione di affermare nella prima celebrazione dell’8 marzo sotto la sua presidenza nel 2015. Un concetto di protagonismo in rosa corroborato da molti aspetti sostanziali che il Capo dello Stato ha più volte richiamato. C’è, anzitutto, il riconoscimento del ruolo poliedrico della donna, la necessità di conciliare quel che appare spesso inconciliabile, professione e vita privata, famiglia e lavoro. Responsabilità di frequente superiori a quelle maschili.

“Siete il volto prevalente della solidarietà, il volto della coesione sociale”, ebbe ad aggiungere in quella stessa occasione Mattarella. Un ruolo di cerniera che il Capo dello Stato ha fatto di tutto per mettere in luce. Ogni anno l’8 marzo è stato dedicato a un aspetto differente della questione femminile. Nel 2015 fu quello del rapporto speciale che in tutto il mondo lega le donne alla terra, tema chiave nelle nazioni in via di sviluppo, che oggi si trasferisce in una particolare sensibilità sulla difesa dell’ambiente a livello globale, basta pensare all’azione di una giovanissima come Greta Thunberg.

L’anno successivo tema cardine fu il ruolo delle donne nella Resistenza e nella nascita della Repubblica, passaggio chiave per la piena affermazione della parità, attraverso il riconoscimento del diritto di voto, esercitato dalle donne italiane per la prima volta in occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Figure straordinarie, che hanno segnato la nostra storia repubblicana, da Tina Anselmi, a Nilde Iotti, a Maria Eletta Martini quelle richiamate più volte da Mattarella.

Nel 2017 il focus dell’8 marzo al Quirinale è stato sul contributo femminile alla costruzione della pace, in Italia e nel mondo. In chiave tutta interna, invece, l’anno successivo avere concentrato l’attenzione sul percorso di emancipazione in epoca repubblicana, dalla riforma del diritto di famiglia, all’ingresso nelle forze armate, sino alle leggi costituzionali approvate nel 2001 e nel 2003 che hanno iscritto nella nostra Costituzione il principio della parità di accesso delle donne alle cariche pubbliche. “Le donne alla guida di questo processo politico di avanzamento hanno saputo tenere ben in vista gli interessi generali, anche quando le dinamiche dei partiti inducevano alla contrapposizione e al conflitto”, fu l’omaggio alla capacità pragmatica di dialogare, declinata tutta al femminile.

No alla violenza sulle donne

Mattarella ha sempre mostrato la convinzione che molta strada sia ancora da fare perché lo specifico della donna sia rispettato in pieno, come il Capo dello Stato ha maturato nel corso del suo lungo percorso politico, nutrito alle fonti del cattolicesimo democratico e del personalismo comunitario cristiano di Maritain e Mounier. Non a caso nel 2019 il tema dell’8 marzo è stato quello della lotta alla schiavitù femminile, che conoscere forme vecchie e nuove. “Superare gli squilibri e le condizioni di sfruttamento, liberare la società da barriere e pregiudizi, fermare la violenza sulle donne sono le premesse per progettare insieme un mondo più giusto di donne e di uomini liberi”, disse in quell’occasione.

Di violenza contro le donne l’attuale inquilino del Quirinale ha parlato in tantissime occasioni. La sua è sempre stata una condanna netta, senza sconti e senza appello. Ha espresso solidarietà a molte vittime di violenza, ha insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica una di queste vittime, la cui storia è diventata emblematica, Gessica Notaro. Un riconoscimento, va specificato, soprattutto per lo straordinario contributo dato alla sensibilizzazione nei confronti di questo problema che la miss riminese sfregiata con l’acido ha saputo dare. Molto in questo campo rimane da fare, Mattarella lo ha detto chiaramente. Più volte ha chiesto agli uomini di essere in prima linea contro la violenza di genere, e alle istituzioni di non lasciare sole le donne vittime di violenza. Sarebbe questo un doppio, drammatico, danno.

Donne e mondo del lavoro

C’è poi un altro aspetto su cui spesso il Presidente della Repubblica ha fatto sentire la sua voce: il divario fra i due sessi nel mondo del lavoro. Per Mattarella quella dell’occupazione femminile rimane una priorità nazionale. Inammissibile, a suo giudizio, il dato dell’occupazione delle donne, che rimane al di sotto del 50% e che ci colloca in fondo alla classifica dei Paesi dell’Unione Europea. Dato “inspiegabile e impresentabile” per il presidente, secondo cui un divario di venti punti fra uomo e donna è grave per almeno due ragioni, quello della concreta ingiustizia nei confronti del genere femminile, e quello delle risorse sprecate, che potrebbero contribuire di più alla crescita economica. Ce ne sarebbe anche una terza, indicata sempre nell’intervento per il premio Belisario: “Esattamente il contrario di quel che pensa qualche buontempone, l’occupazione femminile incentiva la nascita di bambini; contrasta il calo demografico”.

Con precisione Mattarella ha indicato gli ostacoli alla piena parità sul mondo del lavoro. Aspetti sia legislativi che culturali, pregiudizi da superare e norme da adeguare ai tempi. Dal Quirinale sono arrivati molti richiami alle istituzioni per operare con efficacia rispetto alla conciliazione fra tempi di vita familiare e professionale (tutela della maternità, asili nido, ecc.). Moniti significativi anche a contrastare la piaga del divario fra lo stipendio del lavoratore uomo e della lavoratrice donna, a parità di mansioni.

Le donne e il coronavirus

Naturalmente l’8 marzo di questo drammatico 2020 non poteva che essere dedicato alla lotta contro la pandemia. Eravamo all’inizio di questi mesi di emergenza, il lockdown nazionale venne decretato di lì a poche ore. Ma al Quirinale si respirava già aria di grande preoccupazione, e la tradizionale cerimonia venne annullata, sostituita da un breve videomessaggio. “Lavorano - disse in quell’occasione Mattarella delle donne in prima linea - in condizioni difficili, con competenza e con spirito di sacrificio, con dedizione. Con la capacità esemplare di sopportare carichi di lavoro molto grandi”.

E, ricevendo le vincitrici del premo “Marisa Belisario”, ha aggiunto: “Dalla sicurezza ai supermercati, il mondo femminile è stato presente in maniera decisiva per il nostro Paese e sarebbe singolare se a questo non facesse seguito una cura particolare dell’occupazione femminile, ma che questo soffrisse le conseguenze maggiori e più negative della crisi sociale che si è naturalmente aggiunta a quella sanitaria”.

Un contributo straordinario, che il Capo dello Stato ha voluto riconoscere pubblicamente, nominando molte donne cavalieri fra gli “eroi del Covid”, e in particolare le ricercatrici dello “Spallanzani” di Roma prime a mappare il genoma del virus e le dottoresse di Lodi e Codogno che riconobbero il primo caso italiano.

Fra le insignite anche insegnanti e dirigenti scolastiche, che hanno fatto di tutto per assicurare il servizio educativo ai ragazzi. E quello dell’attenzione all’istruzione, settore in cui è fortissimo l’apporto femminile, è senza dubbio uno dei temi cardine della presidenza Mattarella. “La scuola - ha avuto modo di dire il presidente inaugurando l’anno scolastico a Vo’ Euganeo, prima zona rossa insieme alla lombarda Codogno - serve a formare cittadini consapevoli, a sconfiggere l’ignoranza con la conoscenza, a frenare le paure con la cultura, a condividere le responsabilità”. Scuola, quindi anche luogo in cui affermare il principio del rispetto e della parità dei diritti fra uomo e donna.

Liliana Segre, senatrice a vita

Ha ricevuto, premiato e incoraggiato donne provenienti dalle esperienze più svariate il Presidente Mattarella: esponenti politiche, professioniste, imprenditrici, ricercatrici, scienziate, personaggi della cultura e del mondo dello spettacolo, campionesse dello sport (su tutte la pluripremiata paralimpica Bebe Vio, ma anche le ragazze della pallavolo vicecampioni del mondo) e della solidarietà. Suore e laiche, italiane, immigrate e straniere. Un’attenzione sincera la sua. Se però si dovesse scegliere un personaggio femminile che più di ogni altro ha caratterizzato la sua presidenza, il nome non potrebbe essere che quello di Liliana Segre, la sopravvissuta ai campi di sterminio nominata senatrice a vita nel gennaio del 2018.

In lei Mattarella ha riassunto molti dei temi che gli sono più cari: la tolleranza, la coesistenza pacifica, la conoscenza, l’amore per la cultura, il rifiuto di ogni forma di razzismo e discriminazione, la lotta all’antisemitismo. Il tutto declinato al femminile. La sua instancabile testimonianza nelle scuole degli orrori dei campi di sterminio costituisce un apporto prezioso per la società. un contributo eccezionale e simbolico che il Capo dello Stato ha voluto sottolineare. Fra i due è nato un rapporto di stima e cordialità, testimoniato da un episodio, avvenuto a Milano, a margine di una cerimonia all’Università Bocconi, nei giorni in cui gli attacchi razzisti alla senatrice avevano costretto ad assegnarle una scorta. Alla Segre che si rivolgeva al presidente ricordando che era stato lui ad averla voluta in campo, Mattarella con un largo sorriso rispondeva che quella responsabilità se la prendeva ben volentieri. Un modo per offrire il suo appoggio incondizionato alle battaglie e ai valori incarnati dall’anziana sopravvissuta ai lager.

Molta strada è stata fatta dalle donne in Italia, molta rimane ancora da fare. Ma l’emancipazione femminile non rappresenta più un traguardo lontano. Con i suoi interventi Sergio Mattarella ha agito da pungolo rispetto a quello che rimane ancora da fare, nella convinzione che le donne abbiano cambiato la politica e la società italiana nel profondo. E che continueranno a farlo nel prossimo futuro.

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