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Luciano Ghelfi

Giornalista Quirinalista TG2

Un’occasione storica. Per il presidente Mattarella nella corretta gestione del Recovery Plan l’Italia si gioca tantissimo. Si gioca la possibilità che l’economia italiana si rialzi dopo la batosta della pandemia. Si gioca il futuro del Paese.

Quello del Quirinale è un pungolo a fare presto e bene, che è stato espresso a ripetizione, sin dalle settimane più buie della primavera 2020. Anche nel messaggio di fine anno, seguito da una cifra record di oltre quindici milioni di italiani, il richiamo è stato a fare ciascuno la propria parte. Per Mattarella “il piano europeo per la ripresa, e la sua declinazione nazionale possono permetterci di superare fragilità strutturali che hanno impedito all’Italia di crescere come avrebbe potuto. Cambiamo ciò che va cambiato, rimettendoci coraggiosamente in gioco. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo alle giovani generazioni”:

Ai decisori quindi la richiesta di concretezza, che va di pari passo a quella di non disperdere risorse preziose. La via corretta, secondo il Capo dello Stato, non può essere quella della collaborazione fra le istituzioni nell’interesse comune di massimizzare le risorse a disposizione. Una collaborazione, si badi bene, che mai significa confondere i ruoli fra maggioranza e opposizione, o fra governo e parti sociali. Significa, però, anteporre il bene comune a quelle delle singole parti. “Non si tratta di annullare le diversità di idee, di ruoli, di interessi – ha spiegato sempre a Capodanno - ma di realizzare quella convergenza di fondo che ha permesso al nostro Paese di superare momenti storici di grande, talvolta drammatica, difficoltà”.

Mattarella ha ben presente le criticità del sistema economico, quanto i suoi punti di forza. Le differenze territoriali e, allo stesso tempo, la vitalità di un tessuto imprenditoriale particolare come quello italiano, caratterizzato da una presenza rilevante della piccola e media impresa. Ci sono, di conseguenza, problemi irrisolti da decenni e prospettivi di intervento prioritarie su cui agire. A suo giudizio l’obiettivo deve essere quello di dare vita a una nuova stagione di sviluppo, che sia caratterizzata dalla sostenibilità. Un concetto declinabile in più ambiti: non solamente quello ambientale, ma anche quelli sociali ed economici. La prospettiva necessaria per l’Italia diventa quella di una maggiore equità, visto che la crisi economica innescata dalla pandemia ha acuito oltre misura squilibri già presenti.


Imprese, innovazione strada obbligata

Per la nostra economia la sfida si presenta davvero impegnativa. Per tornare a essere competitivi nella fase che seguirà alla pandemia la parola d’ordine che Mattarella non si stanca di indicare è “innovazione”. E in questo ambito due almeno sono le grandi direttrici di azione. La prima è la ricerca, con la conseguenza di dover moltiplicare l’impegno a favore della scuola, dell’istruzione e dei programmi che incentivano l’innovazione. La seconda è la scommessa della digitalizzazione, terreno su cui l’Italia presenta enormi ritardi da colmare.

A inizio dello scorso dicembre, intervenendo (online) alla consegna dei premi per l’innovazione, il presidente della Repubblica ha voluto chiarire la posta in gioco: “La trasformazione digitale – ha specificato -sarà tra i motori della ripartenza, dando impulso a molteplici settori e servizi: dalla manifattura, all’agricoltura, alla sanità, all’istruzione, alla cultura”.

Dietro ogni termine contenuto in questa citazione ci sono enormi sforzi da fare. Per riuscire a fare passi in avanti le forze del pubblico e le iniziative dei privati devono unirsi. Ed è necessario ragionare con schemi del tutto nuovi, perché nulla dopo il Covid sarà più come prima. Il coinvolgimento delle piccole e medie imprese italiane è una precondizione per avere successo. Il come è demandato alle iniziative della politica e della società civile, su questo Mattarella non può, né vuole entrare. Ma quello che viene dal Quirinale è un invito alla concretezza. È la consapevolezza che sia necessario ricercare la qualità nella produzione, conseguenza auspicata del sapere essere al passo con i tempi, anzi con il saperli anticipare. Solamente con la qualità, è il sottinteso, si può pensare di competere sui mercati internazionali.

Non a caso il Capo dello Stato spinge a partecipare da protagonisti a programmi europei sulla ricerca, come l’ambizioso Horizon, cui annette un’importanza seconda solo al più generale Recovery Plan. Spinge, poi, ad agire sul piano della digitalizzazione: “Colmare i divari nelle tecnologie digitali, nella connettività, è essenziale, perché permette di mettere a frutto tutte le risorse dei territori - anche di quelli più remoti - riducendo le differenze di opportunità che separano i grandi centri urbani dalle aree interne, montane e rurali”. Digitalizzazione, di conseguenza, via obbligata anche per il riscatto del Sud.

Al processo di trasformazione che serve all’Italia non può, poi, certo rimanere estranea la pubblica amministrazione. Su questo punto il Presidente è stato più volte netto e chiaro. Ai cittadini e alle imprese è doveroso offrire servizi di facile accesso e in tempi rapidi. Lo impone la concorrenza degli altri Paesi, dove le lentezze e le farraginosità insite nel sistema amministrativo italiano sono praticamente sconosciute. Per fare impresa, come per attrarre investimenti anche dall’estero, migliorare la competitività del settore pubblico rappresenta una sfida difficile, ma ineludibile.


Cambiare la Pubblica Amministrazione

Lo sforzo riguarda tutto ciò che possiamo definire come “pubblico”, dai ministeri alle varie articolazioni decentrate dello Stato. Ma di sicuro per Mattarella la prima frontiera è quella degli enti locali. “I Comuni – ha detto rivolgendosi ai sindaci, nel novembre scorso - sono la frontiera di questa sfida che riguarda tutto il Paese. Le nuove economie, i nuovi modi di produzione e distribuzione, la rete dei servizi ai cittadini possono essere ripensati per rispondere a bisogni sociali nuovi, evitando le diseconomie che ereditiamo da modelli precedenti”.

Alla sfida dell’innovazione Mattarella ha sempre mostrato grande attenzione, sottolineata anche da visite a strutture di avanguardia, come i laboratori abruzzesi del Gran Sasso o quelli della Ericcson a Stoccolma, dove rilevante è la presenza italiana in una delle più avanzate realtà italiane che è impegnata nella realizzazione della rete 5G.

Ma l’impresa è talmente alta e complessa Che sarebbe illusorio immaginare che l’Italia possa fare da sola, anche se si tratta pur sempre dell’ottava economia del mondo, per dimensioni del PIL, e la seconda manifattura d’Europa. E su questo il pensiero del Presidente della Repubblica gira su due cardini. Il primo è la contrarietà al ritorno di dazi e barriere doganali, tentazioni che purtroppo stanno riaffiorando durante la pandemia, persino per quanto riguarda la disponibilità di vaccini anti covid. Per una economia fortemente votata all’esportazione, come la nostra, ogni passo in direzione del ritorno a politiche protezionistiche costituisce un problema e un ostacolo.


Nell’Europa la chiave della ripresa

Il secondo cardine, questa volta in positivo, è l’aggancio europeo, che fornisce con il Recovery Plan il propellente per sperare in una ripartenza vera e sostanziale. Scelte coraggiose quelle venute dall’Unione, e niente affatto scontate. Anzi, nei primi momenti della pandemia dalle istituzioni comunitarie erano venuti segnali contraddittori, che proprio Mattarella si era incaricato in prima persona di stoppare, sia con atti pubblici, sia con una intensa “diplomazia parallela”, rilevante tanto in direzione di Parigi, quanto di Berlino. Gradatamente nei vertici UE e nei partners europei si è fatta strada l’idea che la stagione del rigore di bilancio fosse da archiviare. E che fosse il tempo di interventi straordinari, per evitare che l’intera architettura costruita a partire dai Trattati di Roma franasse rovinosamente sotto il peso dei particolarismi e del nazionalismo riemergente.

“L’Unione Europea – ha ricordato Mattarella a Capodanno - è stata capace di compiere un balzo in avanti. Ha prevalso l’Europa dei valori comuni e dei cittadini. Non era scontato. Alla crisi finanziaria di un decennio or sono l’Europa rispose senza solidarietà e senza una visione chiara del proprio futuro. Gli interessi egoistici prevalsero. Vecchi canoni politici ed economici mostrarono tutta la loro inadeguatezza. Ora le scelte dell’Unione Europea poggiano su basi nuove. L’Italia è stata protagonista in questo cambiamento”.

Naturalmente saper cogliere l’occasione che ora si presenta (e che il nostro Paese ha contribuito a disegnare) dipende quasi esclusivamente da noi. “Non sono ammesse distrazioni – ha aggiunto il Presidente - non si deve perdere tempo. Non vanno sprecate energie e opportunità per inseguire illusori vantaggi di parte. È questo quel che i cittadini si attendono”.

Mattarella ha fiducia che il Paese abbia in sé la forza e le potenzialità necessarie per risollevarsi, ma certo non smetterà di sollecitare la politica e la società a fare ciascuno la propria parte. A non perdere la storica occasione di rifondare il sistema produttivo italiano su basi nuove, grazie al vasto ventaglio di opportunità che si offrono. Il 2021 sarà l’ultimo anno del settennato. Sarà un anno di lavoro intenso, ha assicurato lui stesso, con la ripartenza al centro di tutti i suoi sforzi e della sua moral suasion.

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