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Giovanni Giove

Dottorato di ricerca in Imprese, Istituzioni, Comportamenti Università degli studi di Cassino e del Lazio meridionale

“Our Common Future” (Il futuro di tutti noi) è il titolo del rapporto finale1 della Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo dell’ONU2, che valutando le misure da attuare per conciliare gli effetti della crescita economica con la protezione del clima e dell’ambiente, propone la scelta della sostenibilità3 quale faro per orientare le strategie di un’economia, aperta all’evoluzione del sistema, ma fortemente ispirata all’affermazione dei principi di solidarietà e alla salvaguardia dei beni naturali.

Il concept introdotto, universalmente condiviso, è stato ampiamente trasfuso in iniziative legislative di carattere internazionale, per essere poi recepito negli ordinamenti nazionali, unitamente agli atti di indirizzo per il contrasto alla povertà e l’inclusione sociale.

Successivamente, il tema dello sviluppo sostenibile ha assunto una posizione centrale nel contesto degli interessi della Comunità internazionale. È stato avviato un lungo dibattito, svolto a più riprese in diverse sedi e consessi, conclusosi con accordi che hanno posto le basi per il perfezionamento dell’ampio quadro regolatorio, giuridico ed economico, che attualmente vincola e guida le azioni degli Stati in materia.

In tale scenario si collocano:

- il Summit della Terra (Conferenza di Rio de Janeiro, 1992), con l’approvazione dell’Agenda 21, che comprende un dettagliato programma di interventi “da qui al 2021”4);

- la Conferenza di Rio +205 -“ The future we want (Il futuro che vogliamo)”, nella quale sono stati presentati gli Obiettivi6, confluiti nella Dichiarazione del Millennio (Millenium Development Goals - MDGs -, della Conferenza di New York, 2000, che tra l’altro, ha dato impulso alla Green economy;

- gli Accordi di Parigi (XXI Conferenza delle Parti - COP 21)7, con i quali sono state approvate le linee guida per il contenimento dell’innalzamento della temperatura del pianeta.

Un passo decisivo per rafforzare le azioni per la diffusione dello sviluppo sostenibile è stato fatto con la sottoscrizione dell’Agenda ONU 2030 “Trasforming our word” (Trasformiamo il nostro mondo)8, alla cui elaborazione l’Unione Europea ha fornito un determinante contributo.

L’Agenda propone 17 Obiettivi9 - SDGs - (1. Sconfiggere la povertà; 2, Sconfiggere la fame; 3. Salute e benessere; 4. Istruzione di qualità; 5. Parità di genere; 6. Acqua pulita e servizi igienico-sanitari; 7. Energia pulita e accessibile; 8. Lavoro dignitoso e parità di genere; 9. Imprese, innovazione e infrastrutture; 10. Ridurre le disuguaglianze; 11. Città e comunità sostenibili; 12. Consumo e produzione responsabile; 13. Lotta contro il cambiamento climatico; 14. La vita sott’acqua; 15. La vita sulla terra; 16. Pace, giustizia e istituzioni solide; 17. Partnership per gli obiettivi), ancorati a 5 concetti chiave (cd. 5 P, persone, prosperità, pace, partnership e prosperità), articolati in 169 target, con oltre 240 indicatori.

Gli Obiettivi rappresentano un manifesto per offrire una svolta al futuro, non solo per preservare l’ambiente e il clima, ma per la pacificazione dei conflitti, la giustizia, la salute e il benessere, le pari opportunità, l’educazione e l’istruzione nel lasso temporale che va dal 2015 al 2030.

A differenza dei MDGs, i cui effetti erano calibrati sui Paesi in via di sviluppo (PVS), il piano d’azione incorporato negli SDGs è indirizzato a tutti gli Stati, a prescindere dal livello di sviluppo da questi raggiunto. Al pilastro sociale, sono affiancati quello economico ed ambientale: la sostenibilità sociale10 è strettamente connessa ai pilastri economici e ambientali e lo sviluppo sostenibile è “considerato un processo di riconciliazione tra le priorità confliggenti di equità sociale, sviluppo economico e protezione dell’ambiente11”

I Capi di Stato e di governo dei Paesi e dai rappresentanti degli organismi firmatari dell’Agenda 2030 rappresentano l’High-Level Political Forum on Sustainable Development, cui è attribuito il compito di valutare i progressi compiuti in relazione ai risultati conseguiti. L’HLPF si riunisce ogni anno, a livello ministeriale, mentre la partecipazione di Capi di Stato e di Governo è fissata ogni quattro anni con la convocazione dell’Assemblea Generale dell’ONU.

Il piano finanziario per la realizzazione degli Obiettivi previsti dall’Agenda 2030 è stato messo a punto dalla Conferenza ONU di Adis Abeba (Etiopia)12 e prevede oltre cento misure applicative imperniate sulla promozione, la mobilitazione e l’uso efficace delle risorse degli Stati, invitati al potenziamento della leva fiscale, al maggior coinvolgimento del settore privato, alla facilitazione del trasferimento di scienza, innovazione e tecnologie verso i Paesi in via di sviluppo, alla promozione del commercio internazionale, all’agevolazione delle rimesse degli emigranti nei Paesi di origine, alla sostenibilità del debito, alla sua rinegoziazione ed al rafforzamento della cooperazione internazionale.

In ambito statistico, è stato predisposto il Piano d’azione globale13 per valutazione dei risultati conseguiti con particolare riferimento agli indicatori connessi ai Sustainable Development Goals dell’Agenda 203014. Per l’Italia, tale funzione è affidata all’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) che periodicamente pubblica specifici report15.Di particolare interesse è il rapporto annuale sul “Benessere equo e sostenibile”16.

Inoltre, la legge di contabilità e finanza pubblica17 prevede la predisposizione un apposito allegato al Documento di economia e finanza, da predisporre a cura del Ministro dell’Economia e delle Finanze, sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, siano riportati, tra l’altro, l’andamento, nell’ultimo triennio, degli indicatori di benessere equo e sostenibile selezionati e definiti dal Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile, istituito presso l’ISTAT, nonché le previsioni sull’evoluzione degli stessi nel periodo di riferimento18. Con apposita relazione, predisposta dal Ministro dell’Economia e delle Finanze, sulla base dei dati forniti dall’ISTAT, da presentare alle Camere per la trasmissione alle competenti Commissioni parlamentari entro il 15 febbraio di ciascun anno, è evidenziata l’evoluzione dell’andamento degli indicatori di benessere equo e sostenibile, sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio in corso sulla base degli effetti determinati dalla legge di bilancio per il triennio in corso19.

Le disposizioni sopra indicate discendono dalla riforma del bilancio dello Stato20, che ha inteso valorizzare gli indicatori di benessere equo e sostenibile stabilendo la loro inclusione nei documenti di programmazione economica del Governo, sulla scorta del presupposto che le misurazioni di carattere economico devono essere integrate da dimensioni volte a misurare il benessere complessivo di una società e la sua sostenibilità.

Per l’individuazione degli standard è stato costituito un apposito il Comitato21, nominato con D.P.C.M. dell’11 novembre 2016, che ha selezionato e proposto dodici indicatori22, sottoposti al parere delle competenti Commissioni parlamentari ed approvati con decreto MEF 16 ottobre 201723.

Partendo da queste premesse, l’Unione Europea, che si propone quale leader mondiale per la sostenibilità, ha lanciato il Green Deal Europeo (GDE), un programma di investimenti e di assistenza dedicato all’attuazione della transazione ecologica e allo sviluppo sostenibile, che prevede l’impegno finanziario di 1 trilione di euro tra investimenti pubblici e privati che ha la finalità di “promuovere l’uso efficiente delle risorse passando a un’economia pulita e circolare, ripristinare la biodiversità e ridurre l’inquinamento”24.

Il piano dettagliato del GDE è riportato nella Comunicazione della Commissione UE (2019) 649, dell’11 dicembre 201925 nella quale si evidenzia che il GDE è parte integrante della strategia della Commissione per attuare l’Agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Tra i punti salienti del documento, si rileva l’attenzione per l’economia circolare la cui diffusione è ritenuta decisiva per neutralizzare l’impatto climatico.

In tema di clima, di notevole rilievo è il contenuto della Comunicazione UE del 28 novembre 201826 , intitolata “Un pianeta pulito per tutti”, nella quale viene descritta la “Visione strategica europea a lungo termine per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra”, con la quale l’UE si assume, quale obiettivo strategico a lungo termine, l’impegno a guidare l’azione internazionale per il clima e di “delineare una transizione verso l’azzeramento delle emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050 che sia equa sul piano sociale ed efficiente in termini di costi”.

Per quanto attiene tale ultimo aspetto, l’Unione Europea ha approvato il cd. Clean energy package27 - nel quale è definito il quadro normativo della governance dell’Unione per l’energia e il clima, ritenuta necessaria per il raggiungimento dei nuovi obiettivi, da raggiungere entro il 2030 e descritto il processo di decarbonizzazione (economia a basse emissioni di carbonio), da conseguire entro il 2050.

In esecuzione di quanto previsto dal nuovo pacchetto Clima ed Energia, è stabilito che ogni Stato UE concorra al raggiungimento degli obiettivi comuni, indicando i target che devono essere inseriti nei Piani nazionali integrati per l’energia e il clima (PNIEC), la cui operatività interesserà il decennio 2021-2030.

Il PNIEC proposto dall’Italia (Ministero dello Sviluppo Economico, dell’Ambiente e delle Infrastrutture e Trasporti) è stato presentato a dicembre 201928. I punti essenziali del documento, sono finalizzati ad accelerare, tra l’altro, il percorso di decarbonizzazione e a rendere protagonisti e beneficiari i cittadini e le imprese mediante la promozione dell’autoconsumo e delle comunità dell’energia rinnovabile, a favorire l’evoluzione del sistema energetico con un assetto basato prevalentemente sulle fonti rinnovabili e a continuare il processo di integrazione del sistema energetico nazionale in quello unionale.

Per quanto di interesse più strettamente nazionale, in attuazione dei programmi contenuti nell’Agenda 2030, con delibera del Comitato Interministeriale per la programmazione economica (CIPE) n. 108, del 22 dicembre 2017, l’Italia ha approvato la Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile (SNSvS)29, da sottoporre a revisione triennale, e costituito il Forum per lo Sviluppo Sostenibile, aperto alla discussione e alle proposte della società civile. Sono stati avviati anche Forum Regionali e locali.

Si segnala, inoltre, che, in considerazione di quanto disposto dall’art. 1-bis del d.l. 14 ottobre 2019, n. 111 (Decreto Clima), convertito, con modificazioni, in legge 12 dicembre 2019, n. 14130, “al fine di rafforzare il coordinamento delle politiche pubbliche in vista del perseguimento degli obiettivi in materia di sviluppo sostenibile” che, con decorrenza 1 gennaio 2021, è stata modificata la denominazione del CIPE in CIPESS - Comitato Interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile. Con lo stesso Decreto, sono state introdotte le Zone Economiche Ambientali (ZEA), aree che coincidono con i territori dei parchi nazionali, al fine di potenziare il contributo delle aree naturalistiche a livello nazionale per il contenimento delle emissioni climalteranti e assicurare il rispetto dei limiti previsti dalla direttiva sulla qualità dell’aria, nonché di favorire in tali aree investimenti orientati al contrasto ai cambiamenti climatici, all’efficientamento energetico, all’economia circolare, alla protezione della biodiversità e alla coesione sociale e territoriale e di supportare la cittadinanza attiva di coloro che vi risiedono.

L’Italia, recependo le indicazioni internazionali, con la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (Legge di bilancio 2020), nell’ambito delle politiche dirette alla realizzazione di piani di investimento per un’economia sostenibile, la protezione dell’ambiente e la mitigazione dei rischi derivanti dai cambiamenti climatici, ha istituito il Fondo green new deal, la cui dotazione di bilancio è complessivamente pari a 4,24 miliardi a valere per il periodo 2020-202331. Il fondo è destinato al finanziamento di progetti e programmi orientati ad un’economia decarbonizzata, alla rigenerazione urbana, al turismo sostenibile e ad altri programmi di investimento da dedicare all’avvio di interventi a carattere innovativo. Nel novero delle iniziative, sono incluse anche finalità di supporto all’imprenditoria giovanile e femminile.

Gli interventi previsti per la realizzazione delle suddette iniziative, possono essere inseriti dal Ministero dell’Economia e delle Finanze tra le spese rilevanti nell’ambito dell’emissione di titoli di Stato cosiddetti “Green”, che saranno proporzionate agli interventi con positivo impatto ambientale finanziati dal bilancio dello Stato. Le emissioni dovranno essere comunque tali da garantire un efficiente funzionamento del mercato secondario di detti titoli.

Sempre con la legge n. 160/2019, art. 1, comma 93, è stato istituito un Comitato interministeriale a cui è demandata la raccolta, l’organizzare e la diffusione di informazioni relative all’emissione dei particolari titoli di Stato. La composizione e le modalità di funzionamento del suddetto organismo sono dettate dal D.P.C.M. 9 ottobre 2020, il quale prevede che sia preposto al suo coordinamento un rappresentante del Ministero dell’Economia e delle Finanze quale Presidente su designazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze (il Direttore del Debito Pubblico) sono resi pubblici e che ne siano membri un rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da due rappresentanti dei seguenti Ministeri, uno membro effettivo, l’altro supplente:

- Ministero dell’Economia e delle Finanze,

- Ministero dello Sviluppo Economico;

- Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (ora della Transizione Ecologica);

- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (ora Ministero delle Infrastrutture e delle Mobilità Sostenibili);

- Ministero dell’Università e della Ricerca;

- Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali;

- Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo (ora della Cultura).

Gli atti del Comitato sono resi pubblici secondo quanto previsto dal D.lgs. 14 marzo 2013, n. 33.

Il Comitato esercita, essenzialmente, una funzione informativa a favore del MEF a cui fornisce le indicazioni sulle spese ammissibili e i dati necessari alla rendicontazione di effettivo utilizzo e di impatto ambientale degli impieghi che legittimano l’emissione dei titoli Green. Sono ammissibili le spese che rientrano nei settori delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica e termica, dell’efficienza energetica, dei trasporti, della prevenzione e controllo dell’inquinamento ed economia circolare, della tutela dell’ambiente e della diversità biologica e della ricerca. Su decisione del Comitato, sono escluse tutte le tipologie di spesa rientranti nelle seguenti categorie: estrazione, lavorazione e trasporto di combustibili fossili; fissione nucleare; impianti di energia (incluse le biomasse) con livelli di emissione CO2 superiori a 100g CO2/kWh; lavorazione e produzione di bevande alcoliche; contratti militari; gioco d’azzardo; produzione di armi; lavorazione e produzione di derivati del tabacco; attività mineraria.

L’emissione dei titoli green dello Stato italiano è esercitata dal Ministero dell’Economia e Finanze, Dipartimento del Tesoro - Direzione del Debito Pubblico, nel rispetto di quanto previsto dal Green Bond Framework, quadro regolatorio di riferimento, la cui pubblicazione è stata annunciata con il Comunicato stampa del Mef n. 35, del 25 febbraio 202132.

Tale documento è stato predisposto dal MEF sulla base delle indicazioni contenute nei Green Bond Principles (GBP) dell’IMCA33, considerate le linee guida procedurali che, seppur non vincolanti, sono finalizzate a promuovere l’integrità nel mercato dei titoli e ad incentivare la trasparenza, la divulgazione (disclosure) e la trasmissione di informazioni (reporting).

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