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La disciplina dettata nel 2012 con la legge sulle “Disposizioni in materia di usura e di estorsione, nonché di composizione delle crisi da sovraindebitamento” è più nota come “legge salvasuicidi”. Perchè?

Quando il Parlamento approvò la L .3/2012, immediatamente il sistema mediatico, molto attivo anche all’epoca, parlò - senza tanti complimenti - di legge salvasuicidi, rassegnandosi ad utilizzare un termine forte che, però, in quella circostanza, servì molto, poiché effettivamente l’approvazione della nuova normativa era avvenuta sull’onda di alcuni tristissimi fatti di cronaca che raccontavano esiti luttuosi di dolorose vicende personali.

Cosa è accaduto in questi anni?

Da almeno 10 anni a questa parte, il fenomeno ha acquisito - silenziosamente - una rilevanza che, complice anche il disastro provocato dal Covid, sta per raggiungere un punto di non ritorno.

Si stima (fonte Fondo di Prevenzione del Sovraindebitamento e dell’Usura gestito da Banca d’Italia) che in venti anni il debito medio ricollegabile alle famiglie sia praticamente raddoppiato, passando dai circa 13.000 euro del 1998 agli oltre 27.000 euro del 2018, data dell’ultima rilevazione.

Si parla di circa 1,96 milioni di famiglie in sovraindebitamento irreversibile e, dunque, mediamente, di quasi 8 milioni di cittadini interessati dal fenomeno, sia direttamente che indirettamente (in quanto componenti della famiglia del sovraindebitato principale).

Quali le cause di questi numeri?

Considerato il debole tessuto economico del nostro Paese, sovraindebitarsi è, tutto sommato, abbastanza facile. Basta cadere nel giro vorticoso dei piccoli e piccolissimi finanziamenti, quelli ai quali si ricorre inizialmente anche solo per pagare una vacanza studio ai propri figli o un auto nuova necessaria per raggiungere il luogo di lavoro. Poi, magari, un evento esterno imprevisto interviene e rende difficoltoso il rimborso di quel primo prestito, per cui se ne contrae immediatamente un altro, e poi un altro per pagare il secondo e poi un altro ancora per pagare il terzo e così via. Si entra in una spirale incontrollata e incontrollabile dalla quale non si riesce a riemergere mai più.

E così, quasi senza accorgersene, il sovraindebitato esce dalla vita della comunità e diventa - la definizione non è mia, ma rende molto bene - un morto civile. Ovvero un soggetto che vive si, ma isolato da tutti, non può più partecipare alla vita economica e sociale del suo gruppo sociale di riferimento e, soprattutto, non contribuisce più allo sviluppo economico del suo Paese.

La criticità è tutta dentro il sistema del credito bancario?

Tutto questo accade, naturalmente, nella migliore delle ipotesi, ovvero quando i debiti vengono contratti con gli intermediari finanziari autorizzati. Poiché l’alternativa è, invece, finire nelle mani di chi presta soldi ma al di fuori delle leggi, ovvero di coloro che praticano l’usura come propria occupazione abituale.

Come interviene la “legge salvasuicidi” su tale situazione?

La l.3/2012, attraverso le 3 procedure previste (“piano del consumatore”, “accordo con i creditori”, “liquidazione”), così come modificata dalla recentissima L. 176/2020, si propone esattamente l’obbiettivo, socialmente assai apprezzabile, ed economicamente assai rilevante, di riportare “alla vita” soggetti che, per effetto del sovraindebitamento, sono praticamente spariti dal mondo e dalla società.

Non è un caso, a mio avviso, che il Parlamento, sia pure in fase di conversione di un decreto legge approvato dal Governo, abbia deciso di intervenire e migliorare gli strumenti già esistenti, per tentare di superare le difficoltà applicative della normativa del 2012, che pure ne hanno ostacolato la piena applicazione.

E non è un caso che ciò sia avvenuto in uno dei momenti peggiori dal punto di vista economico che il Paese abbia mai attraversato, una crisi spaventosa dipendente sì dal Covid, ma che si è innestata su situazioni già pesantemente deteriorate.

Di fronte alla radicalizzazione delle enormi difficoltà che già incontravamo prima della pandemia, il Parlamento ha voluto - con razionalità - tentare di perfezionare strumenti utili ad affrontare la tempesta. Sta a noi, professionisti innanzi tutto, ma anche organizzazioni statali e parastatali, favorire la diffusione delle notizie e creare una rete a supporto delle famiglie e dei cittadini sovraindebitati , utilizzando tutti gli strumenti , su qualunque piano, che lo Stato mette a disposizione dei più deboli.

Come ha inciso la pandemia?

La pandemia, come è agevole riscontrare dalla semplice lettura di un quotidiano la mattina, ha reso più facile il lavoro degli usurai, spesso organici alle organizzazioni malavitose.

Probabilmente è giunto il momento - e gli operatori, pubblici e privati, del settore lo segnalano da tempo - di accompagnare il rafforzamento della l.3/2012 sul sovraindebitamento ad un approfondito restyling delle norme più datate, quale ad esempio la l.108/96, pensata e approvata quando il sistema bancario era profondamente diverso da quello attuale.

I tempi sono maturi. Se non ora, quando?

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