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Competenze finanziarie e digitali per la resilienza d’impresa

Tiziana Lang - Ricercatrice ANPAL, esperta di politiche del mercato del lavoro

Sommario

1 Gli effetti della crisi pandemica sulle imprese

1.1 Le micro, piccole e medie imprese nella crisi Covid-19

1.2 Le imprese femminili nella crisi: alcune evidenze

1.3 Alfabetizzazione finanziaria e competenza digitale nella sopravvivenza di impresa

1.4 Misure di supporto introdotte dai governi

2 I micro e piccoli imprenditori italiani nella crisi

2.1 Una indagine della Banca d’Italia

2.2 Possibili fattori di resilienza delle microimprese agli shock economici inattesi

Conclusioni

keywords: entrepreneurship, financial literacy, digitalization, resilience, micro-firms, Covid-19, self-employed, income, gender, State support

Abstract

The article illustrates the importance of having adequate financial and digital skills for business resilience, particularly in the Covid-19 crisis. It draws on some international research and a recent survey conducted by the Bank of Italy on a sample of Italian micro-enterprises to outline the main findings and some suggestions for policy makers.

  1. Gli effetti della crisi pandemica sulle imprese

Nel corso degli ultimi due anni, sono stati condotti numerosi studi e ricerche dedicati all’analisi dell’impatto della crisi pandemica sulle micro, piccole e medie imprese a livello globale. Gli effetti sono stati investigati in relazione a diverse variabili, non solo alla dimensione dell’impresa, ma anche al settore e alle caratteristiche dell’imprenditore (età, genere, livello di istruzione e delle competenze finanziarie e digitali). Appare utile riepilogare le principali evidenze sia a livello internazionale che nazionale.

1.1 Le micro, piccole e medie imprese nella crisi Covid-19

Come noto, le misure di lockdown imposte dalla maggior parte dei governi hanno determinato la chiusura temporanea delle attività anche delle micro e PMI più o meno ovunque nel mondo. Secondo quanto emerge dal Global State of Small Business Report1, a febbraio 2021 erano chiuse il 24% delle piccole imprese, una percentuale più elevata rispetto al mese di ottobre 2020 quando erano il 16%, ma inferiore al 29% del mese di maggio 2020.

Dal lato della domanda, i settori più colpiti dalle misure di contenimento, sono stati quelli dei servizi, in particolare: l’intrattenimento, le attività ricreative, le strutture ricettive e della ristorazione, l’istruzione/ formazione, il settore immobiliare e quello del commercio. Al contrario, un aumento della domanda si è registrato nei settori dell’elettricità, dell’acqua, dei rifiuti, in agricoltura, nei trasporti e consegne, e da ultimo nelle costruzioni. Se si considera il lato dell’offerta, i settori che appaiono più colpiti sono quelli degli alloggi e della ristorazione, dell’intrattenimento e delle attività ricreative, gli altri servizi e l’immobiliare. Gli shock simultanei della domanda e dell’offerta si sono tradotti in un repentino aumento dei fallimenti di numerose imprese dei settori maggiormente incentrati sui consumatori, quali le agenzie di viaggio e turismo, l’ospitalità e gli eventi, l’istruzione e l’assistenza all’infanzia, le arti dello spettacolo, gli hotel, i caffè e i ristoranti.

I settori che hanno registrato gli aumenti più elevati nei tassi di fallimento delle micro e PMI includono le strutture ricettive e di ristorazione, le attività artistiche, di intrattenimento e ricreative, l’istruzione e gli altri servizi (cura, commercio, ecc.). Le interruzioni delle catene di approvvigionamento, connesse ai blocchi decisi dai governi, hanno colpito maggiormente le piccole e medie imprese che operano in settori più orientati all’esportazione (ad esempio, l’industria automobilistica e quella dei mobili) o che dipendono fortemente dall’uso di materiali prodotti all’estero (elettronica, prodotti chimici, materie plastiche) rispetto alle attività di servizi e commercio sopra richiamate, queste ultime meno integrate nei flussi commerciali globali e, pertanto, meno esposte agli shock della domanda estera e alla carenza di fattori produttivi essenziali di importazione.

1.2 Le imprese femminili nella crisi:
alcune evidenze

Nel Global State of Small Business Report si rileva inoltre che, nelle settimane successive allo scoppio della pandemia da Covid-19, sono state le imprese gestite da donne ad aver avuto le maggiori probabilità di chiudere definitivamente. Ben il 64% delle imprese gestite da donne, infatti, si dichiara “fortemente colpita” dalla crisi, rispetto al 52% delle imprese gestite o di proprietà di uomini. Il divario di genere nei tassi di chiusura delle imprese è stato particolarmente evidente nei Paesi che hanno imposto le misure di blocco più severe. Tra i fattori che possono aver determinato questo maggiore impatto della pandemia sulle micro e PMI gestite da donne troviamo: le minori dimensioni delle imprese femminili e la loro caratteristica di “informalità”, con poche o nessuna riserva di liquidità; la concentrazione di queste imprese nei servizi dei settori più colpiti dalla crisi (strutture ricettive, ristorazione, vendita al dettaglio e all’ingrosso, produzione non alimentare e trasformazione agroalimentare)2; il carico del lavoro di cura che nei periodi di blocco totale è ricaduto maggiormente sulle donne, comprese le donne imprenditrici che non hanno potuto concentrarsi efficacemente sulle loro attività imprenditoriali rispetto ai colleghi uomini. In generale, alle chiusure hanno contribuito i problemi di liquidità in cui si sono trovate le micro e PMI, in misura maggiore quelle dirette da donne che dichiarano di aver goduto di una minore assistenza finanziaria. Infine, ma non ultimo, sulle cessazioni di attività ha inciso il divario digitale di genere evidenziato da una minore capacità delle imprenditrici di trasferire online le proprie operazioni commerciali e di adottare nuove tecnologie e strumenti multimediali, fattori che hanno impedito di bilanciare il calo di vendite e servizi con i proventi derivati dai mercati online e dalle tecnologie digitali. È bene sottolineare che le preesistenti limitazioni all’inclusione finanziaria digitale hanno reso le donne imprenditrici ancora più vulnerabili nella crisi pandemica. Del resto, come evidenziato da ampia ricerca empirica, le TIC (Tecnologie dell’Informazione e Telecomunicazione) rappresentano un’opportunità unica per le micro e PMI, ma molte donne devono ancora affrontare un forte divario digitale (che si riduce al crescere dell’istruzione e nelle più giovani) che può essere superato non solo avendo accesso alle nuove tecnologie, ma anche all’istruzione e alle opportunità imprenditoriali.

1.3 Alfabetizzazione finanziaria e competenza digitale nella sopravvivenza di impresa

Come già si è avuto modo di rilevare in queste pagine3 le competenze finanziarie e digitali rappresentano due fattori critici per le imprese. La conoscenza, la comprensione e le competenze finanziarie di base, riassunte nel concetto di alfabetizzazione finanziaria, sono le fondamenta di comportamenti finanziariamente capaci. Possedere un buon livello di alfabetizzazione finanziaria favorisce il conseguimento di risultati economici migliori (una scarsa comprensione dei calcoli dei tassi d’interesse può esporre al rischio di un maggiore indebitamento e conseguenti inadempienze e morosità). Al contempo, il grado di alfabetizzazione finanziaria è positivamente correlato alla pianificazione del risparmio e alla cura degli aspetti pensionistici personali, come pure alla capacità di adottare investimenti e di partecipare al mercato azionario. Tuttavia, pur essendo una condizione necessaria, l’alfabetizzazione finanziaria non è sufficiente per conseguire la capacità finanziaria. Infatti, l’alfabetizzazione finanziaria riflette il livello di conoscenza di varie questioni finanziarie, mentre la capacità finanziaria è l’abilità di applicare tale conoscenza in modo significativo e di ottenere risultati finanziari positivi. L’OCSE definisce la capacità finanziaria come “A combination of awareness, knowledge, skill, attitude and behaviour necessary to make sound financial decisions and ultimately achieve individual financial wellbeing” (OCSE INFE, 2011)4. Quindi, come una combinazione di atteggiamenti e comportamenti, da un lato, e di conoscenze e competenze, dall’altro lato, laddove per “conoscenza” l’OCSE intende la capacità di comprendere le questioni finanziarie (personali e più generali), per “abilità” (skill) la capacità di applicare tali conoscenze nella vita quotidiana e per “atteggiamento e comportamento” la fiducia in sé stessi nel prendere decisioni finanziarie adeguate (tra gli atteggiamenti e comportamenti di questo tipo: la propensione al risparmio costante, il mantenere traccia delle proprie finanze, il porsi obiettivi di medio e lungo periodo, ecc.).

Comprendere il ruolo delle competenze digitali per l’alfabetizzazione e l’inclusione finanziaria è fondamentale, in particolare, alla luce delle lezioni apprese durante la crisi determinata dal Covid-19. La crisi pandemica, infatti, ha imposto una rottura strutturale in molti settori economici, comprese le attività finanziarie, portando la digitalizzazione nel funzionamento stesso del nostro sistema economico e finanziario. I livelli di alfabetizzazione finanziaria sono oggetto di misurazione da parte dell’OCSE/INFE da oltre dieci anni. Il kit di strumenti elaborato da OCSE e INFE per misurare l’alfabetizzazione finanziaria degli adulti5 è stato lanciato con un’indagine pilota nel 2010, da allora sono state condotte due indagini (2016/17 e 2020). La prossima è prevista nel 2023. Il medesimo toolkit è utilizzato dalla Banca d’Italia in indagini periodiche sul tema dell’alfabetizzazione e inclusione finanziaria nonché della misurazione delle competenze finanziarie digitali non solo tra la popolazione ma anche tra gli imprenditori (v. oltre par. 2). Nel toolkit, come sopra indicato, sono misurati conoscenze, comportamenti e atteggiamenti in ambito finanziario. Le prime sono valutate dal punto di vista della comprensione dei concetti finanziari chiave; i comportamenti, come azioni personali rispetto alle questioni finanziarie; gli atteggiamenti, come preferenze e abilità non cognitive. Le componenti dell’indicatore possono essere messe in relazione a una serie di variabili: status economico, età e genere, inclusione finanziaria, sofisticazione finanziaria e uso di dispositivi digitali. Nel grafico 1 sono rappresentati i livelli di alfabetizzazione finanziaria in alcuni Paesi (tra i quali l’Italia), distinti per le tre componenti sopra richiamate.

Secondo Banca d’Italia (2022) nel toolkit OCSE/INFE dovrebbero essere incluse alcune variabili atte a cogliere con maggiore dettaglio la condizione delle persone più vulnerabili (per es. disoccupati di lunga durata, giovani NEET, donne disoccupate, ecc.) con l’obiettivo ultimo di pervenire alla costruzione di percorsi riservati di educazione finanziaria6.

Una dimensione da indagare ulteriormente, con riferimento al tema di questo elaborato, è di certo quella delle competenze digitali e della capacità di adottare modalità digitali da parte di persone e imprese (in particolare le microimprese); queste competenze possono favorire una partecipazione attiva alla vita economica con effetti diretti sulla resilienza economica dell’individuo. Secondo i ricercatori di Bankitalia, l’affidarsi a tecnologie digitali, approfondendone la conoscenza, dimostra una “fiducia in se stessi che stimola la consapevolezza finanziaria e gli atteggiamenti finanziari positivi”.

Nel 2021 l’OCSE ha condotto un’indagine per misurare l’alfabetizzazione finanziaria delle micro, piccole e medie imprese, con particolare attenzione alle competenze digitali e all’impatto del Covid-19 sulla resilienza delle imprese. I dati hanno messo in luce come proprio le competenze finanziarie degli imprenditori siano state fondamentali per mitigare le conseguenze della pandemia sulla solidità delle loro aziende. Al contempo si è visto che le micro e piccole imprese soffrono maggiormente la rapidità del progresso tecnologico in atto, in particolare in quei settori dove la competitività è direttamente connessa con la capacità di innovazione continua. Questi imprenditori difficilmente possono fare affidamento su dipendenti con specifiche competenze finanziarie o digitali, pertanto, un livello adeguato di queste competenze a livello personale può addirittura essere la chiave per la sopravvivenza della loro attività. Ciò è tanto più vero nei casi in cui l’economia intera è colpita da shock simmetrici inattesi, come nel caso della pandemia Covid-19, e le imprese devono adattarsi rapidamente al cambiamento imposto da tali eventi. I risultati dei principali studi e ricerche ci indicano che, in media, l’alfabetizzazione finanziaria migliora le pratiche finanziarie di gestione e la performance dell’impresa in termini di redditività e crescita. Altresì, è emerso il legame tra alfabetizzazione finanziaria dell’imprenditore e capacità di accedere a finanziamenti esterni. Alcuni studi evidenziano che i titolari d’impresa con maggiori competenze finanziarie hanno maggiori probabilità di rimborsare regolarmente i debiti e sono meno propensi a chiudere involontariamente la propria attività. Del resto, le TIC influenzano positivamente la performance delle microimprese anche se l’adozione di tecnologie innovative dipende fortemente dal livello di produttività dell’impresa, dall’orientamento e dalle attitudini dello stesso imprenditore, come visto sopra7. Il ruolo dell’alfabetizzazione finanziaria e delle competenze digitali, peraltro, sembra incidere anche sulla decisione di avviare una attività imprenditoriale come individuato da Oggero, Rossi e Ughetto (2019)8 che analizzano in particolare le differenze di genere in questo contesto.

Nel grafico 2 sono messi in relazione il livello di alfabetizzazione finanziaria e la frequenza nell’uso di tecnologie digitali a scopo informativo da parte di uomini e donne.

Nel grafico 3 è riportato l’esito di un sondaggio condotto da ICD-Cisco sulle micro, piccole e medie imprese a livello globale (2020). Come si vede, nel 72% dei casi gli imprenditori e imprenditrici intervistati ritengono che la pandemia abbia accelerato la trasformazione digitale delle proprie imprese, con un tasso più elevato nel Sud America, seguita dal Nord America e dall’Europa occidentale.

Quindi, la pandemia ha accelerato la transizione digitale delle MPMI ma, come segnalato da diversi studi, ciò è stato possibile soprattutto, se non esclusivamente, nelle imprese che erano guidate da imprenditori con adeguata preparazione finanziaria e competenze digitali idonee a favorire l’innovazione continua in azienda (atteggiamento positivo verso la digitalizzazione dell’economia).

1.1 Misure di supporto introdotte dai governi

In questa congiuntura di crisi si è rivelato essenziale il sostegno tempestivo e sufficiente fornito alle imprese colpite al fine di garantire la loro sostenibilità e una ripresa più rapida. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, a gennaio 2021, tra le imprese che avevano ricevuto aiuti pubblici nella crisi Covid-19 il 78% avevano ottenuto un supporto finanziario, il 29% una moratoria sui debiti, il 50% garanzie per l’accesso al credito, il 24% ha avuto accesso a tassi di interesse inferiori, e il 29% di sgravi fiscali (v. grafico 4).

Una quota maggiore di paesi del G20 è intervenuta con ogni tipologia di sostegno, mentre ciò non è avvenuto negli Stati non G20. Il livello di intervento pubblico è stato superiore via via che aumentava la categoria di reddito degli Stati e in tutte le aree di sostegno, ad eccezione degli sgravi fiscali, adottati in egual misura dai Paesi a basso reddito e da quelli avanzati. Le misure di assistenza finanziaria sono state utilizzate quasi in egual misura nei Paesi avanzati e in quelli a basso reddito, mentre gli schemi di garanzia del credito e le iniziative di moratoria del debito sono stati più utilizzati tra i Paesi del G20.

Nella Tabella 1, sono schematizzati gli interventi messi in atto per area di sostegno alle imprese nei Paesi del G20, l’Italia è il Paese che ha utilizzato tutte le possibili tipologie di supporto dall’assistenza finanziaria alla ricapitalizzazione. Le evidenze, tratte da oltre 700.000 società di capitali italiane, dimostrano che tali misure sono state efficaci nel contenere il fabbisogno di liquidità delle imprese e nel sostenere il credito bancario alle aziende durante la pandemia, evitando una stretta creditizia, come evidenziato da Banca d’Italia (2021).

  1. I micro e piccoli imprenditori italiani nella crisi

Di seguito si illustrano i risultati di una recente indagine realizzata dai ricercatori della Banca d’Italia che ha cercato di colmare un gap informativo sull’imprenditoria italiana della letteratura scientifica in tema di competenze finanziarie e digitali.

2.1 Un’indagine della Banca d’Italia

Nel 2021, nell’ambito di una più ampia iniziativa di misurazione delle competenze finanziarie degli imprenditori e di valutazione dell’utilizzo di strumenti digitali per la gestione dell’impresa, promossa dalla Presidenza italiana del G20, la Banca d’Italia ha deciso di condurre un’indagine su un campione rappresentativo di circa 2000 (1.998) imprese italiane non finanziarie con meno di 10 dipendenti (su un totale di circa 4,4 milioni di imprese di questo tipo) selezionate casualmente su dieci settori di attività economica (NACE2) e cinque ripartizioni (Nord Ovest; Nord Est; Centro; Sud; Isole). Il campione comprende le imprese autonome e le filiali con personalità giuridica propria, mentre sono escluse le filiali prive di personalità giuridica, le imprese finanziarie e le imprese senza scopo di lucro. Sono stati misurati e descritti il livello di alfabetizzazione finanziaria e di digitalizzazione delle microimprese italiane, ed è stato evidenziato il loro ruolo nel far fronte a uno shock economico imprevisto, quale la pandemia da Covid-19.

È utile premettere che circa il 60% delle imprese che hanno partecipato all’indagine hanno dichiarato che “l’impatto complessivo è stato negativo o molto negativo; la quota di imprese fortemente colpite è stata maggiore nel settore dei servizi di alloggio e ristorazione (con circa il 90% delle imprese, una quota doppia rispetto al settore delle attività professionali). La quota di imprese che hanno registrato un impatto negativo della crisi sulla liquidità, sui profitti, sull’occupazione e in generale è stata minore tra quelle con maggiori competenze finanziarie”9.

Come è possibile osservare nel grafico 5, la selezione del campione appare molto equilibrata e rispettosa della rappresentatività delle imprese nei settori e ambiti geografici di riferimento. I settori maggiormente presenti sono quelli dei servizi professionali, scientifici e tecnici, del commercio al dettaglio e all’ingrosso, delle costruzioni, dell’agricoltura, dell’ospitalità e ristorazione, dell’istruzione-salute-lavorosociale-arte-intrattenimento e, infine, degli altri servizi a imprese e famiglie. I meno rappresentati appaiono i settori dei trasporti e magazzinaggio e quelli dei servizi dell’informazione e comunicazione.

Per quanto concerne la capacità economica delle microimprese del campione, al momento dell’intervista (2021), circa il 50% dichiara di avere un fatturato compreso tra 100.000 e 500.000 euro, mentre non supera i 500.000 euro poco meno del 30% del campione. Infine, solo l’8% ha un fatturato non superiore a 50.000 euro annui.

Dal punto di vista delle caratteristiche demografiche e dei livelli di istruzione del campione degli intervistati, il grafico 6 ci restituisce l’immagine di un campione dove sono di poco prevalenti le imprese con 5-9 addetti rispetto a quelle con 2-4 addetti. Mentre è inferiore al 10% la quota di microimprese in autoimpiego. Prevalgono gli imprenditori con titolo di studio di scuola secondaria di secondo livello (sopra il 55%) rispetto ai laureati (30%), mentre è presente una quota interessante di microimprenditori con titolo di scuola secondaria di primo livello (circa il 12%). Meno del 2% ha un titolo di scuola primaria (elementari) o non ha ricevuto alcuna istruzione formale. Le microimprenditrici rappresentano il 30% circa del campione, mentre per quanto riguarda l’età le fasce più presenti sono quelle dei 40-59enni (80%), con una percentuale di giovani sotto i trent’anni che non supera il 3%. Anche i microimprenditori di età compresa tra i 30 e i 39 anni sono meno dei colleghi di età superiore ai 60 anni (15% contro il 17%).

2.2. Possibili fattori di resilienza delle microimprese agli shock economici inattesi

Sono stati intervistati i titolari di microimprese, nonché gli amministratori delegati con responsabilità nelle decisioni finanziarie (nel caso delle società a responsabilità limitata) per valutare i livelli di competenze finanziarie e digitali e comprendere se dette competenze li avevano aiutati a far fronte alla pandemia da Covid-19.

A questo scopo, come sopra accennato, il questionario OCSE/INFE è stato rivisto (2020) per includere elementi relativi alla misurazione dell’impatto della crisi pandemica e al livello di digitalizzazione delle piccole e microimprese. Le sezioni del questionario utilizzato da Banca d’Italia attengono a: i. caratteristiche dell’azienda; ii. conoscenza e utilizzo dei prodotti finanziari; iii. gestione e pianificazione delle finanze aziendali; iv. conoscenze e atteggiamenti finanziari; v. educazione e protezione finanziaria; vi. dati demografici dell’intervistato/a; vii. impatto della crisi Covid-19 sull’impresa. In particolare, l’ultima sezione del questionario si è rivelata fondamentale rispetto agli obiettivi dell’indagine italiana: infatti, ha fornito informazioni uniche su sull’attività imprenditoriale e sulle decisioni finanziarie che le microimprese italiane hanno preso nella crisi (una crisi sistemica che ha colpito simultaneamente e indipendentemente dalle dimensioni d’impresa e dal livello di alfabetizzazione finanziaria e di competenze digitali).

È bene premettere che nell’indagine OCSE-INFE del 2021, l’Italia presenta una quota abbastanza alta di imprenditori con livelli relativamente elevati di alfabetizzazione finanziaria (43%), sostanzialmente la terza più elevata tra i paesi che hanno partecipato a quella indagine10, con la penisola iberica in testa con una percentuale del 54% (Portogallo e Spagna). Il dato sembra essere in contrasto, almeno parzialmente, con le evidenze disponibili sull’alfabetizzazione finanziaria della popolazione adulta italiana che appare tra le meno performanti in ambito OCSE. Tale “incoerenza” è confermata dai risultati dell’indagine condotta da Bankitalia che, in effetti, mette in luce i bassi livelli di alfabetizzazione finanziaria e di competenze digitali dei microimprenditori italiani, soprattutto delle imprese individuali e di quelle dirette da titolari con livelli di istruzione inferiori. Meno di quattro titolari d’impresa su dieci dimostrano di possedere un livello “adeguato” di competenze finanziarie in relazione agli standard internazionali. Le forme giuridiche di base e la limitata esperienza imprenditoriale sono, inoltre, direttamente correlate a minori competenze finanziarie. Il grafico 7 mette in relazione il grado di alfabetizzazione finanziaria (nelle tre componenti OCSE: conoscenza, comportamenti e atteggiamento) e varie caratteristiche dell’impresa, ossia, il livello di istruzione e genere, il numero di addetti e genere, e il settore di attività.

Tra le domande volte a indagare il grado di conoscenza finanziaria quelle riguardanti la comprensione del significato dei dividendi e dell’inflazione, delle relazioni tra capitale e proprietà, tra rischio e rendimento, tra pagamenti di interessi e durata di un prestito. Il 78% in media degli intervistati ha risposto correttamente alle domande, mentre solo il 47% ha risposto correttamente ai quesiti su capitale e proprietà di una azienda. Il comportamento finanziario è stato valutato mediante nove quesiti volti a capire se gli imprenditori sono in grado di tenere separate le finanze personali da quelle dell’azienda; se acquistano prodotti e servizi finanziari per l’azienda; se tengono traccia dei documenti finanziari in modo formale; se pensano a come finanziare la propria pensione; se hanno pensato a una strategia in caso di furto delle attrezzature aziendali; se tengono al sicuro i dati e le informazioni sull’azienda; se confrontano i costi delle diverse fonti di finanziamento per l’azienda; se sono in grado di prevedere la redditività dell’azienda; se adeguano la loro pianificazione in base alle mutazioni nei fattori economici. In media, le aziende riportano comportamenti finanziariamente desiderabili in circa 8 casi su 10 (97% degli imprenditori tiene traccia dei documenti finanziari in modo formale), ma solo pochi imprenditori sono consapevoli dell’importanza della propria pensione (meno del 50%), o sono in grado di acquistare prodotti e servizi finanziari per la propria azienda (60% circa). Infine, sono stati indagati gli atteggiamenti finanziari “esperti” con tre quesiti sulla capacità di fissare obiettivi finanziari a lungo termine e le misure messe in atto per raggiungerli; sulla fiducia nel sistema bancario e degli investitori esterni; sull’istinto personale nella costruzione di piani finanziari dettagliati per l’azienda. Il 65% dei microimprenditori mostrano atteggiamenti finanziariamente consapevoli, ma solo il 50% di essi comprende l’importanza della pianificazione del bilancio aziendale preferendo seguire il proprio istinto piuttosto che fare piani finanziari dettagliati per l’azienda.

Nel grafico 8 sono riepilogate le risposte corrette ai tre set di domande sulle competenze finanziarie sopra illustrati.

Dallo studio emerge, inoltre, che l’alfabetizzazione finanziaria è significativamente correlata con la transizione a modelli di business più digitalizzati e con una maggiore resilienza agli shock esterni. Le dimensioni dell’impresa influiscono sul livello di digitalizzazione misurato prima della pandemia. Tuttavia, le risposte alle domande dell’indagine riflettono un livello di digitalizzazione di impresa abbastanza inadeguato (si veda grafico 9). Infatti, solo un quarto degli imprenditori dichiara di utilizzare un sito web dedicato per vendere prodotti/servizi (soprattutto nelle imprese con un numero di addetti tra 5 e 9), e meno del 20% ha sottoscritto un finanziamento o un contratto assicurativo interamente online. In particolare, si nota come gli imprenditori con livelli di istruzione superiori siano più propensi a utilizzare conti correnti solo online (il 56% dei titolari di microimprese con almeno una laurea ha aperto un conto bancario completamente online prima della fine del 2019, contro il 37% circa dei titolari con un titolo di scuola elementare o senza alcuna istruzione) e abbiano creato un sito web dedicato per diffondere notizie sui propri prodotti/servizi o per venderli (in questo caso sono le imprese appartenenti al settore dei servizi di alloggio e ristorazione a mostrarsi più attive e, in particolare, le imprenditrici).

Poco meno del 60% degli imprenditori di età inferiore ai 30 anni ha aperto un conto bancario completamente online prima della pandemia, rispetto a meno del 50% dei titolari over 60.

Secondo i ricercatori di Banca d’Italia, la crisi determinata dalla pandemia di Covid-19 ha provocato un aumento sostanziale della digitalizzazione delle imprese, che è stata maggiore tra le imprese con le competenze finanziarie più elevate. Quasi il 54% delle microimprese italiane ha aperto un conto corrente online dopo l’inizio della pandemia; a conferma di quanto emerso sulle competenze digitali preesistenti alla pandemia, sono state soprattutto le imprese con 2-4 addetti a ricorrere a conti bancari online nella pandemia considerato che avevano il minore impegno in questa attività digitale in precedenza. Parimenti, sono stati gli imprenditori con i titoli di studio più bassi e i lavoratori autonomi a impegnarsi maggiormente per aumentare la propria “attività” digitale. Secondo i ricercatori di Banca d’Italia, la pandemia ha portato a una riduzione complessiva delle disparità tra le dimensioni aziendali, l’età e il livello di istruzione del titolare di impresa.

Infine, l’aumento del livello di digitalizzazione delle attività finanziarie sembra essere positivamente correlato al grado di alfabetizzazione finanziaria mettendo in luce le possibili complementarità tra le competenze finanziarie degli imprenditori e l’utilizzo di una gamma crescente di servizi finanziari digitali forniti da intermediari finanziari sia tradizionali che innovativi. Il livello di alfabetizzazione finanziaria viene inoltre associato a un impatto complessivamente inferiore della crisi, perché gli imprenditori più esperti sono stati in grado di creare riserve di liquidità prima della crisi Covid-19 e di accedere agli aiuti governativi destinati alle imprese durante la pandemia: “More than 50 per cent of micro-firms in our sample received state aids in the form of nonrepayable grants, while more than 40 per cent exploited public credit guarantees (including those on small loans, up to 30,000 euro, characterized by a coverage ratio of 100 per cent); less than 20 per cent of Italian micro-SMEs enjoyed debt moratoriums, while 60 per cent of them used measures to support employment. All in all, about 83 per cent of Italian micro-firms used at least one form of state aids during the pandemic.”.11

Conclusioni

Come evidenziato da Banca d’Italia, i risultati dell’indagine condotta nel 2021 su circa 2000 microimprese italiane indicano che l’alfabetizzazione finanziaria ha favorito la resilienza d’impresa e che un livello elevato di competenze digitali ha rafforzato gli effetti delle competenze finanziarie, introducendo modalità di gestione innovative in impresa. Purtroppo, però, gli imprenditori in possesso di idonee competenze finanziarie sono ancora solo il 37% del totale. Le microimprese di minori dimensioni e le imprese con titolari in possesso di bassi livelli di istruzione, sono quelle che hanno dimostrato i divari più evidenti in tema di competenze finanziarie e digitali.

Alla luce di tali evidenze è utile richiamare l’attenzione del decisore politico sulla previsione di adeguate misure e risorse da destinare alla costruzione e sviluppo di adeguate competenze finanziarie nei microimprenditori, attuali e futuri, anche tenuto conto dell’importanza crescente dei servizi finanziari digitali. Le misure per l’avvio di impresa e gli strumenti finanziari dedicati dovrebbero essere dotati di programmi di accompagnamento e mentoring prefinanziamento, volti a verificare le competenze finanziare di base degli aspiranti imprenditori nonché il loro livello di propensione alla digitalizzazione e all’innovazione di processo/prodotto, fattori decisivi per la resilienza d’impresa nella crisi Covid-19. Parimenti, per le microimprese già attive potrebbero essere introdotti, anche a valere sulla programmazione della politica di coesione 2021-2027 che si avvia in questi mesi, dei corsi di formazione e aggiornamento “obbligatori” in materia di competenze finanziarie e digitali, con idonea certificazione delle skill acquisite.

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IFC-SMEFF, G20/GPFI report MSME Digital Finance: Resilience and Innovation during COVID-19, 2021. https://www.gpfi.org/sites/gpfi/files/documents/5_IFC-SMEFF%20Report_MSME%20digital%20finance_Resilience%20and%20Innovation%20during%20COVID-19.pdf

Graeber D., Kritikos A.S., Seebauer J., COVID 19: a crisis of the female self-employed, in Journal of Population Economics n. 34, 2021.

https://europepmc.org/backend/ptpmcrender.fcgi?accid=PMC8192686&blobtype=pdf

Lang T., L’educazione finanziaria digitale quale opportunità di trasformazione digitale, in Microfinanza anno X, n. 39, 2022 https://rivista.microcredito.gov.it/images/n39/MF_39_3-2022.pdf

Lang T., Dialogo strutturato sull’istruzione e le competenze digitali nell’UE, in Microfinanza anno X, n.40, 2022 https://rivista.microcredito.gov.it/images/2022/40/MF_40_4-2022.pdf

Lang T., Le politiche per le competenze: un target del piano d’azione del pilastro sociale, in Microfinanza anno X, n. 41, 2022. https://rivista.microcredito.gov.it/images/2022/41/MF_41_5-2022bis.pdf

Lang T., Programmi e risorse europee a sostegno dell’imprenditorialità, in Microfinanza anno X, n.42, 2022 https://rivista.microcredito.gov.it/images/2022/42/MF_42_6-2022b.pdf

OECD, G20/OECD-INFE Report on supporting financial resilience and transformation through digital financial literacy, 2021. https://www.oecd.org/daf/fin/financial-education/G20-OECD-INFE-report-supporting-resilience-through-digital-financial-literacy.pdf

OECD, G20/OECD-INFE Report on navigating the storm: MSMEs’ financial and digital competences in COVID-19 times, OECD, 2021. https://www.oecd.org/finance/financial-education/Navigating-the-storm-MSMEs-financial-and-digital-competencies-in-COVID-19-times.pdf

OECD INFE, Measuring Financial Literacy: Questionnaire and Guidance

Note
s for conducting an Internationally Comparable Survey of Financial literacy, Paris, OECD, 2011.

Oggero N., Rossi M., Ugherio E., “Entrepreneurial spirits in women and men. The role of financial literacy and digital skills”, Università di Torino, Department of economics and statistics, Working paper series, n.59, 2019. https://www.bemservizi.unito.it/repec/tur/wpapnw/m59.pdf

NOTE

1 Meta, Global State of Small Business Report, ottobre 2022. Disponibile online al seguente link: https://dataforgood.facebook.com/dfg/resources/Oct-2022-Global-State-of-Small-Business-Report

2 Da una indagine condotta in Germania (GRAEBER, et al. 2021) è emerso come anche tra i lavoratori autonomi, più esposti alla perdita di reddito nella pandemia, le donne hanno circa un terzo di probabilità in più di subire perdite di reddito rispetto alle loro controparti maschili, proprio a causa della sovra rappresentazione femminile nei settori più gravemente colpiti dalla pandemia da Covid-19. Poiché le donne sono state maggiormente colpite dalle misure restrittive del governo tedesco, le successive misure di mitigazione dovrebbero tenerne conto nella entità dei supporti.

3 Nel corso dell’ultimo anno abbiamo ripetutamente affrontato il tema dell’educazione finanziaria e delle competenze digitali e finanziarie, si veda in proposito, Lang T., L’educazione finanziaria digitale quale opportunità di trasformazione digitale, in Microfinanza anno X, n. 39, 2022; Lang T., Dialogo strutturato sull’istruzione e le competenze digitali nell’UE, in Microfinanza anno X, n.40, 2022; Lang T., Le politiche per le competenze: un target del piano d’azione del pilastro sociale, in Microfinanza anno X, n. 41, 2022.

4 OECD/INFE, Measuring Financial Literacy: Questionnaire and Guidance

Note
s for conducting an Internationally Comparable Survey of Financial literacy, Paris, OECD, 2011, pag.3. Traduzione: “Una combinazione di consapevolezza, conoscenza, abilità, atteggiamento e comportamento necessari per prendere decisioni finanziarie oculate e, in ultima analisi, raggiungere il benessere finanziario individuale”.

5 OECD/INFE toolkit for measuring financial literacy among adults, 2010.

6 Bianco M., Marconi D., Romagnoli A., Stacchini M., Challenges for financial inclusion: the role for financial education and new directions, Banca d’Italia, in Questioni di Economia e Finanza (Occasional Papers), n. 723, ottobre 2022.

7 T. Beck, et al, “Payment instruments, Finance and Development”, in Journal of Development Economics n.133, 2018, pagg. 162-186.

8 N. Oggero, M. Rossi, E. Ugherio, “Entrepreneurial spirits in women and men. The role of financial literacy and digital skills”, in Small Business Economics n. 55, 2020, pagg. 313-327.

9 D’Ignazio A., Finaldi Russo P., Stacchini M., Micro-entrepreneurs’ financial and digital competences during the pandemic in Italy, Banca d’Italia, in Quaderni di economia e finanza (Occasional Papers), n. 724, ottobre 2022, p.18

10 Hanno partecipato all’indagine OCSE/INFE nove paesi del G20 (Brasile, Cina, Francia, Germania, Italia, Messico, Russia, Arabia Saudita e Turchia) e cinque membri non appartenenti al G20 (Georgia, Paesi Bassi, Perù, Portogallo e Spagna).

11 v. qui nota 9, p. 22.

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