Print Friendly, PDF & Email

Il contributo delle imprese alla sostenibilità: dovere di diligenza su diritti umani e ambientali

Tiziana Lang, ANPAL esperta di politiche del mercato del lavoro

L’articolo ripercorre i passaggi fondamentali della norma europea sul dovere di diligenza delle imprese in materia di sostenibilità, dalle origini alle possibili criticità, in vista del possibile voto in parlamento europeo atteso per la fine di maggio 2023. Con un’intervista all’on. Patrizia toia, vice-presidente della commissione industria, ricerca ed energia (itre) del parlamento europeo.

  1. La proposta di direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità

A febbraio dello scorso anno, la Commissione Europea ha pubblicato una serie di proposte normative attuative della strategia europea per il lavoro dignitoso e un’economia giusta e sostenibile. Tra le norme proposte, anche la direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità, che mira a promuovere un comportamento aziendale sostenibile e responsabile lungo le catene globali del valore1.

L’intento delle istituzioni europee è bandire dal mercato europeo i prodotti che sono fabbricati in contesti imprenditoriali irrispettosi della dignità e della libertà delle persone e degli effetti ambientali delle politiche aziendali. La proposta di direttiva sulla due diligence intende contribuire a questo obiettivo generale sostenendo un comportamento aziendale sostenibile e responsabile. Secondo l’organo esecutivo dell’UE, infatti, solo con l’affermarsi nelle imprese di comportamenti rispettosi della dignità e della sostenibilità sociale e ambientale potrà essere messo a frutto il contributo dei comparti produttivi alla realizzazione di un’economia e di una società realmente sostenibili.

La proposta di direttiva prevede che le imprese siano tenute a identificare ed eventualmente prevenire, porre fine o mitigare gli impatti negativi delle loro attività sulle persone (ad esempio, il lavoro minorile e lo sfruttamento di lavoratori e lavoratrici) e sull’ambiente, come nei casi di danni alla biodiversità e inquinamento. La gestione delle attività commerciali delle imprese lungo le catene di approvvigionamento globali dovrà ispirarsi alle nuove regole in esame dei co-legislatori che mirano, in estrema sintesi, a difendere i diritti umani e a guidare la transizione verde, non solo nell’Unione europea ma anche nei Paesi terzi interessati dalle catene globali del valore.

Consumatori e investitori potranno in tal modo avere maggiore evidenza dei comportamenti delle aziende per la sostenibilità, ossia maggiore trasparenza, e il quadro regolamentare proposto dovrebbe fornire maggiore certezza giuridica sugli obblighi delle imprese nel mercato unico e, al contempo, migliorare le condizioni di concorrenza tra imprese (parità).

La Commissione, nel presentare l’iniziativa, ha riconosciuto che alcuni Stati membri si sono già dotati di norme nazionali sul dovere di diligenza (v. Box 1) e che molte aziende europee hanno già adottato misure di propria iniziativa divenendo leader di prassi aziendali sostenibili. Tuttavia, anche le società e aziende più “virtuose” hanno difficoltà ad ottenere informazioni affidabili sulle attività dei propri fornitori. (Box 1)

1.1 Il ruolo di impulso del Parlamento europeo

Da tempo il Parlamento europeo sostiene la necessità un quadro giuridico più forte che obblighi le imprese europee ad assumersi la responsabilità dei propri comportamenti nei confronti dei diritti umani e delle norme ambientali nelle catene di fornitura internazionali. Nel mese di aprile 2017 il Parlamento ha chiesto l’adozione di una due diligence specifica per il settore dell’abbigliamento secondo standard di livello internazionale2, in primo luogo gli orientamenti dell’OCSE per il settore (2017). Nel 2018 con la risoluzione sulla gestione trasparente e responsabile delle risorse naturali nei Paesi in via di sviluppo (deforestazione) il Parlamento ha chiesto alla Commissione di estendere l’obbligo di due diligence da parte degli operatori economici a monte e a valle delle catene di approvvigionamento relative a prodotti di base che mettono a rischio le foreste (soia, olio di palma, eucalipto, carne bovina, cuoio e cacao)3. Anche nella risoluzione di iniziativa sulla finanza sostenibile (2018)4 il Parlamento ha invitato la Commissione a presentare una proposta legislativa su “un quadro generale e obbligatorio di dovuta diligenza che includa un dovere di diligenza da introdurre gradualmente entro un periodo transitorio e tenendo conto del principio di proporzionalità”. Infine, nell’agosto del 2018 con la risoluzione sul contributo dell’Unione a uno strumento vincolante delle Nazioni Unite sulle società transnazionali in materia di diritti umani, il Parlamento ha espresso il proprio sostegno a una legislazione obbligatoria in materia di dovuta diligenza. Il Parlamento ritiene che il nuovo strumento internazionale debba imporre agli Stati “l’obbligo di adottare misure normative che impongano alle imprese di applicare politiche e procedure di dovuta diligenza in materia di diritti umani” e ha proposto che “tale obbligo venga fatto rispettare dalle imprese che devono rispondere del loro operato nel foro in cui è stato causato il danno o nel foro in cui la società madre è costituita o ha una presenza sostanziale5.

Box 1 – La legislazione sulla due diligence a livello nazionale

Esistono diversi esempi di legislazione obbligatoria in materia di due diligence nei Paesi dell’Unione europea e non, che tuttavia si concentrano su settori specifici (industrie estrattive - US 2010 Dodd-Frank Act Section 1502) o su particolari violazioni dei diritti umani, come il lavoro minorile (legge olandese) o il lavoro forzato (Regno Unito 2015 modern slavery law). L’unica legislazione nazionale ad adottare un approccio intersettoriale è la legge francese del 2017 sull’obbligo di vigilanza, che impone a tutte le grandi aziende francesi (con più di 5.000 dipendenti in Francia e più di 10.000 nel mondo) di intraprendere una due diligence nei confronti delle società che controllano e di tutti i loro appaltatori e fornitori. La legge francese richiede alle aziende di sviluppare un piano di vigilanza in consultazione con i sindacati. Le aziende che non rispettano gli obblighi di due diligence sono passibili di sanzioni e di risarcimento danni. I piani devono contenere una mappatura dei rischi, procedure di valutazione periodica dei rischi, azioni di mitigazione e prevenzione, un meccanismo di allerta e un meccanismo di monitoraggio. A febbraio 2020, una valutazione condotta dal governo francese sull’applicazione della legge ha rilevato che, mentre alcune aziende hanno compiuto reali progressi, altre non applicano ancora la legge in modo efficace. Le aziende possono essere ritenute civilmente responsabili se non rispettano la norma, ma le multe inizialmente previste nel disegno di legge sono state invalidate per motivi di incostituzionalità.

In numerosi altri Stati membri dell’UE esistono diverse iniziative della società civile e proposte legislative volte a introdurre l’obbligo di dovuta diligenza nei rispettivi ordinamenti.

Ciò che preoccupa maggiormente le imprese europee è il rischio di svantaggi competitivi nei confronti di imprese di Paesi terzi che non sono tenute ad osservare gli stessi doveri di diligenza. Per questa ragione “la maggior parte degli intervistati concorda sul fatto che le norme di due diligence dovrebbero essere applicate anche alle imprese di Paesi terzi” (p.21) che seppur non stabilite nell’UE svolgono attività di una certa portata nel mercato unico (circa il 97 per cento dei rispondenti alla consultazione pubblica concorda con questa affermazione, nel dettaglio: il 96,1% delle ONG, il 96,5% delle associazioni di categoria, il 93,8% delle società e l’86,4% delle Pmi).7

Interessante notare che sebbene la maggior parte delle risposte riconosca alla direttiva sulla due diligence un potenziale impatto positivo nella catena globale del valore, un sottoinsieme esprime il timore di un impatto negativo sui Paesi terzi delle norme in materia di dovere di diligenza se le società che investono in paesi dove i diritti umani sono scarsamente tutelati ( “paesi a bassa tutela dei diritti umani, di protezione sociale e del lavoro”) e le politiche di protezione dell’ambiente sono deboli, dovessero decidere di ritirare le proprie attività produttive (p.22).

In relazione alla valutazione d’impatto è opportuno evidenziare che la necessità di rafforzare la sostenibilità della governance societaria e di gestione ha messo in luce due aspetti: i sistemi e le decisioni aziendali in materia di gestione dei rischi non tengono sufficientemente conto degli interessi dei portatori di interessi e dei rischi connessi per le società (sostenibilità); le società non mitigano sufficientemente gli impatti negativi che producono sui diritti umani e sull’ambiente né dispongono di sistemi e di misure di governance e di gestione adeguati per attutire gli impatti negativi. Pur in assenza di un parere positivo del comitato per il controllo normativo della Commissione, anche a seguito di ulteriori integrazioni e di un documento di lavoro dei servizi della Commissione con chiarimenti ed elementi richiesti dal comitato, la Commissione ha ritenuto di presentare comunque la misura normativa in ragione, da un lato, dell’importanza politica dell’iniziativa strettamente connessa alla priorità dell’esecutivo guidato dalla Presidente von der Leyen “Un’economia al servizio delle persone” e, dall’altro lato, dell’urgenza di agire nel settore della due diligence nella catena del valore per contribuire alla transizione alla sostenibilità e per affrontare il rischio di frammentazione del mercato unico.

In sintesi, i benefici attesi dall’attuazione della direttiva si rifletteranno su tre ambiti: i cittadini, le imprese e i Paesi in via di sviluppo (Paesi terzi). Per i primi gli effetti principali saranno nella migliore protezione dei diritti umani, compresi i diritti sul lavoro, in un ambiente più sano per le generazioni attuali e future, nella produzione sostenibile di beni e servizi, in una aumentata fiducia nelle imprese, nella maggiore trasparenza e in scelte informate, in un migliore accesso alla giustizia per le vittime. Per le imprese, come visto, innanzitutto l’effetto positivo atteso è una cornice normativa armonizzata che porta maggiore certezza legale, e a seguire: maggiore fiducia dei consumatori e accresciuto impegno dei dipendenti, maggiore coscienza degli impatti negativi, migliore gestione del rischio (inclusi i rischi reputazionali) e adattabilità, migliore accesso alle risorse finanziarie. Infine, per i Paesi in via di sviluppo la direttiva dovrebbe portare a una migliore protezione dei diritti umani e dell’ambiente, un’accresciuta coscienza dei temi della sostenibilità, più investimenti sostenibili, condizioni di vita migliore per i cittadini di questi paesi.

La direttiva stabilisce, quindi, norme in materia di:

  1. obblighi in merito agli impatti negativi sui diritti umani e sull’ambiente, siano essi effettivi o potenziali, per le società nell’ambito delle loro attività e delle attività delle aziende derivate e delle attività nella catena del valore svolte da soggetti con cui intrattengono rapporti d’affari consolidati;
  2. responsabilità connesse alle violazioni di detti obblighi.

Tra gli obblighi previsti dalla proposta di direttiva per le imprese e per i loro direttori, oltre al dovere di diligenza aziendale per la sostenibilità, le grandi aziende devono garantire che la loro strategia aziendale sia compatibile con la limitazione del riscaldamento globale a 1,5 °C, in linea con l’Accordo di Parigi. Ai direttori e agli amministratori delle aziende la direttiva chiede di contribuire agli obiettivi di sostenibilità (diritti umani) e di mitigazione dei cambiamenti climatici, istituendo e supervisionando l’attuazione della due diligence e integrandola nella strategia aziendale per tener conto delle conseguenze delle loro decisioni nel medio e lungo periodo.

Le violazioni dei divieti e obblighi cui si riferisce la proposta di direttiva due diligence sono quelli riportati nell’allegato alla proposta di direttiva e previsti dalle convenzioni e trattati internazionali in materia di: diritti e divieti che figurano negli accordi internazionali sui diritti umani; convenzioni sui diritti umani e sulle libertà fondamentali; obiettivi e divieti riconosciuti a livello internazionale inclusi nelle convenzioni ambientali. (Fig. 2)

Come illustrato dalla figura 1, la direttiva nell’intenzione della Commissione si applicherà a due tipologie di imprese: con più di 500 addetti con un turnover annuo pari a 150 milioni di Euro; con più d 250 addetti e un turnover fino a 40 milioni di Euro, che operano nei settori ad alto impatto quali: tessile, agricoltura, estrazione di minerali. Per queste imprese, la normativa diventa esecutiva con due anni di ritardo rispetto alle imprese di maggiori dimensioni. La norma non si applica direttamente alle micro e PMI, tuttavia, queste ultime potrebbero indirettamente risentire dei significativi cambiamenti che interverranno nelle catene globali del valore ai sensi della direttiva. Per questa ragione, la direttiva sostiene misure di supporto per le PMI che subiscono danni indiretti. Nelle aspettative della Commissione, saranno interessate circa 9.400 grandi società a responsabilità limitata nell’Unione Europea e circa 2.600 al di fuori dell’UE, e circa 3.400 imprese con più di 250 addetti nell’UE, e circa 1.400 al di fuori dell’UE.

In tema di responsabilità civile, la direttiva prevede che gli Stati membri garantiscano il giusto risarcimento alle vittime per i danni derivanti dal mancato rispetto degli obblighi previsti dalle nuove proposte. Inoltre, la proposta di direttiva prevede la creazione di un’autorità di vigilanza in ciascuno stato membro con il compito di vigilare e imporranno sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive (ad esempio: multe e ordini di conformità). A livello europeo, la Commissione intende istituire una rete europea di autorità di vigilanza che riunirà i rappresentanti degli organismi nazionali per garantire un approccio coordinato.

BOX 2 - L’avanzamento della direttiva nell’esame parlamentare

- 23 febbraio 2022 la Commissione europea pubblica la proposta legislativa di direttiva sul dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità (cosiddetta: direttiva due diligence)

- 4 aprile 2022 il dossier è stato deferito dalla Plenaria del parlamento europeo alla Commissione giuridica (JURI). Relatrice: Lara Wolters. Sono interessate dall’esame della direttiva per i rispettivi pareri le commissioni: Affari esteri (AFET), commercio internazionale (INTA), problemi economici e monetari (ECON), ambiente, sanità pubblica e sicurezza alimentare (ENVI), industria, ricerca ed energia (ITRE), mercato interno e protezione dei consumatori (IMCO), occupazione e affari sociali (EMPL).

- Il 14 luglio 2022 il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ha adottato un parere obbligatorio e invitato i co-legislatori a tenere presente l’aspetto delle condizioni di parità e a prevedere la piena armonizzazione almeno delle disposizioni chiave, per evitare che emergano discrepanze distorsive tra le leggi di recepimento degli Stati membri. In particolare, i timori del CESE riguardano concetti giuridici poco chiari e suscettibili di interpretazione, come “relazione commerciale consolidata”, “catena del valore a valle” e “misure appropriate”, in quanto definiscono/influenzano/determinano non solo l’ambito di applicazione della direttiva, ma anche i relativi obblighi di due diligence, le sanzioni e le responsabilità. Il testo attuale, infine, secondo il CESE indica che i requisiti della direttiva si applicano alle singole società piuttosto che ai gruppi di società.

- 15 settembre 2022 è stato annunciato in plenaria del PE il rinvio alle commissioni associate (v. sopra).

- 7 novembre 2022, la relatrice ha pubblicato il progetto di relazione.

- 1dicembre 2022, il Consiglio “Competitività” ha adottato la propria posizione negoziale sulla proposta di direttiva.

- 25 gennaio 2023, la commissione ITRE ha adottato il proprio parere.

- 26 gennaio 2023, la commissione INTA ha adottato il proprio parere.

- 31 gennaio 2023, la commissione AFET ha adottato il proprio parere.

- 1febbraio 2023, la commissione DEVE ha adottato il proprio parere.

- 10 gennaio 2023, la commissione ENVI ha adottato il proprio parere.

- 3 marzo 2023, la commissione IMCO ha adottato il proprio parere.

- 6 marzo 2023, la commissione ECON ha adottato il proprio parere.

- 9 marzo 2023, la commissione EMPL ha adottato il proprio parere.

- 31 maggio 2023, data indicativa della seduta plenaria del Parlamento europeo.

NOTE

1 COM (2022) 71 final “Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al dovere di diligenza delle imprese ai fini della sostenibilità e che modifica la direttiva (UE) 2019/1937” del 23 febbraio 2022. https://ec.europa.eu/transparency/documents-register/detail?ref=COM(2022)71&lang=en

2 Risoluzione del Parlamento europeo del 27 aprile 2017 sull’iniziativa faro dell’UE nel settore dell’abbigliamento, si veda al link https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2017-0196_IT.html

3 Risoluzione del Parlamento europeodell’11 settembre 2018 sulla gestione trasparente e responsabile delle risorse naturali nei paesi in via di sviluppo: il caso delle foreste, si veda al link https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2018-0333_IT.html

4 Risoluzione del Parlamento europeo del 29 maggio 2018 sulla finanza sostenibile, si veda al link https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2018-0215_IT.html

5 Risoluzione del Parlamento europeo del 4 ottobre 2018 sul contributo dell’UE a uno strumento vincolante delle Nazioni Unite sulle società transnazionali e altre imprese con caratteristiche transnazionali con riferimento ai diritti umani, si veda al link https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/TA-8-2018-0382_IT.html

6 ibid. pag.21

7 Per ulteriori dettagli sulla consultazione pubblica sul governo societario sostenibile (sustainable corporate governance) si veda al seguente link https://ec.europa.eu/info/law/better-regulation/have-your-say/initiatives/12548-Sustainable-corporate-governance/public-consultation_it

Print Friendly, PDF & Email
© 2019 Rivista Microfinanza. All Rights Reserved.