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ROBERTO PAGANO
Sono il dottor Roberto Pagano, sono consulente del lavoro e aziendale con particolare attenzione verso il settore finanziario.
La scelta di diventare tutor dell’Ente Nazionale per il Microcredito nel 2014 è stata una scelta naturale perché sono da sempre vicino al mondo delle startup, mi sono sempre occupato di politiche attive per il lavoro, sono anche tutor per i percorsi di alternanza scuola lavoro quindi i ragazzi li vedo già dagli ultimi anni degli istituti tecnici affacciarsi in maniera abbastanza timida nel mondo del lavoro.
Quali sono gli step che segue come tutor per aiutare i beneficiari a capire il processo di microcredito?
La cosa fondamentale è l’incontro che viene fatto con i richiedenti perché bisogna far trasparire e quindi trasferire l’importanza dello strumento del microcredito, l’importanza di non sprecare un’opportunità simile, avendo quindi consapevolezza di quello che si fa.
Faccio selezioni abbastanza approfondite per i richiedenti perché magari non sono ancora pronti ad affacciarsi nel mondo del lavoro e dell’imprenditoria, e in Italia fare imprenditoria è una missione abbastanza difficile.
Il primo step è l’incontro per capire e verificare effettivamente se hanno le idee chiare sull’attività che si vuole aprire e se già c’è un’idea, chiaramente primordiale, della sostenibilità economica e finanziaria che poi spetta a noi tecnici mettere in pratica.
Secondo Lei quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto?
Il fattore principale è, oltre alla consapevolezza, la sostenibilità economica e finanziaria che è quello che poi facciamo noi come tutor dopo aver ascoltato l’idea di impresa.
Si fa quindi un business plan, fatto con un criterio assolutamente di mercato per avere la sostenibilità economica e finanziaria del progetto, ma soprattutto anche la consapevolezza dell’imprenditore.
Fondamentale è la voglia di crescere perché il microcredito deve essere una spinta iniziale per le start up, ma può essere anche un’occasione di consolidamento per attività aperte entro 5 anni.
Il microcredito crea statisticamente, circa due posti e mezzo per ogni concessione di finanziamento, quindi, è una funzione assolutamente importante e questo è fondamentale farlo capire.
Quali sono i successi più significativi che ha visto come tutor?
I successi sono tutte le aziende che sono nate, che poi si sono sviluppate con il microcredito, alla fine sembrano un po’ dei figli. Si crea un rapporto molto stretto con i richiedenti, a volte è capitato di dare consigli anche per operazioni che andavano al di là del microcredito, ci prendono come riferimento e questo vuol dire che abbiamo seminato bene. Inoltre, noi abbiamo anche il monitoraggio, quindi una volta all’anno li dobbiamo incontrare per vedere come procedono le cose.
Un successo è stato quello di una cooperativa a responsabilità limitata, fece una richiesta di 25.000 euro e adesso questa cooperativa fattura intorno ai tre milioni di euro: loro chiesero il microcredito semplicemente per poter acquistare il furgoncino e qualche attrezzatura da lavoro, erano persone che si stavano rimettendo in gioco e hanno dato tutto. Oggi operano nel settore dell’installazione, hanno preso commesse pubbliche, fanno fibre ottiche, hanno 35 dipendenti. La ricordo come una bella esperienza e la porto sempre con me.
Quali sono le sfide che deve affrontare quando si entra in contatto con background e culture differenti?
Dobbiamo avere una grossa capacità di ascolto, essere assolutamente versatili e adeguarci all’interlocutore e far capire loro su quali punti insistere.
Importante poi la velocità di capire le loro intenzioni.
Tre parole per definire il tutor?
Competenza, deve essere una guida per l’imprenditore, un buon comunicatore e metterei anche una quarta parola, ovvero essere mediatore del rapporto banca – impresa, dando una grande mano a entrambe le realtà.



