ROBERTO DI DOMENICO

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Mi chiamo Roberto Di Domenico lavoro a Bergamo, dopo la laurea in economia e commercio, come operatore nell’ambito del credito, ho lavorato come dipendente bancario dagli anni 90 fino al 2009, e successivamente ho intrapreso la libera professione sempre in ambito creditizio. Sono venuto a conoscenza dell’esistenza dell’Ente Nazionale per il Microcredito 3/4 anni fa, mentre seguivo una start up che necessitava di un finanziamento. Grazie poi all’Ente, ho intrapreso il percorso per diventare tutor di microcredito. Questo strumento credo sia diventato a oggi l’unico aiuto concreto per le nuove imprese.

Come si svolge il suo lavoro di tutor, quali sono gli step che segue.

Da quando ho cominciato a lavorare con questo prodotto, ho creato un piccolo network di soggetti che intercettano aziende emergenti, ho contatti con commercialisti che mi segnalano quando seguono aziende che hanno bisogno di strumenti finanziari per avviare la loro attività e funziona anche molto il passaparola.

Inizialmente c’è la prima fase di conoscenza, nella quale cerco di comprendere che tipo di esperienze li ha portati a voler aprire un’impresa, e successivamente si passa alla creazione di un progetto tenendo bene conto di costi e strumenti implicati in questo percorso.

Quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto finanziato con il microcredito?

Il motore di tutto, nella gran parte dei casi, è sicuramente l’imprenditore, la determinazione e la volontà di portare a termine il progetto. Il mio ruolo è quello di educarlo e sostenerlo nella parte burocratica e normativa in modo tale che la sua idea possa decollare e non incontri ostacoli nella realizzazione. Però il successo sta sicuramente in progetti coerenti con i percorsi di vita delle persone.

Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro da tutor?

La parte che mi rende più orgoglioso è aver instaurato il microcredito nella zona di Bergamo, dove era quasi del tutto assente. Prima c’era un unico sportello che forniva questo servizio, oggi invece è un prodotto ampiamente conosciuto, tanto da essere direttamente contattato dagli imprenditori per delle consulenze.

C’è un’azienda più interessante o che ha riscosso maggiore successo?

La parte più divertente del mio lavoro è farsi raccontare le idee imprenditoriali. Nei credits days che organizziamo, arrivano decine di aziende che vengono a proporci le loro idee imprenditoriali, e alcune sono veramente bizzarre. Per esempio, ho scoperto un mondo nuovo con una personal organizer: la sua clientela era privata e lei offriva servizi di organizzazione del tempo. Un’altra azienda molto carina che è stata finanziata si occupa di sviluppo di cortometraggi, anche qui ho conosciuto un’attività nuova e tutto quello che c’è dietro la sua creazione. Dico questo per ricollegarmi a quanto detto prima ossia che dietro un progetto che inizialmente può sembrare bizzarro c’è invece una persona determinata e molto preparata. Poi ci sono chiaramente anche casi in cui le aziende e i progetti nascono ma poi si perdono per strada.

Ci sono anche delle sfide da dover affrontare considerando che si lavora con beneficiari che provengono da culture diverse?

Abbiamo parecchie aziende i cui titolari sono cittadini stranieri che hanno voglia di fare impresa. In questi casi entriamo in relazione con soggetti che hanno costumi e usanze diverse dalle nostre e spesso capita di dovergli spiegare che bisogna mettere giù dei numeri, che non è sufficiente avere soltanto l’idea imprenditoriale per ottenere il finanziamento. È ovvio quindi che ci sono casi specifici, in cui il ruolo del tutor risulta ancora più importante e fondamentale, perché deve letteralmente prendere per mano il futuro imprenditore e accompagnarlo in tutto il percorso.

3 parole per definire il tutor

Umanità, competenza e determinazione nella riuscita del progetto.

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