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GUIDO COGOTTI
Sono Guido Cogotti, svolgo la libera professione di Dottore Commercialista da 45 anni e sono iscritto all’Ordine di Cagliari, di cui sono stato anche Presidente.
In ambito sociale aderisco al Lions Club International e in detta organizzazione no profit di servizio mi occupo prevalentemente di aspetti socioeconomici, con progetti operativi in ambito nazionale.
Proprio in relazione all’attività professionale svolta e all’appartenenza al mondo associativo Lions ho scelto di operare come Tutor dell’ENM per sostenere e aiutare coloro che vogliono inserirsi nel mercato del lavoro autonomo e hanno necessità di acquisire competenze e risorse finanziarie per realizzare il proprio progetto.
Come si svolge il suo lavoro di tutor, quali sono gli step che segue e in che modo aiuta i beneficiari a capire il processo di richiesta di microcredito?
Il mio lavoro si svolge mediante il coordinamento dell’attività sociale della Fondazione Lions per il Lavoro Italia Ets, in qualità di presidente del Comitato di Gestione, formando e coinvolgendo i membri che si rendono disponibili a operare con le procedure di microcredito. Mi occupo in particolare della supervisione delle pratiche e dialogo sia in presenza che telematicamente con i beneficiari per conoscere e valutare le reali capacità imprenditoriali / professionali, la conoscenza del mercato e la determinazione nel portare avanti il progetto. Il processo del progetto viene discusso step by step con la parte interessata.
Quali sono i fattori che determinano il successo di un progetto finanziario con il microcredito?
Certamente l’attitudine della persona al lavoro autonomo, l’esperienza eventualmente acquisita anche come lavoratore dipendente, la capacità imprenditoriale in generale, la conoscenza dei meccanismi economici e finanziari e il senso di responsabilità. Non ultimo la propensione all’ascolto dei consigli del Tutor.
Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro con i beneficiari del microcredito?
Diversi casi hanno ottenuto il successo sperato. In particolare, posso citare l’avvio di una agenzia di viaggi da parte di due giovani donne, con esperienza precedente di lavoro dipendente, che hanno costituito una società con la quale hanno raggiunto degli ottimi risultati diventando in brevissimo tempo uno degli 8 partner nazionali di una importante compagnia di crociere.
Ma posso citare anche la creazione di una cooperativa di persone avanti negli anni che avevano perso il lavoro dipendente per la crisi delle imprese dove lavoravano. Pur avendo esperienze diverse hanno messo insieme le loro competenze, si sono strutturati tecnicamente e si sono proposti al mercato ottenendo dei buoni risultati con servizi nel settore turistico alberghiero.
Un terzo caso è quello di una Sig.ra laureata, sposata e con figli, con incarichi lavorativi di prestigio, che ha deciso di aprire un piccolo ristorante di nicchia per passione. Cucinare è sempre stato il suo hobby, ha scritto articoli e libri sulla materia, e ha deciso di proporre ai clienti esperienze culinarie sensoriali nuove.
Qual è l’azienda più interessante che ha seguito come tutor? E quale ha avuto più successo?
Voglio citarne una che attualmente sto seguendo come tutor ed è in fase istruttoria. La reputo particolarmente interessante perché rappresenta un caso di passaggio “generazionale”. Si tratta di due aziende della stessa famiglia, in settori complementari, che per motivi di età i titolari avevano deciso di cessare o vendere. Dette aziende con un buon fatturato e una buona redditività hanno diversi dipendenti. Tra questi ne sono stati individuati tre, giovani ma con una buona esperienza alle spalle e amore per le aziende in cui operano, hanno manifestato l’interesse e la disponibilità per dare continuità a dette aziende e convertire il loro lavoro dipendente in lavoro autonomo: un percorso tecnico e culturale non facile. La proposta fatta come tutor, previe specifiche analisi e valutazione economico finanziarie, è stata quella di dividere le operatività delle due aziende e costituire tre soggetti giuridici nuovi.
Quali sono le sfide, invece, da affrontare quando si lavora con beneficiari di diverse culture e differenti background?
In questa situazione ritengo che la sfida sia quella di utilizzare strutture di tutoraggio, come la Fondazione Lions per il Lavoro che ha o può avere un’ampia rete di competenze e professionalità coordinate ma diversificate in grado di affrontare con esperienza i diversi background.
3 parole per definire il tutor?
Disponibilità, competenza, spirito sociale.
C’è un modo (e Lei lo applica) per monitorare e valutare l’impatto sociale ed economico dei prestiti concessi?
Un modo attualmente non praticato, o poco praticato, è certamente quello di rilevare dettagliatamente l’attività svolta secondo parametri socioeconomici predefiniti. Il problema che però si pone è la comprensione e la collaborazione da parte dei beneficiari dei prestiti concessi nella rilevazione “statistica” di tali aspetti socioeconomici collegati ai dati contabili. Occorre creare una cultura, aspetto non facile, con chi sta acquisendo un microcredito con obiettivi economici in certi casi di “sopravvivenza”. Occorre inoltre elaborare a monte uno studio di detti parametri e l’individuazione o creazione di strumenti tecnici che consentano una rilevazione almeno semi automatica dei dati.
Quali sono i principali settori merceologici per gli investimenti di microcredito?
Non ritengo vi siano particolari settori, ma certamente sono favoriti quelli per i quali il livello di investimenti in immobilizzazioni è più contenuto.
Che tipo di follow-up viene fatto con i beneficiari dopo che hanno ricevuto il microcredito?
In genere la richiesta di dati e informazioni sulla gestione eseguita, al fine di individuare possibili criticità nel processo produttivo da segnalare. Nella realtà dei fatti, in assenza di regole precise e vincolanti, la richiesta viene spesso considerata come un ennesimo adempimento burocratico non utile per l’azienda. Ritengo importante sottolineare che ogni beneficiario del microcredito ha un suo consulente fiscale / aziendale e quindi vede quasi sempre il tutor esclusivamente come soggetto che lo ha aiutato nell’analisi iniziale del progetto aziendale, funzionale all’ottenimento del finanziamento.
Come affrontare il tasso di insolvenza o i ritardi nei pagamenti da parte dei beneficiari di microcredito?
Il tasso di insolvenza può essere legato a diversi fattori. Uno di questi, imprevedibile e difficilmente governabile, è stato il periodo della pandemia. Altri fattori, certamente più gestibili derivano dai tempi di controllo, che devono essere particolarmente stringenti nella fase iniziale, e le modalità operative da imporre al beneficiario del microcredito devono avere regole certe e precise salvo revoca del finanziamento.
Da tutor esperto, quali suggerimenti o consigli ha per coloro che stanno considerando l’opportunità di richiedere un microcredito?
Definire bene, almeno nei contenuti, il progetto che si vuole portare avanti e finanziare con il microcredito. Capirne già in fase di ideazione le possibilità, i risultati oggettivamente ottenibili, schematizzando cosa fare e come farlo. Studiare la concorrenza, carpendone aspetti positivi e negativi per essere pronti rispettivamente a migliorarli ancora o evitarli. Infine è importante la scelta di un tutor con adeguata competenza professionale, capace di offrire assistenza professionale accompagnando i richiedenti nella domanda di microcredito.
Per la sua esperienza, qual è la durata media di un microcredito?
Per la mia esperienza fatta, parliamo di una durata tra i 5 e i 7 anni. La tendenza è quella di utilizzare il maggior tempo possibile, a condizione di avere la possibilità di scegliere tra un tasso fisso o variabile, a condizione che quest’ultimo comunque non abbia scostamenti significativi. Spesso dopo il primo periodo capita di ricevere richiesta di chiusura del finanziamento sottoscritto per cogliere opportunità più vantaggiose offerte dal mercato finanziario.
A suo avviso come il microcredito può contribuire a migliorare la vita delle persone e lo sviluppo economico delle comunità?
La disponibilità di risorse finanziarie è diventata essenziale sia per la gestione del consumo personale che per programmare investimenti legati all’attività lavorativa. Certamente il fatto di non dover offrire garanzie, se non per il 20%, incentiva e incoraggia a sviluppare e proporre progetti di lavoro autonomo che altrimenti non verrebbero attivati. Ciò crea benessere per l’economia personale che si ripercuote nell’economia generale generando benessere per la collettività. Il conseguente miglioramento della vita / successo del microcredito, è pertanto collegabile anche al tasso di interesse che viene addebitato.



