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FABIO D'AMORA
Mi chiamo Fabio D’Amora, sono laureato in Economia e Commercio e l’idea di diventare tutor è maturata durante gli anni in cui ho svolto la pratica come tirocinante per diventare commercialista.
In quel periodo mi resi conto che l’attività classica del commercialista era ed è ancora in via di evoluzione, oggi non è più come una volta e alla classica contabilità occorre affiancare dei servizi: decisi tra i vari servizi di affiancare quello del microcredito e devo dire che è stata una scelta vincente perché è partito come un’attività collegata e oggi è diventato il core business del mio studio, faccio solo il tutor del microcredito.
Come opera un tutor?
All’inizio ho preso contatto con vari forum di giovani e con forum territoriali.
Ho dato vita ad alcuni progetti, uno in particolare è il Microcredito Comunale, creato nel 2020, in cui il Comune di Pimonte, circa 6000 abitanti, per far sì che i residenti investissero nel territorio comunale che dava un contributo in conto interessi.
È stato lì che sono nate quattro attività, è stato un bel progetto, purtroppo col cambio dell’amministrazione comunale questo progetto è stato eliminato.
Il microcredito per un commercialista è fondamentale per due motivi: può dare servizi alla clientela, ma anche l’opportunità di acquisire nuova clientela, di collaborare molto con i forum dei giovani, da cui arrivano le idee più belle e più motivanti e allo stesso tempo creare squadra con gli istituti bancari convenzionati.
Quali sono i successi più significativi che ha visto nel suo lavoro come tutor?
Il primo successo è stato quello di un ragazzo che partecipava a degli incontri che organizzai con il forum dei giovani. Lui faceva il pizzaiolo e voleva fare il salto di qualità mettendosi in proprio. Io cercai di fargli capire la differenza tra essere dipendente ed essere datore di lavoro e lui con la massima semplicità e sicurezza della sua idea mi disse che voleva andare avanti nella sua decisione.
Avviammo l’iter, gli spiegai la procedura del microcredito e gli feci capire di nuovo le difficoltà a cui sarebbe potuto andare incontro; nell’arco di 5 mesi fu perfezionata la pratica di microcredito con l’erogazione della somma richiesta.
La soddisfazione è stata quella di far sì che questa persona, da sottopagato, riuscisse a concretizzare il suo sogno, ma è stato ancora più bello, dopo qualche mese, quando sono andato nel suo locale a mangiare una pizza e lui disse a un suo dipendente che era grazie a me se aveva realizzato tutto!
Quell’attività, a oggi, ha dato lavoro a sei persone: scherzando, dico sempre che le attività che contribuisco a far nascere con il microcredito, sono miei figli.
Ai giovani del forum dico sempre che, per aprire un’impresa è fondamentale avere la conoscenza del mestiere e poi avere una particolare dote caratteriale, essere sempre disponibili verso il cliente; aggiungo anche che bisogna essere innamorati dell’idea imprenditoriale, come quando nella vita ci si innamora per la prima volta! Quando ci si innamora, nulla può spaventarti, se sei convinto di quell’amore, di quell’idea imprenditoriale, vai sempre avanti per la tua strada.
Ci sono altre aziende interessanti che ha seguito come tutor?
Un’azienda che ha avuto molto successo è quella di un ragazzo che voleva aprire un canapa shop: onestamente io ero disinformato su questo settore e non ero convinto di questo progetto, ma lui mi portò, oltre all’analisi del settore e del mercato locale che aveva fatto in autonomia, anche dei prodotti. Io non sapevo dell’esistenza delle creme corpo, dello shampoo e di altri prodotti, veramente è un mondo che io non conoscevo e quindi mi sono dovuto ricredere e oggi è un’attività che sta funzionando bene.
Un’altra azienda interessante è quella di alcuni ragazzi che hanno aperto un pet food in una zona residenziale dove ci sono molti animali domestici e, in aggiunta, avevano inventato una sorta di spa per cani e gatti. Dato che la loro attività andava bene, gli consigliai di affittare anche un altro locale per fare una sorta di parcheggio per chi ha difficoltà a portare con sé il proprio animale e deve lasciarlo magari un’ora o due.
Ad oggi, questa seconda attività va forse ancor meglio di quella iniziale!
Quali sono le sfide che deve affrontare quando si lavora con beneficiari che provengono da culture e background diversi?
Le sfide da affrontare sono numerose perché la maggioranza di coloro che arrivano al microcredito conoscono bene il loro mestiere, sono bravi in quello che vogliono fare, ma il 99% non conosce il significato di “essere imprenditore”, di dover pagare le tasse, fare uno studio di settore e tante altre cose.
Bisogna quindi dare loro una spiegazione sul conto economico di un’attività, far capire quali sono i costi e quali sono i ricavi.
La sfida che mi è rimasta più impressa è stata quella di un ragazzo che lavorava in un ristorante a Milano che però voleva tornare qui e decise di aprire un ristorante suo e dopo qualche mese, parlando del più e del meno, mi disse che per effettuare i bonifici ai fornitori andava alla cassa in banca: io gli spiegai che poteva farlo online, ma lui non ne aveva idea, glielo spiegai, ma non sentendosi in grado, delegò tutto a me.
Mi è rimasta impressa, perché mi sono reso conto che tra tutor e beneficiario si crea un rapporto di fiducia, un’unione, qualcosa di bello umanamente.
Quando vado nei vari forum dei giovani, loro sono desiderosi di strumenti per creare qualcosa, ma spesso quello che manca è l’informazione: occorre informarli, è fondamentale!
Tre parole per definire il tutor?
Un tutor deve essere molto paziente, soprattutto nell’ascolto dell’idea di impresa, bisogna capire cosa deve essere concreto nel cercare di creare lo strumento giusto per portare a termine quell’idea di impresa e deve essere un esperto di finanza per cercare di guidare il beneficiario nella richiesta del finanziamento.



