LA RINCORSA ITALIANA A INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ

Print Friendly, PDF & Email

LA RINCORSA ITALIANA A INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ

Emma Evangelista – Direttore Microfinanza

Il lavoro come necessità, il lavoro come diritto, il lavoro come espressione della dignità della persona e delle sue inclinazioni passano, oggi, attraverso l’innovazione e la sostenibilità di impresa. In un Paese, l’Italia, dove le nuove generazioni vogliono affermare le proprie competenze e adeguarsi alla flessibilità già vanto di molti Paesi europei, la redistribuzione delle risorse e la digitalizzazione delle imprese hanno creato una grande rivoluzione nel sistema economico globale e incidono ogni giorno di più sulla morfologia del tessuto produttivo. L’Italia in perenne ritardo sui tempi di adeguamento e sulle nuove opportunità offerte dalla rete e dai mercati internazionali, si è buttata in una folle rincorsa, che negli ultimi due anni si è concretizzata in una spinta estrema alla digitalizzazione delle strutture e degli apparati che permettono la gestione delle imprese. Questo è accaduto, in parte, per il sostegno anche economico che l’Unione Europea ha indirizzato verso i Paesi membri, chiedendo una maggiore accelerazione nei sistemi di innovazione, dettata anche dalla parentesi pandemica, che ha costretto a ripensare ai modelli lavorativi e alla sostenibilità ambientale, per la quale le aziende devono adeguarsi. Questa attività, è parte di una cultura, che trova nella fine del 2000, una grande sponda che nasce dall’ecologismo degli anni sessanta e settanta e dalla rivalutazione di quella che è l’attività economica improntata necessariamente a priori in un progetto by design per la sostenibilità e la circolarità, inoltre trova anche un forte imprinting nella politica governativa attenta all’individuo e all’ambiente, oltre che al riuso dei materiali per la diminuzione di quelle che sono le risorse naturali e petrolifere. L’Unione Europea, in questi mesi sta emanando le nuove direttive che i Paesi membri dovranno adottare in materia di sostenibilità. I dubbi che in questi giorni vengono sollevati sono relativi all’adeguamento degli standard per le filiere integrate, le quali dovranno provvedere, in caso già non l’abbiano fatto, ad adattare ed integrare tutti i propri cicli (di aziende e fornitori) insieme alle proprie attività ai processi di sostenibilità; così allo stesso tempo, anche le piccole imprese che nasceranno in questi anni saranno già improntate ad accogliere questi principi di sostenibilità. Il grande dubbio, dunque, resta per quel che riguarda la possibilità e i tempi di riconversione e adattamento delle attività di media grandezza, per le quali l’adeguamento è costoso in termini economici, in termini di formazione del capitale umano e in termini di adattamento del parco tecnologico aziendale. Il vincolo che l’Europa propone per la filiera completa del prodotto può essere fortemente limitante e l’accoglienza di tale direttiva potrebbe creare scompensi e ulteriori chiusure di attività che non riusciranno progressivamente ad adeguarsi ai processi.

Naturalmente l’Italia, si troverebbe come fanalino di coda rispetto ad altre nazioni tecnologicamente e digitalmente più avanzate, anche perché ricordiamo che dai dati per l’innovazione delle imprese, del Ministero del Made in Italy, i processi di riconversione di molte PMI stentano ancora a decollare. Il problema dell’innovazione e della sostenibilità che si compensano l’un l’altro sono e saranno all’ordine del giorno nella agenda economica del Paese; se da un lato una pubblica amministrazione efficiente, efficace ed innovativa può garantire l’aumento di punti percentuali del nostro PIL, perché snellisce e sburocratizza i processi, dall’altro l’innovazione delle imprese a costi notevoli non è ancora alla portata di tutti. L’ultimo grande problema dei processi di innovazione e digitalizzazione, riguarda la formazione del capitale umano da impiegare nelle nuove imprese: una formazione che presuppone una continuità, una ristrutturazione dei processi e un’assistenza, soprattutto a quelle generazioni di lavoratori che non sono ancora specializzate nell’attività. Per questo il microcredito è una risorsa importante per il sistema Paese per avviare nuove imprese che possano essere, da un lato utili al recupero di attività artigianali e dall’altro possano garantire quella spinta di innovazione attraverso una digitalizzazione completa e attraverso la sostenibilità che può essere integrata sin dalla nascita dell’impresa.

Print Friendly, PDF & Email
© 2019 Rivista Microfinanza. All Rights Reserved.