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LUISA BRUNORI Professore Alma Mater Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione

Stiamo vivendo un evento davvero speciale; tremendo da un lato ma anche una occasione per ripensare alla nostra convivenza. Il disastro si è manifestato ai diversi livelli della convivenza ed è proprio su questo schema concettuale che pensiamo sia necessario sviluppare una riflessione e una progettualità capace di apprendere da una esperienza che ci ha portati fino a questo punto. Una esperienza che ci ha coinvolti come soggetti, individui a sé stanti, individui parte di un gruppo famigliare, parte di una comunità, parte di un mondo globale, inseriti in una forma relazionale variegata basata principalmente su una forma win-lose, lose-win definita dal modello economico neoliberista caratterizzato da una rivalità diffusa e autorizzata senza limiti. I bisogni umani legati ad una relazionalità di risonanza e di riconoscimento reciproco così come ci dicono gli studi psicologici in generale e quelli neuroscientifici del Centro dell’Università di Parma, non sono tenuti in considerazione dalle politiche economiche così come vengono proposte, accettate e realizzate. Siamo collocati in un sistema di regole della casa, una oikòs nomos, che non favorisce il meglio delle possibili forme relazionali che potremmo sviluppare valorizzando i bisogni di vicinanza e di collaborazione necessari tra gli esseri umani. Tuttavia questo evento del corona virus è stato una vera e propria occasione che ci ha mostrato dal vivo una forma di convivenza, un sistema relazionale su cui riflettere, sia per le esigenze che ha manifestato, sia per le risorse che ha saputo sviluppare. Una forma di risonanza e di identificazione gli uni rispetto agli altri; una sorta di riconoscimento di vicinanza di specie; una forma di solidarietà molto marcata pur nell’assenza, nel divieto di contatto fisico. Sono stati messi in evidenza gli svariati aspetti di appartenenza e di identificazione a partire dai soggetti fino al riconoscimento di una società globale compresa nell’esperienza. La figura qui riportata ci dice dei meccanismi di costruzione della psiche e della mente a partire dalle aggregazioni di appartenenza per la formazione psichica di base, fino alla rappresentazione di un mondo globale di cui ciascuno di noi fa parte come soggetto. Ed è proprio attraverso questo sistema di aggregazioni che si costruiscono i dinamismi intrapsichici di ciascun individuo che così dovrebbe essere considerato proprio per restituirgli la volontà di come essere… di cosa scegliere … I dinamismi relazionali nei gruppi saranno decisivi per la costruzione “sana” o problematica degli individui esposti a specifiche forme relazionali che tanto più avranno influenza nella costruzione delle psiche quanto più precoci saranno i dinamismi a cui le persone saranno esposte. Se la relazionalità W/L; L/W è la connotazione principale del dinamismo gruppale della famiglia, sarà più probabile che lì si crei un clima generatore di psicopatologia. Questo è il frutto degli studi sviluppati in questo ambito disciplinare. Anche gli studi su devianza e marginalità ci mostrano l’importanza delle condizioni ambientali famigliari e non solo, per la realizzazione e la creazione di situazioni di questo genere. La psicopatologia, poi, si può riversare nel contesto sociale di riferimento e influenzare, di ritorno, i gruppi circostanti di appartenenza. Questa esperienza del corona virus è stata un’occasione di conoscenza davvero straordinaria. Purtroppo ad un costo molto elevato ed è proprio anche per questa ragione che abbiamo il dovere di fare tesoro di quanto abbiamo visto e conosciuto.

La crisi sarà superata nella misura in cui sapremo trasformarla nell’occasione per correggere ciò che nel mondo non funziona per la terra stessa, per gli esseri umani e i suoi abitanti. L’aspetto medico è stato molto importante e basilare anche perché ha messo in discussione la possibilità che il genere umano potesse esaurirsi e questo timore ha attivato la volontà della specie a resistere. Su questo la comunità scientifica competente farà certamente tesoro di tutto quanto potrà aiutare a conoscere e a curare il problema. Ma ciò che abbiamo visto e conosciuto deve essere visto e compreso anche attraverso il sistema relazionale da cui è derivato e che ha attivato. Una sofferenza psichica diffusa ha preso spazio nella mente delle persone che hanno sviluppato forme depressive marcate così come sentimenti paranoici e forse anche realistici in una realtà basata sulla persecutorietà, individuando negli altri gli untori potenziali… Ciò nonostante, le forme di aiuto e di solidarietà sono state davvero imponenti! Da questa esperienza tuttavia possiamo confermare che una forma di economia così fatta non ci va bene. Diventa infatti imperativo, ora, comprendere quali fragilità ci ha mostrato e cosa e da dove dovremmo iniziare una riflessione per un futuro migliore … per una convivenza più desiderabile; quali gli elementi irrinunciabili; quali gli elementi che dovremmo modificare. Queste sono domande a cui dovremmo cercare di dare risposta per immaginare e costruire un mondo a partire da quanto abbiamo sperimentato con il corona virus: “dalla crisi all’occasione”. oms e la salute Un primo aspetto da considerare è relativo al concetto di salute che l’OMS nel 1948, nell’atto costitutivo dell’Organizzazione indica come “uno stato di benessere fisico, mentale, psicologico, emotivo e sociale”. (Constitution of World Health Organization – Geneva – 1948) Non si parla infatti soltanto di un benessere fisico essendo che, nel concetto di salute, vengono inclusi quegli elementi intangibili che possiamo chiamare psico-relazionali-sociali così come viene descritto nella significato etimologico di salute: “stato perfetto di benessere e di felicità” (Bonomi) È evidente come questa situazione abbia attivato sofferenze che hanno a che fare con la complessità del concetto di salute. Mentre per gli aspetti tangibili, squisitamente medici, si è attivata la consistente reazione di cui dicevo prima, non ci pare così evidente che si stata posta una particolare attenzione agli aspetti psicologici e relazionali che hanno coinvolto tutti noi. Parlo delle relazioni affettive con i nostri famigliari e amici, parlo di quegli elementi che si esprimono nella quotidianità relazionale e nella costruzione della identità anche attraverso i gesti di ogni giorno.

Addirittura abbiamo sentito un capo di Governo che ha sostenuto che avremmo dovuto abituarci a perdere i nostri genitori come fatto naturale quindi perché affannarci tanto? Sanitario ed economico hanno giocato la parte principale del problema ed è anche comprensibile l’urgenza che si è generata; tuttavia faremmo un errore macroscopico se non tenessimo conto degli altri aspetti che si riferiscono alla salute così come viene descritto nel suo significato etimologico: “stato perfetto di benessere e di felicità” (Bonomi) È cruciale che questo evento sia affrontato attraverso un approccio multidisciplinare così come multidisciplinare è l’esistenza, l’essenza di ciascuno di noi. Abbiamo potuto vedere anche come la salute debba essere considerata anche come un fenomeno globale in cui tutti noi siamo stati coinvolti; ciascuno attraversando le sue caratteristiche culturali e politiche nel senso etimologico di polis, di convivenza. Abbiamo visto come alcune nazioni, gli Stati Uniti in particolare, abbiano reagito alla difficoltà di governare il problema concludendo con “fosse comuni” per la rottamazione dei poveri di Manhattan a New York. cosa dovremo fare per trasformare la crisi in occasione Qui la faccenda si fa difficile poiché esistono alcune regole economiche da cui sarà quasi impossibile prescindere Microfinanza • 2020 • n. 30 55 MF_30_INnew_Layout 1 24/07/20 13.30 Pagina 55 senza avere fatto una profonda riflessione e avere contrattato importanti azioni conseguenti e la relativa forma mentis. Potremmo tuttavia iniziare con l’individuazione di ciò che non dovrebbe più essere possibile e accettato a livello mondiale e personale allo stesso tempo… abbiamo compreso infatti che i fenomeni di cui ci dobbiamo occupare non possono prescindere dalla connessione globale che abbiamo capito essere alla base della nostra convivenza attuale di noi individui. I confini territoriali sono più che superabili; forse neppure più esistenti nella loro essenza e certamente superabili da eventi come inquinamento e fenomeni che implicano il contatto con una natura che non è organizzata attraverso confini politici governabili dagli Establishments, ma naturali… affidati alla responsabilità…. di tutti…. Diversi aspetti della convivenza sono già stati presi in seria considerazione! l’ambiente Il fenomeno Greta Tumberg è un indicatore di cui tenere conto in maniera quasi ovvia!!! Gli studi sull’inquinamento e la violenza nei confronti della Natura sono oggetto di attenzione ormai da molti anni. Studi purtroppo inascoltati tanto che ci siamo trovati di fronte ad un conflitto in cui si doveva decidere se sopravvivere all’inquinamento o morire di fame per mancanza di lavoro. Le acciaierie di Taranto sono esemplari per questo problema. le migrazioni La grande quantità di migranti proviene dall’Africa. L’Africa è stata letteralmente devastata dall’invadenza economica di alcuni Paesi Europei; ora anche dalla Cina. Non credo sia accettabile che si possano creare situazioni di una tale violenza con il pretesto dello sviluppo economico. Sarei per dire che questa non è economia; questa è delinquenza; una delinquenza implicita e accettata nel modello economico in cui viviamo! Dovremmo veramente cambiare in qualche modo uno schema dove pochi si accaparrano le risorse di un Territorio che viene impunemente depredato secondo un modello di convivenza dove vince il più forte e le conseguenze di questa violenza si diffondono nel mondo a carico di tutti in maniera indiscriminata e con sofferenze psichiche e relazionali indicibili per le persone coinvolte in questo processo a qualunque titolo. la delocalizzazione Esistono realtà in cui la produzione di beni viene realizzata in Paesi dove i lavoratori sono utilizzati in forme non più accettate nei Paesi c.d. sviluppati… parlo della c.d. delocalizzazione attraverso cui la voracità degli imprenditori diventa addirittura delinquenziale e connivente con qualsiasi forma di sfruttamento. Conosciamo vicende in cui centinaia di lavoratori hanno perso la vita per la totale mancanza di attenzione ai problemi della sicurezza sul lavoro proprio per tenere al minimo le spese di produzione a fronte di guadagni cospicui ottenuti in particolare dalle imprese produttrici di moda che vendono e che noi compriamo da questa parte del mondo ignari delle condizioni sciagurate in cui lavorano queste persone. Mi riferisco, in forma esemplificativa, alla vicenda accaduta a Dhaka in Bangladesh nel 2013 per il crollo dell’edificio “Rana Plaza” dove hanno perso la vita 1138 persone e più di 2000 sono rimaste ferite e invalide.

Il Bangladesh è Paese produttore di capi di abbigliamento per le grandi multinazionali del settore che sfruttano in maniera incredibile le persone che lavorano a fronte di costi molto elevati dei prodotti venduti in occidente come simboli di status. Benetton, Armani, ecc…. sono i produttori che in questo periodo hanno persino il coraggio di proporre la nuova moda sui giornali!!! Una giustificazione relativamente a queste critiche consiste nel fatto che, in questo modo, le donne dei Paesi in via di sviluppo (altra espressione su cui riflettere) diventano capaci di partecipare alla produzione di risorse come gli uomini.

Questo processo dovrebbe sviluppare elementi di parità e di consapevolezza delle loro “capabilities”. Queste sono le prime riflessioni che riesco a raccogliere volendo mettere in evidenza la violenza di un modello economico che funziona soprattutto per i soli pochi capaci di rifiutare una risonanza emotiva con i propri simili e di prevaricarli senza vergogna! le categorie speciali Con questa espressione mi riferisco ai c.d. anziani che, nell’osservazione del fenomeno del Corona Virus così come si è manifestato, sono state le categorie comprese nel novero dello scarto di cui disfarsi…. Ovviamente sempre nella logica del “non produttivo” ma al contrario del “costoso”! Ovviamente non è stato detto esplicitamente, ma i fatti così come si sono manifestati almeno in Italia, hanno dimostrato una sconcertante forma di esclusione a priori 56 Microfinanza • 2020 • n. 30 MF_30_INnew_Layout 1 24/07/20 13.30 Pagina 56 dall’interesse delle Istituzioni e delle Organizzazioni Sociali e Sanitarie. quindi cosa fare? Non è facile immaginare come procedere in un momento così difficile che porta alla superficie elementi e fatti ormai consolidati e dati per ovvie e “naturali”. Come applicare queste riflessioni alla nostra realtà dopo questa pandemia? Credo che sarebbe opportuno porsi nella prospettiva di proporre come progetto innovativo e riparativo della situazione attuale l’intenzione di trasformare la crisi in occasione… Credo che occorra riprendere il dialogo tra tutte le componenti in gioco senza dimenticare mai quali potrebbero essere le conseguenze psicologiche/relazionali dei processi che si potrebbero mettere in atto. L’essere umano buono o cattivo naturalmente, è una vecchia questione che potremmo descrivere come la discussione se sia nato prima l’uovo o la gallina… Certamente l’opzione Hobbessiana dell’homo homini lupus produttrice della profezia che si autoavvera e che è alla base del modello liberista win-lose/lose-win non ci ha portati a soluzioni umane sostenibili così che forse è il caso di metterci alla ricerca di soluzioni che ci considerino nella nostra possibile accezione di esseri umani dotati di rispecchiamento e risonanza verso gli altri così come ci raccontano le ultime ricerche neurofisiologiche sui neuroni specchio. L’osservazione sulla devianza e la marginalità ci dice dell’importanza che le condizioni di vita hanno per la creazione di tali fenomeni. Questo è quindi il centro del nostro impegno: creare le condizioni di vita, una regola della casa, una economia dove ciascuno, sia come contributo personale che come scambio nella convivenza, possa offrire il meglio di sé per sé, per noi, e per gli altri suoi simili: d’accordo con J. Nash, una soluzione Win Win a partire da una responsabilità che fa capo a ciascuno di noi. E proprio a questo proposito credo dobbiamo considerare il fatto che a ciascuno di noi essere umano compete la salvaguardia di una buona convivenza comune e condivisa che può partire dall’indossare la mascherina in questi momenti cruciali, alla decisione di cosa comperare e di quale progetto economico sostenere con i nostri acquisti. L’attenzione che ciascuno deve porre per evitare la ripresa della pandemia è una realtà e una metafora alla stesso tempo di come ciascuno di noi sia responsabile di se stesso e degli altri in un continuum teoricamente infinito. per una Economia circolare delle risorse umane. Un altro aspetto importante consiste nella valorizzazione di forme di economia dedicate alla valorizzazione delle potenzialità delle persone proprio per evitare di sprecare le risorse che ogni essere umano può offrire alla comunità evitando l’esclusione sociale tipica del modello neoliberista. Credo si possano considerare esperienze come il microcredito e il social business nell’ambito della filosofia dell’economia circolare applicata alle risorse umane. Così come è importante non disperdere le potenzialità che, anche se modificate e ridotte competono ai materiali concreti, nello stesso modo e, anzi, a maggior ragione, diventa molto importante rendere utili e fruibili risorse umane prodotte e “recuperate” da situazioni connotate con la qualità di “scarti”. L’esclusione sociale, e a volte il sistema di welfare, seguendo una idea pietistica e “caritatevole” tendono ad espropriare in maniera involontaria persone le cui risorse, seppur minime, si riducono ancora di più nella misura in cui non vengono valorizzate.

Questo processo tende a minimizzare sempre di più tali risorse fino ad annullarle per sostituirle con una visione a nostro parere distorta della carità. Si tratta di una forma di carità che, presa dall’enfasi della buona azione tende ad espropriare l’assistito delle residue “capabilities” seppur minime. Questo processo avviene il più delle volte in una forma inconsapevole dove gli attori sono “trascinati” da sentimenti di buona volontà. Se viceversa riprendiamo in considerazione il pensiero di Amartya Sen che sostiene che la povertà si genera là dove non vengono sviluppate le risorse, e se applichiamo i criteri dell’economia circolare, ecco che risulta ovvio e quasi naturale aiutare le risorse “bisognose” a valorizzare quello che hanno e possono offrire a sé e agli altri, anche se poco. Un poco che, come si è visto nelle esperienze di microcredito è cresciuto a mano a mano che cresceva la fiducia in sé delle persone coinvolte come frutto dell’esperienza concreta realizzata e della fiducia ricevuta comunque per l’impegno.

(da “LA CITTA’ IDEALE. Tra psicologia, neuroscienze ed economia, alla ricerca di una formula win win della convivenza,”

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