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Fabio Desideri

Presidente Confimprese World

Le prospettive per il 2021 per le MPMI italiane sono condizionate da una pluralità di fattori nazionali ed internazionali, i principali dei quali sono riassunti di seguito:

  • gli effetti della pandemia da covid19 nel mercato italiano, in Europa e nei mercati esterni all’area UE;
  • le politiche commerciali dei principali “pleyers” dei mercati internazionali (America, Cina, i Paesi dell’Area Euro, le economie emergenti dell’Area Asiatica,la Russia ecc.);
  • le politiche di sostegno delle banche centrali;

il generale rallentamento dei trend dei mercati mondiali;

  • la difficoltà del mercato italiano;
  • la difficoltà di accesso al credito bancario;
  • la pressione fiscale;
  • l’aumento costante del costo del lavoro;
  • l’aumento del costo di produzione;
  • l’aumento dei costi degli approvvigionamenti.

Una considerazione aggiuntiva, inoltre, va svolta per il fatto che nelle MPMI italiane il “ruolo” delle “famiglie proprietarie” è molto centrale (sono oltre 100.000 le MPMI in Italia nelle quali la governance familiare determina le scelte dell’impresa) ed incide in maniera fondamentale sulle scelte di business aziendale.

Nell’anno in corso le “famiglie proprietarie” si sono caricate - sulle proprie disponibilità economiche - sia il peso, sia gli effetti originati dal “lockdown”, sia l’anticipo degli oneri previdenziali ed assistenziali dei propri dipendenti, sia i costi di adeguamento alle normative di sicurezza nei cicli produttivi delle loro attività.

Nel più dei casi a queste esigenze le “famiglie proprietarie” hanno dovuto far fronte, attingendo ai propri risparmi, senza poter accedere al credito bancario, in quanto gran parte dei provvedimenti di sostegno economico alle difficoltà delle imprese, emanati dal Governo, i quali dovevano interagire con il sistema bancario, non si sono rilevati tempestivi e risolutivi delle diverse esigenze di liquidità e sostegno necessitanti alle imprese.

Un piccolo cenno va fatto, anche, rispetto ai settori di operatività delle MPMI italiane; indubbiamente alcuni (ad esempio: ristorazione, food&beverage, turismo, terme&beauty, ricettivo/alberghiero, eventi ed intrattenimento, automotive ecc.), più di altri, risentiranno delle difficoltà derivanti dai limiti, dalle normative e dalle regole sul distanziamento sociale, del calo delle presenze turistiche, della difficoltà di interazione con i mercati internazionali, delle ridotte disponibilità economiche dei vari mercati di operatività.

Per queste ragioni, a partire dalla seconda semestralità del 2020, le MPMI necessiteranno di interagire, prevalentemente, con due fattori fondamentali, al fine di poter competere non solo nel mercato italiano, ma anche nei mercati esteri. Questi due fattori sono:

1 l’accesso al credito bancario: in questo senso il supporto che può venire dall’ Ente Nazionale per il Microcredito, particolarmente attraverso il sostegno economico ed il tutoring, nonché tramite il microcredito rurale, in collaborazione con l’ISMEA, ed altresì attraverso il sostegno ai giovani imprenditori dai 18 ai 29 anni, supportando inoltre le attività di studio, ricerca e ingegnerizzazione di nuove soluzioni, insieme ad una educazione finanziaria in un “continum” con una moderna cultura imprenditoriale, saranno fondamentali per rimettere in cammino le MPMI nel mercato nazionale e nella competitività globale.

2 il sostegno individualizzato per le MPMI che si internazionalizzano è l’altro fattore con cui le “small business” italiane necessiteranno di interagire - adeguatamente supportate - nel mercato globale, al fine di recuperare competitività, ruoli e funzioni, propri degli elevati “skills” delle nostre imprese nella “world economy”. Tutti i dati di settore evidenziano, infatti, una stretta correlazione tra la migliore redditività delle MPMI italiane che si internazionalizzano, in relazione alle diverse opportunità di business, rispetto a e quelle che operano soltanto sul piano nazionale, le cui opportunità di business sono limitate alla sola offerta nel mercato di appartenenza. Tra i due diversi “skills aziendali” si denota, negli ultimi anni, una differenza importante di redditività, stabilmente allocata in una percentuale mai inferiore al 4% in più delle prime (MPMI italiane che si internazionalizzano), rispetto alle seconde (MPMI che operano soltanto sul piano nazionale). In questo senso un valido supporto alle MPMI italiane che sceglieranno di affrontare la “sfida della competitività globale” può venire, anche, dal “protocollo d’intesa” firmato dall’Ente Nazionale del Microcredito e la nostra Federazione Confimprese World, per assistere e supportare le MPMI italiane che guardano, con particolare attenzione, ai mercati esteri per migliorare ed incrementare i propri business.

L’istat ha riportato in un suo comunicato stampa DATI che confermaNO quanto detto precedentemente

In sintesi: Esportazioni delle regioni italiane

Nel primo trimestre 2020 si stima un’ampia diminuzione congiunturale delle esportazioni per tutte le ripartizioni territoriali con le seguenti percentuali:

  • Nord-est (-6,8%)
  • Sud e Isole (-5,4%)
  • Centro (-3,5%)
  • Nord-ovest (-3,3%).

Sempre nei primi tre mesi del 2020, la flessione tendenziale dell’export interessa oltre la metà delle regioni italiane ed è più ampia per:

  • Valle d’Aosta (-21,4%)
  • Basilicata (-17,2%)
  • Marche (-9,5%).

Inoltre, anche il “patto per l’export”, cioè la proposta condivisa dal Ministero degli Esteri con tutti i partecipanti alla Cabina di Regia per l’Internazionalizzazione, ipotizza servizi digitalizzati per le MPMI che guardano ai mercati internazionali e sostegni economici finanziati tramite il Fondo 394.

Insomma, sembra emergere la consapevolezza che per consentire al PIL italiano di recuperare le perdite, derivanti dalla pandemia, si debba puntare con forza sulle MPMI in generale, nonché sulla loro migliorabile competitività internazionale in particolare.

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