Print Friendly, PDF & Email

Marco Cervellera Conti

Fondatore dello Studio Cervellera & Associati - Legal Consulting & PMO

Punto zero

Se è vero che ogni cosa ha un inizio, un decorso e una fine sicuramente ogni cosa di tangibile natura ha avuto inizio da un punto zero.

Non è, infatti, dato pensare che possa esserci qualcosa per cui il punto zero non sia stato il significato di rinascita. Pensiamo alla nostra nascita, alle nostre relazioni, al nostro rapporto con la banca alla ricostruzione dell’Italia del dopoguerra.

Anche oggi, siamo per fortuna o nostro malgrado, a osservare e a vivere un nuovo punto zero.

Esso possiamo percepirlo con la soggettiva e personale identificazione che più ha sensibilizzato le nostre coscienze e le nostre sicurezze: il verificarsi della pandemia, la scoperta del vaccino, l’insediamento del Prof. Mario Draghi nel ruolo di Presidente del Consiglio.

Ora, pur dando il giusto valore alle materie e alle discussioni che richiamano la giusta attenzione ai discorsi che rilevano sulla questione medico-sanitaria, si richiama l’attenzione alla definizione di un punto zero incarnabile dall’insediamento del nostro Presidente del Consiglio che, per la storia del futuro, ne ricorderà questo momento quale quel punto atto alla determinazione di una transizione tra una situazione di stallo, tralasciando le questioni afferenti la pandemia, e una nuova realtà basabile sull’aggiornamento produttivo e l’idealismo liberale volto alla modernizzazione dell’operatività di uno Stato e di indirizzo di pensiero sociale, in breve, l’“efficientismo”.

Transizione

Quale transizione può essere portata avanti se non da persone che dimostrano ovvero hanno dimostrato capacità nello specifico settore di competenza?

Chiaramente, lungi dal volere dare un qualsivoglia peso di valenza qualificativa all’assunto della “scienza infusa”, in quanto, le azioni sono sempre agite da persone con diversi gradi di fallibilità che, per quanto esse possano essere le più qualificate e di indiscussa capacità, le stesse non potranno essere mai scevre da possibili errori.

Nel contesto storico presente siamo tenuti, che ci piaccia o no, ad accettare una transizione verso il nuovo approdo socio-economico-finanziario.

E, questa transizione deve essere intesa, o compresa, come l’inarrestabile metamorfosi che il tempo porta con se.

Non potremmo aver potuto parlare di era tecnologica senza qualora non fossimo stati obbligati al passaggio dall’era della penna a quella dei computer, solo per fare un esempio.

Le transizioni storiche non sono solo opinione di opportunità ma piuttosto un dovere di necessità.

Il nesso di necessità va ricercato nello stallo che ad oggi si è venuto a creare senza attribuzione di causalità specifiche, senza attribuzioni di responsabilità, che seppur con animo di critica costruttiva, dovrà essere assente alle, ormai immancabili, congetture complottistiche e catastrofistiche di futuribili scenari..

In vero, siamo chiamati ad accettare acriticamente il merito di transizione in quanto la società, intesa come globalità, non può essere incarnata nell’immobilismo che rende sterile, nel tempo, qualsiasi significato di sviluppo.

Resistenze al nuovo

Chiaramente anche se il merito potrà essere, ovvero dovrebbe essere, scevro da critiche stesso non varrà per il metodo.

E, proprio in visione di ciò, assistiamo quotidianamente a quello che può essere definito come la più ampia pletora di esperti socio-antropologi di politica globalista-liberal-finanziaria che, con afflati nelle più disparate definizioni catastrofistiche, ipotizzano come vere le conseguenze di ipotetiche scelte che chi è chiamato a tale ruolo potrebbe prendere.

Siamo ormai abituati ad accettare consulenti tecnici calcistici che, goliardicamente, affollano i nostri bar e, in equal guisa, accettiamo i presunti esperti economico-finanziari che ormai si sono auto legittimati nell’intraprendere discussioni via social al sol fine di insinuare il dubbio in ogni cosa, o meglio, a prescindere da tutto.

La disamina di un argomento dovrebbe partire da una conoscenza oggettiva, benché non completa, della materia che si vorrebbe criticare.

Non si può parlare di materie finanziarie senza conoscerne le basi vere, i pilastri portanti, esemplificando, non si può confondere un prestatore di ultima istanza come la banca che concede un prestito ad un consumatore, o, la moneta ad alto potenziale con i bit-coins.

La resistenza al nuovo è un concetto che avremmo dovuto imparare dalla storia ad accettare dalle nostre esperienze storiche al nostro presente.

Sicuramente ogni cosa che muta ha sempre provocato delle frizioni sociali.

L’abitudine al nuovo è la scomodità che si ha del nuovo di assimilarlo nella stesso modo del presente conosciuto.

Giustifico il trovare attrito con il nuovo muovendo dall’assunto che per lo più nella natura umana è insito un alto grado di pigrizia nel rifiutare i cambiamenti offerti o proposti.

Necessità e la creazione di nuove forme di benessere

Come il tempo non può essere fermato, allo stesso modo il continuo aggiornamento della società e dei modelli di gestione non possono essere congelati in alcun contesto storico.

Dovremmo ormai essere consapevoli che nel celarsi dietro la frase di benessere passato (si stava meglio prima) tale affermazione è assunta unicamente per l’attribuzione di scarsa memoria.

Prendiamo ad esempio la profilazione, futuribile, di un intera popolazione, o meglio, la lotta al contante.

Troppo spesso si parla, nel primo caso di violazione della riservatezza personale (Privacy) e nel secondo caso di violazione di libertà di decidere il metodo di pagamento (iniziato con il cashback).

Ogni edificio, di qualsiasi natura esso sia stato, è sempre cominciato con scavi e demolizioni.

Ora, tornando ai succitati esempi, come si può parlare di violazione alla riservatezza dove, proprio chi dell’argomento ne alza la voce, è il primo a pubblicare foto famigliari, luoghi, pensieri e quanto altro nel proprio profilo social?

E, esaminando il secondo esempio, spesso ho sentito parlare della poca parzialità nel favorire e premiare un sistema di pagamento e stigmatizzarne altri facendo diventare tutti i pagamenti transazioni finanziarie, proprio da quelle persone che ottemperano al cosiddetto “room in” e poi acquistare solo ed esclusivamente sui siti di commercio elettronico? (e.commerce)

Non v’è dubbio che le prime fasi nel metodo, pensiamo a scavi e demolizioni per poter poi costruire, possano esse portarsi dietro una alea di negatività ma, per poter comprendere e criticare costruttivamente e probamente, si necessiterebbe di comprendere l’intero dell’opera in questione.

Ogni azione che è stata accentuata con la parola “lotta” ha portato un cambiamento che per quanto lo stesso abbia potuto essere di difficile metabolizzazione lo stesso ha apportato un risultato con degli apprezzamenti migliorati e aggiornati rispetto all’anacronismo e stallo del contesto storico che li ha originati. (lotta per le pari opportunità - lotta alla libertà - lotta ai diritti)

Distruzione Creativa e l’anacronismo di impresa

Se ben si pensa, poi, al fattore di continua mutazione della società, come si può non essere d’accordo con il principio di efficienza?

Chiaramente quanto andrò ad esporre non vuole indicare un indirizzo di iper-profitto in quanto la speculazione, con riferimento al mercato finanziario, non si confà con il presumere che possa essere aggiornata la nostra percezione di una società più efficiente.

Quando si pensa alla riorganizzazione di una azienda subito si pensa ai licenziamenti per gli esuberi, ma questo, allora, troppo spesso andrebbe ricollegato con tutte le automazioni alle nostre aziende apportate molto tempo fa e iniziata da Frederick Winslow Taylor.

Se di “distruzione creativa” si dovrà parlare allora bisognerà considerare tutti quegli aspetti che sono alla base di poter portare un Paese su una base di efficienza e di aggiornamento sistematico.

Per analizzare un primo esempio: quale sarebbe stato l’accoglimento da parte dell’indotto che ruotava intorno al business dei cavalli e dei carri con l’avvento delle automobili?

E, cosa avremmo pensato se ad oggi avessimo dovuto veder pagate sovvenzioni per il mantenimento delle attività dei maniscalchi al fine di sussistenza a un settore qualora non si fosse pensato di “distruggerlo” per il necessario sviluppo?

La critica asettica e sterile, non porta a nulla se non a confondere in maniera irresponsabile chi a tali argomentazioni non può contrapporsi con un ascolto critico.

La “distruzione creativa” è portata avanti e legittimata da quella necessità di non aggravio della macchina economica stato che la sussistenza cosiddetta a pioggia farebbe, nei migliori dei casi rallentare o, piuttosto, fermare.

Il distruggere deve essere recepito come l’amalgamare a quel tessuto economico imprenditoriale e occupazionale che deve tornare a basarsi sui paradigmi di mercato dove, storicamente basato sul valore lavoro, oggi, sul valore capitale.

Non v’è blasfemia speculativa nel considerare il valore-capitale in quanto dovrebbe essere licenziato il dogma dell’esistenza della propria economia nel proprio periodo storico.

Aspetti di Economia Circolare

Quale miglior occasione per dimostrare quanto suddetto per porre in essere aspetti inclusivi dell’economia circolare?

L’auto-sostenibilità dovrà essere il nuovo paradigma per la produzione economica del futuro a qualsiasi livello.

Quel diventare elemento di un insieme che porta ad una rilevanza economico-produttivo che mira alla completezza di ciclo, sostituendo il “fine a se stesso” con il “parte essenziale di un ciclo completo”.

Ormai studi che da anni sono in fase continua di perfezionamento ed aggiornamento trovano la propria applicazione in ciò che deve in maniera imperativa diventare l’economia del domani.

Una economia di efficienza dove il prodotto e lo sfruttamento delle materie prime non è parte iniziale e finale di un processo ma la prima fase di un insieme di processi eterogenei e uni generati .

La massimizzazione del concetto economico-produttivo basato sull’apporto centrale eco-sostenibile dove detto fattore deve incarnarsi e entrare in simbiosi del concetto culturale-produttivo di ogni individuo.

Solo quando il significato di economia circolare sarà diffusamente assorbito nei fattori culturali dell’individuo allora saremo alle soglie di una nuova era (fine transitorio) di un economia eco-sostenibile basata sulle produzioni pensate, ottimizzate ove l’obbiettivo profitto non si scontra con il fattore eco-etico-sostenibile.

Proiezione occupazionale

Quale potrà essere allora il livello occupazionale nella nuova economia?

Non v’è dubbio alcuno che l’occupazione potrà non basarsi più sul rapporto ore/reddito ma bensì reddito/obbiettivo. Chiaramente tutto ciò vuole essere indirizzato in uno scenario dove la statistica possa venire in nostro soccorso.

Il nuovo rapporto reddito/obbiettivo potrà essere adottato nelle attività che trovano un possibile nesso con le pratiche statistiche di operatività proceduralizzate.

Nel contesto storico che stiamo vivendo forzatamente impostoci dalla pandemia, il lavoro agile (smart working) è divenuto prassi di vivere quotidianamente il lavoro.

Una delle transizioni di sostenibilità al lavoro, intesa come occupazione, dovrà avvenire con la “distruzione” del concetto storico del lavoro in sede per dare spazio alla flessibilità concettuale del lavoro da remoto.

Questa sarà una delle fasi di proiezioni della nuova prospettiva occupazionale che aggiorna il modo di concepire la normalità di lavoro subordinato ad un futuribile scenario di maggior efficienza.

Sostenibilità

Come tutto ciò sarà sostenibile in termini occupazionali, sociali ed economici sarà una delle tante sfide che ci troveremmo ad affrontare nel prossimo futuro.

Saremo chiamati non più ad armonizzare un sistema a noi quanto noi stessi al dato sistema.

Chiaramente dovranno essere regolamentate alcune forme di nuova occupazione, se poniamo ad esempio il lavoro agile, dove il lavoro remoto subordinato dovrà richiamare quei requisiti tecnici messi a disposizione dal datore di lavoro al dipendente.

Questo solo per indicare una tra le tante norme da ampliare che possa fornire la propria tutela per le nuove forme occupazionali subordinate.

Ma, la sostenibilità dovrà essere pienamente inclusiva e quindi con riguardo di tutte quelle persone che da questa transizione saranno chiamati ad un cambio di natura professionale, lasciando la propria operatività e, conservando i sentimentalismi con essa maturati, entrare nella nuova era economico-finanziaria.

La sostenibilità sarà anch’essa un elemento di insieme di quel percorso che potrà farci affrontare il futuro con un nesso profuso di “efficientismo”.

Le nuove realtà lavorative dovranno essere intese come una simbiosi tra attività, ambiente, flessibilità e circolarità, quindi un nuovo indirizzo che mira allo sviluppo di un livello culturale operativo più consapevole e inclusivo.

Iper sviluppo

Gli strumenti inclusivi necessari a creare il nuovo livello occupazionale dovranno vedere il proprio mutamento nelle diversità di accezione tra assistenzialismo e assistenza. La transizione, in un concetto umanistico-sociale dovrà incorporare quel significato di utilità del soggetto alla funzione sociale e, pertanto, non potrà esistere una assistenza tout court senza un paradigma di riferimento di efficienza occupazionale che renderebbe inefficace quell’idea di efficientistico che si è tenuti ad intraprendere.

L’iper-sviluppo di una società dovrà contenere, ovvero mirare a raggiungere, quella piena occupazione armonizzando le attività di ognuno ad un concetto di supporto sociale.

La Politica, nel concetto pieno del significato semantico, dovrà essere in grado di valutare e sviluppare quei sistemi di moltiplicatore occupazionale atto ad evitare, da un lato, visioni autoreferenziali “illusive” e, dall’altro, strumenti che esauriscano la propria funzione in un termine troppo breve, inefficaci a produrre un accento stabile e funzionale.

L’odierna situazione finanziaria

Con la pandemia in itinere molti degli equilibri nel settore economico finanziario sono saltati o, almeno, hanno fortemente vacillato.

Non può essere, ad oggi, contemplata una crisi nel campo economico che non abbia a ripercuotersi nel mercato finanziario e viceversa.

Chiaramente,si tralascia il riferimento alla categoria dei derivati, che poco ha a che fare con una positività basata sulla salute veritiera del sottostante.

Il sistema di assistenza finanziaria viene chiamata sistematicamente al fine di essere sensibilizzata relativamente a una possibile sofferenza bancaria, dove più delle volte viene sorretto dalla “scusante” necessità, di non creare un problema sociale.

Se le sofferenze finanziarie devono ripercuotersi sul sociale allora anche il sociale dovrà avere una proba contropartita.

La situazione finanziaria non potrà mai essere una strada a senso unico, “unilaterale” termine usucapito dal settore bancario, ma nella transizione modernista dovrà anch’essa essere chiamata a determinare un rapporto di ritorno a favore di quel sociale che prende e muove considerazioni e autodeterminazioni per un iper-sviluppo sostenibile e circolare.

In vero, quanto rappresentato, potrà essere possibile solo se si riuscisse a modificare, più propriamente ad ampliare, quel sistema di attribuzione di merito creditizio che dovrà, vistone il contesto storico presente, essere garantito dallo Stato e dallo stesso valutati e supervisionati.

Nelle varie riforme per le quali al nostro Paese è fortemente raccomandato di dover realizzare, ve ne potrebbe essere una aggiuntiva, quella riguardante il Testo Unico Bancario.

Si prenda un esempio su tutti. L’Ente Nazionale per il Microcredito, nello svolgere la propria missione etica di sviluppo occupazionale, favorisce quell’attribuzione quel merito di sostenibilità alle realtà che, con vero e verificato interesse, intendono auto-occuparsi, ovvero, imprendere.

Ora, vero è che la Banca è funzione erogatrice, ma altrettanto vero è che lo Stato (leggansi Sociale) è il garante per la gran parte del finanziamento elargito.

E proprio questo il punto, anche se brevemente espresso, valga a essere il mero e non titolato suggerimento di quanto dovrebbe essere la valutazione di merito dei soggetti richiedenti.

Il sistema bancario dovrebbe essere coinvolto in quella missione di sviluppo di sostenibilità socio-imprenditoriale nella visione di efficienza e iper-sviluppo del tessuto imprenditoriale-occupazionale.

Obbiettivo distruzione dell’usura sistematico-economica

La motivazione di una “riforma” riguardante il T.U.B. nasce dalla necessità che le stringenti regole del merito creditizio, per nuove realtà imprenditoriali e/o per quelle realtà che per situazione contingenti si trovano ad essere in una fase di sofferenza oggettiva scevra da scelte sconsiderate soggettive, precludono di potere accogliere la possibilità di porre in essere o riprendere la propria autodeterminazione professionale.

Gli effetti di questa granitica rigidità porta con se una visione della attività bancaria volta, anche per l’esempio succitato, ad un attrito di comprensione tra merito, credito e garanzia.

Non v’è dubbio alcuno che se la transizione che possa portare alla nuova realtà economico-finanziaria dovrà tendere ad allontanare nettamente le differenze tra economia-formale ed economia informale, dove, la prima dovrà essere soggetta a criteri di credit-worthiness puri, anche proponendo strumenti di aumento di credito/liquidità a compartecipazione in un progetto definito e/o definibile, mentre la seconda dovrà essere supportata dalla garanzia Statale, constatatone tramite soggetti preposti non bancari, la meritevolezza del progetto e non del credito.

Questo solo una indicazione su come calmierare due problematiche eterogenee: la prima, il soggetto Bancario quale soggetto puro commerciale con escussioni di garanzie statali nei diversi livelli di richieste; la seconda, quale obbiettivo di caducare la richiesta di crediti con erogazione non legittimata (leggansi usura) per barriere di accesso al credito.

L’usura, voce di un macro-campo, trova la propria radicazione anche nell’impossibilità di soggetti operativi che per rigidità regolatrici si trovano a vedersi preclusi i canali ufficiali e legali.

L’assoggettamento a condizioni non convenzionali nascono dalla esigenza, e tal volta dalla disperazione, che le granitiche conformità preclusive di accesso al credito vanno man mano sviluppando.

Solo se l’economia-informale dovrà trovare cittadinanza stabile in un tessuto produttivo, allora le regole di accesso a sistemi creditizi, che rimangono in qualsiasi tempo e modo tutelati dallo Stato, dovranno essere modificate al fine di creare quell’accesso al credito meritevole per valore e non per garanzie.

La riforma di accesso al credito dovrà essere un primo passo verso quella auspicabile lotta all’usura perché, in assenza di ciò, non si potrà mai parlare di innovazione globale priva da quella necessaria inclusione di coloro che non possano essere standardizzati quali “credito-meritevoli”.

In questa infausta straordinaria circostanza dell’attuale presente, con una transizione epocale alle porte e con un comune fattore di sofferenza economica, l’intervento del Microcredito potrà essere potenzialmente quello strumento di inclusione finanziaria per la ripartenza di quel tessuto economico-produttivo sempreché le Banche ad esso associate possano armonizzare il concetto di economia-informale con una mitigata natura commerciale e una inclusione fattiva di credito sostenibile.

Pertanto, anche questo, sia per il Microcredito quanto per le Banche convenzionate, si potrà definire il punto zero per la nascita di una coesione verso un credito per finanziamenti di merito-valore concessi a favore di quelle attività con una propensione alla occupazione e nell’intento di poter essere preferiti ai crediti attraverso sistemi non convenzionali.

Print Friendly, PDF & Email
© 2019 Rivista Microfinanza. All Rights Reserved.