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Emma Evangelista

Giornalista

Un quadro drammatico, quello disegnato dalla lotta alla criminalità, al racket e all’usura, che il Dipartimento Investigativo Antimafia, diretto dal Prefetto Maurizio Vallone contrasta quotidianamente in modo imponente e determinato ma che in Italia vale ancora troppi miliardi per le mafie e si scontra con il silenzio degli abusi e della povertà. Il viaggio tra gli abusi, la povertà, la lotta quotidiana per la sopravvivenza passano attraverso le parole, ma soprattutto attraverso i silenzi delle vittime di usura. Quei silenzi che le forze dell’ordine sono costretti ad annotare senza poter agire, senza poter intervenire nonostante tutti sappiano. Parlare di lotta all’usura oggi è imprescindibile dall’affrontare un mondo sommerso e problematico che si nutre, appunto, del silenzio delle vittime. Gli abusi economici, sociali e psicologici che la criminalità opera costantemente su coloro che si avvalgono, per ragioni diverse, di ‘prestiti illegali’ per finanziare la propria attività, ma anche la spesa giornaliera, perché dopo la pandemia molte famiglie sono ridotte sul lastrico e la criminalità non manca di allungare con i suoi tentacoli e portare i pacchi, le buste con i generi alimentari perché ormai basta poco per stringere il nodo intorno al collo della povera gente. Sembrano parole da romanzo d’appendice, ma quello che i romani chiamano in un gergo dialettale colorito quanto espressivo “cravattaro” è un’attività criminale che secondo le ultime stime ha subìto un incremento del 6,5%. Naturalmente il vero business, quello che lo scrittore Roberto Saviano nella sua inchiesta per il Corsera chiama welfare della criminalità si riferisce soprattutto all’acquisizione di aziende in crisi da parte degli usurai. In Italia, secondo le stime dei governi Conte e Draghi, sono oltre 100mila le aziende in difficoltà e oltre 46 mila hanno già ottenuto dei ristori per lo stato d’emergenza.

Direttore com’è oggi il contrasto alle nuove mafie?

È un contrasto molto articolato, non è semplice definirlo con poche parole stiamo lavorando in maniera molto sinergica con le direzioni distrettuali antimafia sul territorio e con la Direzione Nazionale Antimafia su varie direttrici. Attualmente il settore che sembra più interessante e problematico è quello relativo alla sanità quindi: cure per il covid-19 e tutto ciò che ruota intorno al quel mondo e che in questo momento sta convogliando la maggiore quantità di risorse economiche e nazionali e in prospettiva quelle che verranno dalla Comunità Europea. Stiamo già vedendo che in alcuni casi le organizzazioni criminali cercano di entrare in questo business attraverso la produzione di materiali come mascherine, gel o altri, attinenti a questo settore, oppure direttamente attraverso gli appalti della sanità come le strutture covid per tutto ciò che riguarda il problema pandemia.

Come si contrasta l’usura?

L’usura è uno dei reati più difficili da contrastare perché normalmente l’usuraio e l’usurato sono sulla stessa lunghezza d’onda, il loro rapporto si interrompe o si deteriora soltanto quando l’usurato non è più in condizioni di pagare non potendo più attingere a risorse familiari, di amici o di altri tipi e allora entra in contrasto con l’usuraio, ma anche quando l’usurato decide di collaborare. La normativa è abbastanza complessa e non sempre si riesce a portare a termine i processi con una condanna dell’usuraio, non è facile spesso determinare l’esatto tasso di interesse perché in genere i rapporti non si basano su documenti cartacei ma soltanto sulla parola, quindi anche le somme che vengono date dall’usurato sono difficili da tracciare per determinare poi una prova concreta nel dibattimento, e purtroppo quando si riesce ad arrivare a un dibattimento spesso l’usuraio riesce ad avvicinare il denunciante e a convincerlo, anche dietro consegna di importanti somme di denaro, a farlo ritrattare anche parzialmente, perché basta avere delle “amnesie” nel momento della deposizione sul tasso e sulla quantità di soldi che sono stati dati in cambio del prestito iniziale. Per questo è un reato difficile da perseguire e spesso non si arriva a una condanna penale.

Sempre in merito al contrasto con l’usura com’è possibile intervenire attraverso il sostegno non solo alle vittime ma anche alle forze di polizia che devono contrastarla?

Il sostegno alle vittime è sicuramente quello più aspirabile perché la prevenzione è sempre migliore che la repressione. Se le vittime avessero la possibilità di accedere al credito con più facilità sicuramente non si rivolgerebbero agli usurai con tassi esorbitanti che questi pretendono. Il sistema bancario italiano, ma più in generale il sistema creditizio, dagli anni 2000, ha avuto delle forti restrizioni a causa delle crisi internazionali che hanno portato le banche ad avere leggi molto più restrittive, a richiedere grosse garanzie in cambio della concessione del credito e questo chiaramente non è sostenibile da tutti i soggetti che hanno bisogno di denaro. Questa situazione crea inevitabilmente un mercato parallelo del credito che in molti casi è in mano alla criminalità anche organizzata, in altri casi invece è in mano a soggetti singoli che con vari tassi decidono di dedicarsi a questo esercizio arbitrario del credito.

Per le forze dell’ordine sarebbe importante avere strumenti più adeguati e delle norme che consentano arresti in flagranza di reato; poter utilizzare strumenti elettronici per la captazione dei colloqui tra l’usurato e l’usuraio, chiaramente con il consenso della vittima, e poter procedere in via immediata senza dover attendere i tempi di un decreto dell’Autorità Giudiziaria che a volte sono inconciliabili con gli appuntamenti che l’usurato ha con il suo aguzzino.

Direttore qual è il vostro compito in merito ai reati finanziari?

I reati finanziari sono oggigiorno uno dei campi di applicazione preferiti dalla criminalità. Come Direzione Investigativa Antimafia per legge riceviamo dalla banca d’Italia tutte le segnalazioni di operazioni sospette che riguardano soggetti che, in qualche modo, hanno un legame con la criminalità organizzata. Noi elaboriamo questa imponente mole di segnalazioni: l’anno scorso abbiamo superato le 100mila segnalazioni per mezzo di software che riescono a trovare similitudini e ripetizioni per le operazioni che ci fanno intravedere una costanza di attività di certi soggetti e se sono legati alla criminalità organizzata inviamo queste informazioni alla Direzione Nazionale Antimafia e antiterrorismo che a loro volta le elaborano con un gruppo di lavoro del quale fa parte anche personale della DIA e se si trovano elementi sufficienti per avviare un’attività di indagine questi dati vengono mandati sul territorio alla direzione distrettuale antimafia competente per l’avvio di attività investigative. Quelle non utilizzate tornano alla DIA per le attività statistiche e da queste molte volte emergono dei filoni interessanti che vengono quindi inviati alle articolazioni periferiche della DIA per l’inoltro delle informative all’attività giudiziaria. Un sistema che funziona molto bene, da un anno abbiamo accesso anche alle FIU (Unità di Informazione Finanziaria) estere, alle segnalazioni anche da parte delle altre banche centrali europee, un patrimonio informativo che sta arricchendo molto anche la nostra base dati e che ci consente di poter intrecciare dati nazionali e internazionali che poi confluiscono nelle indagini di polizia giudiziaria.

Un’indagine fatta più dagli uomini o dalle tecnologie?

Oggigiorno le indagini hanno una componente tecnologica importantissima, 100.000 segnalazioni di operazioni sospette non potrebbero assolutamente essere analizzate semplicemente da uomini, ce ne vorrebbero tantissimi e sarebbe difficilissimo poter trovare le relazioni sottese tra queste operazioni. I software sono quindi fondamentali e il nostro sistema informativo viene aggiornato costantemente. Sono in atto due grossi progetti per la DIA, uno proprio in relazione alle segnalazioni sospette e un’altro di ausilio all’indagine dell’investigatore della DIA, perché soltanto attraverso l’intreccio tra dati nazionali ed esteri è possibile ottenere immediatamente quelle informazioni che altrimenti andrebbero perse e che consentono un salto in avanti dell’investigazione nelle attività anche preventive, perché noi non svolgiamo soltanto attività di carattere investigativo ma lavoriamo, ad esempio, al fianco delle prefetture nei gruppi interforze antimafia per impedire che soggetti controindicati possano acquisire appalti pubblici e che possano incassare soldi pubblici o bloccare degli appalti importanti. Se non avessimo questi software saremmo nettamente indietro rispetto alla criminalità organizzata che invece utilizza ampiamente queste tecnologie, basti ricordare che in una intercettazione ambientale di qualche anno fa in Calabria si parlava chiaramente del pagamento di partite di droga in Bitcoin, quando ancora noi non sapevamo nemmeno cosa fossero.

Come si lotta contro il racket? Come si può contrastare l’usura, il mondo sommerso che tutti conoscono e nessuno denuncia?

È un reato molto sotterraneo, emerge soltanto nel momento in cui l’usurato o come si suol dire “impiccato”, non ha più la possibilità di pagare le rate all’usuraio e quindi non ha altra strada che quella di denunciare, per cui noi ricaviamo soltanto un piccolo spaccato di quella che è la realtà economica di questo fenomeno. Molto spesso viene praticata l’usura da soggetti appartenenti alle organizzazioni criminali non come business dell’organizzazione ma come business personale. A questo poi si affianca tutta una serie di altri soggetti che pur non appartenendo a organizzazioni strutturate si dedicano all’attività usuraia. L’Università di Napoli Federico II che si è molto dedicata al fenomeno dell’usura, in uno studio di alcuni anni fa ha quantificato addirittura in diversi punti di PIL dell’economia nazionale il sommerso criminale di questo reato. Sono studi scientifici e quindi li prendiamo come dati di interesse affinché sia chiaro che il reato di usura è uno dei più importanti reati sul quale dobbiamo lavorare.

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