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INTERVISTA AL SEGRETARIO GENERALE ENM RICCARDO GRAZIANO


EMMA EVANGELISTA

Microcredito, internazionalizzazione e PNRR, questi gli argomenti che si amalgamano nelle nuove progettualità che l'Ente Nazionale per il Microcredito sta perseguendo. Microfinanza ne ha discusso con il Segretario Generale dell'ENM, Riccardo Graziano, puntualizzando un'operatività dei prodotti di microcredito che si formalizza con un'attenzione particolare delle nuove imprese e degli aiuti in funzione di uno sviluppo sano del tessuto economico locale e uno sviluppo della finanza d'impatto che favorisce l'economia della persona e tutela l'integrità del sistema anche con il contrasto di forme di usura e criminalità. A questi argomenti si aggiunge il valore estrinseco di quanto maturato da anni di attività che possono essere guida in una ambito finanziario di deregulation attiva come quello della individuazione di indicatori ESG di riferimento per il sistema bancario e creditizio al fine di valorizzare le nuove imprese secondo la road map indicata dall'Agenda2030.

Parliamo dei nuovi indicatori ESG, a chi sono utili e come devono essere implementati nei nuovi bilanci societari e nei bilanci delle banche?

Nell’ambito dell’attuale fase storica che mette un accento sempre più importante negli obiettivi sostenibili nell’impatto sociale delle misure finanziarie e quindi non solo nei meri dati bilancistici intesi come costi profitti, ma anche sui dati di bilancio come meta contabile oserei dire, relativi quindi all’ impatto sociale che le iniziative devono sviluppare, avranno un’importanza sempre maggiore. Attualmente in realtà sono obbligatori per alcuni soggetti e grandi società quotate anche banche e devo dire che sul fronte delle banche noi abbiamo come ente pubblico del microcredito oltre 50 banche convenzionate, tutti i nostri partner bancari che ci chiedono su questo un aiuto, siamo ben felici di aiutarli a dimostrare l’efficacia dell’impatto che ha l’azione di microcredito promossa dall’ente con le banche ai fini degli indicatori ESG e quindi non posso che parlarne bene è una rivoluzione cartesiana nella logica dei dati rilevanti ai fini di un bilancio che non possono essere più solo quelli dei costi e dei profitti ma dell’ impatto sociale, della sostenibilità e perché no della green economy che un grande operatore economico deve assicurare.

Passando dal macro al micro e quindi arrivando al microcredito. Come il microcredito può favorire la sostenibilità delle imprese. Può rientrare nel circuito di quello che è la circolarità e può essere veicolo degli indicatori ESG per l’impatto sull’economia e sul territorio?

Sicuramente il microcredito è una delle misure economiche maggiori a livello di efficacia su questo punto di vista perché, rapporto/impieghi di risorse economiche, risultati sia in termini di sostenibilità generale ma anche in termini proprio di autoimpiego piuttosto che di sviluppo di nuove attività imprenditoriali è incredibile. Il microcredito fino a un anno fa quotava 25000 euro ora siamo a 40/50 mila come limite di finanziamento e se riuscivamo ad avere circa 12 mila nuove imprese con 2.4 nuove risorse umane al lavoro, con 25000 euro sostanzialmente di finanziamento, ora sono 40 poi estendibili a 50 non abbiamo ancora i dati di quanto sarà l’auto employment di questo nuovo limite di finanziamento ma riteniamo che sarà superiore alle 3 risorse umane. Nulla genera un impatto sociale così significativo con così relativamente poche risorse impegnate, sia nell’azienda del G20 in cui il microcredito è stato citato come una delle misure a impatto sociale di maggiore efficacia, sia anche nella agenda 2030 l’obiettivo dello sdradicamento della povertà, il microcredito certamente è uno degli strumenti più efficaci e oserei dire anche che ci possiamo più permettere perché dobbiamo anche fare sempre un rapporto di costi/benefici rispetto all’impatto sociale delle misure.

Oltre l’agenda 20/30 per scendere nella dimensione italiana, il piano PNRR ci consiglia l’utilizzo di tutti gli strumenti finanziari tra cui il microcredito per operare e accogliere i fondi europei, come un ente pubblico può sostenere questi piani e che cosa potrebbe sviluppare?

Questa sarà un’opportunità incredibile per il nostro Paese e credo che il piano di resilienza in generale recovery fund siano un’opportunità veramente irripetibile. Non possiamo permetterci di sbagliarne la gestione perché sostanzialmente non avremo più occasione di avere accesso a quel tipo di risorse e soprattutto l’impatto anche per i nostri figli in tema di prospettica di passaggio generazionale dell’economia nazionale sarà enormemente influenzata da questi ricovery fund. Noi daremo tutto il supporto possibile al Governo, ai Ministeri e agli enti che ci chiederanno aiuto. È evidente che un ente di promozione economica e imprenditoriale, di miglioramento di impatto sociale e di ascensore sociale per i meritevoli come il nostro è un ente trasversale ai fini dell’utilizzo di questa risorsa. Penso ovviamente alla parte sulla sanità, penso alla parte sull’imprenditoria ma anche per le quote sulla green economy, tutte attività che certamente possono essere supportate dall’Ente Naziona le per il Microcredito in sinergia con le amministrazioni che ci chiederanno aiuto, ma ovviamente anche, con i privati che magari cercheremo di avviarli all’utilizzo di queste risorse facendo anche educazione finanziaria, capacity, building dal basso.

Avvocato, per un professionista come Lei che si occupa di impresa e di impresa all’estero, quanto vale il mercato estero per una piccola e media impresa italiana che vuole allargare il proprio mercato e come è possibile attraverso gli strumenti del microcredito operare per una azienda innovativa all’estero?

Sicuramente nel nostro mercato il sistema delle piccole e medie imprese è la grande ossatura di grandi imprese in Italia, aggiungo tristemente, ormai ben poche ne sono rimaste e quelle poche neanche sono italiane, comunque in un mercato globalizzato la sostenibilità del sistema Paese si basa sulle piccole medie imprese. Noi ci occupiamo di microimprese che sono micro solo nella terminologia ma non nell’ importanza perché con i numeri che stiamo sviluppando parliamo di decine e decine di migliaia di posti di lavoro creati negli ultimi anni. E’ evidente che ai fini delle attività estere il microcredito ha il limite del suo importo (40/50 mila euro), sono tanti ma non tantissimi per una micro impresa ma possono fare la differenza. E’ evidente che ci sono delle spese eleggibili al microcredito altre meno, sicuramente le spese di sviluppo di business plan, di viaggi e quant’altro rientrano tra quelle possibili già da ora. Ci auguriamo che anche le micro imprese possono avere uno sviluppo sui mercati esteri ma certamente la predominanza sarà nel mercato interno italiano, perché necessariamente, aziende da 2/3 impiegati, possono anche avere attività estere, ma saranno più localizzate. Noi siamo ben felici di aiutare comunque chi ce lo chiede e abbiamo un ufficio che si occupa di finanziamenti e adesso stiamo anche sviluppando con F.A.S.I un’ipotesi di convenzione per poter aiutare con il sistema SACE SIMEST micro aziende che vogliono andare a investire all’estero. In questo caso la sinergia fra enti pubblici è vincente perché noi aiuteremo ad avere una finanza chiamiamola “di base”, il sistema SACE SIMEST aiuterà ad avere la finanza strutturata, la garanzia dei crediti, l’assicurazione e quant’altro… Quindi un ulteriore esempio virtuoso in cui la mano pubblica può aiutare i cittadini, ovviamente siamo un ente pubblico non economico quindi in modo assolutamente gratuito.

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