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Emma Evangelista

Le esigenze di sviluppo ed efficienza di una megalopoli come Roma non possono prescindere dalle necessità di accoglienza e sostegno ai più poveri affinché non siano solo un problema sociale ma possano diventare una risorsa per la città. Chi da sempre si occupa di cura, accoglienza, sostegno è il vicariato di Roma che con le sue diramazioni e il sostegno di Caritas e Parrocchie riesce, seppur con grande fatica, ad avere un metro di misura della situazione reale e ad intervenire, per quanto possibile, nel supporto alle persone in termini sia di supporto spirituale, che economico con la beneficienza, o anche con la formazione e l’avvio ad attività di impresa. Ne abbiamo parlato con Monsignor Gianpiero Palmieri.

Eccellenza parliamo della condizione dei cittadini romani, come stanno? E quali sono le nuove povertà che affliggono la capitale? La situazione della città di Roma e dei suoi abitanti ha ovviamente delle luci positive ma purtroppo anche tante situazioni critiche. Gli aspetto positivi sono che cittadini di Roma non hanno perso la loro voglia di darsi da fare, la loro capacità di iniziativa, la loro voglia di uscire di casa, di vivere la vita sociale. Dall’altra parte le situazioni critiche sono comunque molte perché dalla pandemia di Covid ne usciamo fortemente impoveriti, con una percentuale sempre più massiccia di persone che ricorrono ai centri Caritas o alle altre forme di aiuto previste dalla Chiesa e dallo Stato. La cosa più preoccupante è che a ricorrere a queste risorse sono soprattutto donne sole con minori. Tutto ciò rivela una situazione particolarmente faticosa, che riguarda da una parte situazioni croniche (la pandemia non ha fatto altro che mettere in risalto situazioni di povertà già conclamate) ma allo stesso evidenzia come si sia enormemente allargato il numero di persone che prima riuscivano almeno a rimanere in equilibrio e che dopo la pandemia non ci riescono più. Parliamo di quella che è la finanza etica, cosa vuol dire per CARITAS fare finanza etica? Quali sono i progetti che possano aiutare le persone e in particolare i romani? Quello che cerchiamo di fare, attraverso il mondo finanziario, è di poter reperire quelle risorse che servono a tanti nuclei familiari, a tante persone povere ad andare avanti. Mi riferisco soprattutto a due iniziative legate a Caritas. La prima è l’iniziativa del Fondo Gesù Divino Lavoratore nata per espressa volontà del Santo Padre e per cui lo stesso Papa ha emesso un milione di euro, a cui sono seguiti i cinquecentomila euro della Regione e i cinquecentomila euro del Comune. Caritas aveva la macchina organizzativa che le permetteva di raggiungere tutta una serie di famiglie o di soggetti particolarmente vulnerabili che per qualche motivo non venivano aiutati o non potevano ricorrere all’aiuto delle misure stanziate dal governo e di conseguenza avevano bisogno di un canale particolare. Il lavoro è stato meticoloso, supervisionato sia dalla Regione che dal Comune e sono state raggiunte quasi un migliaio di famiglie che altrimenti non avrebbero avuto nessun tipo di aiuto. Da questo punto di vista la solidarietà è stata grande, infatti sono stati tanti i centri di ascolto parrocchiali e centri Caritas che si sono trasformati in presidi territoriali di ascolto. Ciò significa che le persone sono state accolte e aiutate a verificare se avevano diritto a qualche misura del governo e in caso contrario avvicinate alla procedura per poter accedere ai fondi di Gesù Divino Lavoratore. L’altra forma d’aiuto, che esiste già da tanti anni, è la fondazione Salus Populi Romani una fondazione che combatte contro il fenomeno dell’usura intervenendo lì dove ci sono dei soggetti a rischio. Vorrei inoltre sottolineare la collaborazione con l’Ente Nazionale per il Microcredito. Con quest’ultima vi è infatti convenzione e, per il momento, c’è una persona che ha seguito il corso per diventare tutor e che da metà settembre è già operativa. Ovviamente è una forma di collaborazione che vorremmo incrementare, allargare e che sicuramente farà del bene alla città di Roma. Parliamo di quella che è la situazione psicologica delle persone che chiedono aiuto e si rivolgono sempre più numerose alla CARITAS, e alla CARITAS ROMANA in particolare visto che Roma è una delle città più grandi e con più bisogno di aiuto? Che cosa significa oggi fermarsi a riflettere sulle nuove povertà e praticare quell’ecologia del cuore, che il Santo Padre ci ha ampliamente spiegato? Sicuramente ecologia del cuore significa liberare il cuore da un atteggiamento negativo come quello dell’indifferenza. A Papa Francesco piacciono molto alcune espressioni che sono fortemente comunicative, come quando parla, ad esempio, di globalizzazione dell’indifferenza cioè quando l’indifferenza, come atteggiamento, assume connotati planetari e quindi diventa “dimenticanza” delle situazioni più critiche del pianeta. Per quanto riguarda lo stato psicologico, l’atteggiamento di chi è costretto a ricorrere all’aiuto delle strutture ecclesiali, o anche non ecclesiali, deputate a intervenire nelle situazioni più critiche, denota sicuramente una grande fatica. Purtroppo ci accorgiamo che sono sempre più le persone che hanno bisogno di aiuto. A Roma circa settemila persone, che prima di ora non ne avevano avuto bisogno, sono dovute ricorrere a questi aiuti. Quindi pensate anche alla percezione della solitudine di queste persone che si rendono conto di non avere più nessun’altra risorsa all’interno del proprio gruppo familiare o del proprio gruppo di amici, di non poter più contare su nessuno e quindi la decisione di rivolgersi alla Caritas e alle altre realtà che si occupano di carità. È un’esperienza dal punto di vista psicologico che mette a dura prova le persone. Immaginate se a chiedere aiuto è una donna sola con dei bambini, è chiaro che una mamma è pronta a tutto per i propri figli, però a quale prezzo psicologico è costretta a farlo? Allo stesso tempo, c’è da dire, che tutte le azioni messe in atto dalle diverse organizzazioni servono proprio a cercare di attutire il più possibile il disagio psicologico. Per esempio già da anni Caritas Roma, e non solo, cerca di aiutare queste famiglie con fondi che non siano il semplice pacco alimentare ma ad esempio con la donazione di bonus, messi a disposizioni da diversi enti, per l’acquisto nei supermercati o tramite la creazione di empori della solidarietà che sono, almeno nell’aspetto, a tutti gli effetti dei supermercati ma accessibili soltanto a soggetti particolarmente vulnerabili. Presso tali supermercati, inoltre le persone possono scegliere il bene di cui hanno bisogno e non prendere un pacco dove ci si deve accontentare di quello che c’è dentro. Infine immagine quanto sia importante per una mamma poter portare i suoi figli in uno di questi empori, in modo da non creare nessun disagio psicologico ai propri bambini. I giovani e la Capitale, com’è il tessuto sociale giovane e che cosa vogliono e possono fare i giovani per sostenere questo sistema che avete creato? In questa fase i giovani sono in una situazione di particolare vulnerabilità. Ci sono tanti giovani che vivono una situazione di disagio e, quello che mi arriva dalle parrocchie, è un disagio giovanile pervasivo, molto diffuso (non è un mistero che ci sono tanti psicoterapeuti che cercano di sostenere il disagio giovanile). Qualche tempo fa un parroco mi diceva che sono cambiate le famiglie che vengono in parrocchia, queste non chiedono più solo il cammino di preparazione alla cresima per i loro figli per preadolescenti, chiedono l’oratorio, il gruppo scout, un luogo dove i ragazzi possano stare e che possa far loro bene dal punto di vista educativo, anche di educazione alla fede, chiedono quindi qualcosa in più per i propri ragazzi. Poi ci sono ragazzi che si recano in parrocchia per trovare i loro spazi, ad esempio nel periodo del covid, quando c’era il problema della DAD e purtroppo la casa era troppo piccola e ci si ritrovava in quattro davanti ad un solo computer, non era insolito che dei ragazzi chiedessero gli spazi parrocchiali per poter stare un po’ più liberi e magari potersi ritrovare tra di loro. Quindi, da un certo punto di vista, i ragazzi in questo momento hanno bisogno di tanta vicinanza, di tanta prossimità. Detto questo, sono tanti ugualmente ragazzi che proprio nel periodo del covid si sono buttati con generosità nel volontariato a tutti i livelli e che quindi hanno mostrato tutta la creatività di cui sono capaci. Ovviamente questa realtà di generosità, di volontariato va sostenuta, incoraggiata e promossa soprattutto dalle istituzioni. Immaginiamo quello che può fare la scuola con l’alternanza scuola lavoro o con forme di educazione al volontariato che sono ancora troppo poco diffuse nelle scuole superiori romane. Bisognerebbe promuovere tali attività e saper canalizzare le energie giovanili che sono in tanti casi generose, spontanee e coraggiose. Guardando a una platea molto particolare, quella dei Migranti, Roma è una città che accoglie o è una città che Roma è una città altalenante, ci sono degli spazi di accoglienza molto belli, dove vengono favoriti anche i processi di integrazione. Penso ad alcune realtà del mondo della scuola, ad alcune realtà parrocchiali o dell’associazionismo le quali fanno davvero un buon lavoro che favorisce l’immigrazione. Allo stesso tempo, ben sappiamo, che quanto più ci sono azioni di povertà, tanto più ci possono essere guerre tra poveri. Inoltre, uno dei motivi per cui Roma vive una situazione difficile, è anche perché c’è un tema forte che è quello della criminalità organizzata, al quale si aggiunge la divisione etnica. Tutto ciò non favorisce i processi di integrazione, perché tende a far attribuire delle etichette alle persone a seconda del Paese da cui vengono. Per tali ragioni, io direi, che da questo punto di vista, Roma ha tante capacità, tante potenzialità che possono essere sviluppate. Nel settore di Roma di cui mi occupo, il settore Est, c’è la zona di Torpignattara dove il 50% degli abitanti non è italiana e non è zona più pericolosa di altre, anzi direi che è tranquilla. I processi di integrazione, non sono facili, ma in questo quartiere ci sono tante iniziative da questo punto di vista. Una realtà molto bella, che abbiamo cercato di coltivare in quest’anno passato, in alcune zone di Roma è la conoscenza delle comunità islamiche che si radunano nelle tante mosche informali e nella stragrande maggioranza di esse la comunità che si riunisce è tranquilla, è bello poter collaborare e dialogare con loro. Abbiamo scoperto che il contatto tra donne è quello migliore perché crea sicuramente un’intesa, un contatto, una sinergia positiva. Che cosa le hanno raccontato del corso per diventare Tutor? Com’è il Microcredito? Giustino Trincia, il nuovo direttore di Caritas, mi ha comunicato che la collaboratrice che ha seguito il corso per diventare Tutor di Microcredito era molto contenta, quindi Grazie per questa formazione respinge?

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