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Emanuela Greco

Abstract

Il Nobel per l’economia 2021 è stato assegnato a David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens, per gli studi sulle relazioni causa-effetto che interagiscono nel sistema complesso che si instaura tra migrazione, salario e istruzione. In questo articolo cercheremo di delineare quali siano stati gli studi alla base dei processi che hanno portato alle conclusioni del lavoro che vede la relazione tra gli esperimenti naturali condotti dai tre economisti alla integrazioni dei migranti nei luoghi di lavoro. In ultimo verrà proposta una riflessione in merito alle possibilità che lo strumento microfinanziario offre nell’integrazione dei soggetti immigrati come, d’altronde, auspicato nei pilastri dell’Agenda2030, seguendo anche la linea d’intervento tracciata dall’ENM.

Key Words:

immigrazione / Lavoro /

Causa-effetto / Nobel /

Microcredito / Salario minimo

1.Gli effetti dell’immigrazione sull’occupazione

1.1 Migrazione, salario e istruzione

Il premio Nobel 2021 per le Scienze economiche è stato assegnato a tre scienziati: David Card lo ha ricevuto per “i suoi contributi empirici all’economia del lavoro” congiuntamente, è stato assegnato a Joshua D. Angrist e Guido W. Imbens per “i loro contributi metodologici all’analisi delle relazioni causali”. Il percorso di formazione ed educazione dei tre si completa negli Stati Uniti, rispettivamente alla University of California (Card), Massachusset Institute of Technologies (Angrist), e Stanford (Imbens). La motivazione spiegata sul sito del prestigioso Nobel Prize riporta che l’assegnazione è avvenuta perché, attraverso il loro studio, gli economisti “hanno fornito nuove informazioni sul mercato del lavoro e hanno mostrato quali conclusioni causa ed effetto si possono trarre dagli esperimenti naturali. Il loro approccio si è diffuso in altri campi e ha rivoluzionato la ricerca empirica.”1 I Nobel hanno smontato la credenza secondo cui il salario minimo rischia di colpire l’occupazione soprattutto in presenza di migranti. L’idea, contrastata dalla ricerca ha infatti determinato che l’afflusso di immigrati non fa crollare gli stipendi dei nativi a bassa specializzazione, anzi mantiene vivo il tessuto economico locale integrando nativi e immigrati nei lavori utili.2 La commissione, ha voluto premiare soprattutto il lavoro svolto dagli studiosi sul metodo d’indagine basato sulla osservazione sociologica delle interazioni in ambiente naturale. Infatti, a differenza di altre discipline, la scienza Econometrica, utilizzata per le previsioni in ambito economico, risulta essere difficile da interpretare attraverso le scienze sociali e in particolar modo per quanto riguarda la macro-economia di un Sistema Paese, rispondere ai problemi occupazionali legati ai salari e alla educazione finanziaria dei soggetti, non avendo a disposizione dati sperimentali, che permettono di stabilire con certezza l’impatto economico dell’immigrazione su una società, risultava alquanto irreale, ma come dimostrato dalla ricerca possibile se non addirittura prospettabile come analisi ripetibile e veritiera. Come riportato dal quotidiano Repubblica, la vera innovazione introdotta dalla ricerca premiata è l’assioma: “occorre avere il coraggio di andare sul terreno a sperimentare soluzioni innovative”.3

L’attenzione del lavoro di David Card, così come sviluppato da Angrist e Imbens, è aver intuito che nella realtà possono già esistere delle situazioni in cui gruppi umani estremamente omogenei differiscono solo per uno o più aspetti facilmente isolabili. Da questo discende che l’immigrazione, come unico fattore di differenza sociale, non pregiudica l’occupazione a pari compenso salariale, ancorché in un ambiente a bassa scolarizzazione.

1.1.1 David Card, Guido W. Imbens, Joshua D. Angrist, le ricerche che hanno portato alla definizione della teoria economica

David Card è un Professore della Berkeley University, e, attualmente, ricopre l’incarico direttore del programma di studi sul lavoro presso il National Bureau of Economic Research.

Le sue ricerche riguardano l’immigrazione, i salari, l’istruzione e le differenze legate al genere e all’etnia nel mercato del lavoro. Card ha analizzato gli effetti di salari minimi, immigrazione e istruzione sul mercato del lavoro, sfidando il pensiero comune con metodi di analisi alternativi.

La ricerca effettuata da Card, su cui si basa il successivo lavoro per il Nobel, riguarda l’esodo dei ‘Marielitos’ che nel 1980 fece sbarcare in pochi mesi 125.000 cubani in Florida aumentando del 7% la forza-lavoro disponibile nello stato dell’unione americana.

I risultati dell’indagine scientifica dimostrarono l’impatto “nullo” dei nuovi lavoratori impiegati in Florida sugli stipendi degli occupati. Allo stesso modo non vennero registrati effetti negativi o, per essere ancor più chiari, un aumento della disoccupazione dei residenti. Questo ha portato Card a determinare che “il salario minimo non è correlato a un calo dell’occupazione” e che “i lavoratori nativi possono persino guadagnare dall’immigrazione”. 4 In particolare la ricerca ha dimostrato che l’aumento del salario minimo non comporta necessariamente ad una diminuzione dei posti di lavoro. In uno dei suoi studi, Card, paragona dei lavoratori dei fast food americani negli stati confinanti. In un caso particolare, dove un esercizio aveva appena introdotto un forte aumento del salario minimo, si potè studiare la relazione tra la retribuzione e l’occupazione, giungendo appunto alla conclusione che l’incremento della retribuzione non aveva avuto grandi effetti sull’occupazione.5

Card è stato co-editore di diversi volumi relativi alla scienza Econometrica dal 1991 al 1995 e co- editore dell’American Economic Review dal 2002 al 2005. Nel suo paper “Immigration Economics: A Review” scritto con Giovanni Peri, è un lavoro degno di nota, anche se controverso nella lettura dei modelli economici che fanno riferimento a George Boras, relativo alle correlazioni tra occupazione di nativi e migranti che vengono affrontate con un punto di vista non inclusivo, seppur non politico, sicuramente pregiudizievole nei confronti della visione globale dei flussi migratori.

Joshua Angrist e Guido Imbens

hanno “dimostrato come dagli studi sul campo si possono trarre conclusioni precise su causa ed effetto”.6

Joshua D. Angrist, di origini israelo-americane insegna al Massachusetts Institute of Technology. Gran parte del lavoro dell’economista statunitense si è concentrato sul sistema educativo israeliano e sulle dinamiche di ruolo all’interno di un sistema chiuso. È tra i primi al mondo nella esposizione delle teorie riguardanti l’economia del lavoro e ha studiato i programmi sociali integrati al mercato del lavoro, gli effetti dell’immigrazione, la regolamentazione, le istituzioni e i metodi econometrici per la valutazione dei programmi e delle politiche occupazionali.7

Anche Guido W. Imbens è di origini miste: è, infatti, olandese-americano e il suo principale campo di studi è l’econometria. Durante il suo primo anno di insegnamento all’università di Harvard conobbe Angrist. Di quell’incontro ricorda particolari e impressioni che ha raccontato così:“We were talking about ideas and thinking about open questions and it’s just kind of amazing to think that that work just very directly … it’s essentially where we figured out the main ideas that are the basis for this prize”. All’epoca, entrambi erano assistenti professori ad Harvard (Angrist è ora economista al MIT) e il loro incontro diede vita a un’intesa che li portò a collaborare fino al Nobel. Nella sua carriera, Imbens ha condotto un lavoro influente per aiutare ad affrontare i limiti degli esperimenti del mondo reale degli scienziati sociali, migliorando notevolmente la capacità dei ricercatori di valutare gli effetti degli interventi sia sul campo che sulla elaborazione dei dati sperimentali. Il suo lavoro viene utilizzato per analizzare complesse questioni di ricerca come l’efficacia di un nuovo farmaco su un paziente o l’impatto di una nuova regolamentazione sull’attività economica.8

La sua ricerca si concentra sullo sviluppo di metodi per trarre inferenze causali negli studi osservazionali, utilizzando modelli di corrispondenza, variabili strumentali e discontinuità di regressione.9 i due scienziati hanno unito le forze per produrre una ricerca che si basasse sul metodo di osservazione diretto di esperimenti naturali, ossia, valutando situazioni del mondo reale in cui il caso e la casualità si verificano naturalmente senza interventi o induzioni dirette, al contrario di condizioni controllate, in cui le dinamiche sono vincolate all’esercizio di azione che possano modificare le cause-effetto e che risultano, nella maggior parte dei casi, costose, lunghe e in alcuni casi non etiche.

  1. Nobel, Microcredito e migrazione

Il microcredito è uno strumento della lotta alla povertà e all’esclusione sociale e finanziaria che spesso si affianca alle questioni migratorie. Nel 1972 Muhammad Yunus, un giovane professore di economia che aveva da poco completato il proprio programma di Ph.D. presso la Vanderbilt University negli Stati Uniti, tornò nel suo Paese natale, il Bangladesh, accettando la posizione di professore associato alla Chittagong University e ricoprendo, inoltre, l’incarico di direttore presso il dipartimento di economia.10

La terribile carestia che colpì il Paese nel 1974 lo segnò profondamente e decise di fare uno studio che lo portò alla determinazione dell’idea di microcredito che venne poi riconosciuta dalla comunità internazionale che gli tributò per questo il premio Nobel per la pace nel 2006.

Oggi il problema si sposta da quella che era la necessità di ricostruire l’economia di un territorio segnato da una carestia, dalla povertà assoluta, dai problemi di sopravvivenza; a quella che è la necessità di costruire un’economia integrata di un nuovo mondo globalizzato che deve fare i conti anche con i flussi migratori e con le professionalità e la mano d’opera, che necessariamente devono essere integrati nel tessuto economico locale anche in nazioni diverse. Il focus della microfinanza è, e resta, quello della dignità offerta dal lavoro. Con l’auto impiego, attraverso il microcredito, si arriva all’autodeterminazione personale in forma di riscatto sociale ed economico che passa da un progetto d’impresa. Nell’elaborazione di questo processo l’Ente Nazionale per il Microcredito ha modellato e ingegnerizzato degli strumenti operativi che permettono l’integrazione dei migranti regolari attraverso sistemi di formazione ed educazione finanziaria finalizzati al prestito bancario per l’avvio di un’attività d’impresa. L’auspicio è quello che prima o poi l’accademia svedese del Nobel possa valutare un premio per questi nuovi modelli economici.

NOTE

1 https://bit.ly/3yufhPm

2 https://bit.ly/3ma6OMh

3 https://bit.ly/3qjUH0L

4 https://bit.ly/3yufhPm

5 https://www.ilsole24ore.com/art/il-nobel-all-economia-2021-david-card-joshua-d-angrist-e-guido-w-imbens-AE4lg3o?refresh_ce=1

6 https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2021/10/11/il-nobel-economia-a-card-angrist-e-imbens_57125470-5af2-4a4a-877c-5f3726655ad2.html

7 https://www.timesofisrael.com/maimonides-in-the-classroom-the-research-that-led-angrist-to-the-nobel/

8 https://news.stanford.edu/2021/10/11/guido-imbens-wins-nobel-economic-sciences/

9 https://www.lastampa.it/esteri/2021/10/11/news/card-angrist-e-imbens-i-tre-vincitori-del-nobel-per-l-economia-1.40798858/

10 https://www.grameenitalia.it/la-fondazione/il-prof-m-yunus-e-la-nascita-della-grameen-bank/

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