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Intervista
Al Ministro Dell’Interno Luciana Lamorgese

Emma Evangelista

Raccontare la gestione della sicurezza interna passa attraverso il nodo cruciale del management dei flussi migratori, del contrasto alla criminalità che muove uomini e mezzi illegalmente, che sfrutta il capitale umano e che non riconosce all’individuo le libertà naturali e individuali. Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ad un anno dal convegno promosso dall’Ente Nazionale per il Microcredito sui migranti e l’accoglienza, fa il punto della situazione e torna a parlare di integrazione gestibile attraverso processi di formazione e inclusione al lavoro per i migranti regolari. La determinazione del Paese nel farsi carico delle proprie responsabilità nei confronti dell’Europa si confronta anche con la necessità di individuare partner comunitari con cui sostenere le attività di supporto dei flussi, da un lato, e nella possibilità reale di accoglienza, dall’altro, determinata dalla capacità di sviluppo economico italiano e dalla possibilità di sostenere formazione e auto impresa anche nei Paesi d’origine. Tra le progettualità europee e le necessità umanitarie, le prefetture diventano il punto nodale di una rete sempre più complessa ed efficiente a disposizione dello Stato

e dei cittadini.

Il premio Nobel per l’economia 2021 è stato consegnato a tre personalità che si sono occupate della correlazione tra istruzione, povertà e migrazione e in una relazione di causa-effetto hanno suggerito che vi sia la possibilità di integrare, a parità di salario, la forza lavoro di migranti e locali. In questo quadro come l’Italia sta affrontando il problema dell’integrazione dei migranti?

L’andamento dei flussi migratori, caratterizzati da decine di milioni di persone in movimento in cerca di una vita migliore, ci impone di fornire risposte concrete a questioni molto complesse, spesso strumentalizzate dalla propaganda.

Per combattere l’immigrazione irregolare, e le organizzazioni criminali che la sfruttano, dobbiamo incentivare i flussi regolari, attivando canali d’ingresso definiti anche in base al merito e alle capacità professionali dei singoli. Solo in questo modo sarà possibile rafforzare quei percorsi di formazione e di integrazione finalizzati a una effettiva parificazione dei diritti per tutti i lavoratori, a prescindere dalla loro nazionalità. Non a caso uno dei tre vincitori del Premio Nobel per l’Economia nel 2021 è il professor David Card che ha dedicato le sue analisi principalmente agli effetti del salario minimo, dell’immigrazione e dell’istruzione sul mercato del lavoro.

Solidarietà e responsabilità nella redistribuzione di flussi migratori L’Europa baluardo dei diritti e dei finanziamenti ma anche promotrice di azioni non sempre egualitarie nei confronti degli stati membri che devono necessariamente sottoscrivere accordi bilaterali per evitare nuove tragedie. Con quali Paesi stringere partenariati per affrontare i flussi migratori irregolari e prevenire le ‘partenze’ specie in ambito marittimo?

In Europa siamo entrati in una fase cruciale in cui la dinamica di continua contrapposizione tra i Paesi mediterranei, più esposti ai flussi via mare, e i Paesi del Nord, spesso individuati come meta finale da molti migranti, sta dimostrando tutta la sua irrisolutezza. Fino ad oggi la solidarietà nella ridistribuzione dei migranti non è stata condivisa, se non a tratti, e principalmente solo da alcuni Paesi fondatori della Ue; e tutto questo dimostra come sia necessario un approccio diverso per fornire risposte adeguate a un fenomeno strutturale che non si esaurirà certo nei prossimi anni. E in questa direzione, è estremamente positivo che all’ultimo Consiglio Europeo i capi di Stato e di Governo abbiano trovato finalmente un’intesa sulla necessità di accelerare i piani di azione e di sostegno per i Paesi di origine e di transito dei migranti, sbloccando senza ulteriori indugi tutti i finanziamenti previsti. In altre parole, l’Unione europea deve dare seguito agli impegni assunti per i partenariati strategici con i Paesi di origine e di transito dei flussi, come la Libia e la Tunisia.

Un anno fa al convegno “Promuovere e integrare”* dichiarò che il fenomeno migratorio, seppur complesso, non è emergenziale e che bisogna rivolgere una particolare attenzione al sostegno e all’integrazione delle seconde generazioni. Oggi cosa è cambiato e cosa è migliorato in termini di assistenza da parte del Ministero dell’Interno?

Purtroppo l’emergenza Covid-19 continua a sconvolgere tutti i paradigmi di riferimento con i quali eravamo abituati a confrontarci anche nel campo della prima accoglienza dei migranti. Basti pensare allo sforzo notevolissimo che il Ministero dell’Interno ha dovuto affrontare in termini di gestione delle navi traghetto appositamente noleggiate per consentire la quarantena dei migranti. Anche la prima campagna vaccinale per gli immigrati, che è partita da alcuni mesi sull’isola di Lampedusa, ha comportato uno sforzo organizzativo non indifferente. Il mio auspicio è che si possa tornare quanto prima a una normalità che ci consenta di concentrare gli sforzi sul segmento più costruttivo dell’accoglienza: quello, appunto, che mette al primo posto la formazione e l’integrazione.

Caporalato e sfruttamento: due piaghe per il Sistema Paese. Come il ministero sta implementando le politiche di controllo e repressione dei fenomeni legati al lavoro irregolare?

La piaga del caporalato in agricoltura merita un’attenzione costante perché sono ancora troppi gli episodi di sfruttamento scoperti nelle nostre campagne grazie all’azione della magistratura e delle forze di polizia. Per questo, a fine ottobre, insieme ai ministri Orlando e Patuanelli abbiamo presentato la Consulta sul caporalato affidata alla guida dell’ex Ministro dell’Interno e del Lavoro Roberto Maroni. Questo organismo potrà agevolare un raccordo virtuoso tra le amministrazioni centrali e quelle del territorio e in particolare con i comuni e le prefetture per affrontare con un approccio organico tutti gli aspetti legati alla sicurezza e, più in generale, per l’attuazione delle misure previste nel Piano triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura.

Integrazione e sostegno: il Ministero dell’Interno sostiene le politiche del lavoro anche attraverso il microcredito e il progetto pilota della prefettura di Roma con lo sportello per la profilazione e il tutoraggio verso l’impresa per i migranti regolari. Cosa ne pensa?

La Prefettura di Roma, in partenariato con l’Ente Nazionale per il Microcredito, ha avviato un’interessante sperimentazione attraverso il progetto S.I.M.P.I.L. (Sportelli Informativi Microcredito e Percorsi Imprenditoriali per la Legalità) con l’obiettivo di rafforzare, da una parte, il suo ruolo come soggetto promotore di interventi a sostegno dell’inclusione sociale e finanziaria dei migranti e, dall’altra, di contribuire con il supporto strategico dell’Ente Nazionale per il Microcredito a sviluppare quel tessuto economico e sociale per renderlo più accessibile ai migranti regolarmente soggiornanti sul territorio provinciale.

La finalità è quella di assicurare l’integrazione socio-economica dei migranti in piena coerenza con gli obiettivi del programma FAMI.

Il progetto SIMPIL che nasce nell’alveo del Fondo Europeo per Asilo e Immigrazione (FAMI) potrebbe diventare organico ed essere replicato sul territorio nazionale addirittura ampliando le possibilità per diventare uno sportello di Prefettura multifunzionale aperto ai soggetti fragili per combattere anche le situazioni di usura e microcriminalità favorendo, attraverso i prodotti microfinanziari, un prestito che potremmo definire di legalità?

Il nostro obiettivo è proprio quello di estendere tale modello a tutto il territorio nazionale, creando un coordinamento stabile tra le amministrazioni coinvolte. Inoltre, alcune linee di attività del progetto SIMPIL potrebbero essere estese e sperimentate anche su altre tipologie di utenti e destinatari che, parimenti, vivono gravi situazioni di disagio e vulnerabilità socio-economica al fine di garantire loro servizi informativi e di orientamento verso gli strumenti per l’autoimpiego e a supporto della loro autoimprenditorialità e, al contempo, per affermare una cultura della legalità legata all’accesso al credito.

Certo l’attuazione di tale iniziativa non può poggiarsi unicamente sul Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2021-2027, ma potrebbe essere supportata dai diversi strumenti messi a disposizione dalla futura programmazione 2021- 2027 e più in generale dal nuovo quadro del Next Generation EU di cui il PNRR è uno dei tanti strumenti.

A ciò si aggiunga, che sempre a valere sul FAMI il Ministero dell’Interno ha attivato un canale di finanziamento rivolto alle Prefetture espressamente destinato all’attuazione di progetti volti a potenziare il sistema di governance dell’immigrazione a livello provinciale e migliorare i loro livelli di programmazione, gestione ed erogazione dei servizi pubblici ed amministrativi rivolti ai cittadini di Paesi terzi regolarmente presenti nei territori di riferimento.

Rimpatri volontari assistiti, una necessità che potrebbe trovare nella formazione all’impresa attraverso il microcredito una chiave di volta per il sostegno dei migranti nei Paesi di provenienza. Quanto potrebbe essere utile investire in questo tipo di attività e quali sono le aree di interesse e provenienza che potrebbero far partire questa ambiziosa sperimentazione?

I progetti di rimpatrio volontario assistito (Rva) promossi dal Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno hanno come obiettivo quello di assistere in maniera organizzata i migranti che non volendo o non potendo più restare sul territorio italiano, intendono, su base volontaria, fare rientro nel proprio Paese di origine, realizzando un percorso di inserimento socio-economico, supportato da servizi di accompagnamento mirati.

In sintesi, il rimpatrio volontario assistito rappresenta un’opportunità che viene offerta ai migranti tenendo conto delle loro esigenze e prospettive. La previsione di forme di assistenza dei migranti nei Paesi di origine è un elemento importante dei relativi progetti. In tale ottica, eventuali iniziative del microcredito in questo settore potrebbero garantire la sostenibilità delle misure di rientro. Le stesse dovrebbero coordinarsi non solo con i progetti di rimpatrio volontario promossi dal ministero dell’Interno ma anche con quelli attivati in ambito di cooperazione internazionale dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

In particolare, il beneficiario di un progetto di Rva può decidere di investire il sussidio di reintegrazione nell’avvio di un’attività economica, nella sistemazione alloggiativa, nell’educazione e nella formazione professionale, nell’inserimento lavorativo, nell’assistenza medica e nell’acquisto di beni di prima necessità. L’assistenza nel Paese di origine prevede l’orientamento necessario all’attuazione del progetto di reintegrazione (Pir) e la sua eventuale revisione, qualora per sopravvenute esigenze, il migrante chieda di modificare il piano concordato in Italia prima della partenza. Durante tutta la fase di attuazione del PIR, inoltre, viene garantito un monitoraggio costante del percorso del migrante, sia rispetto al reinserimento nel ritrovato contesto di origine, sia rispetto al raggiungimento degli obiettivi previsti.

* (https://www.interno.gov.it/it/notizie/migranti-lamorgese-fenomeno-epocale-non-ammette-semplificazioni)

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