Microcredito per combattere la violenza sulle donne: una battaglia urgente per la giustizia e l’uguaglianza Interventi e opinioni del Convegno Microcredito di Libertà

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Microcredito per combattere la violenza sulle donne: una battaglia urgente per la giustizia e l’uguaglianza

Interventi e opinioni del Convegno Microcredito di Libertà

Elisa Pandolfi

La violenza sulle donne rappresenta un problema persistente e urgente nella nostra società. Ogni giorno, in tutto il mondo, le donne subiscono abusi fisici, psicologici, sessuali ed economici, con conseguenze devastanti per la loro vita. Nonostante i progressi compiuti negli ultimi decenni, il fenomeno continua a minacciare la sicurezza e la dignità delle donne in tutto il mondo. Dall’urgenza di porre fine a questa forma di violenza, evidenziando le sfide ancora da affrontare e l’importanza di un impegno collettivo per garantire un futuro libero dalla violenza di genere, nasce il Microcredito di Libertà, un progetto che ha preso vita, grazie al Ministero delle Pari Opportunità con la collaborazione dell’Ente Nazionale per il Microcredito, ABI, Federcasse e Caritas Italiana. Il progetto è stato presentato lo scorso giugno presso il Teatro dei Ginnasi a Roma, ed i lavori sono stati aperti dal Presidente dell’Ente Nazionale per il Microcredito, Mario Baccini, il quale ha messo l’accento sulla validità e l’efficacia del microcredito come uno degli strumenti più potenti dell’economia sociale di mercato nella lotta all’esclusione finanziaria.

Durante la manifestazione, sono intervenute alcune rappresentanti locali delle case rifugio e dei centri antiviolenza e donne che hanno raccontato le proprie storie personali sia di fuoriuscita da contesti violenti, sia storie di rinascita sociale e lavorativa. Sono intervenuti anche dei rappresentanti di alcuni istituti di credito, che hanno aderito al progetto, tra cui UniCredit, Fidimed, Cassa Centrale Banca, BCC Iccrea e UniGens. L’idea emersa dall’incontro è la necessità di agire con urgenza con un’azione collettiva per porre fine a questa ingiustizia e creare un futuro in cui tutte le donne possano emanciparsi dalla paura e dalla violenza.L’evento moderato dal capo progetto, Daniela Brancati, si è poi concluso con l’intervento della Ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità, Eugenia Roccella, che ha espresso soddisfazione nei confronti della misura del microcredito, ribadendo la costante presenza e l’instancabile impegno del Governo nel contrastare la violenza di genere.

Per spiegare e raccontare nel dettaglio gli interventi e le opinioni espresse nella giornata di incontro dedicata al Microcredito di Libertà, riportiamo alcuni estratti degli interventi. Ogni relatore sarà presentato e introdotto da Daniela Brancati, capo progetto, che sarà il leitmotiv di congiunzione di questo articolo. Attraverso le sue domande e le sue parole ricostruiremo la giornata.

Per poter visionare tutto l’evento basterà cliccare sul QrCode alla fine dell’articolo.

Daniela Brancati Capo Progetto Mdl

Vorrei come prima cosa ringraziare l’Ente Nazionale per il Microcredito che, nel caso specifico, è l’organizzatore di questa mattinata, vorrei ringraziare anche il Dipartimento delle Pari Opportunità che è il motore di tutta questa operazione e gli altri partner, Caritas, ABI Federcasse. Ringrazio anche tutti coloro che sono qui presenti. Sono venuti molti Cav da varie parti d’Italia e questo per noi è molto importante, perché vuol dire che già nei pochissimi primi mesi di questa iniziale attività è stato stabilito un legame con quelli che saranno poi i veri protagonisti di questa azione, vale a dire, i centri antiviolenza e le case rifugio. Noi siamo qui stamattina per ascoltare, io farò ai partner soltanto poche domande, per far capire e inquadrare un po’ l’argomento.

Presidente Baccini, perchè il microcredito si impegna in questa azione sociale?

Mario Baccini Presidente Ente Nazionale per il Microcredito

Vorrei fare un ringraziamento particolare alla Dottoressa Brancati che ha voluto anche in questa occasione sostenerci, coordinando questa iniziativa che ci viene affidata dal Ministero delle Pari Opportunità, della Ministra Roccella, con la quale già da diversi mesi abbiamo iniziato questa missione. Qui ci sono i CAV, ci sono le persone, il sistema bancario, la Caritas, e tutti i nostri partner. In questa occasione, ma non solo in questa occasione, il microcredito ha avuto un grande supporto dal sistema bancario, perché il microcredito come sapete è uno degli strumenti più potenti dell’economia sociale di mercato, che ha come obiettivo la soddisfazione dei bisogni della persona umana, in alternativa all’automatismo del mercato che invece ha come obiettivo il profitto. Noi siamo quelli dell’economia sociale e non abbiamo l’idea di demonizzare il mercato in quanto tale, perché quello è compito della politica, regolare la vita per evitare squilibri, sono due cose che viaggiano nello stesso settore. In questo momento, il microcredito nasce da un’intuizione delle Nazioni Unite e l’Italia è stato uno dei primi Paesi a raccogliere questo appello, proprio per soddisfare i bisogni delle persone considerate escluse dal credito, quindi i non bancabili, e per non bancabili si intende tutte quelle persone che non hanno garanzie reali e che quindi non riescono a realizzare la loro idea di impresa.

Daniela Brancati

Presidente, come fa una persona non bancabile in questo caso a ricevere un credito dalla banca?

Mario Baccini

Attraverso lo Stato, che interviene offrendo la garanzia pari all’80% dei rischi ma soprattutto offre una serie di servizi di accompagnamento gestiti dai nostri tutor, che sono operatori non finanziari il cui ruolo è quello di accompagnare il beneficiario, prima, durante, e dopo il finanziamento, fino a soddisfare il bisogno di realizzare l’impresa. Quindi c’è un processo abbastanza significativo e oggi siamo qui proprio per testimoniare, anche su questo progetto, la presenza dello strumento del microcredito per tutte quelle donne che hanno bisogno di un particolare progetto di assistenza.

Daniela Brancati

Riassumendo, il fondo copre l’80% della parte relativa all’imprenditorialità, mentre la parte sociale è coperta al 100% e questa è un’ottima notizia. Un credito a tasso zero dato a persone in difficoltà momentanea, con l’impegno della donna a restituire, ma con la tranquillità di sapere che se per una drammatica difficoltà interiore non riesce a restituire, lo Stato si fa garante.

Daniela Brancati

Le donne che sono state iscritte nel registro dei protestati hanno la possibilità in questo caso di prendere credito? Perché la violenza economica consiste anche nel fatto che spesso i mariti e i compagni violenti inducono queste donne a firmare documenti che poi le faranno trovare nei guai.

Raffaele Rinaldi ABI

Il microcredito di libertà è uno strumento che è stato ideato, pensato e messo a punto, proprio per rispondere a questa esigenza, ossia per persone e donne che sono vittime di situazioni di sopraffazione economica e che hanno bisogno di un’opportunità per uscire da questa situazione e trovare magari soluzioni di emancipazione economica e sociale. Lo strumento non è solo uno strumento di credito, ma è un servizio strutturato che accompagna senza soluzioni di continuità la donna: dalla fase di identificazione di quelle che sono le sue esigenze finanziarie, fino alla domanda di credito. Inoltre, il microcredito di libertà accompagna anche la donna nella fase di utilizzo e gestione delle risorse ottenute, fino alla fase del rimborso. Chiaramente i servizi che vengono offerti sono servizi personalizzati e specializzati in relazione al tipo di bisogno finanziario da soddisfare. Il microcredito di libertà si presta a soddisfare esigenze di finanziamento, di bisogni primari, e di consumo e qui siamo nell’ambito del cosiddetto microcredito sociale, oppure, esigenze di finanziamento di idee imprenditoriali.

Daniela Brancati

Alcune donne hanno il timore di essere sottoposte ad un esame nel momento in cui si iscrivono alla piattaforma per richiedere il finanziamento. È effettivamente così Don Marco? A quale esame devono sottostare le donne? Qual è la finalità per la quale Caritas ha accettato di essere partner?

Don Marco Pagniello Caritas Italiana

Comincio col rispondere alla seconda parte della domanda, perchè mi permette di dire ancora una volta qual è il nostro compito e la nostra parte in questo progetto. Noi siamo chiamati anche in questo progetto a farci compagni di viaggio, in questo caso, compagni di viaggio per delle donne vittime di violenza, donne che hanno già fatto un percorso di fuoriuscita da un sistema che le vede vittime e noi le aiutiamo accompagnandole verso una nuova fase della loro vita. Noi ci teniamo a fare la nostra parte, ovviamente insieme a tutti gli altri partner, e spero, non soltanto con quelli che oggi sono qui presenti, ma penso a tutte quelle realtà che sui territori, sono pronti a fare la propria parte per il bene di tutti. LE donne vengono accompagnate, non sono sottoposte a nessun esame, accompagnate verso una soluzione che sia buona per loro, una soluzione che può passare e passerà per il microcredito. Tante volte l’esperienza ci porta a dire che il microcredito non basta, abbiamo bisogno di accompagnare la donna anche con altri servizi perché credo che, la sfida più grande sia quella dell’inclusione nella comunità e quando parlo di comunità ovviamente non intendo comunità cristiana.

Daniela Brancati

Le prime domande di credito che abbiamo ricevuto, da quando abbiamo iniziato, sono quasi dello stesso numero delle richieste di formazione, perché una delle cose che offriamo è appunto la formazione all’educazione finanziaria e quella imprenditoriale. È molto interessante che queste donne sentano il bisogno, non solo di essere accompagnate, come diceva lei prima, ma anche di essere formate.

Don Marco Pagliello

Per noi l’accompagnamento è portare la donna, partendo dalla donna stessa, a scoprire quelli che sono i suoi bisogni, ma anche i suoi sogni, le sue risorse, così da poterli mettere in campo, per realizzare un nuovo progetto di vita. Caritas fa la sua parte insieme a tutti gli altri e non farà esami. Le procedure sono molto chiare e semplici, si tratta appunto di aiutare le donne a portare avanti il loro nuovo progetto di vita.

Daniela Brancati

Dottoressa Benedetti, Federcasse è un’associazione di natura molto diversa rispetto all’ABI..

Claudia Benedetti Federcasse

Si, abbiamo un denominatore comune che è quello di rappresentare le banche di credito cooperativo, però sono sicuramente delle banche particolari, infatti non a caso all’origine c’era già un legame che veniva dai territori, perchè una delle caratteristiche delle BCC, delle Casse Rurali, Banche di Credito Cooperativo, Raiffeisen come le chiamano in Alto Adige, è quello di appartenere profondamente ai territori. Questo ovviamente crea delle relazioni, quindi Federcasse è l’associazione nazionale che ha con piacere aderito a questo percorso, proprio perché il tema del denaro, non solo rispetto alle donne è sempre suonato un pochino strano, ma anche perchè alcune indagini dicono che ancora abbiamo un 37% di donne che non ha un proprio conto corrente. Dentro il tema della violenza, ci sono due termini fondamentali, due humus, uno è sicuramente la solitudine e l’altro è la sudditanza. Nel percorso di liberazione dalla sudditanza l’elemento dell’indipendenza economica ha quindi una valenza particolare. Dentro la logica del microcredito c’è proprio questo concetto. Il microcredito oltre ad offrire un credito, offre anche assistenza. Gioca in questo senso un ruolo fondamentale la fiducia; ti do un credito quindi scommetto su di te, e tu in primis scommetti su di te. La donna non è sola, perché in quella rete di volontà, di conoscenza, di apprendere, c’è un accompagnamento, che è proprio previsto nelle logiche del microcredito.

Raffaele Rinaldi

L’obiettivo del microcredito di libertà è quello di prestare un servizio utile alle donne, estendere una rete di protezione nei casi in cui la donna dovesse effettivamente avere bisogno dello strumento. In questo specifico prodotto, tutti noi collaboriamo al massimo per fornire un servizio utile.

Daniela Brancati

Una donna in difficoiltà come sceglie la banca? E una volta scelta, cosa le chiede la banca?

Raffaele Rinaldi

Permesso che c’è un elenco di banche che hanno aderito all’iniziativa e sono esposte nei siti internet dell’Ente Nazionale per il Microcredito piuttosto che dell’ABI. Ciascuna banca chiaramente ha delle sue procedure e quindi potrà chiedere informazioni diverse. Resta il fatto che, comunque è chiaro che, la banca non fa una valutazione di merito tradizionale per questo tipo di prodotto, anche perché come veniva ricordato, c’è la parte del fondo di garanzia per il microcredito di libertà che copre al 100% le operazioni di microcredito sociale, inoltre c’è il fondo di garanzia per le piccole e medie imprese che garantisce fino al 80% per il microcredito di impresa. È chiaro che ci vuole comunque una valutazione di merito di credito, perchè questo è previsto dalle regole bancarie, ma è una valutazione che tiene conto della particolare situazione della donna e delle caratteristiche del prodotto. Noi ci siamo dati come obiettivo quello di creare un prodotto bancario che avesse finalità prettamente sociali nell’ambito delle regole di mercato. Questo ha portato a delle difficoltà, perchè si è dovuto, disegnarla nell’ambito di quello che è il perimetro stretto delle norme di vigilanza, che prevedono dei vincoli sulle modalità di valutazione del merito di credito. Però bisogna anche aggiungere che sono anche funzionali a protezione della donna, perché ovviamente bisogna evitare rischi di sovraindebitamento.

Claudia Benedetti

Oggi il Credito Cooperativo è aggregato quasi per la totalità, tranne che per la provincia di Bolzano, in due grandi gruppi bancari cooperativi, quindi abbiamo il gruppo BCC Iccrea e il gruppo Cassa Centrale Banca, che rappresentano le banche di Credito Cooperativo, che hanno aderito e che sono praticamente presenti in quasi tutti i territori italiani. Abbiamo cercato di inserire questo lavoro nell’ambito delle regole, ma vorrei aggiungere che non è soltanto un prodotto, è anche un progetto, e proprio per questo, è importantissima la logica di filiera che emergeva anche dalle parole di Don Marco Pagniello, ovvero che i centri antiviolenza sono una garanzia.

Daniela Brancati

Presentiamo ora una serie di casi positivi, perchè per invitare le donne a ripartire da sé stesse, abbiamo bisogno di far capire che c’è gente che ce l’ha fatta!

Daniela Santarpia Presidente di Eva

Per la prima volta, ho ascoltato delle parole che sono molto in linea con quello che pensiamo noi dei centri antiviolenza. Io sono la Presidente di Eva, una cooperativa sociale che gestisce dal 2020, case rifugio e centri antiviolenza e lo fa in una regione complicata, quella della Campania, dove l’occupazione non è scontata per nessuno, soprattutto per le donne che hanno attraversato un pezzo di vita complicato. In questi vent’anni di attività noi abbiamo sperimentato tantissime cose per dare un’opportunità concreta alle donne, e in particolare, negli ultimi dieci anni, abbiamo capito che, offrire alle donne delle possibilità lavorative, con un lavoro stabile, con dei laboratori creati da noi, in un contesto protetto, sia la chiave per farle uscire da una situazione di subalternità, e lo facciamo mettendo al centro un’economia sociale molto positiva, nel senso che innanzitutto gestiamo centri antiviolenza e lo facciamo anche attraverso i beni confiscati dallo Stato. Abbiamo, ad esempio, due beni confiscati all’interno dei quali abbiamo realizzato attività per un’economia sociale. Sviluppiamo i nostri progetti adottando uno stile economico, circolare e sostenibile, quindi evitiamo gli sprechi. Noi in particolare abbiamo attivato tre laboratori; il primo è nato nel 2012, si chiama le ghiottonerie di casa Lorena, è un laboratorio di catering, dove le donne che ci lavorano hanno contratti stabili, non tutte avevano un’attitudine alla realizzazione di catering, però sono state formate. Abbiamo anche avuto la possibilità di incontrare chef illuminati, che si sono prestati in maniera molto carina a formare le nostre donne e adesso le ghiottonerie è una realtà che viene chiamata da istituti pubblici e privati. Sono venute anche al Senato a fare dei catering, insomma è stata una bellissima strada quella che loro hanno fatto, sono brave e sono anche molto belle le cose che preparano. L’azienda si trova all’interno di un bene confiscato alla criminalità organizzata, a Casal di Principe. Da questa esperienza è nata la buvette, all’interno del teatro Mercadante di Napoli. Infatti è da ottobre scorso che gestiamo la buvette, all’interno del prestigioso teatro napoletano. Conoscendo la nostra esperienza con le ghiottonerie, hanno pensato di fidarsi di noi e di darci questa possibilità, e ci sono altre quattro donne che vengono occupate stabilmente all’interno della buvette del teatro di Napoli. Un altro laboratorio è EvaLab, che è un laboratorio sartoriale nato nel 2020, in pieno lockdown. È nato grazie a un iniziale finanziamento della Regione Campania, che finanziava i beni confiscati, con un piccolissimo finanziamento di 50.000 euro, per un anno, abbiamo arredato un laboratorio sartoriale acquistando macchinari e inserendo le prime donne con dei tirocini. Dopodiché questa realtà è diventata come dire conosciuta, una buona prassi. Abbiamo iniziato facendo le mascherine, perché in un momento in cui eravamo tutti in lockdown e non potevamo certo pensare di proporre capi di alta moda. Abbiamo dunque pensato di fare le mascherine e le abbiamo regalate a tutti i centri antiviolenza d’Italia. Dopodiché è arrivata una primissima donazione di sete preziose di Gucci che ci ha permesso di realizzare delle sfilate bellissime; la prima l’anno scorso all’interno del forum per i beni confiscati, organizzato dall’assessorato alla cultura a Napoli. Quest’anno abbiamo riproposto la stessa sfilata, utilizzando però altri tipi di stoffa, e ne faremo un’altra ancora a fine giugno, in occasione di un invito al Consolato Inglese. Noi non facciamo prodotti di bassa qualità, noi puntiamo all’eccellenza, abbiamo iniziato utilizzando le stoffe di San Leucio. Le sete di San Leucio sono preziose e sono di rilevanza storica perché nascono nel 1789 per opera di Borbone ed è un esempio illuminato di una comunità che voleva garantire a uomini e donne gli stessi diritti. Questa stoffa arreda i palazzi più belli di tutto il mondo, è una stoffa che nasce in una maniera un po’ un barocca, è un tessuto di arredamento, invece noi grazie all’accademia delle Belle Arti di Napoli, ne abbiamo fatto un tessuto molto attuale e moderno e abbiamo realizzato dei kimono in seta strepitosa.
Daniela Brancati

Vorrei sottolineare il fatto che, in questa storia di successo, queste donne sono riuscite, non solo a organizzare l’uscita della violenza ma sono riuscite in qualche modo a costringere le Istituzioni a lavorare con loro e per loro, e questo è fantasctico!

Daniela Santarpia

Noi lavoriamo molto sul rafforzamento delle competenze di queste donne, sia all’interno del centro antiviolenza per tutta la durata del percorso di empowerment, sia quando escono. Noi lavoriamo sulla valorizzazione delle risorse interne. Una donna, all’inizio del percorso, pensa di non valere nulla, non ha le risorse, pensa di non essere utile alla società. Invece questo percorso di empowerment, la mette in condizione di acquisire consapevolezze, autostima e fiducia in se stessa, e poi ovviamente l’occupazione fa tutto il resto. Lavoriamo anche molto sull’acquisizione di competenze trasversali, perché poi non tutte le donne restano a lavorare con noi chiaramente, ma l’esperienza che loro fanno in un contesto protetto è una vera e propria palestra di vita, ed ha una preziosità enorme.
Alla

Io sono Alla, sono facilettatrice del gruppo automutuoaiuto di San Giovanni Persiceto, primo gruppo di automutuoaiuto delle donne che hanno subito o subiscono violenza, il primo dell’Emilia Romagna. Io sono una sopravvissuta a femminicidio nel 2014, sono vittima della violenza psicologica, fisica ed economica, sò in prima persona cosa significa non avere soldi, sò come ci si sente quando nessuno crede in te. Nel 2013 quando ho aperto un bar, ero piena di debiti, di cambiali ma ce l’ho fatta!

Katia Graziosi Presidente UDI

Sono la Presidente dell’Udi di Bologna, che gestisce fra le altre cose, un centro antiviolenza. Abbiamo un’antica tradizione di aiuto alle donne ancora prima che uscissero in questi ultimi 40 anni le norme per contrastare la violenza; siamo sul campo da tantissimo, non abbiamo mai smesso di spegnere i fari sul fenomeno violenza, che purtroppo è una violazione dei diritti umani. Un giorno è arrivata da noi Alla, che è stata seguita dalle nostre operatrici del centro antiviolenza e dalle donne presenti sul territorio di San Giovanni in Persiceto. È molto importante pensare alla rete che si crea sul territorio attraverso gli sportelli, i volontari, insomma è importantissimo questo aspetto, è proprio nel territorio che ci sono tante opportunità di collegarsi e di vedere come fare a dare delle risposte.

Daniela Brancati

Alla, quali sono state le prime cose che hai chiesto a Katia e all’Udi di Bologna?

Alla

Tante donne lo sanno cosa vuol dire violenza economica, tante non riescono a pagare le bollette, tante non hanno la macchina e non hanno la patente, se non hai la patente non riesci a trovare lavoro e così via… Il gruppo è partito nel 2015, e nel 2016 abbiamo creato un progetto che abbiamo chiamato “mini prestito”. Abbiamo creato noi il nostro piccolo budget di soldi ed è tasso 0. Abbiamo iniziato comprando delle perline per realizzare dei braccialetti e delle cinture; alcune di noi lavoravano invece come cameriere e così siamo riuscite a creare un fondo, che aveva un tetto massimo di 500 euro e le donne che avevano bisogno potevano prelevare i soldi. Era la donna che sceglieva come restituire quello che aveva preso, con 10 euro al giorno, con 20 euro al mese… Poi siamo arrivate ad un punto che tenere soldi in casa era pericoloso, in più molte volevano versare i soldi sul conto corrente, così abbiamo chiesto aiuto a Udi per aprire un conto per noi, perchè non siamo giuridici, cioè è proprio un gruppo automutuoaiuto, dove tutte le donne sono alla pari. Siamo state aiutate gratuitamente dal loro tesoriere ad aprire questo conto e dal 2015 fino ad oggi nel gruppo sono passate più di 50 donne, a 20 di queste donne è stato dato il prestito e quasi tutte lo hanno restituito, inoltre un grande aiuto lo abbiamo avuto quando hanno dato il reddito di libertà.

Katia Graziosi

Ci siamo trovate a voler dare delle risposte a questo gruppo, sono bravissime sul territorio, piano piano come delle formichine sono riuscite a raccogliere una somma di denaro, vendendo i loro prodotti ai mercatini. Noi, da parte nostra, le abbiamo aiutate dando risposte a delle emergenze, come ad esempio quando le abbiamo aiutate ad aprire il conto corrente, gestito dalla nostra tesoriera che mi informava sempre e mi aggiornava su quanto queste donne fossero bravissime, perché prelevavano ma poi versavano sempre quello che prendevano, quindi c’è questa sorta di autogestione che è molto seria ed è fatta molto bene.

Daniela Brancati

Ci auguriamo che le donne che da oggi in poi verranno da voi, possano usufruire, non più, di un minicredito, ma di microcredito.

Katia Graziosi

Questa è veramente la risposta che ci aspettavamo, perché c’è un’ esigenza vera; queste donne hanno la necessità di ricostruirsi una vita e il 90% di queste donne non ha nulla. Noi abbiamo raccolto molto volentieri l’invito ad unirci a questo progetto e pensiamo di collaborare tranquillamente insieme agli altri partner. Noi con Caritas sono anni che già collaboriamo sul territorio, e vorrei veramente invitare tutti a valutare la possibilità di integrare, i servizi offerti, con dei tutor proprio nei centri antiviolenza.

Laura Terracciano Avvocato Telefono Rosa

Sono Laura Terracciano, una delle avvocate del telefono rosa, e con me c’è la dottoressa Musillo che è la responsabile di una delle nostre case rifugio. Ho l’onore di rappresentare la nostra associazione, che è sul campo da 35 anni, in aiuto di tutte le donne in difficoltà e vittime di violenza. C’è questo aspetto importantissimo della violenza economica che viene sottovalutato e che purtroppo non è punito a nessun livello, né penalistico, né civilistico quando invece è un elemento fondamentale per tutti i tipi di violenza. La violenza non è ovviamente solo quella fisica ma è soprattutto quella psicologica e economica. La violenza economica è una forma di controllo che viene esercitata sulla donna e che la isola dal resto del mondo, impedendole di ritornare nella realtà, anche dopo le denunce. Noi abbiamo moltissimi centri antiviolenza e voglio sottolineare l’importanza di questi centri che gestiamo, perché non solo fanno da collettore, ma accogliamo queste donne e cerchiamo di metterle a loro agio e di fare tanta informazione, che purtroppo ancora oggi manca. Il problema della difficoltà economica è un problema enorme per la fuoriuscita della violenza, perchè le donne non vedono una prospettiva davanti a loro, sono donne che spesso sono madri di due, tre, alle volte anche di quattro bambini e che ovviamente senza un sostegno economico, senza una prospettiva economica, vedono davanti a loro impedita la possibilità di uscire da questo circuito terribile che è la violenza. Questo progetto, che noi abbiamo colto immediatamente, è uno degli elementi importantissimi per noi, perchè il lavoro, per le donne, rappresenta la libertà a tutti i livelli, rappresenta la possibilità di vedere un futuro davanti a loro. Mi rendo conto che c’è ancora bisogno di fare molto ma questo è un’ottimo inizio e noi vi ringraziamo.

Daniela Brancati

Di cosa ha bisogno questo progetto per andare avanti? Innanzitutto ha bisogno di convinzione, ha bisogno di uno scambio di informazioni e di conoscenze continuo e ha bisogno, anche di un pò di familiarità fra i problemi che le donne affrontano e gli istituti di credito. Perchè, la diffidenza generale delle donne, non solo di quelle che hanno subito violenza, ma di tutte le donne in generale, nei confronti degli istituti di credito è piuttosto elevata.
Laura Terracciano

Questa diffidenza, a mio avviso, la smantelliamo facendo informazione, dando la possibilità alla donna di ricevere tutti gli elementi e le informazioni importanti per accedere. Sono donne che, a causa di questo controllo da parte dell’uomo, sono state completamente isolate e portate fuori dal mondo, quindi mancano anche di alcuni elementi fondamentali. Io come avvocato, ho assistito donne che hanno firmato qualunque cosa per i loro compagni all’interno della struttura bancaria. Purtroppo non hanno ricevuto informazioni giuste, bisognerebbe parlare con la donna privatamente quando si presenta in banca con il suo compagno e cercare di capire se ha tutte le informazioni esatte su quello che sta facendo e su quello che sta sottoscrivendo, ma soprattutto dell’immpegno che si sta assumendo.

Nunzia Musicco Responsabile Casa Rifugio

Io sono la Responsabile di una delle case rifugio, che è anche centro antiviolenza, gestite dal telefono rosa, per conto della Regione Lazio. Abbiamo una grossa mole di persone che si rivolge a noi chiedendo aiuto per le situazioni di violenza più disparate. Quella economica, è quella, come diceva prima l’avvocato, che meno riesce ad emergere, perchè tante volte nemmeno le donne riconoscono di subire questo tipo di violenza finché questo non emerge. Il microcredito di libertà a nostro avviso, si va ad inserire come ulteriore nodo di una rete che supporta le donne a tutto tondo per uscire dalle situazioni di violenza. In passato c’era una sorta di scrematura, perché le donne che riuscivano ad accedere al credito, le donne bancabili, erano meno di quelle magari non bancabili. Quando poi è stato introdotto il contributo di libertà è stata una boccata di ossigeno enorme e il microcredito secondo me, secondo noi, è quella forma di corresponsabilità, lo dice la parola stessa, microcredito che cosa vuol dire? Vuol dire che, con un piccolo aiuto, diamo credito, diamo credibilità alla donna, la rimettiamo al centro della sua storia, la riponiamo come protagonista, responsabile e capace, capace anche di restituire quello che ha preso.

Laura Terracciano

Quando una donna termina il percorso all’interno della casa rifugio, e in alcuni casi anche nelle case di semiautonomia, poi ovviamente la situzione diventa drammatica, perchè devono camminare con le loro gambe . Durante il soggiorno nella casa rifugio sono ottimamente assistite dalle nostre operatrici in tutte le loro esigenze, quando poi queste donne escono dalla casa rifugio hanno bisogno di un tetto, hanno bisogno di un lavoro, hanno bisogno di mantenere i loro figli, perchè purtroppo molto spesso questi uomini maltrattanti, anche dopo un provvedimento giudiziale, non rispettano quelli che che sono i diktat della magistratura e quindi queste donne ancora una volta si trovano da sole a dover affrontare la vita. In passato la nostra associazione ha cercato in tutti i modi, partner e società che potessero, dopo una adeguata formazione, assumere queste donne, però non sempre questo è stato facile. Il lavoro e la disponibilità economica è uno degli aspetti più importanti a cui bisogna pensare per il futuro.

Raffaella Mossa Associazione Liberamente Donna

Io sono qui in rappresentanza dell’associazione Liberamente Donna, che gestisce diversi centri antiviolenza dell’Umbria: Terni, Perugia, Città di Castello, Foligno, e Gubbio. Le mie colleghe prima di me hanno detto già molte cose rispetto a quelle che sono le necessità dei centri antiviolenza ma prima di tutto, delle donne che si rivolgono ai centri antiviolenza. Non si può parlare di libertà se non si parte da una base di indipendenza economica, questo è un assioma direi. Ci sono due filoni fondamentali da tenere in considerazione. Uno è quello delle donne che si trovano momentaneamente in difficoltà economica; provate ad immaginare di dover uscire di casa e non avere nulla, non avere più niente, non avere una casa dove andare, non avere da mangiare per voi e per i vostri figli, non avere i soldi per comprare da vestire, non avere una professionalità alle spalle, nessun tipo di risorsa economica e nessuna rete che vi possa sostenere. Questo è qualcosa di talmente spaventoso che non permette nemmeno di pensare all’idea di uscire da un contesto violento ed emanciparsi da quella condizione. Quindi ben venga questo, come altri progetti, che possono essere di aiuto per le donne vittime di questo gioco. Poi c’è la seconda fase, quella delle donne che in qualche maniera hanno già fatto un pezzo di percorso e quindi possono affacciarsi a una vita diversa, nuova, come magari non avevano avuto neanche il coraggio di sognare prima, e lì può essere invece molto utile avere una base che possa sostenerle nelle loro idee imprenditoriali, che è qualcosa che ha a che fare con l’indipendenza economica ma a questo punto ancora di più con l’empowerment, perché davvero pensare di poter riuscire in qualcosa per donne che sono sempre state svilite è il più grande slancio che si possa pensare di avere.

Oria Gargano Presidente Associazione BeeFree

Io sono la Presidente di “Befree” cooperativa sociale, contro tratta, violenze e discriminazioni. La nostra è una cooperativa sociale e gestiamo molti centri antiviolenza, caserifugio, casa per vittime della tratta in diverse regioni italiane. Abbiamo personale assunto e anche questo è segno di empowerment, non sfruttiamo il volentariato. Befree fra le tante cose, ha gestito e ha vinto con la Regione Lazio, un grosso bando, il POR fondo Sociale Europeo, che finanziava un progetto sull’agricoltura sociale.

Daniela Brancati

Grazie al supporto di Beefre è nata una cooperativa agricola, composta da 8 donne, che si chiama “Cappelli per le fate”.
Paola

Sono qui in rappresentanza del gruppo di otto donne, che ha formato questa cooperativa sociale, grazie al supporto di Befree e anche grazie soprattutto alle competenze che abbiamo acquisito in seguito ad un corso in agricoltura, che è durato un anno. Il progetto fata è stato un percorso, più che un corso, ognuna veniva da situazioni passate o purtroppo ancora attuali di contesti molto delicati. Io stessa vengo da una situazione di violenza, nel quale sono stata aiutata solo dai centri antiviolenza. Mi rivolgevo sempre alle forze dell’ordine che purtroppo, hanno le mani legate e non possono fare nulla per aiutare le donne in queste situazioni critiche. Invece il centro antiviolenza mi ha dato la possibilità e il supporto morale ed emotivo per riuscire a tirarmi fuori da quella situazione. Piano piano mi sono ricostruita e sono diventata anche insegnante di yoga. Mi sono ritrovata fortunatamente in questo bellissimo progetto che si chiama FATA, che è l’acronimo di fuoco, aria, terra e acqua, dove abbiamo acquisito le competenze per gestire questi quattro elementi. Abbiamo imparato a lavorare la terra, abbiamo anche fatto un corso di apicoltura che è stato un percorso meraviglioso al termine del quale abbiamo sentito la necessità di proseguire questo cammino, mettendo a frutto tutte le competenze che avevamo aquisito. Come ho già sottolineato, alcune di noi si trovano tuttora in una situazione complicata, alcune ne sono uscite, alcune ancora no, ma ne stanno uscendo. Siamo state accompagnate dal supporto di Oria e di altre tutor fantastiche che ci hanno messo accanto e quindi io devo sicuramente ringraziare tutta questa struttura che ruota intorno a noi. Abbiamo ricevuto in dono una tenuta, una casa, che è la sede di questa cooperativa, che era stata donata da una comunità religiosa a Befree, proprio per essere messa a disposizione di donne vittime di violenza, e siccome era la sede del progetto FATA, ci è stata offerta la possibilità di mantenere la tenuta per adibirla a sede della nuova cooperativa sociale. Abbiamo costituito questa cooperativa il 21 aprile ma adesso questa sede ha bisogno di essere ristrutturata, ha bisogno di fare tante cose, tanti lavori. C’è un terreno incolto sul quale stiamo realizzando un bellissimo progetto, molto ambizioso, grazie al quale vogliamo dare la possibilità, non solo a noi otto donne che abbiamo preso parte al progetto, ma anche a tante altre donne di collaborare con noi. Abbiamo in programma di creare percorsi didattici, percorsi di educazione ambientale e corsi di formazione. Io essendo insegnante di yoga vorrei anche mettere a frutto le mie competenze, perchè come hanno aiutato me, possono aiutare anche gli altri. Quando si subisce violenza il danno più grave è quello interiore, ci sono delle ferite profonde che devono essere ricucite e risanate altrimenti una donna non ha proprio la capacità di riconoscere le opportunità, non ha la forza per ripartire, bisogna fare un percorso integrato sia con un supporto economico ma anche interiore.

Tania Berti Responsabile Centro Antiviolenza Artemisia

Io sono la Responsabile dell’area reinserimento socio lavorativo di Firenze del centro antiviolenza Artemisia. Intanto vorrei ringraziare tutti per aver pensato e progettato questa enorme opportunità per tutta la nostra utenza, penso a tutte le giovani donne e ragazze che si rivolgono alle colleghe dei centri antiviolenza d’Italia.

Il microcredito di libertà è uno strumento fondamentale per aiutare le vittime di violenza, si passa dalla libertà economica, all’indipendenza e all’autonomia e quando ci sono questi strumenti allora si possono creare progetti. Come si diceva prima, bisogna investire sulla formazione, se non ci sono questi strumenti è difficile uscire da situazioni di violenza, è difficile potercela fare, abbiamo bisogno delle istituzioni, abbiamo bisogno di tanti soggetti ma anche di aziende private. Penso alla Toscana aeroporti che da diversi anni come dire, ci fornisce dei contributi che ci permettono di aiutare le donne nell’ordinario e nello straordinario. Questi strumenti ci permettono di lavorare tutti i giorni con più serenità, sapendo che c’è chi pensa alle vittime di violenza e ha fiducia in loro.

Lilli Antonacci Associazione Impegno Donna

Sono dell’Associazione Impegno Donna di Foggia, noi però dal Gargano gestiamo dei centri antiviolenza a Cerignola, San Marco in Lamis e di Foggia. Voglio ringraziare Don Marco, perchè noi con Caritas Foggia Bovino siamo partner già da tanti anni nel progetto che si chiama “NDNjenn” “fuggi da foggia non per foggia”, invece di fuggire, non te ne andare! Abbiamo lavorato già prima di sapere di questa opportunità. Caritas ha fornito la possibilità di formare e poi di attivare dei tirocini formativi a donne vittime di violenza, come ad esempio a Maria Chiara, una ragazza vittima di violenza, che oggi è finalmente libera, ed è riuscita a diplomarsi in assistenza all’infanzia e lavora in un nido.

Daniela Brancati

Vorrei chiedere ai nostri partner, qual è il senso che avete colto da questa mattinata? Che cosa vi sentite di dover fare d’ora in poi?

Raffaele Rinaldi ABI

Mi ha confortato sentire queste storie sul fatto che il microcredito di libertà è una tappa importante di un percorso che come associazione bancaria abbiamo iniziato da qualche anno, mi sembra che il microcredito di libertà possa rispondere alle esigenze che sono state manifestate dai vari centri antiviolenza e che si sono alternati sul palco questa mattina. Adesso mi sembra che tocca a noi, tocca alle banche e tocca ai partner di questo progetto dimostrare che effettivamente quello che abbiamo immaginato si possa realizzare.

Sicuramente l’impegno sul microcredito di libertà non finisce oggi, anzi, inizia più forte di prima. Noi abbiamo lavorato con Federcasse e gli altri partner del progetto a costruire uno strumento, l’impegno adesso è quello di farlo funzionare. Io ringrazio le banche che hanno generosamente aderito, perchè vorrei ricordare che, per le banche, questo non è un progetto di business, è evidente che è un progetto sul quale le banche investono per dare un contributo allo sviluppo della società in cui lavorano. Sono sicuro che hanno aderito ai valori che sono dietro questa iniziativa. Il mio impegno è anche quello di fare in modo che altre banche aderiscono al progetto, per rafforzare il messaggio che noi attraverso questa iniziativa vogliamo veicolare, e cioè, che le donne non possono e non devono essere lasciate sole ad affrontare situazioni di sopraffazione economica.

Claudia Benedetti Federcasse

Io sono confortata dal fatto che in prima fila ci sono due miei colleghi, che non so se avranno poi la possibilità di dire due cose, ma lavoreremo insieme per proseguire la messa a terra di questo percorso, processo, progetto e forse anche prodotto. Io credo che sia una costruzione, auspico lo stesso tipo di impegno che diceva Rinaldi; quella lista di banche non è chiusa, credo si possa in qualche modo integrarla con la disponibilità di altre banche che noi avremo cura di tenere informate. Credo che oggi sia una giornata importante perchè è una sorta di battesimo. Credo anche un’altra cosa, ossia che, il senso di costruzione che c’è stato in tutto questo percorso dovrà darci dei segnali proprio dalla fase attuativa per quel tipo di manutenzione che suggeriva ci potesse essere, occorre essere aperti, abbiamo ascoltato il bisogno e il bisogno c’era, tant’è che si era inventato il piccolo prestito, chiamiamolo come vogliamo ma il concetto è lo stesso. Quindi il bisogno c’è, possiamo affinare la modalità di rispondere a quel bisogno proprio traendo spunto dall’esperienza.

Daniela Brancati

Il fondo di garanzia copre il 100% per quanto riguarda il microcredito sociale ma quello imprenditoriale è coperto all’80%, per il restante 20% le banche cosa chiedono alle donne?

Claudia Benedetti

Non sappiamo le prassi, perché come giustamente diceva prima Rinaldi, nel primo giro di tavolo ci sono prassi diverse. Dovremmo valutare credo caso per caso, però sappiamo che non ci saranno garanzie reali ovviamente, per garanzie reali si intende un bene immobile, dato ad esempio in garanzia. Si potrà valutare una cosa interessante, che emerge da uno dei primi interventi, è una forma di garanzia comunitaria di una rete di donne che in qualche modo si impegna, niente di codificato, però è interessante anche vedere che esiste una forma che non è tecnicamente una garanzia personale ma è una forma di garanzia comunitaria, non è codificata, però di fatto è esistente da quello che ci hanno raccontato.

Raffaele Rinaldi

Penso che la garanzia migliore in questo tipo di operazione è rappresentata dalla qualità dei servizi di assistenza e monitoraggio, perché il servizio di assistenza e monitoraggio è proprio funzionale ad accompagnare la donna nella costruzione della sua idea imprenditoriale. È chiaro che, molte volte la donna, ma come qualunque persona, ha delle ottime idee imprenditoriali ma poi può avere difficoltà a realizzarle perché non è necessariamente il suo mondo quello dell’economia e dell’imprenditorialità. Allora il servizio di assistenza e monitoraggio deve svolgere proprio questa funzione, di accompagnare la donna nella definizione della sua idea, che potrebbe essere un’idea molto primitiva, quindi bisogna sgrezzarla e renderla comprensibile alle banche affinché le banche possano finanziarla.

Daniela Brancati

Rinaldi, provi a spiegarci cosa garantisce la banca su questo restante 20%, nel momento in cui, l’idea imprenditoriale della donna ha passato tutte le valutazioni ed è stata giudicata praticabile.

Raffaele Rinaldi

Io non vorrei che si generasse l’idea che le banche prestano i soldi soltanto se ci sono le garanzie. Diciamo che questa è un’idea che si è radicata nelle persone ma non è necessariamente così, se c’è la garanzia è un’agevolazione alla valutazione del merito di credito, se non c’è la garanzia la banca farà la sua valutazione di merito di credito. Valuterà se la persona effettivamente è in grado di portare avanti l’iniziativa imprenditoriale che rappresenta e la banca potrà fargli credito. È chiaro che la banca non è un bancomat, cioè il microcredito di libertà non è un bancomat, per cui si chiede e si ricevono i soldi, è evidente che bisogna avere un’idea che abbia senso finanziare e la banca deve valutare se poi sulla base di questa idea, sullo sviluppo di questa idea imprenditoriale, la donna sarà in grado di rimborsare il prestito alle scadenze contrattuali, però non necessariamente per questo ci vuole una garanzia.

Claudia Benedetti

Di fatto la banca esiste per gestire rischi, perchè già semplicemente governando il passaggio tra domanda e offerta c’è quell’elemento. L’importante è quel glossario per la presentazione e rappresentazione di progetti solidi; qualche volta c’è anche un tema di linguaggio tra un progetto che magari è una buona idea ma non ha fatto quel percorso per diventare una buona formulazione progettuale, è come se ci fossero due linguaggi che non si capiscono, lato banca c’è un codice per decriptare il progetto, lato presentatore, ho l’idea, ma occorre fare anche quel match di glossario; per questo l’importanza dell’accompagnamento è davvero fondamentale.

Don Marco

Un progetto per essere valido deve reggersi in piedi e quindi credo che il primo grande aiuto che possiamo dare ad una donna, ma a qualunque persona, è metterla in grado di non rischiare troppo e di andare certa verso un successo, perché un altro insuccesso anche su questo campo sarebbe terribile. L’accompagnamento è un annello fondamentale in tutto questo percorrso, ne approfitto anche per dire che Caritas, non vuole fare da sola, sui territori c’è tanta collaborazione, e noi vogliamo fare il nostro piccolo insieme agli altri, così come siamo abituati a fare. In questo momento la presenza di Caritas, a mio avviso, deve essere vista al di là del fondo e di questo strumento. Questa è una possibilità, perchè Caritas con quella famosa creatività che la contraddistingue sui territori ha diversi strumenti che, messi insieme a questo, potrebbero aiutare le donne e le persone, così come accade ogni giorno. Noi aderiamo a questo progetto così come ad altri progetti di microcredito, perchè crediamo che le persone non hanno solo dei bisogni, anche se noi come Caritas siamo visti come quelli che si occupano soltanto delle risposte ai bisogni, ma le persone hanno dei diritti e delle risorse; il microcredito di libertà si fonda sulla risorsa che, in questo caso specifico, la donna ha tutto il diritto di metterlo a frutto. Credo che la vera garanzia viene dalla donna stessa e dalla comunità che l’accompagna, che sarà CAV, che sarà Caritas, che saranno gli stessi operatori delle banche e degli sportelli…Solo se riscopriamo il valore della comunità, mettendo tutti insieme, riusciremo ad aiutare le donne e tanti altri a fare bene della propria vita.

Raffaele Rinaldi

Io non vorrei che le donne in questa sala avessero l’impressione che le banche siano l’ostacolo da superare, in realtà le banche, soprattutto quelle che hanno aderito a questa iniziativa, sono un aiuto per le donne, perché ripeto, non è un’iniziativa sulle quali le banche intendono fare business. Se hanno voluto aderire a questa iniziativa lo hanno fatto con generosità per dare un contributo. Poi è chiaro che ci sono delle regole da rispettare ma sono delle regole poste anche a protezione delle stesse donne, perché è evidente che la banca deve anche curarsi del fatto di non sovraindebitare la donna che viene a chiedere un microcredito di libertà, perché altrimenti faremo un danno piuttosto che agevolare.

Daniela Brancati

Purtroppo ancora oggi è difficile il rapporto tra le donne e le banche, qui stiamo parlando di persone che innanzitutto devono recuperare la propria autostima, per ritrovare un ruolo nel mondo.

Raffaele Rinaldi

Per questo esiste il microcredito di libertà, che è stato pensato proprio per questa esigenza, quindi anche le banche che aderiscono a questa iniziativa chiaramente guarderanno queste pratiche con una sensibilità diversa rispetto a pratiche ordinare.

Daniela Brancati

Quindi anche voi farete una formazione specifica al vostro interno?

Raffaele Rinaldi

Chiaramente lo faranno le banche che hanno aderito a questa iniziativa, le quali sicuramente tratteranno queste operazioni con un’occhio diverso, rispetto alla generalità delle pratiche. Lo dicevo all’inizio, il microcredito di libertà è un’operazione che è personalizzata su ogni donna e che richiede anche delle professionalità ad hoc.

Daniela Brancati

Mettiamo il caso che arrivi da voi una donna, il cui progetto è stato approvato ma non ha le garanzie reali, visto che il microcredito non le prevede, a questo punto voi cosa chiedete a garanzia del 20%?

Stefano Zaccheo Fidimed

Fidimed è un intermediario finanziario, è una piccola realtà rispetto ai gruppi bancari qui rappresentati, però diciamo che il nostro percorso nel microcredito ormai è di 7 anni, prima con conto terzi sui fondi della regione Lazio, poi con fondi diretti e ci ha portato ad affrontare situazioni con un approccio diverso rispetto a quello abituale. Siamo spesso entrati in contatto con situazioni di disagio sociale e la soddisfazione più grande è stata quella di vedere aziende partite con un finanziamento di poche migliaia di euro10-15-20.000€, riuscire poi nel loro percorso, inserendosi a pieno titolo nel mondo dell’economia. Non voglio eludere la domanda del 20%, ma credo che l’assunzione di una garanzia personale su quel 20% sia importante per trasmettere alla persona la responsabilità che sta assumendo in quel momento. Non in tutti i casi abbiamo preso la garanzia accessoriata, parliamo di una fideiussione, per dare nome e cognome alla garanzia richiesta, esclusivamente su quella quota residuale. Ovviamente non sempre l’abbiamo richiesta, molto dipende anche dalla qualità del progetto. Quello che evidenziava il dottor Rinaldi dell’ABI è correttissimo, vanno analizzati i progetti, da parte nostra c’è la responsabilità di valutare i progetti al di là di come viene presentato. Ci vuole molto ascolto, molto dialogo, molto tempo da dedicare su questa operazione, è chiaro che, non sono operazioni fatte per un motivo economico da parte di chi le pratica, per cui gioca un ruolo fondamentale anche la capacità di saper dire al beneficiario: “questo progetto non funziona, pensane un altro”. E poi ovviamente tutta l’attività di accompagnamento che viene fatta prima e durante il percorso di finanziamento è fondamentale, questo è veramente un gioco di squadra. Il microcredito di libertà è stato progettato molto bene, è stato fatto un ottimo lavoro di preparazione, quindi adesso a noi rimane una grossa responsabilità, ossia quella di metterlo in pratica. Ci siamo già mossi nella regione Sicilia e lo faremo anche qui a Roma, siamo dunque pronti ad accogliere domande.

Stefano Gallo Unicredit

Noi non ci occupiamo solo del sociale, Unicredit è una banca che sta sul mercato e fa utili. Questo è un tema che va ad aggiungersi. Il punto l’ha toccato bene il collega, non vorrei focalizzare l’idea che un finanziamento debba essere interamente garantito; la maggior parte dei finanziamenti che facciamo non hanno una garanzia personale o reale. Giusto focalizzarsi sul 20%, ma non mi focalizzerei solo su quel 20%, bisogna focalizzarsi sul progetto, poi se il progetto è solido, non richiede secondo il mio punto di vista di un ulteriore garanzia, se il progetto ha bisogno di essere puntellato va analizzato nel dettaglio, allora in quel caso magari la garanzia reale può essere un elemento che va a puntellare. Nel caso specifico, l’ha citato anche UniGens, ed è stato toccato un po’ il tema di questa mattina, bisogna parlare la stessa lingua, perché alle volte per capire il progetto bisogna anche parlare la stessa lingua. Nel caso del microcredito di libertà c’è anche un aiuto che arriva dai CAV e dalla Caritas, quindi il progetto arriva già ben puntellato. Don Marco lo diceva bene, non sono esami ma aiutiamo a sviluppare il progetto e a capire qual è la direzione giusta che deve prendere il progetto. Noi dobbiamo, e forse anche in questo Unicredit con UniGens può dare questo tipo di supporto, aiutare prima e dopo a puntellare il progetto. Penso che la vera garanzia sia questa, poi se serve la garanzia, si parla anche di garanzia, ma non penso che sia l’obiettivo principale.

Daniela Brancati

Questa è una interessante novità, perché nella pratica, nella concretezza della vita quotidiana, in realtà di solito succede il contrario ma probabilmente siamo state sfortunate noi, abbiamo trovato banche sbagliate…

Ivan Lorenzon Gruppo Bancario Cooperativo Cassa Centrale

Le banche sono abituate a vedere le garanzie statali tipicamente in misura massima pari all’ 80%, quindi il 20% non garantito, non è una novità, ma è un’abitudine per la banca che è abituata a valutare progetti e ad assumere rischi sulla base della bontà del progetto. Le garanzie pubbliche pari al 100% sono veramente rare, sono state rilasciate durante il covid ma prima di allora, che io abbia ricordi, non ce ne erano. Le banche di Credito Cooperativo hanno nel dna il cooperativismo e la mutualità, quindi la sensibilità e il radicamento nei territori per valutare questi progetti sono sicuro ci siano, si può sempre migliorare per identificare e supportare le persone nella fase di accompagnamento verso questi progetti, e poi, è il progetto che fa la differenza!

Bruno Cassola gruppo BCC

Bcc è il quarto gruppo bancario italiano per attivi di bilancio, 117 banche di Credito Cooperativo sono sul territorio, 2500 sportelli in 339 comuni italiani, siamo l’unica presenza bancaria e a questo progetto contribuiamo con 13 banche che hanno aderito. L’obiettivo è quello di fare microcredito non solo a Roma, ma anche a Milano, a Napoli, e in tanti piccoli comuni italiani dell’entroterra dove tanti individui, famiglie e anche imprese sono tendenzialmente escluse dai canali bancari mainstream. Quindi questo è un elemento che segnala la volontà del nostro gruppo di fare inclusione finanziaria, anche con la presenza fisica. Tornando al microcredito, abbiamo aderito al progetto, ma non siamo nati oggi sul tema del microcredito, il microcredito è da anni nel piano di sostenibilità del nostro gruppo, abbiamo in questo momento degli accordi formalizzati con l’Ente Nazionale per il Microcredito e con la Caritas, proprio sull’educazione finanziaria, microcredito e lotta l’usura. Quindi sul tema dell’inclusione sociale e finanziaria abbiamo delle esperienze importanti; 2000 contratti di microcredito in questo momento. Concordo con quello che è stato detto, le garanzie pubbliche al 100% non vanno bene, perchè la banca si deve prendere una quota di rischio, in questo caso la collaborazione con i tutor di microcredito, con i centri di ascolto Caritas, e con i centri antiviolenza, che oggi sono stati ben rappresentati, consentono di andare ad individuare quei progetti da finanziare. Come diceva Raffaele Rinaldi, la banca deve anche evitare il sovraindebitamento, se noi finanziamo un progetto sbagliato, quella donna che è vulnerabile perchè ha subito violenza, poi si trova anche a dover rimborsare un debito a fronte di un progetto che è andato male. Quindi qualche no, deve essere dato ogni tanto, purché sia dato a ragion veduta.

Giuseppe Pirisi Banco di Sardegna (gruppo BPER)

Buongiorno a tutti, ringrazio l’Ente Nazionale per il Microcredito, con il quale c’è una consolidata collaborazione che ci ha portato ad avere numeri ragguardevoli. Noi siamo una banca territoriale, perchè siamo radicatissimi in Sardegna, pur facendo parte di un gruppo nazionale, dove, come diceva il collega, siamo presenti anche dove non c’è l’ufficio postale. Abbiamo 290 sportellisti in Sardegna. Riprendo un pò quello che il dott. Rinaldi ha detto, ovvero che le banche hanno aderito, non per una questione di business ma per una questione sociale. Ricordiamoci sempre che anche le banche sono impegnate nel bilancio non finanziario, quindi hanno una parte non monetaria, non numerica, che devono rispettare. Lo vedete da tutte le pubblicità, bisogna però evitare il greenwashing, a questo ci stiamo molto attenti. Direi due cose per finire, una è che il microcredito sociale, grazie all’Ente Nazionale per il Microcredito, almeno inizialmente, pondera uno a uno e quindi siamo coperti al 100% e possiamo soffermarci essenzialmente sui bisogni e sulla capacità futura di rimborso. L’altra situazione è molto simile a quella che ci capita di sovente, e cioè, sono imprese non bancabili sulle quali dobbiamo valutare il progetto, e i progetti sono ben rappresentati dai tutor che sono il fulcro dell’operazione. Ci siamo subito rapportati con i centri antiviolenza che con noi sono venuti dalla Sardegna proprio per assistere a questa importantissima manifestazione.

Daniela Brancati

Segretario Generale, vorrei che lei riassumesse con una frase il senso di questa mattina.

Riccardo Graziano Segretario Generale ENM

Collegandomi anche a quello che hai detto prima e a quello che anche gli amici delle banche ci hanno testimoniato, questo progetto nasce dalla mano pubblica, nasce dalla sensibilità del Dipartimento delle Pari Opportunità, senza il quale non sarebbe stato possibile, ma poi le gambe, insieme ai tutor sono ovviamente i nostri partner. Il microcredito di libertà è una grande speranza, per una categoria che ha già sofferto tanto nella vita e che non può essere posta di fronte ad un altro fallimento; è più importante ancora, di dare del denaro, essere sicuri che il progetto di vita abbia l’auspicato esito. Tutto si può pensare, fuorché, una persona che esce da una crisi drammatica, veda fallire la sua idea imprenditoriale, perché a quel punto diventa anche psicologicamente devastante. Questo non accadrà anche perché stiamo andando velocemente verso le 45/50 pratiche in istruttoria, che è un numero enorme, perchè parliamo di una categoria molto particolare, c’è un’attenzione particolare al business plan, e all’idea imprenditoriale e anche l’elemento psicologico di accompagnamento è molto importante. È chiaro che il progetto sta funzionando perché ci sono i Player giusti per riuscire a mettere sul tavolo l’idea, i player giusti e i fondi per sostenerla.

Daniela Brancati

Da questo incontro nasce oggi una speranza, il che non è facile quando si parla di misure pubbliche. La speranza l’abbiamo colta grazie anche a tutte le testimonianze che abbia raccolto dai vari Cav, e da alcune donne che ci hanno raccontato le loro esperienze positive. Nel caso in futuro, si abbia voglia di fare un po’ di manutenzione a questa misura, c’è stata qualche richiesta da parte dei Cav una maggiore partecipazione nella fase dell’analisi iniziale del tutoraggio. Però complessivamente è una misura che è stata accolta come necessaria.

Eugenia Roccella Ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità

Sono molto soddisfatta dell’incontro di oggi e della misura. Sono soddisfatta della misura perché penso che questo sia il modo giusto di intervenire. Intanto vorrei sottolineare che, su tutto il tema della violenza contro le donne, c’è stata da parte di questo Governo, una immediata consapevolezza della pesantezza del problema, e una altrettanta un’urgenza di intervento, e lo abbiamo fatto appunto già nella prima finanziaria, aumentando i fondi di un terzo. I fondi per il piano antiviolenza, per i centri antiviolenza e per le case rifugio. Inoltre abbiamo rifinanziato anche il reddito di libertà e abbiamo raccolto e proseguito su questa idea che ci ha convinto molto, perché non è una misura assistenziale ma è una misura che sollecita una partecipazione, un protagonismo da parte delle donne. Quello che mi premeva sottolineare è che, su questo tema, da parte nostra, c’è stata continuità anche rispetto alle misure e alle iniziative normative e alle proposte che c’erano state in precedenza. L’elemento imprescendibile è l’unità, unità di intenti e unità di azione e non solo, non può essere una cosa che riguarda solo le donne. Il Presidente del Senato, ha lanciato l’idea di una manifestazione di uomini, io la trovo stupenda, magari ci fosse una manifestazione solo di uomini! Io ricordo le marce negli anni 70, con lo slogan “riprendiamoci la notte” perchè uscire la sera ovviamente era, ed è ancora, molto pericoloso, in alcune zone, per le donne..Ecco mi piacerebbe che ci fosse una marcia di uomini contro la violenza sulle donne, sarebbe un segnale importante. Ci vuole unità di intenti, ci vuole continuità, noi abbiamo appena votato in Consiglio dei Ministri un disegno di legge, ora deve fare il suo percorso parlamentare. È una legge che ritengo in continuità con alcune proposte fatte precedentemente, anche con quello che è uscito dall’osservatorio contro la violenza, la commissione sul femminicidio, ma anche innovativa, innovativa perché per la prima volta, oltre a rafforzare le misure cautelari che sono fondamentali, per interrompere il circuito della violenza, e quindi arrivare prima che le cose si aggravino, propone misure che possano allontanare la persona violenta, che possano proteggere la donna vittima di violenza. Bisogna farlo immediatamente, e proprio cercando anche qui di proseguire sulla logica del codice rosso, e quindi dell’urgenza, abbiamo per la prima volta, posto dei tempi stringenti alla magistratura, questo dopo 4 condanne della Corte dei Diritti dell’Uomo all’Italia, proprio perché c’è stato un ritardo enorme nel prendere le misure cautelari e il tempo medio da quello che ho letto, era due anni, o comunque mesi, mesi che non si possono aspettare. Noi abbiamo posto come termine 30 giorni, per il Pubblico Ministero per valutare il rischio e quindi decidere se è il caso di proporre misure cautelari, e 30 giorni per il Giudice per metterle in atto; oltre tutta una serie di altre cose che abbiamo proposto e che sicuramente adesso nel percorso Parlamentare potranno anche essere arricchite e migliorate. Le misure anche repressive che abbiamo inserito nel provvedimento sono sempre a carattere preventivo, cioè non c’è una volontà punitiva, di aumentare pene, c’è la volontà di inserire alcune misure chiaramente repressive per prevenire, per interrompere appunto il cerchio della violenza e prevenire l’aggravamento delle situazioni. Proprio su questo, noi abbiamo inserito la possibilità anche già dell’ammonimento, cioè del primo cartellino giallo all’uomo violento, attraverso appunto la constatazione o meno se ci sono stati comportamenti violenti o rischiosi, i cosidetti “reati spia”. Penso che la violenza economica, su cui ancora forse abbiamo acceso poco i riflettori, sia una sorta di reato spia. Spesso non è un reato ma è un elemento “spia”, di un atteggiamento vessatorio nei confronti delle donne, che impedisce la loro autonomia ed è questo è il punto fondamentale, l’autonomia che per forza di cose deve essere anche una autonomia economica. Noi con questo provvedimento del microcredito, in cui giustamente sono coinvolti in primo luogo i centri antiviolenza ma anche la Caritas, il famoso volontariato di prossimità, accompagnamo le donne in questo percorso, non le lasciamo sole, le aiutiamo ad utilizzarlo al meglio, e a mettere in atto le proprie iniziative imprenditoriali, di piccola imprenditoria, se effettivamente una donna ha delle risorse, dei talenti e delle capacità, che vuole mettere a frutto. Oppure semplicemente accompagnarla con il reddito di libertà, in un percorso di fuoriuscita dalla violenza, e quindi da una situazione in cui le serve aiuto. Trovo che il fatto di poter essere protagoniste, di poter ricorrere alla propria forza, sia una cosa positiva, perchè le donne sono forti, non sono deboli, non sono vittime destinate e predestinate. Sono persone che nel corso dei secoli, in forme diverse, sono state oggetto di oppressione, e forse anche qui, non abbiamo analizzato il problema fino in fondo. Di fronte a questo, le donne possono ricorrere a se stesse, alla propria forza, ai propri talenti, alla propria capacità di protagonismo, va però fatta emergere. Quindi quello che noi vogliamo, non è assistenzialismo, anche se a volte c’è bisogno anche di quello, non si butta via nulla, però meglio qualcosa che consenta alle donne di ricorrere ai propri talenti, alle proprie capacità e di metterle a frutto. Ringrazio anche il Presidente Baccini che è stato di grande aiuto in questo percorso che abbiamo fatto per strutturare il provvedimento e per metterlo effettivamente in azione e renderlo fruibile. Il microcredito mi sembra un piccolo strumento fondamentale che va nella direzione giusta e quello che dobbiamo fare è, cercare di mettere insieme tante cose, perché noi abbiamo una catena di vittime, e torniamo a usare questo termine, che veramente mette ansia e angoscia, perchè quando abbiamo, il 25 novembre scorso, durante la giornata internazionale contro la violenza, illuminato Palazzo Chigi, sono stati proiettati i nomi delle donne morte nell’arco dell’anno, anzi nemmeno in tutto l’anno, perchè mancava ancora un mese a chiudere l’anno. In quell’occasione abbiamo proiettato 104 nomi, una cifra veramente intollerabile. Basti pensare solo ai casi degli ultimi giorni, il caso di Giulia Tramontano, che ha colpito tutti in modo particolare, perchè era incinta, il bambino aveva sette mesi, quindi avrebbe potuto nascere e questo ha provocato una commozione in tutti noi molto forte. Però non è l’unico caso, negli stessi giorni sono morte altre donne, è una catena che va interrotta, e va interrotta mettendo insieme tutti gli sforzi possibili. Io sono molto contenta di questo intervento legislativo, perchè interveniamo sulla prevenzione e sono contenta dell’iniziativa che abbiamo illustrato oggi del microcredito, sono soddisfatta del primo accordo che già abbiamo fatto con Poste Italiane sulla diffusione del numero 1522, ma dobbiamo fare ancora molto di più, perchè il 1522 in genere viene molto pubblicizzato nelle giornate intorno al 25 novembre, e in quelle date, quando viene pubblicizzato, si impenna il numero delle telefonate, il che dimostra, quanto ancora di sommerso ci sia, quanto ancora le donne abbiano timore a denunciare, quanto non si sentono accolte fino in fondo, accompagnate fino in fondo in un percorso di libertà e autonomia. Dobbiamo mettere insieme tutti i nostri sforzi e quello di oggi è un momento importante, importante proprio e soprattutto nel metodo. Sulla questione della violenza economica, dobbiamo accendere di più i fari, perchè appunto è una forte spia, un forte elemento di allarme nei rapporti tra le persone, nei rapporti di coppia. Cominciamo già da oggi a pensare ad altre iniziative per mettere a fuoco il problema e per trovare dei rimedi e delle misure che aiutino proprio le donne ad avere più consapevolezza di sé e più autonomia.

Daniela Brancati Concordo pienamente su questi due concetti che lei ha espresso e che trovo fondamentali. Il primo è quello della continuità, che fa onore, e il secondo è quello profondamente culturale, non “sentiamoci vittime”, non usiamo più la parola vittime. Grazie Ministra, speriamo che questa giornata sia stata utile per fare ancora di più network e spero di interpretare il sentimento di tutti per dire che è solo l’inizio, andiamo avanti!

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