BANCA DELLE DONNE Proposta di intervento per il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza

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Tiziana Lang

Ricercatrice ANPAL, esperta di politiche del mercato del lavoro

Obiettivo: Imprenditorialità femminile e supporto alle donne in difficoltà.

Motivazione: Nonostante esista una sezione speciale del Fondo di garanzia dedicata alle imprese femminili, le donne continuano a incontrare difficoltà nell’accesso al credito presso le banche tradizionali.

Proposta: Si propone la creazione di una “Banca delle Donne” (Fondo delle Donne) che eroghi credito agevolato, eventualmente in parte anche a fondo perduto, a:

  • imprenditrici e lavoratrici autonome (start up e consolidamento di micro e piccole imprese e attività professionali, aggregazione),
  • alle donne in difficoltà (madri sole, disoccupate, nuclei familiari privi di fonte di sostentamento, etc),
  • alle giovani studentesse (rette universitarie, costi master di specializzazione e spese vive per il sostentamento, dottorati di ricerca in Italia e all’estero, etc.).

La “Banca delle Donne” potrebbe essere avviata con un capitale iniziale di circa 30,9 milioni di euro, pari a «1€ per ogni donna che vive in Italia», e attrarre ulteriori risorse da parte di investitori pubblici e privati (Fondazioni, investitori istituzionali, singoli cittadini/e), nonché essere sostenuta dal Recovery Fund e dal FESR 2021-2027 sotto forma di garanzie (anche tramite BEI).

Due requisiti necessari:

  • distribuzione capillare della Banca sul territorio, affinché anche le donne che non hanno la possibilità di spostarsi o non sono digitalmente alfabetizzate/attrezzate per seguire percorsi di e-learning sul fare impresa e preparazione del business plan possano trovare un punto informativo nelle vicinanze, dove essere accompagnate a fare impresa (potrebbe essere utilizzata la rete degli uffici di Poste Italiane - sono circa 5700 in Italia- che potrebbero ospitare lo “Sportello Amico Donna” con un accordo specifico con ENM, anche a titolo oneroso a valere sui Fondi UE per i prossimi 7 anni di programmazione);
  • assistenza di personale specializzato nell’accoglienza e accompagnamento all’erogazione del credito per le donne. La consulenza potrebbe essere erogata da esperte libere professioniste (iscritte alle Casse di Previdenza associate in AdEPP) adeguatamente formate da ENM con un’azione di FSE (modello selfiemployment) anche per la fase di mentoring post start-up, con una ricaduta positiva indiretta anche sul miglioramento della condizione professionale e dei redditi delle professioniste coinvolte.

Tale azione si inserisce, tra l’altro, nell’ambito degli interventi volti a migliorare l’“Empowerment” delle donne (indipendenza economica, consapevolezza di sé, nuove competenze, previdenza, etc). In parte, favorisce l’aumento dei tassi di partecipazione femminile al mercato del lavoro. Le beneficiarie del credito/fondo perduto dovrebbero essere seguite dalle proprie mentori per i tre anni successivi all’erogazione. Occorre prevedere anche il monitoraggio costante degli interventi con appositi indicatori di misurazione del grado di empowerment, della sostenibilità delle attività finanziate, dell’occupazione diretta e indiretta creata, degli effetti sui redditi delle beneficiarie (e delle professioniste consulenti/mentori).

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