La resilienza durante il “Cigno Nero” Associazionismo ed Etica per Micro-Imprese

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Marco Cervellera Conti

Fondatore dello Studio Cervellera & Associati -Legal Consulting & PMO


L’imprevedibile “Cigno nero”

Siamo ormai immersi in quello che si può definire, senza dubbio, l’accadimento imprevisto, imprevedibile e straordinario che il famoso Economista Nassim Nicholas Taleb descriveva nel suo celebre Libro “il Cigno Nero”. Il Cigno Nero quale evento non ipotizzabile se non a livello ipotetico che, anche i migliori catastrofisti farebbero fatica ad immaginare.

In vero, non possiamo paragonare la crisi del 2007, che i più ricorderanno come la “Crisi dei Subprime”, ricordata come la grande crisi dopo quella del 1929 (La Grande Depressione) in quanto l’evento inatteso che stiamo, nostro malgrado, vivendo nulla ha a che fare con un evento che ben poteva essere ipotizzabile, in quanto, il modo perpetuo di incrementare un rating, sulla quale ondata positiva finanziaria dei primi anni duemila, non può non essere scevro dalle medesime, o quasi, fluttuazioni al ribasso. Certo, nessuno poteva prevedere il fallimento e lo stato di liquidazione, ancora in itinere, di una tra le più famose Banche d’affari che per solidità e storicità nel tessuto finanziario sembrava essere neanche lontanamente ipotizzabile ma, quando l’ascesa sembra irrefrenabile la picchiata diventa meno gestibile e come in questo caso inarrestabile. Comunque, quanto nella sconsiderata ipotesi, si è andato a calmierare con un massiccio intervento a livello Governativo di rifinanziamento delle Banche interessate colpevoli solo dell’attenzione dei segni visibili del mercato, i profitti.

Quanto nel periodo presente possiamo definirlo come quel signum prognosticum che si manifesta in molti punti della nostra storia e attribuibile a tutti quegli eventi che hanno, in qualche modo, dato l’inizio a quel periodo transitorio dalla realtà vissuta e conosciuta ad un’altra. Chiaramente nessuno di noi può comprendere appieno quali siano le fasi transitorie, i propri cenni intermedi e tanto meno l’arrivo, ma ben sappiamo, che quanto nell’avvio di questa metamorfosi nessuna misura di arresto potrà essere intrapresa, in quanto, la stessa ne risulterebbe totalmente inefficace, ovvero inutile. Possiamo però, forse anche con un afflato filosofico, comprendere il fatto che quanto stiamo lasciando della nostra realtà economica non era più volta a ricevere un sinallagma tra domanda e offerta e, pertanto, il solo parlare di mercato economico poteva trarci in inganno.

Nel merito, se buona parte del Mercato contemporaneo era mirato ad auto-sostenersi tramite le granitiche regole degli scambi di beni e servizi la parte restante veniva sorretta da un’illusione di concretezza valoriale tale da non incontrare più i paradigmi cardine tra costo della produzione, costo della manodopera, valore aggiunto del bene e prezzo del bene acquistato. Esemplificando al fine di rendere meno farraginoso quanto nel pensiero espresso, valga a dire che la Rivoluzione Industriale, qualora si dovessero prendere razionalmente in esame le economie di scala, avrebbe dovuto portare i valori intrinseci dei beni prodotti tendenti a zero, vistone l’ammortamento dei macchinari e le diminuzioni del prezzo delle materie prime usate, purché non limitate, in base all’apprezzabile aumento esponenziale delle quantità richieste.

Come ben abbiamo visto però, il Mercato economico quando tende a saturazione si differenzia e si riporta su dei binari di ridimensionamento con accenti di eccellenze, uno tra tutti nel campo dell’industria alimentare il campo più ristretto del cosiddetto “Bio”, che si “auto ghettizza” verso un campo più limitato di distribuzione che riportano agli apprezzamenti valoriali che tendono ad un ritorno al concetto artigianale.

Ora possiamo anche riferirci per il proposto esempio a tutti i campi dove la saturazione incontra le necessità, le mode e le innovazioni che, fatta salva l’euforia nella prima fase di presentazione che si rispecchia nella psicologia dei Consumatori, si armonizza verso quello stato di normalità che la disponibilità di un bene ne riscontra. Tutto quanto è riportato ad una involontaria necessità di cambiamento dovuta all’infittirsi copiosamente della domanda.


La Resilienza dell’Uomo Economico-Finanziario 4.0

Si ponga ora un accento su un fattore determinante gli sviluppi di economie differenziate che proveremo a definire come Resilienza Economico-Finanziaria.

Non v’è dubbio alcuno che l’Uomo Economico-Finanziario 4.0, dandone semanticamente un accento modernista del termine Imprenditore, riesca in qualsivoglia situazione sia essa strutturata, transitoria ovvero innovata ad armonizzarsi su di essa, scardinando i propri dogmi tecnico-imprenditoriali per plasmarsi sulla situazione economico-attuale a disposizione. Certamente, in maniera semplicistica, potrebbe ben prestarsi l’antico detto mater artium necessitas ma, vista l’ampia interpretazione che a questo si potrebbe attribuire e, spinti dalla necessità si potrebbe potenzialmente anche delinquere, più probo se ne descrive l’attitudine del sapere armonizzarsi dell’Uomo al termine Resilienza. E, oltre che di buona volontà, non v’è dubbio alcuno che in questo periodo stiamo mostrando una piena attitudine alla resilienza, attitudini affiorate e rese manifeste da tutti nell’adattarsi, anche duramente alle regole di una nuova realtà che, seppur nella propria transitorietà, si percepisce estranea alle consuetudini operative alle quali imprenditori, dipendenti, liberi professionisti e artigiani erano abituati.

Quanti avrebbero mai pensato di raggiungere un grado di diffusa normalità nel parlare di smart-working, di e.commerce, di conference-calls senza dover pensare a grandi Aziende?

La resilienza che abbiamo potuto apprezzare è stata proprio quel coraggio e buona volontà messa in campo da piccole “grandi” realtà che hanno saputo affacciarsi, anche se in maniera quasi forzosa, nei nuovi campi operativi.

Chiaramente, affacciarsi in campi dove grandi Aziende con coperture finanziarie che dettano mercati, usi e costumi, per le micro-imprese potrebbe risultare una lotta impari per la sopravvivenza che farebbe presagire un finale già scontato ma parlare di Associazionismo, in tal caso, potrebbe volgere a loro favore.

Associazionismo ed Etica per Micro Imprese

Come può la Micro-Impresa avventurarsi in un tavolo tanto vasto? Chiaramente il viribus unitis, ovvero liberamente detto “l’unione fa la forza”, può darci se non la soluzione un aiuto concreto di strutturazione. Le Micro-Imprese, al fine di rafforzare la propria presenza e nel ritrovare quella fiducia verso un associazionismo che possa rinsaldare un segno tangibile di appartenenza, ritroverebbero quel fattore migliorativo e futuribile atto a cristallizzare il concetto di collaborazione e mutuo soccorso involontario che l’associazionismo in questo caso potrebbe creare. Chiaramente l’associazionismo del quale si intende parlare è quello operativo quello delle associazioni temporanee di impresa. Un esempio tra tutti potrebbe essere la rete delle Micro-Imprese che hanno potuto trovare nel Microcredito quello strumento atto alla propria costituzione e/o alla propria strutturazione. Se le stesse, con compatibilità dei campi operativi e dei territori potessero associarsi tra loro rimanendo entità indipendenti, troverebbero quella strutturazione del medio-grande insieme formato da “micro-piccoli” elementi.

Fattore determinante in qualsiasi insieme formato da imprese, leggansi Persone, dovrà essere l’etica, in quanto, soltanto con l’alterità di rispetto mosso dall’etica si potrà pensare a un duraturo rapporto di unione.

Si è lungi dal pensare a un mero “protezionismo” ma, visto la grande resilienza mostrata dalle persone nell’approccio ai nuovi modi di portare avanti le proprie imprese, all’inventiva nel riorganizzarle, allo sforzo di poter capire in tempi così ristretti a quale metamorfosi il proprio lavoro doveva soggiacere, mi auguro che l’associarsi tra imprese possa migliorare e ricompensare per l’abnegazione investita che in un tempo così straordinario hanno dimostrato e dimostrano.

La sfida che siamo tenuti ad accettare è quella di dover aggiornare il nostro modo concepire l’impresa. L’imprendere dovrà essere attuato in quella direzione che tende alla nuova realtà che dovremo metabolizzare come la nuova normalità. La storia economico-sociale ci ha, fortunatamente, mostrato che ogni cambiamento occorso ha portato benefici diffusi atti al miglioramento e alla semplificazione del quotidiano, pertanto, l’imparare dalla storia dovrà essere il miglior modo per concepirne il futuro.

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