Una Banca dedicata al microcredito. prospettive e azioni a sostegno della microfinanza

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Mario Baccini Presidente ENM

Lo spirito crativo e solidale che ha ispirato la nascita dell’Ente Nazionale per il Microcredito risale all’adesione all’appello delle Nazioni Unite per la lotta all’estrema povertà nel 2005. L’Italia fu il primo Paese ad aderire all’anno internazionale per il microcredito promosso dall’ONU e questo primato rispecchia la sensibilità italiana, universalmente riconosciuta, ai temi dell’economia sociale di mercato, attraverso la pratica della diplomazia preventiva. Lo strumento per attivare questa particolare prassi di supporto politico internazionale è stato, appunto, il microcredito nelle sue declinazioni. L’esercizio della diplomazia preventiva attraverso la microfinanza implica una road map che negli anni ha conseguito risultati di tutto rispetto nella lotta alla povertà, all’esclusione sociale e finanzairia, alla formazione all’abbattimento del gender gap; tanto che questo strumento viene riconfermato come utile e necessario al conseguimento dei millennium goal del’Agenda2030. L’Italia, adottando questa strategia e dotandosi di una legislazione ad Hoc, tra le più moderne ed efficienti è riuscita a creare un Ente unico che fornisce e supporta strategie operative in funzione di una reale ripresa economica, in grado, peraltro si sostenere anche azioni di capacity building e trasferimento di competenze in Paesi terzi. Il Microcredito affronta e risolve molti dei problemi legati alla non bancabilità e, secondo la legislazione italiana, agisce attrverso le finanziarie dedicate (le cosiddette 111) e gli istituti di credito. Come Ente Nazionale dobbiamo essere grati al lavoro di supplenza svolto da questi utlimi, visto che purtroppo, nel nostro Paese le 111 attive hanno pochissimo mergine di operatività dovuto ad un vulnus legislativo che non permette la raccolta di fondi per l’erogazione dei crediti. Questo ha impedito alle finanziarie dedite al microcredito di diffondersi in modo capillare su tutto il territorio nazionale quando invece l’esigenza politica era quella della diffusione massima per risolvere i problemi dei non bancabili. Ricordiamo che per noi i non bancabili sono coloro che non hanno garanzie reali per accedere ad un finanziamento ma hanno progetti sostenibili. Quindi, grazie all’ENM, è stata proposta e avviata un’opera di supplenza nel sostegno alle attività microcreditizie svolta prorpio dal sistema bancario per garantire una omogenea erogazione su tutto il territorio nazionale comprese le isole. Allorché si è provveduto al convenzionamento delle banche più sensibili ai temi della sussidirietà e dell’ingresso nel mondo del lavoro, che hanno portato all’accordo con ben 35 istituti finanziari. Un grande booster a questo progetto, sicuramente, è stata l’attivazione nel 2011 del Fondo di Garanzia PMI, deicato al microcredito con cui lo Stato garantisce i prestiti di microcredito per l’80 per cento. Comunque ritengo doveroso ricordare, anche su questo numero di Microfinanza, che per merito degli istituti finanziari il microcredito è decollato in Italia e che molte di queste banche hanno voluto convenzionarsi e coordinarsi con l’Ente Nazionale, sostenendo il modello italiano, anche se la legge prevedeva l’esercizio di questa funzione indipendente. Molte banche, infatti, fanno microcredito in maniera autonoma noi ovviamente stiamo verificando se questo microcredito viene fatto bene perché ci risulta che in alcune situazioni gli istituti erogano prestiti non hanno titolo di chiamarli microcredito perché l’esercizio della gestione dei servizi di accompagnamento è fondamentale affinché un piccolo prestito diventi microcredito. Molti non lo fanno e su questo saremo inflessibili nelle verifiche e nelle segnalazioni. Ovviamente essendoci a monte la garanzia dello Stato, tutte le attività non conformi verranno segnalate, perché si possono registrare danni all’erario e un default che supera limiti e apsettative, come non avviene, d’altronde con l’applicazione corretta del modello italiano targato ENM, grazie proprio alle corrette attività di tutoraggio e monitoraggio. In conclusione la differenza è sostanziale. Se il modello funziona, ora dunque, è il tempo di mettere a sistema una banca dedicata al microcredito in cui tutti gli istituti bancari più sensibili a quest’azione possano partecipare. Il futuro è quello di mettere insieme il sistema bancario affinché ciascuna delle banche metta una propria quota in una banca dedicata al microcredito. La legge ci consente di fare questa operazione. Si tratta di distribuire l’attività e dividere i conti correnti a seconda delle aree geografiche d’influenza delle banche che ne faranno parte. Noi, come ENM, lanceremo, a breve, una manifestazione di interesse a partecipare per costruire questo progetto e per rendere autonomo il microcredito perché i tempi di attivazione del finanziamento, oggi, sono ancora troppo lunghi e le istituzioni bancarie che paertecipano a questi progetti ancora non vedono il microcredito come un’operazione strutturale per il Paese, ma insieme possiamo renderlo uno strumento indispensabile alla crescita economica.

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