Bilanci e Banche per il microcredito

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Emma Evangelista Direttore Microfinanza



Investire, risparmiare, pagare conti e bollette, ormai la capacità di azioni semplici, quanto indispensabili che occupano il 70 per cento della nostra quotidianità passa attraverso il rapporto con un isti- tuto di credito. L’indipendenza economica, soprattutto quella di genere, necessariamente si deve confrontare con il rapporto con il denaro, la moneta corrente ma anche l’operatività virtuale e la gestione di un conto corrente. La soluzione al Gender gap, tanto auspicata è fissata come obiettivo primario nell’agenda 2030, si può concretizzare attraverso l’abbattimento di vincoli e barriere economiche e la forma- zione delle giovani generazioni all’economia e alla finanza. Etica finanziaria, nella formazione dell’individuo, significa abolire la violenza economica. Molti istituti di credito, soprattutto quelli legati da sempre al territorio, come le banche popolari o quelle di credito cooperativo, che caratterizzano la loro azione anche nella misura in cui si adoperano per redistribuire al tessuto locale in cui operano aiuti e sostegno economico per il benessere della comunità in termini di solidarietà, hanno adottato norme di comportamento e codici etici per andare incontro ad una clientela sempre più vasta ma anche, soprattutto dopo il periodo pandemico, anche più problematica. In particolare queste banche sono quelle che hanno deciso di operare con strumenti microfinanziari aderendo al progetto dell’Ente Nazionale per il Microcredito a sostegno di una finanza d’impatto. Sebbene la norma dell’articolo 111 del Testo Unico bancario prevedesse un sostegno più concreto da parte delle finanziarie, in realtà, sono stati gli istituti di credito, grazie alla solidità economica, a rispondere alle necessità della microfinanza, utilizzando la garanzia dello Stato a valere sul fondo dedicato per le PMI. Questa attività in essere dal 2015, ossia dall’attivazione del fondo PMI, ha ge- nerato quasi 16mila operazioni. Queste nuove imprese, quindi hanno visto la luce attraverso un percorso che in parte è stato accompagnato propio dai tutor dell’Ente a Nazionale per il Microcredito attraverso le 35 banche con- venzionate e i 2500 sportelli sul territorio, assicurando a questi ultimi una nuova clientela, nuovi conti correnti attivi in un sistema garantito e futuri investimenti nei differenti prodotti. Lo strumento microfinanziario si è rivelato, dunque, un buon prodotto “bancario” soprattuto perché ha intercettato una clientela diversa, che mai avrebbe po- tuto, senza tutoraggio, approcciare ad un rapporto sano con l’attività imprenditoriale e quindi anche economica e finanziaria. Il bilancio, dunque, per il modello di microcredito ENM é nettamente positivo nonostante sia uno stru- mento in controtendenza: nell’era del virtuale, della Fintech delle valutazioni bancarie incentrate su assegnazione rating, classi di rating, rischio di credito, valutazione rischio, che di certo non lasciano spazio alla progettualità e alla volontà di intraprendere una attività per chi non ha già una posizione economica, se non solida, per lo meno attiva, il micio si pone come l’alternativa possibile attraverso la formazione e il tutoraggio per l’avviamento dell’impresa. Dall’idea all’azienda, attraverso la conoscenza diretta, la mediazione interpersonale, l’educazione finanziaria. In que- sto virtuoso circuito in cui la dimensione umana recupera valore e genera economia sicuramente il supporto dell’IOT e delle nuove tecnologie a supporto del percorso di interfaccia con banche e azienda resta imprescindibile, soprat- tutto quando sono funzionali alla sburocratizzazione e alla semplificazione della richiesta di documentazione, quindi se nel nuovo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza uno degli obiettivi del Governo è il sostegno alla digitalizzazione anche nell’ambito delle attività bancarie, per la sicurezza e per lo sviluppo, sarà un ulteriore stimolo alla produttività nella ferma convinzione che ci sono attività che restano esclusive della sfera relazionale diretta e personale come nel caso del recupero dei non bancabili attraverso il microcredito.

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